Domani o al più presto ne scrivo.
Film interessante e dibattito ancor più interessante.
Ritengo questi punti di riflessione:
1) la questione del canone letterario nell'era digitale
2) la (dis)funzione del critico nell'epoca dei mass-media
Nonostante le eventuali denegazioni, il Critico Trasformatore si riferisce ancora al soggetto cartesiano: pensa ai soggetti come enti unitari dotati di attributi, i pensieri, le idee, che avrebbero proprietà causali.
Ma il potere causale del soggetto è oggi decostruito, non dico dalla filosofia postmoderna - sarebbe una banale e irritante ovvietà - ma dalla neuroscienza, dalla scienza cognitiva e dalla cosiddetta neurofilosofia.
Il gap da colmare per la cultura umanista, anche nell'intento di recuperare efficacia critica e sociale, è proprio quello relativo all' "immagine del pensiero" (Deleuze), o semplicemente alla teoria della mente.
Giudico IMPOSSIBILE per la cultura umanista recuperare terreno sul campo del reale sociale, a meno che gli umanisti, critici, autori, lettori, non si dotino di più moderni strumenti tratti dalla neurofilosofia cognitiva della mente (etichetta inesistente ma sintetica).
3) l'invidia/risentimento = peronismo della Rete (avevo già uno spunto a partire da un articolo di Ricuperati e da uno di Belpoliti)
Che la Rete sia l’arena di un nuovo peronismo digitale è giudizio allarmistico di molti, tra i quali si colloca anche Cortellessa. Sono certo che questi critici abbiano le loro buone ragioni per gridare al peronista: in Rete gli scontri e le fiammate sono molto frequenti (complice, probabilmente l’interazione in absentia che consegna ogni comunicatore ai propri fantasmi e alle proprie idealizzazioni dell’altro interlocutore, per non dire: dell’Altro).
Tuttavia a monte della Rete ci sono sempre i medesimi individui che pochi anni or sono venivano descritti dai sociologi come “atomizzati”, e che oggi qualcuno cerca ancora di compatire come poveri individui postmoderni troppo “liquidi” per essere autentici.
La Rete è un luogo/mezzo di comunicazione, e poiché non è affatto vero che il mezzo sia il messaggio, almeno non finché si riconduca lo slogan mcluhaniano a un senso concretamente comprensibile, ecco che gli individui comunicanti in Rete si scambiano innumerevoli messaggi altrimenti impossibili.
Cortellessa riconduce il modello della comunicazione in Rete a quello vetusto della televisione, argomentando (come anche Gilda Policastro, sulla cui opinione non mi soffermo ora) che in Rete la fruizione letteraria e culturale (e non soltanto, suppongo , a seguire l’argomento, che non condivido) diventerà necessariamente “egoscopica” (G. Ricuperati), frammentaria, distratta e superficiale.
Mi pare che Cortellessa, e chi come lui non vuole sforzarsi di riconoscere la specificità ontologica e comunicativa della Rete, utilizzi per comprenderla e criticarla un modello che ad essa non è semplicemente applicabile, quello della comunicazione broadcasting, la passività top-down della fruizione televisiva.
Se l’esempio personale conta (e conta proprio perché, come credo, la Rete delinea, fortifica e responsabilizza gli individui anziché infantilizzarli come la televisione), nel mio caso, ossia dal 2001 pre-Genova G8 la Rete è stata un luogo appassionante e arricchente nel quale ho potuto trasmettere messaggi, e riceverne, a persone altrimenti irraggiungibili dalla mia limitatissima sfera privata e pubblica di intellettuale piccolo borghese di provincia.
La gerarchia intellettuale di cui Cortellessa lamenta la mancata considerazione da parte del popolo della Rete, è anche un mio valore: tuttavia non ritengo che tale gerarchia debba essere difesa istituzionalmente. Essa si esplica e stabilisce attraverso una selezione interattiva, sorta di evoluzione darwiniana delle credenze e opinioni.
