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giovedì 25 agosto 2022

Finte prefazioni, 1

I casi sono due: l’Essere è finito oppure è infinito. E’ un’alternativa che videro già i primi due alfieri dell’Essere puro, Parmenide e Melisso, opponendosi esattamente su questo punto. Lasciando da parte che cosa significhi esattamente l’opposizione finito/infinito, cosa che richiederebbe almeno un certo sapere matematico, sembra ragionevole affermare che, se l’Essere fosse infinito, un libro sull’Essere dovrebbe essere altrettanto infinito. Che questo libro sia tutt’altro che infinito non implica però che l’Essere non lo sia: semplicemente, ciò vuol dire che anche per questa volta non avrete tra le mani il Libro Definitivo, quello che ci è talvolta sembrato di leggere, e che tutti vorremmo poter leggere almeno una volta prima della fine della nostra vita.

martedì 23 agosto 2022

Strutture (Intuizione 71)

Detto semplicemente: ci sono strutture buone e strutture cattive.
Tutto dipende dal criterio con cui si classifica.

mercoledì 3 agosto 2022

Eutanasia (Intuizione 70)

Il padre è colui che può insegnarti che non si deve vivere a tutti i costi, e che a certe condizioni è meglio morire che vivere.

domenica 20 febbraio 2022

Il sapiente sul balcone

Non appena la guerra ebbe inizio i cittadini furono chiamati ad arruolarsi per difendere la patria. 
Un celebre sapiente iniziò a predicare dal balcone di casa sua: “di quale guerra parlano? Chi può dire esattamente che cosa sia una guerra? Bisognerebbe domandarlo ai generali ma io l’ho fatto e ne ho ricevuto risposte assai diverse: questo dimostra che nessuno sa esattamente che cosa sia la guerra, dunque non è possibile dire che noi siamo in guerra. Del resto, un mio amico ammiraglio mi ha detto di avere visto ben altre guerre in vita sua. Questa guerra è un’invenzione!”
L’idea stessa di una guerra sembrava incredibile, poiché nessuna guerra era stata combattuta da molto tempo. Poiché a tanti non piaceva l’idea di doversi arruolare e poiché in passato il sapiente aveva scritto molti libri apprezzati anche dal popolo, le sue prediche iniziarono ad avere ascolto. In molti cercarono di non partire per la guerra, sostenendo che non vi fosse alcun bisogno di combattere: i soldati i cui cadaveri venivano quotidianamente riportati a casa dal fronte potevano essere morti in molti modi diversi, forse si erano uccisi tra di loro oppure si erano suicidati. Chi aveva perso un proprio caro al fronte, naturalmente, si indignava per le folli prediche del sapiente, ma aveva da pensare al proprio lutto.
Il sapiente continuava a predicare dal balcone, e giorno dopo giorno si radunava sotto di esso una folla sempre più numerosa. Egli iniziò a sostenere che, di fronte a una guerra inventata, l’unica cosa da fare fosse andare al fronte senz’armi, per dimostrare che si trattava di una grandiosa frottola di alcuni generali, i quali sostenevano che vi fosse una guerra anche se nessuno vedeva chiaramente il nemico schierato. E se anche vi fosse stato un nemico, non poteva poi essere un nemico così terribile da dovergli addirittura muovere guerra. 
Alcuni fecero come aveva detto il predicatore: partirono per il fronte disarmati e non fecero più ritorno. Qualcuno ritornò orrendamente ferito e mutilato e cercò di convincere i seguaci del sapiente a non dargli più ascolto: le ferite e le mutilazioni erano opera del nemico e non c’era motivo per dubitarne. Ma i seguaci pensarono che si trattasse di finti mutilati, di impostori pagati dai generali e dai politici per spaventare il popolo e convincere che la guerra non fosse un’invenzione.
Il sapiente disse che, poiché non si può dire che cosa sia la guerra, essa è già presente in tempo di pace. Anche durante la pace, in fondo, c’è sempre la guerra. Sarebbe venuto un giorno in cui si sarebbe scorta la guerra in ogni attimo di pace, di cui non si potrebbe più godere per l’angoscia di sentirsi perennemente in guerra. Lo aveva scritto più volte nei suoi libri e poiché nessuno gli aveva mai dato torto non poteva che esser vero.
