E’ tutta, In ogni umano stato, ozio la vita, Se quell’oprar, quel procurar che a degno Obbietto non intende, o che all’intento Giunger mai non potria, ben si conviene Ozioso nomar. (Giacomo Leopardi)
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martedì 24 gennaio 2012

Raul Montanari, finale di L'uomo che aveva paura di morire (How to disappear completely, Narradiohead)



...
Un giorno si svegliò a un’ora del mattino presto e si sentì felice. Non era un sentimento comune, per lui.
Non aprì nemmeno gli occhi. Aveva le labbra secche e faticava a deglutire, ma non ci fece caso. Ripensò a quello che aveva fatto. Ci ripensò addentrandosi con prudenza fra i ricordi degli ultimi due anni, e nessuna trappola scattò.
Era solo con se stesso, non c’era nessun accesso aperto al tempo. Steso sul letto, isolato dal mondo, sentiva di essere al centro esatto dell’arena in cui si combatteva la battaglia contro la morte, ed era orgoglioso di sé. Stava lottando come nessuno prima di lui aveva mai fatto, pensò. Forse qualcuno avrebbe saputo cosa era successo in quella stanza e l’avrebbe imitato. Forse un giorno tutti gli uomini si sarebbero salvati, ma di questo non gli importava, ora.
Il senso di felicità si inclinò, si allargò in una diffusa tenerezza per sé stesso, come un’acqua calda e tranquilla. Respiro dopo respiro, battito dopo battito, cullato da suoni senza tempo, dalla musica del corpo.
Dalla sua piccola eternità, l’uomo sorrise.
Il mondo si chiuse gentilmente su di lui, avvolgendolo, e fu tutto.



venerdì 3 giugno 2011

Radiohead, Weird Fishes (In Rainbows).

Nel più profondo oceano
sul fondo del mare
i vostri occhi
mi guidano

Perchè dovrei rimanere qui?
Perchè dovrei rimanere?

Sarei pazzo a non seguirvi
dove mi conducete
I vostri occhi
mi guidano

Mi guidano verso i fantasmi
Seguo il bordo della terra
E cado
Vanno via tutti
Se ne hanno la possibilità
Ed è questa la mia possibilità

Divorato dai vermi
E da strani pesci
Sbocconcellato dai vermi
strani pesci
strani pesci
strani pesci

Già
Sbatterò sul fondo
Sbatterò sul fondo e fuggirò
Fuggirò
Io
Sbatterò sul fondo
Sbatterò sul fondo
Sbatterò sul fondo e fuggirò
Io fuggirò

(Traduzione mia)

Marzia Migliora, Weird Fishes (nero), per Narradiohead, 2009


In the deepest ocean
The bottom of the sea
Your eyes
They turn me
Why should I stay here?
Why should I stay?

I'd be crazy not to follow
Follow where you lead
Your eyes
They turn me

Turn me on to phantoms
I follow to the edge of the earth
And fall off
Everybody leaves
If they get the chance
And this is my chance

I get eaten by the worms
Weird fishes
Get towed by the worms
Weird fishes
Weird fishes
Weird fishes

I'll hit the bottom
Hit the bottom and escape
Escape

I'll hit the bottom
Hit the bottom and escape
Escape

http://www.youtube.com/watch?v=-3DrL8pwu1k

venerdì 25 febbraio 2011

Radiohead minori? (Vogue21)



