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lunedì 24 gennaio 2022

La potenza degli amici (Intuizione 68)

Rincuorerebbe contro le orribili peripezie della vita sapere di avere sempre al proprio fianco amici potenti.

Ma la potenza non si misura dalla sua attualizzazione: nella potenza degli amici bisogna credere, bisogna intuirla e amarla, come si amano gli amici.

L'amico più inoperoso può ben essere il più potente di tutti.

Sul tempo disponibile (Intuizione 67)

La disponibilità di tempo è bellezza.

Non può darsi bellezza nella costrizione temporale senza resto.

domenica 16 gennaio 2022

Oralità culturale (intuizione 66)

Credo sia un'opinione comune che oggigiorno la cultura debba passare, e passi necessariamente e quasi esclusivamente, attraverso i testi (chi più conosce più ha letto e più legge). 

In realtà, moltissime informazioni e conoscenze degli intellettuali derivano, ovviamente, dall'oralità, ossia dalla consuetudine di frequentare altri intellettuali.

(Di qui, probabilmente, la rivalutazione agambeniana del pettegolezzo).

lunedì 3 gennaio 2022

Aggressività degli intellettuali italiani (Intuizione 65)

L'aggressività che contraddistingue la maggior parte degli odierni intellettuali italiani è notevolmente comica, se si riesce a guardarla dal di fuori. 
Il che non è difficile: gli intellettuali italiani faticano ad attribuire il ruolo di intellettuale a chi non li guardi con desiderante adesione.
Pertanto, a meno di scimmiottarli, si verrà inevitabilmente considerati estranei al gruppo, "outsider".

giovedì 25 novembre 2021

EBM: Evidence Based Medicine (da Stanford Encyclopedia of Philosophy)

3. Epistemologia della biomedicina

Ci sono delle controversie filosofiche in corso al centro dell'impresa biomedica e queste dispute offrono un mezzo per comprendere le dimensioni epistemologiche della biomedicina: la natura delle prove e la conoscenza contestualizzata. La più controversa di queste dispute interne alla biomedicina è incentrata su ciò che dovrebbe essere l'epistemologia della biomedicina, e l'ascesa della "medicina basata sull'evidenza" (EBM) è l'evento che ha provocato la maggior parte di queste controversie. Esaminando le controversie che circondano l'EBM, possiamo ottenere una migliore comprensione dell'epistemologia della biomedicina, come illustrato in lavori come Making Medical Knowledge di Solomon (2015).

La medicina basata sull'evidenza è un concetto complicato, poiché il suo nome solleva in modo fuorviante la questione di chi pratichi una medicina che non si basa sull'evidenza (Goldenberg 2006). Piuttosto, la disputa è su quale prova sia la migliore e come dovrebbe essere usata. Ad esempio, i medici spesso consigliano ai pazienti quali trattamenti domiciliari utilizzare per il dolore lombare minore, con differenze tra i singoli medici sui trattamenti che raccomandano, anche tralasciando le differenze nei consigli basati sulle diverse caratteristiche del paziente. Ibuprofene? Acetaminofene? Impacchi caldi e/o freddi? Esercizio? La risposta medica standard del ventesimo secolo sarebbe quella di lasciare che i gruppi di medici (compresi i gruppi di consenso convocati a questo scopo) espongano le opzioni e forse utilizzino la loro esperienza collettiva per formulare una raccomandazione, ma dando un grande margine di manovra ai singoli medici per usare la loro esperienza individuale accumulata per scegliere un'altra delle opzioni disponibili viste come valide dai loro pari. EBM invece tratta la questione come se dovesse essere in gran parte decisa dalla ricerca empirica. Vale a dire, dovremmo eseguire esperimenti di prova di controllo randomizzati che confrontino l'efficacia di opzioni alternative assegnando in modo casuale i pazienti con lombalgia al trattamento A o al trattamento B - controllando per la singola variabile - e misurare gli effetti sui pazienti utilizzando metriche predeterminate (cambiamento di gravità del dolore esperita, incidenza di effetti collaterali maggiori, ecc.). Dopo aver eseguito più esperimenti, possiamo quindi eseguire una "revisione sistematica e una meta-analisi" che compili le tendenze dei dati attraverso studi di ricerca paralleli e ci aiuti a costruire una base di prove per la creazione di linee guida che i terapeuti clinici dovrebbero utilizzare. Tali linee guida dettano le corrette pratiche predefinite, che i singoli medici possono contravvenire se le esigenze specifiche del singolo paziente sono in conflitto (ad esempio, una storia del paziente di reazione non ottimale a un determinato farmaco).