Quando l’esercito schierò l’artiglieria per proteggere la città, i seguaci del sapiente scesero in piazza per protestare: “quelle armi ci mettono in pericolo - dicevano - potrebbero esplodere e farci del male, oppure qualcuno potrebbe inciampare nelle ruote di legno mentre fa pascolare i suoi dromedari. Toglietele di torno!”
Non furono ascoltati, e fu un bene perché quando il nemico attaccò la città l’esercito poté rispondere colpo su colpo. Ma i seguaci del sapiente sostenevano che i colpi venissero sparati a un nemico immaginario e si lamentarono per il fragore delle detonazioni che ferivano le orecchie e offuscavano la vista con la polvere.
Il sapiente domandava alla folla: non sarebbe meglio una vita senza armi? Abbiamo forse dimenticato la commovente bellezza di questo quartiere, prima che venissero posizionati i cannoni e sparati quegli inutili colpi? Ora, quando pascolate i vostri dromedari dovete aggirare le intelaiature dei cannoni, muovete passi sgraziati e i vostri animali si feriscono gli zoccoli e sono inquieti e quando odono il fragore delle esplosioni non pascolano più e il loro latte diventa rancido. Noi abbiamo dimenticato che cosa sia pascolare i bellissimi dromedari in un quartiere senza cannoni e senza rumore meccanico. Non esiste la guerra, esistono solo i cannoni con i quali vogliono rovinare la nostra vita e tenerci prigionieri di un’illusione.
A ogni cittadino fu poi ordinato di tenere con sé un’arma, affinché potesse difendersi se un nemico fosse penetrato oltre le mura difensive. Ma il sapiente protestò: quelle armi ci appesantiscono la veste e ci fanno sentire al sicuro contro un nemico che non esiste. Ma solo con le nude mani noi potremmo difenderci adeguatamente, se anche vi fosse una guerra. Tuttavia, non vi è nessuna guerra e chi vuole farcelo credere ci inganna con lo spettacolo delle ignominiose armi.
Un giorno, i nemici raggiunsero la parte della città nella quale vi era la dimora del sapiente: trovando una folla intenta ad ascoltare la sua predica ne fecero strage (nessuno poté difendersi non avendo armi) o li imprigionarono riducendoli in schiavitù. Poi entrarono nella dimora del sapiente e non capacitandosi del fatto che nessuno avesse tentato di combattere, lo interrogarono. Il sapiente disse che era contento di vederli. Sapeva che un giorno sarebbe anche potuta scoppiare una guerra, ma quella non era una guerra temibile. Ed era per lui indifferente vivere o morire, combattere o arrendersi, perché l’unica cosa che contava veramente era quell’attimo in cui nemici immaginari lo stavano interrogando. Non esisteva null’altro oltre a quell’immagine: non la guerra, non i nemici, non le armi e nemmeno i dromedari, o meglio i dromedari erano esistiti fino a quando li si era potuti far pascolare senza intralcio, poi non più.
Lo strangolarono e massacrarono la sua famiglia, i servi e tutti i seguaci che si erano nascosti nella cantina cercando un vano riparo. Incendiarono la sua dimora dopo averla saccheggiata e passarono a devastare il resto dell’isolato, abitato da seguaci del sapiente. Mentre venivano seviziati e uccisi molti urlavano “questa non è vera guerra! Questa non è morte! Il sapiente aveva ragione!”.
Gli altri cittadini, dall’alto della roccaforte nella quale si erano riparati, udirono le urla strazianti e compresero che insieme ai seguaci del sapiente non avrebbero mai potuto vincere la guerra. Si considerarono fortunati che gli dei non avessero obnubilato anche loro.
Il giorno in cui i nemici furono scacciati e la guerra fu vinta non rimaneva nessun seguace del sapiente che potesse dire che ne pensasse della vittoria.
Poco tempo dopo, però, un giovane che aveva letto i libri del sapiente iniziò a predicare dal proprio balcone. Diceva che quella che tutti festeggiavano non era una vittoria. In effetti, non vi era mai stata nessuna guerra. 
Alcuni, a cui non piacevano i festeggiamenti, iniziarono a prestargli ascolto.

lunedì 24 gennaio 2022

La potenza degli amici (Intuizione 68)

Rincuorerebbe contro le orribili peripezie della vita sapere di avere sempre al proprio fianco degli amici potenti.

Ma la potenza non si misura dalla sua attualizzazione: nella potenza degli amici bisogna credere, bisogna intuirla e amarla, come si amano gli amici.