Per molte persone i Radiohead sono una malattia. Lo sono anche per me che ho impiegato anni ad organizzare faticosamente un libro di racconti e fumetti sulle canzoni dei geni di Oxford (http://shop.bcdeditore.it/product.php?productid=16300).
Perciò si capirà il mio tuffo al cuore nello scoprire all’improvviso (non sono un rockologo) che è appena uscito un nuovo disco, King of Limbs, come il precedente scaricabile online (http://www.thekingoflimbs.com/DIEUR.htm) in diverse forme, dal semplice mp3 al ricco album con libro di 625 “disegni artistici”.
Lasciamo da parte le discussioni sulle dichiarazioni di Yorke e soci sulla morte del disco a favore del download in Rete: si sa che quando qualcuno annuncia la fine di cose come l’arte, la religione o il rock, è spesso semplicemente il segno di una relativa impossibilità di pensare le forme future dell’arte della religione o del rock.
Cercherò invece di esprimere un giudizio su questo disco, cosa non semplice perché la musica dei Radiohead non è mai omogenea alla media della musica pop, rock ed elettronica odierne: ha invece un buon impianto composizionale dovuto all’incontro tra la diversa genialità di Thom Yorke, ispirato cantante e sperimentatore di sonorità elettroniche, ma analfabeta musicale (non sa leggere le note e per comporre usa software sofisticati) e Johnny Greenwod, chitarrista e tastierista colto e raffinato, con una predilezione per la musica contemporanea, in particolare Olivier Messiaen e Witoslaw Penderecki. Un incontro musicale, questo tra Yorke e Greenwood, che rendeva finora la musica dei Radiohead capace di elevarsi subito al rango di “classico”. Nelle atmosfere elettro-soft di King of Limbs mi sembra però di sentire una scarsa fusione delle due cifre stilistiche, Yorke & Greenwood, la prima rintracciabile in un certo tipo di contrappunto elettronico alla famosa voce falsettistica, la seconda in una ripetitività ritmica disgregata e ossessiva.
La premessa di quanto dirò dovrebbe essere che quella di King of Limbs è forse una musica cangiante: man mano che la sua complessità viene percepita e memorizzata in maniera infinitesimale, ascolto dopo ascolto, cambia anche il suo significato complessivo.
Tuttavia, stando ai primi ascolti e confrontando le reazioni degli ascoltatori, King of Limbs non sembrerebbe all’altezza del precedente capolavoro (In Rainbows), ma in modo talmente esplicito che bisognerebbe forse cogliere l’intenzione di offrire una sorta di B-side del precedente, un album minore che potrebbe quasi segnare il passaggio da una poetica centrata sull’Opera (ogni disco dei Radiohead sembrava ambire a quello statuto, e forse a quello di Capolavoro) a una estetica - forse più adeguata ai tempi - della “musica da tappezzeria”, come la chiamava Erik Satie.
Se ogni sei mesi uscisse un album simile dei Radiohead non potremmo lamentarci, ma sarebbe inevitabile un po’ di rimpianto per i precedenti dischi con i quali i cinque di Oxford parevano ogni volta voler sintetizzare e superare il proprio passato.
È vero che già con l’album precedente (In Rainbows), atteso dai fan per diversi anni, molti pensavano che la band fosse giunta al suo canto del cigno: perciò un nuovo disco non può che rallegrare chi ha individuato nei Radiohead il proprio paradigma di arte rock. Ma è anche vero che Thom Yorke e anche Phil Selway (il batterista) avevano recentemente fatto dischi solisti con non pochi brani superiori (almeno per intenzione autoriale) a questo nuovo disco collettivo.
C’è però un grosso ma. Si dice in Rete che potrebbe esserci in serbo un secondo CD a complemento di King of Limbs, e che il disco segreto dovrebbe essere “quello vero”.
Leggenda metropolitana o ipotesi complottista che sia, io spero come molti che sia vero.
In caso contrario, se d’ora in poi la musica degli oxoniensi fosse in tono minore come quella di King of Limbs, ammetto che inizierei a temere con dispiacere e anche un soffio d’angoscia che al declino non possa sfuggire davvero nessuno.
Nemmeno i Radiohead, maledizione.

giovedì 14 ottobre 2010

Narradiohead. MISSIONE IMPASSIBILE (Paranoid Android)

[pubblicato in Narradiohead. Storie e visioni rock, Baldini Castoldi Dalai]


Secondo l’angelologia talmudica e kabbalistica, Dio gode di un’ininterrotta creazione di angeli che si dissolvono davanti a Lui nel momento stesso in cui Egli li nomina, cioè li crea. Questo potere è dato anche all’uomo, ma una volta soltanto e a una condizione: quando egli pronunci ad alta voce il nome segreto impostogli alla nascita dai genitori e rivelatogli all’ingresso nell’età puberale, nome che corrisponde alla sua identità più profonda e al suo angelo protettore: allora l’angelo-nome esce da lui, e perdendo la propria forma si insedia nelle cose che quell’uomo ha amato e tenuto a lungo con sé, rendendole, ai suoi occhi, trasparenti. (Diego Mari)

Appena toccata Terra mi son sentita male. L’atmosfera era brutta, molto opprimente ma in senso non fisico, che a quello ci ero abituata (da noi si sta compressi come in un solido sfero senza porte o finestre). Il fatto è che sulla Terra ho percepito subito vibrazioni negative, indecifrabili semanticamente ma molto nette nel loro colore affettivo. Un senso di morte profondo e diffuso. Certo un segno dei tempi. Anche se lui mi aveva avvertita, non mi aspettavo una cosa simile.