(continua…)


Qui il testo originale.

domenica 20 giugno 2021

Test prenatali e vaccini

Digressione ultra-personale, 2: test prenatali e vaccini


In un paese ad alta medicalizzazione della gestazione, com’è l’Italia, per i futuri genitori viene un momento in cui bisogna fare i conti con la statistica. Ho ripensato alla rilevanza di questo frangente soltanto nei mesi della campagna di vaccinazioni anti-covid, e credo che il ragionamento possa essere istruttivo in generale, riguardo al modo in cui la statistica può entrare nelle nostre vite.
Talvolta, a proposito di questo o quel rischio (incidenti, malattie, ecc.), si sente dire “la probabilità è molto bassa”: è un’affermazione ben poco significativa perché la probabilità si misura con precisione da quando ne abbiamo catturato la natura numerica, ossia dalla metà del XVII secolo. Ma la matematica probabilistica è sconosciuta ai più, per non dire a quasi tutti coloro che non l’abbiano studiata. Sentirsi dire che la probabilità di morire facendo il tal vaccino è dello 0,0013% non è un dato significativo per una mente ignara di numeri (mi pare che la pandemia di covid abbia mostrato che la società contemporanea è in buona parte affetta da quella che chiamerei “discalculia culturale”).
I numeri sembrano acquistare un po’ più di significato, per noi non-matematici (cui era giustamente proibito l’accesso nell’Accademia platonica) se vengono comparati l’uno con l’altro. Per esempio, per un cinquantenne sano avrebbe senso paragonare la probabilità (condizionale) di ammalarsi gravemente e morire di covid con la probabilità di morire per gli effetti di un vaccino ancora non troppo testato.
Nel caso dei test prenatali la situazione è abbastanza chiara, o almeno lo fu per me: sommando i risultati di tutti i test prenatali prima dell'amniocentesi, la probabilità statistica (quindi appartenente a una realtà puramente virtuale) che mio figlio nascesse con una malformazione era di 1/10000. Tanto? Poco? Se non ci fossero stati confronti da fare, avrei certamente preso in considerazione il fatto che non si trattava di una probabilità nulla: su 10000 mondi possibili, in uno di questi sarei diventato padre di un bambino con qualche malformazione, con conseguenze che non sarei mai stato in grado di prevedere a priori.
Ma c’era un altro dato da prendere in considerazione: l’amniocentesi dà un responso molto affidabile sulla presenza di eventuali malformazioni ma porta con sè un rischio di aborto per mancata richiusura della placenta. Qual era la probabilità di un aborto post-test? All’epoca si diceva 1/200, ma la ginecologa ci disse che nuovi studi la ricalcolavano anche a 1/100. Su 100 amniocentesi effettuate, in un caso si aveva un aborto (non so che cosa dicano i dati di oggi).
Prima ancora di considerare il contesto esistenziale e decisionale, consideriamo i numeri: da una parte 1/100, dall’altra 1/10000. Sembrerebbe non dovervi essere dubbio, se si considera che la differenza numerica è di due ordini decimali di grandezza: il rischio di aborto era cento volte più grande del rischio di malformazione. Certo, le conseguenze sarebbero state radicalmente diverse e incomparabili: da una parte una possibile vita mai nata, nella fattispecie quella di nostro figlio, dall’altra parte la nascita di un figlio con qualche problema imprevedibile a priori ma potenzialmente anche molto grave, e comunque tale da condizionare la sua vita e ovviamente la nostra di genitori.
Per comparare due mondi possibili tanto diversi non esistono regole, direi: ognuno valuterà quale rischio preferire, date le conseguenze probabili, anche se di una probabilità apparentemente piccola.

martedì 1 giugno 2021

Gentile Franco Battiato (lettera mai inviata, 23 giugno 04)

Va bene, hai ragione se ti vuoi ammazzare, vivere è un'offesa che desta indignazione, ma ti prego rimanda: è solo un breve invito. 

Va bene, hai ragione se ti vuoi sparare un giorno lo farai, vedrai, con determinazione, ma per ora rimanda: è solo un breve invito. 