L'amico più inoperoso può ben essere il più potente di tutti.

Sul tempo disponibile (Intuizione 67)

La disponibilità di tempo è bellezza.

Non può darsi bellezza nella costrizione temporale senza resto.

domenica 16 gennaio 2022

Oralità culturale (intuizione 66)

Credo sia un'opinione comune che oggigiorno la cultura debba passare, e passi necessariamente e quasi esclusivamente, attraverso i testi (chi più conosce più ha letto e più legge). 

In realtà, moltissime informazioni e conoscenze degli intellettuali derivano, ovviamente, dall'oralità, ossia dalla consuetudine di frequentare altri intellettuali.

(Di qui, probabilmente, la rivalutazione agambeniana del pettegolezzo).

lunedì 3 gennaio 2022

Aggressività degli intellettuali italiani (Intuizione 65)

L'aggressività che contraddistingue la maggior parte degli odierni intellettuali italiani è notevolmente comica, se si riesce a guardarla dal di fuori. 
Il che non è difficile: gli intellettuali italiani faticano ad attribuire il ruolo di intellettuale a chi non li guardi con desiderante adesione.
Pertanto, a meno di scimmiottarli, si verrà inevitabilmente considerati estranei al gruppo, "outsider".

giovedì 25 novembre 2021

EBM: Evidence Based Medicine (da Stanford Encyclopedia of Philosophy)

3. Epistemologia della biomedicina

Ci sono delle controversie filosofiche in corso al centro dell'impresa biomedica e queste dispute offrono un mezzo per comprendere le dimensioni epistemologiche della biomedicina: la natura delle prove e la conoscenza contestualizzata. La più controversa di queste dispute interne alla biomedicina è incentrata su ciò che dovrebbe essere l'epistemologia della biomedicina, e l'ascesa della "medicina basata sull'evidenza" (EBM) è l'evento che ha provocato la maggior parte di queste controversie. Esaminando le controversie che circondano l'EBM, possiamo ottenere una migliore comprensione dell'epistemologia della biomedicina, come illustrato in lavori come Making Medical Knowledge di Solomon (2015).

La medicina basata sull'evidenza è un concetto complicato, poiché il suo nome solleva in modo fuorviante la questione di chi pratichi una medicina che non si basa sull'evidenza (Goldenberg 2006). Piuttosto, la disputa è su quale prova sia la migliore e come dovrebbe essere usata. Ad esempio, i medici spesso consigliano ai pazienti quali trattamenti domiciliari utilizzare per il dolore lombare minore, con differenze tra i singoli medici sui trattamenti che raccomandano, anche tralasciando le differenze nei consigli basati sulle diverse caratteristiche del paziente. Ibuprofene? Acetaminofene? Impacchi caldi e/o freddi? Esercizio? La risposta medica standard del ventesimo secolo sarebbe quella di lasciare che i gruppi di medici (compresi i gruppi di consenso convocati a questo scopo) espongano le opzioni e forse utilizzino la loro esperienza collettiva per formulare una raccomandazione, ma dando un grande margine di manovra ai singoli medici per usare la loro esperienza individuale accumulata per scegliere un'altra delle opzioni disponibili viste come valide dai loro pari. EBM invece tratta la questione come se dovesse essere in gran parte decisa dalla ricerca empirica. Vale a dire, dovremmo eseguire esperimenti di prova di controllo randomizzati che confrontino l'efficacia di opzioni alternative assegnando in modo casuale i pazienti con lombalgia al trattamento A o al trattamento B - controllando per la singola variabile - e misurare gli effetti sui pazienti utilizzando metriche predeterminate (cambiamento di gravità del dolore esperita, incidenza di effetti collaterali maggiori, ecc.). Dopo aver eseguito più esperimenti, possiamo quindi eseguire una "revisione sistematica e una meta-analisi" che compili le tendenze dei dati attraverso studi di ricerca paralleli e ci aiuti a costruire una base di prove per la creazione di linee guida che i terapeuti clinici dovrebbero utilizzare. Tali linee guida dettano le corrette pratiche predefinite, che i singoli medici possono contravvenire se le esigenze specifiche del singolo paziente sono in conflitto (ad esempio, una storia del paziente di reazione non ottimale a un determinato farmaco).

(continua…)


Qui il testo originale.