Prima di partire ho ricevuto attentamente le sue istruzioni: avrei incontrato sentimenti nocivi, pericolosi, non mi avrebbero accolta bene... Non esagerava affatto, il mio arrivo sulla Terra è stato un brutto episodio. Avrei voluto piangere, ma le mie lacrime non sarebbero state apprezzate da nessuno: ho rinunciato, e la rinuncia era già il mio primo segmento di giudizio.
Ho pensato che se al posto mio lui avesse inviato un essere fragile, magari un alato luminoso e azzurrino, quello sì che si sarebbe trovato in difficoltà, una forte e calma come me, invece, era al suo posto. Perfettamente al mio posto.
Ho nascosto l'ontonave in una bella foresta e ho comandato a Gog di montare immobile guardia. Mi sono incamminata verso le Città, avvolgendomi nel più sfavillante bagliore ultraterreno che mi fosse concesso secondo le leggi di natura (l'ordine era di non infrangerle, la missione, di semplice categoria א, non lo richiedeva).
I radar mi hanno presto rilevata e le truppe d'assalto si sono fatte avanti a sbarrarmi il cammino verso le Città. Ho inviato il messaggio universale di pace con la richiesta di conferire con il Re della Terra sulle sorti dell'Umanità. Il Re non s'è visto e sono invece arrivati i giornalisti e gli scienziati: io ho iniziato a fornire le spiegazioni utili, con gentilezza.
Ho incontrato alcuni ministri, ho illustrato il motivo della mia missione e delle prospettive future, che cosa pensavate di fare riguardo a lui , la questione dei suoi autentici amici e nemici, l'inquinamento, la guerra, la pace, l’etica universale e tutto il resto. Fino a un certo punto si parlava con fervore, si discuteva animatamente. Ci furono conferenze e teletrasmissioni in tutto il mondo.
Spiegai chiaramente la situazione: non c’era tempo da perdere, dovevate darvi molto da fare perché avevate imboccato con tracotanza la direzione sbagliata. Non potevate immaginarvi di agire per il vostro godimento senza mai patirne le conseguenze: sarebbe stato troppo comodo, e del resto nessuno ve l’aveva mai lasciato credere. Io ero venuta per ricordarvelo.
Fino a un certo punto, dunque, sembrava che ci si capisse, si dialogava civilmente anche se su piani troppo diversi. Devo dire la verità: non ho mai avuto alcuna fiducia nel limitatissimo apparato cognitivo dei terrestri; lui però mi aveva ordinato di provarci e io ci ho provato.
Improvvisamente le cose hanno iniziato ad andare storte: ignoro per quale ragione il Re della Terra abbia deciso di mostrare i muscoli. Forse per superficialità, o per assecondare il timore dei sudditi, proprio non lo so (ma un po' me l'aspettavo).
Fatto sta che sono arrivati i militari e mi hanno dichiarata in arresto. Mi hanno portata in quella fortezza, rinchiusa in una prigione grigia. Certo, avrei potuto bloccarli subito. Invece li ho lasciati fare, volevo vedere fino a che punto avrebbero errato. Dopo avermi tolto i miei abiti trasparenti strappandoli con violenza, mi hanno rivestita con un abito lungo e mi hanno imposto un velo che mi copriva tutto il corpo, testa inclusa.
Percepivo il loro odio, gli brillava negli occhi, sembrava che mi concupissero e mentre mi svestivano mi toccavano, mi premevano, mi sfregavano e pizzicavano. Hanno iniziato ad armeggiarmi là sotto, un sacco di mani tutte assieme, poi con strumenti metallici hanno afferrato la mia apertura inferiore anteriore, hanno tagliato e cucito fino a sigillare tutto, mentre io urlavo. Non era vero dolore, per fortuna: i nooni memorizzati mi dicevano che a quel loro comportamento brutale un essere meno impalpabile di me avrebbe provato strazio (un alato azzurrino avrebbe pianto lacrimoni).
Così mi sono adeguata allo stereotipo, faceva parte dello schema della mia missione: non manifestarsi in maniera troppo patente per non falsare le condizioni delle loro reazioni. Urlavo e piangevo e loro ridevano. Credo che lo ritenessero un comportamento normale da applicarsi ai prigionieri. Mentre mi torturavano hanno anche scattato – sorridenti – molte fotografie, non so proprio a chi volessero mostrarle.
Se io fossi il Re voi sareste i primi a finire al muro!