Sfido chiunque ad argomentare che le credenze di massa dell'epoca digitale siano più false di quelle dell'epoca precedente!
L’atteggiamento che Gianluigi Ricuperati raccomandava ieri allo scrittore – scrivere senza curarsi dell’effetto che il libro sortirà sui lettori – è anche il modello di autoformazione intellettuale che mi pare di veder funzionare in Rete. Mi sembra che gli internauti applichino tale modello, poiché sono in principio sempre pronti (ovvia eccezion fatta per i casi patologici) ad ammettere di avere torto e a ricredersi su opinioni espresse avventatamente. In Rete ci si confronta, si sbaglia, ci si può correggere, talvolta si diventa migliori. Non sempre, è ovvio, ma nemmeno nella cosiddetta “vita reale” le persone sono particolarmente propense a correggere i propri errori come già Descartes aveva ben notato (“le bon sens est la chose du monde la mieux partagée: car chacun pense en être si bien pourvu”).
4) la questione dell'economia della cultura: si può essere anti-capitalisti in maniera frammentaria (ossia soltanto riguardo alla letteratura)?
E’ tutta,
In ogni umano stato, ozio la vita,
Se quell’oprar, quel procurar che a degno
Obbietto non intende, o che all’intento
Giunger mai non potria, ben si conviene
Ozioso nomar. (Giacomo Leopardi)
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lunedì 27 settembre 2010
lunedì 20 settembre 2010
Espettorazioni dell'Ombra (AGGIORNAMENTO)
Alcuni pensieri su intellettuali, critici e letteratura ispiratimi da un litigio con Gilda Policastro (che rivendicò il copyright di "espettorazioni": glielo concedo volentieri, è suo).
Espettorazioni dell'Ombra, 6
In un paese dove la gente diviene attivamente analfabeta, il godimento intellettuale produttivo di pensieri sensi e testi è come un film di perle proiettato su schermi per porci miopi
***
Espettorazioni dell'Ombra, 1
pubblicata da Edoardo Acotto il giorno venerdì 14 maggio 2010 alle ore 23.39
I concetti di frustrazione e invidia usati in modo esplicativo sono propri della psicologia spontanea piccolo borghese e in particolare di quella degli intellettuali umanisti separati dalla società, da essi chiamata "pubblico".
Espettorazioni dell'Ombra, 2
pubblicata da Edoardo Acotto il giorno venerdì 14 maggio 2010 alle ore 23.38
In una società che poco legge e quasi nulla comprende, la funzione del critico letterario è paragonabile a quella dell'igienista nel lebbrosario: le sue prescrizioni immaginarie si volatilizzano rapidamente tra i miasmi del reale.
Espettorazioni dell'Ombra, 3
pubblicata da Edoardo Acotto il giorno venerdì 14 maggio 2010 alle ore 23.52
In una società che ignora la poesia per sopraggiunto analfabetismo poetico-politico, la funzione del poeta è paragonabile a quella di un istituto creditizio di un paese in bancarotta: mentre i più sopravvivono a stento, o muoiono d'inedia, esso erogherà prestiti ai benestanti affinché difendano e perpetuino la loro agiata forma di vita.
Espettorazioni dell'Ombra, 4
pubblicata da Edoardo Acotto il giorno martedì 18 maggio 2010 alle ore 15.25
Alla maestà dei letterati italiani non dà fastidio esser lesi dalle critiche ma piuttosto che gliele porga qualcuno che nella Repubblica delle Lettere non conta un benemerito cazzo di nulla.
Espettorazioni dell'Ombra, 5
pubblicata da Edoardo Acotto il giorno martedì 18 maggio 2010 alle ore 21.54
Nell'epoca del capitalismo rovinante, il critico letterario che si lamenta della bassa qualità dei libri editi, distribuiti, letti e premiati, ha qualche tratto in comune con il generale di un esercito destinato alla sconfitta che si duole perché i suoi soldati non vanno lietamente a morire sul fronte.
