Da parecchi giorni la presenza mentale è completamente scomparsa. Se non conservassi un barlume del ricordo di quella sensazione ti sentiresti stupido e incapace, ma in ogni caso non è un bel pensiero quello di non avere più fatto presenza mentale (o di non esserne più stato capace? Hai provato davvero, a farla?).
In un certo senso capisci che quella mente presente che non riesci più ad evocare non sei tu. Per quanto ultimamente vuoto, il sé ha necessariamente diversi (numerosi?) livelli di esistenza e consapevolezza, e uno di questi contempla la propria espropriazione.
Come diceva Rimbaud, io è un altro, ma un conto è pensarlo e comprenderlo, un altro conto è sentirlo e sperimentarlo.
L'incapacità a fare presenza mentale ti manifesta chiaramente che tu sei anche un altro, qualcos'altro, che c'è la possibilità che il tuo campo di coscienza sia attraversato da un evento chiamato presenza mentale.
Non è un evento puro, non lo hai scoperto tu, lo hai appreso, è un tipo di evento, non un evento singolare e irripetibile. E' qualcosa di ripetibile, ma non sai come né a quali condizioni.
E' come se ora ti mancasse la volontà per fare presenza mentale, eppure sai che non è una semplice questione di volontà.
Sei in un'impasse spirituale, sei paralizzato.
E’ tutta,
In ogni umano stato, ozio la vita,
Se quell’oprar, quel procurar che a degno
Obbietto non intende, o che all’intento
Giunger mai non potria, ben si conviene
Ozioso nomar. (Giacomo Leopardi)
Visualizzazione post con etichetta Io. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Io. Mostra tutti i post
lunedì 9 maggio 2011
domenica 5 settembre 2010
Se “Io è un altro”, chi è il mio sosia? (Vogue4)
Pubblicato su Vogue.it
Con la sua frase paradossale, Arthur Rimbaud non pensava certo a quello speciale alter-ego che, dopo Plauto, chiamiamo sosia. Eppure, nella società delle immagini, i sosia manifestano la non-coincidenza dell’io con se stesso.
Il sosia è un io vuoto, privo dell’essenza che costituisce l’individuo di cui il sosia è icona parassitaria. Ma in un mondo come il nostro in cui l’essenza non conta nulla e l’apparenza fenomenica è tutto, la falsità dell’imitatore rispetto alla verità dell’imitato assume forse un significato inedito.
Manifestando l’indefinita riproducibilità dell’immagine corporea e rendendola autonoma dal suo legittimo proprietario, il sosia ci ricorda che nessun individuo è realmente unico.
L’odierna società totalitaria dello Spettacolo ha creato le condizioni per l’esistenza di grottesche moltitudini di sosia. La schiera gerarchica aspira a imitare il gerarca: le truppe militari somigliano al Capo come i fan tendono a somigliare alla propria celebrity, rockstar o uomo politico. La moda dei sosia delle celebrità rende manifesta la virtuale scambiabilità delle persone mercificate nella loro immagine. L’individuo non ha più sostanza. Ego = Alter.
Perciò il sosia più inquietante è quello della persona amata (si vedano Solaris di Tarkovsky e The last Tycoon di Kazan). Il sosia della persona amata, mettendone in scena l’impossibile ritorno, mostra che l’amore è sempre stato impossibile.
Percepisco facilmente l’infinito strazio dei fan di Michael Jackson al vederne i poveri sosia.
Con la sua frase paradossale, Arthur Rimbaud non pensava certo a quello speciale alter-ego che, dopo Plauto, chiamiamo sosia. Eppure, nella società delle immagini, i sosia manifestano la non-coincidenza dell’io con se stesso.
Il sosia è un io vuoto, privo dell’essenza che costituisce l’individuo di cui il sosia è icona parassitaria. Ma in un mondo come il nostro in cui l’essenza non conta nulla e l’apparenza fenomenica è tutto, la falsità dell’imitatore rispetto alla verità dell’imitato assume forse un significato inedito.
Manifestando l’indefinita riproducibilità dell’immagine corporea e rendendola autonoma dal suo legittimo proprietario, il sosia ci ricorda che nessun individuo è realmente unico.
L’odierna società totalitaria dello Spettacolo ha creato le condizioni per l’esistenza di grottesche moltitudini di sosia. La schiera gerarchica aspira a imitare il gerarca: le truppe militari somigliano al Capo come i fan tendono a somigliare alla propria celebrity, rockstar o uomo politico. La moda dei sosia delle celebrità rende manifesta la virtuale scambiabilità delle persone mercificate nella loro immagine. L’individuo non ha più sostanza. Ego = Alter.
Perciò il sosia più inquietante è quello della persona amata (si vedano Solaris di Tarkovsky e The last Tycoon di Kazan). Il sosia della persona amata, mettendone in scena l’impossibile ritorno, mostra che l’amore è sempre stato impossibile.
Percepisco facilmente l’infinito strazio dei fan di Michael Jackson al vederne i poveri sosia.
Iscriviti a:
Post (Atom)