Finora li ho lasciati ridere sguaiati mentre mi violentavano, non sanno che non ho ancora deciso che cosa farò di loro. Il bello è questo: sarò io a dover scegliere!
Alle volte lui ti fa fare delle missioni bellissime!
Dopo le torture mi hanno sbattuta in questa cella. È un posto molto rumoroso, non lo sopporto. Per favore potreste smetterla con questo frastuono? Vorrei riposarmi un po’, ma questi rumori sono disgustosi... Suppongo che lo facciano appositamente per turbarmi: mandano suoni nella mia testa per cercare di ottenere informazioni, che ovviamente non darò mai.
Vogliono sapere di lui . Pfui! Come possono insistere nel loro grave errare? Credono forse che la violenza abbia qualche potere sul suo potere?
Il rumore in questa cella non cessa mai, sembra una sinfonia elettronica per soffitta, urla di volatili mai nati, come se li tritassero vivi da fargli schizzare sibili e strida.
Che cos’è?
A un tratto la mia mente si è proiettata nel tempo eterno e anziché trovare la quiete cui sono abituata mi sono sentita inquieta. Per la prima volta mi è venuta paura che mi uccidano e che lui li lasci fare per i suoi disegni, mi è venuto l'orrore al pensiero che quegli uomini possano entrare in cella, afferrarmi e lacerarmi le suture che mi hanno inflitto.
Immagino il dolore che causerebbe a un essere diverso... ma se quell’essere fossi io? Se lui mi lasciasse cadere all’improvviso dalla sua mente, proverei quel dolore come qualsiasi creatura incarnata… E se – e lo dico incredulissima mentre la mente ne rappresenta nel linguaggio del mio pensiero – se io morissi? «Io, morta!»: mi sembra impossibile che queste parole possano anche solo per ipotesi riferirsi a me. Eppure mi è venuta paura... Morire annientata dalla loro idiozia... Anche se accadesse per il suo disegno, questo mi parrebbe ugualmente insopportabile.
Ma cos’è questo rumore? Sembra che vogliano confondermi, nenache avessi un cervello intelligibile per quegli stolidi assassini. Misere creature moribonde, il loro senso sta per esaurirsi!
Posso anche essere paranoide ma non sono un androide. Se sperano che angosciandomi io mostri loro i miei ingranaggi logici rimarranno delusi. Mi ha creata lui , sono figlia della sua volontà, di cui sono esecutrice fedele. So che la mia tristezza è dovuta alla scelta che lui ha liberamente fatto tra le infinite possibili. Posso essere paranoide ma questo non fa di me un androide. Per accorgersi della differenza non avrebbero che da trovare l'ontonave e risvegliare Gog che monta la guardia.
Gog si limiterebbe a farli a pezzi. Io non mi limito, mi espando.

