E’ tutta, In ogni umano stato, ozio la vita, Se quell’oprar, quel procurar che a degno Obbietto non intende, o che all’intento Giunger mai non potria, ben si conviene Ozioso nomar. (Giacomo Leopardi)
Visualizzazione post con etichetta operai. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta operai. Mostra tutti i post

sabato 8 novembre 2014

L'ideologia di un renziano piccolo piccolo a proposito della cena di autofinanziamento (spiati su Facebook)

La singolare iniziativa di Matteo permette l'incasso di 18 milioni di euro....soldi che serviranno per finanziare il PD e pagare i dipendenti...nell'era dell'autofinanziamento .....

,,,naturalmente critiche da parte di alcuni politici del PD.....Secondo costoro avvicinare gli imprenditori significa abbandonare l'idea di sinistra del partito...Infatti, si chiedono: ma, verso dove si va????.....Non sanno darsi la risposta. Occorrono investimenti e denaro in circolazione per aumentare la massa di spostamento del denaro....Se il capitale dovesse rimanere nelle banche....Chi dovrebbe investire e come e chi dovrebbe fare partire la produzione e la crescita???????...Certamente non gli operai ed i dipendenti o i pensionati......ma certamente i capitalisti, tantoi odiati.

...l'essere fuori dall'ideologia della lotta di classe basata sul concetto che il capitalista era il padrone cattivo pronto a licenziare e pronto allo sfruttamento...resta, invece, il concetto moderno che il capitalista è un lavoratore come il suo dipendente....Ha un potere diverso .....ma, con i suoi dipendenti potrà condividre la stessa finalità, quella di ottimizzare la produzione e la crescita grazie al suo capitale investitio e grazie al lavoro efficiente della sua squadra di lavoratori...Tutti devono responsabilizzarsi e tutti devono considerare la impresa come propria, l'Uno per ottenere un profitto e per reinvestire...gli Altri per avere il privilegio del posto di lavoro sicuro....Se si dovesse spezzare questo tipo di rapporto avremmo come risultato la nascita di un conflitto tra le due figure la cui conseguenza potrebbe essere, da un lato la minaccia di chiusura o di dislocazione della impresa, dall'altra l'uso dello strumento dello sciopero in difesa del posto. Pertanto, sia il posto e sia il profitto sono i due fattori determinanti e portanti della crescita. Questi due elementi devono finalizzarsi all'ottimizzazione ed all'armonico rapporto tra imprenditore e dipendente. Fuori da questa idea di società si va verso il conflitto sociale....si torna indietro...verso la vecchia società ove tutti erano contro tutti......I risultati dell'ideologia legata alla lotta di classe coi suoi strumenti di Partito e del sindacato sono storici e legati alla costruzione di una società equa e più giusta.....Oggi, tutto si è modificato; nel mondo globalizzato ci sono altre forme di rapporti e di competizione.

giovedì 13 gennaio 2011

MIRAFIORI'S FALLING

Oggi sono andato a Mirafiori al seguito di un amico giornalista che scrive quotidianamente della vertenza Fiat.
Io abito a Torino ma non è detto che tutti i torinesi seguano da vicino la vicenda Fiat, perciò, quando il mio intelligente amico mi ha proposto di accompagnarlo,  ho pensato che era l’occasione per vedere coi miei occhi il cancello che avevo visto soltanto nei film e documentari che parlavano di altre lotte e altri anni.
Davanti al cancello c’è una piccola folla un po’ surreale, un po’ felliniana, di giornalisti di tutte le testate con cameramen forniti di videocamere e microfoni di varie dimensioni e sindacalisti di tutte le sigle per il NO al referendum.
I sindacalisti fanno comizi abbastanza altisonanti e stonati rispetto alla situazione, mentre alcuni operai oltrepassano il cancello e si avviano al loro turno. Questi non parlano volentieri con i giornalisti (ma va?). Poi arrivano quelli che escono dal turno precedente, e man mano che si allontanano vengono braccati per le interviste, si allontanano anche di aprecchi metri prima di accettare di scambiare qualche parola (all’inviato del Tg2 non importa palesemente un cazzo, porge domande con tono stupido e irritante e nessuno lo caga).
Io ascolto molti discorsi un po’ in disparte, un po’ a disagio, mi sento mezzo compagno e mezzo voyeur, gli operai mi scambiano di sicuro per un giornalista e forse anche i giornalisti sospettano che io sia un collega ignoto.
Dopo aver sentito lo sconforto di un'operaria intervistata che dice che qui è solo l'inizio ma poi la stessa sorte toccherà a tutte le altre aziende mi viene quasi da piangere per questa lucida coscienza: gli operai sanno benissimo di essere vittime sacrificali, alcuni reagiscono con rabbia ma molti, forse i più, con rassegnazione.
Questa notte alle 22 inizia il referendum in fabbrica.
A me è venuta la depressione

***
11 luglio 2012

Aggiornamento dopo la visione del film di Jacopo Chessa, L'accordo, proiettato ieri sera a Torino, alla Fondazione Mirafiori.

Il film di Jacopo documenta benissimo la molteplicità dei punti di vista sul cosiddetto accordo, che i più bellicosi tra i sindacalisti chiamano retoricamente "il ricatto".
Molti operai ritenevano di non avere alternative, di dover firmare per l'estremo tentativo (poi disatteso) di sbloccare l'investimento da un miliardo necessario a salvare Mirafiori; costoro rifiutavano giustamente di essere considerati vili, stupidi o traditori: facevano semplicemente una diversa analisi dei costi-benefici rispetto alla situazione complessiva. Non è lecito considerarli dei puri egoisti, perché in una situazione collettiva nessuno può ragionare in maniera puramente egoistica.
Gli operai iscritti alla FIOM che presenziavano alla proiezione, alla fine hanno detto che ovviamente la vittoria del sì non ha portato lo sperato investimento di un miliardo, e che ci sono attualmente operai che in un anno hanno lavorato soltanto 17 giorni, il resto cassa integrazione (con perdite anche di 12mila euro annui).
Ma la domanda è: se avesse vinto il no sarebbe cambiato molto?
La lotta contro questo intollerabile stato di cose ingiusto e imputridito, non andrà fatta da un'altra parte, con altri mezzi, e al limite anche da altri soggetti?