Sì, questa specie di vita ha reso banale il suicidio, questa parvenza di vita ha reso banale il suicidio - non lo merita, solo una migliore. 

                F. Battiato 


Gentilissimo Signor Battiato (spero bene che lei legga i messaggi inviati al suo sito web ufficiale), gioisco nello scriverle questa sera per la prima volta, benché lei sia nei miei pensieri da almeno dieci anni (sono nato il 18 maggio 1972, come Johannes Brahms, Bertrand Russell, Rudolf Carnap, Karol Wojtyla e Giovanni Falcone).

Mi chiamo Edoardo e sono laureato in filosofia francese postmoderna: il mio filosofo preferito è stato Gilles Deleuze, ma ora mi occupo di filosofia analitica e cognitivismo.

Lei è una delle pochissime persone che io stimi senza riserve. L'ho criticata qualche volta in passato per motivi meramente estetici, ma ero giovane e disperato, adesso mi avvicino poco a poco alla luminosa calma che immagino essere al centro della sua vita e del suo pensiero.

Ultimamente ascolto più del solito le sue canzoni, e mi pare di comprendere che la sua arte è solida, umana e perfetta quanto può esserlo arte umana.

Il fatto che Lei sia divenuto - non so bene come dire, e mi perdoni per la goffaggine della mia espressione in materia di religione - musulmano in questo assurdo segmento di storia contemporanea mi fa guardare a Lei con accentuato interesse.

In un certo senso, Lei rende la mia vita più degna di essere vissuta.

Le auguro ogni bene, e spero un giorno di poterla incontrare: non potrò mai offrirle nulla di simile a quello che Lei mi ha donato con la sua arte, ma sarei infinitamente lieto di poterle un giorno comunicare qualcosa di buono. Io devo qualcosa della mia vita a Lei, e non saprò mai abbastanza esprimere gratitudine a Lei o a ciò che Lei voglia considerare propria Causa.

Carissimi saluti.

                Edoardo Acotto


P.S. Ho molto apprezzato dal punto di vista narrativo il suo bel film Perduto amor.


mercoledì 21 aprile 2021

DISPOSIZIONI (Stanford Encyclopedia of Philosophy)

Un bicchiere ha determinate disposizioni, ad esempio la disposizione a frantumarsi quando viene colpito. Ma cos'è questa disposizione? Sembra essere da un lato una proprietà perfettamente reale, un autentico rispetto della somiglianza comune a bicchieri, tazze di porcellana e qualsiasi altra cosa fragile. Eppure, d'altra parte, la disposizione del bicchiere sembra misteriosa, "eterea" (come disse Goodman (1954)) in un modo in cui, diciamo, le sue dimensioni e la sua forma non lo sono. Per la sua disposizione, a quanto pare, ha a che fare solo con la sua possibile frantumazione in determinate condizioni. In generale, sembra che nulla riguardo al comportamento effettivo di un oggetto sia mai necessario affinché abbia le disposizioni che ha. Molti oggetti differiscono l'uno dall'altro rispetto alle loro disposizioni in virtù dei loro comportamenti meramente possibili, e questo è un modo misterioso per gli oggetti di differire. Gran parte del lavoro recente sul tema delle disposizioni si è concentrato sui tentativi di dissipare questo mistero spiegando le disposizioni in altri termini più facilmente comprensibili. Il tema delle disposizioni è interessante di per sé. Ma deriva ulteriore interesse dal fatto che gli appelli alle disposizioni sono stati fatti praticamente in ogni area della filosofia. Esistono analisi esplicitamente disposizionali, ad esempio, degli stati mentali, dei colori, del valore, delle proprietà e dei condizionali. I filosofi interessati a qualsiasi cosa dovrebbero essere interessati alle disposizioni.

https://plato.stanford.edu/entries/dispositions/








martedì 20 aprile 2021

Intuizione, 64

Ogni essere umano è (una) molteplicità di narrazioni.

Per lo più gli esseri umani tengono (la maggior parte di) queste narrazioni per se stessi.

sabato 27 marzo 2021

Empatia epistemica (intuizione 63)

La pandemia ha dimostrato che ciò che manca agli animali portatori di logos è un'empatia epistemica, ossia la capacità di empatizzare per ragionamento, a prescindere dalla vicinanza spaziale o simbolica.