Da quanto sono qui? Ho tutto il tempo che voglio, è vero, ma in questo istante mi è parso di percepire un segno, come se lui avesse deciso di darmi il via, affinché io non pensi più che tutta la responsabilità ricada sulle mie spalle. Ho intravisto una pioggia di sogno che mi comunicava qualcosa: mi significava la sua volontà di assecondare il mio giudizio esecutivo. Accolgo benedicente il suo messaggio e passo all’azione.
Stabilisco il mio criterio e subito lo attuo. Faccio implodere la testa della guardia dopo avergli chiesto per sfizio se crede in lui . (La sua risposta fu incompleta: sei una pazza putt...). Attraversando lo spaziotempo mi dirigo alla Reggia Bianca: prima di decidere definitivamente voglio conferire con il Re della Terra. Entro nella sala ovale attraversando la parete: che faccia ha fatto il Re, non se lo aspettava! È spaventato a morte, poi però, vedendo che gli parlo con la calma insita nella mia dignitas, l'ometto tenta di assumere un atteggiamento regale.
Gli riferisco che non è il caso. Dovrei operare subito, ma come previsto dal mio criterio gli concedo una chance: se pronunciasse il mio nome...
In quella entra la Regina e vedendo il Re alle prese con un'enorme donna nera nuda – non so, avrei forse dovuto tenermi il velo impostomi in cella? – la stupida prorompe in isterismi. Proprio un bello spettacolo: una troia in ghingheri griffati che dà in escandescenze! Il Re vuole spiegarle qualcosa, forse nella sua testolina si è fatto avanti – che so! – un pensierino vero! Ma è troppo tardi.
Perché io ho visto quello che c’è dentro le teste marce del Re maiale e della sua scrofa, ho odorato la tenebra delle loro menti malate e possedute dal demonio (buona questa).
La mente del Re e della Regina sono abitate da tenebra, panico e vomito: come potevano governare la Terra quei padroncini mafiosi, tutto quel potere concentrato nelle loro luride manine? Tenebra, panico e vomito nelle loro teste nient'altro.
Ho scelto l’annullamento lento atroce, perché capissero quello che doveva succedergli, perché almeno una volta quei maledetti capissero qualcosa.
Vi grazierò, ho pensato, vi toglierò da questo inferno, ho pensato, vi priverò del vostro essere che vi disgusta nel profondo. Vi fa schifo vivere, è giusto, avete scelto voi così.
Tu Regina dei miei coglioni, la testa piena di ambizioni che ti stravolgono tutta e ti rendono brutta – lo sai? – scalcia pure e strilla, sì, strilla per bene piccolo maiale vestito di Gucci.
Non ricordi il mio nome? Non ti ricordi il mio nome? Perché non te lo ricordi? Adieu, e la dissolvo in nulla.
Poi mi occupo del Re. Nemmeno tu ricordi il mio nome? Scommetto che in realtà lo ricorda…
Inizio a fargli abbandonare il suo corpaccio puzzolente. Fuori da quella testa, uomo. Non serve urlare, Sire, te ne stai andando, abbandoni il crepitìo della tua pelle di maiale, la polvere e le urla, gli yuppies che ti osannavano on-line... The end per la tua merda.
Già che ci sono annullo anche la Reggia Bianca, solo per coreografia: mentre si squaglia e cola in plastici filamenti fosforescenti, compaiono sulla scena i soldati che iniziano a sparare. Volo a mezz’aria per dar loro un po’ di importanza, sento qualche proiettile fischiarmi intorno ai capelli blerdi, ma ovviamente sono più veloce di tutte le pallottole della Terra.

L’ontonave è nascosta nella bella foresta. Gog si è risvegliato sentendo avvicinarsi la mia Essenza: ha avviato i motori, acceso le luci e preparato gli annullatori.
L'androide non percepisce emozioni, quindi sono senz'altro io che proietto le mie sulla sua figura metallica: non è vero che un ghigno gli illumina il volto.
Prima della fine però accade la deliziosa meraviglia, la cosa più bella in Terra: piove, piove dalla grande altezza!
Prima della missione, l'avevo nooviosionata insieme a tutto il resto, per molti istanti eterni: mi incantava...
Piove dall’altezza! Assaporo la pioggia, ne bevo le gocce, picchietta il mio corpo, percuote la pelle e mi fa assaporare il suo gentile tamburello. Tic tic tic, tic tic tic.
Piove su di me dalla grande altezza.

Luccicante di perline iridescenti sono entrata nell'ontonave e ho completato la missione. Ristorata dalla pioggia, ho direzionato gli annullatori per togliere di mezzo il piccolo peccato del mondo.
La Terra si è allontanata dalla visuale, azzurra come la rendeva la pioggia, sorgente degli oceani. Per il mio senso estetico mi sono ingegnata a spremere un’ultima pioggia terrestre: ho fatto in modo che il dissolvimento del pianeta avesse forma di gocce multicolori.
Poi sono tornata al vertice del cosmo. Da lui .
Aspettava, come sempre, più-che-tondo se avesse forma, ultraluminoso se fosse visibile.
Presso di lui il mio corpo si è ristorato delle offese terrestri.
Mi ha stretta forte e baciata sulla bocca.
Missione compiuta, mi ha fatto pensare il mio altissimo amore.
Poi ha pronunciato il mio nome dissolvendomi nell'eterno godimento.

Dio ama le sue creature, già!

…perché non ricordavano il mio nome? Scommetto che in realtà lo ricordavano... Quanti angeli sterminatori potevano conoscere oltre a me?