In entrambi i casi, la spiegazione ha a che fare con la morte e la natura delle cose.
Espettorazioni dell'Ombra, 6
In un paese dove la gente diviene attivamente analfabeta, il godimento intellettuale produttivo di pensieri sensi e testi è come un film di perle proiettato su schermi per porci miopi
***
Espettorazioni dell'Ombra, 1
pubblicata da Edoardo Acotto il giorno venerdì 14 maggio 2010 alle ore 23.39
I concetti di frustrazione e invidia usati in modo esplicativo sono propri della psicologia spontanea piccolo borghese e in particolare di quella degli intellettuali umanisti separati dalla società, da essi chiamata "pubblico".
Espettorazioni dell'Ombra, 2
pubblicata da Edoardo Acotto il giorno venerdì 14 maggio 2010 alle ore 23.38
In una società che poco legge e quasi nulla comprende, la funzione del critico letterario è paragonabile a quella dell'igienista nel lebbrosario: le sue prescrizioni immaginarie si volatilizzano rapidamente tra i miasmi del reale.
Espettorazioni dell'Ombra, 3
pubblicata da Edoardo Acotto il giorno venerdì 14 maggio 2010 alle ore 23.52
In una società che ignora la poesia per sopraggiunto analfabetismo poetico-politico, la funzione del poeta è paragonabile a quella di un istituto creditizio di un paese in bancarotta: mentre i più sopravvivono a stento, o muoiono d'inedia, esso erogherà prestiti ai benestanti affinché difendano e perpetuino la loro agiata forma di vita.
Espettorazioni dell'Ombra, 4
pubblicata da Edoardo Acotto il giorno martedì 18 maggio 2010 alle ore 15.25
Alla maestà dei letterati italiani non dà fastidio esser lesi dalle critiche ma piuttosto che gliele porga qualcuno che nella Repubblica delle Lettere non conta un benemerito cazzo di nulla.
Espettorazioni dell'Ombra, 5
pubblicata da Edoardo Acotto il giorno martedì 18 maggio 2010 alle ore 21.54
Nell'epoca del capitalismo rovinante, il critico letterario che si lamenta della bassa qualità dei libri editi, distribuiti, letti e premiati, ha qualche tratto in comune con il generale di un esercito destinato alla sconfitta che si duole perché i suoi soldati non vanno lietamente a morire sul fronte.
In entrambi i casi, la spiegazione ha a che fare con la morte e la natura delle cose.
giovedì 3 giugno 2010
Passioni tristi sciò
Non sopporto le risse: ora che di nuovo sono partiti insulti e minacce di querela non riuscirò nemmeno a leggere la nota di Paolo Melissi che immagino interessante.
Dopo lo scazzo con Gilda Policastro mi ero scusato con lei, in privato, dopo la morte di Sanguineti cui la sapevo molto legata, non certo per il "delirante gruppo" (GP) da me fondato ("Gilda Policastro's academic hearts club band") in seguito agli scazzi con lei, poi secretato (alcuni amici comuni sembravano impazziti dal dolore): era un'idea satirica carina e per nulla infamante, ma in tutta la vicenda mi pareva di essermi lasciato prendere troppo dalle passioni tristi.
Che mi schifano.
E di tutte le passioni tristi mi schifano soprattutto quelle provocatemi dai dissidi innescati a proposito di letteratura.
Come ha detto giustamente Lello Voce (anche con lui, che minacciava "ceffoni" a chi aveva deriso GP, ci siamo chiariti, perché non c'era motivo per insultarsi per nulla): in fondo è solo letteratura del cazzo, no?
Dopo lo scazzo con Gilda Policastro mi ero scusato con lei, in privato, dopo la morte di Sanguineti cui la sapevo molto legata, non certo per il "delirante gruppo" (GP) da me fondato ("Gilda Policastro's academic hearts club band") in seguito agli scazzi con lei, poi secretato (alcuni amici comuni sembravano impazziti dal dolore): era un'idea satirica carina e per nulla infamante, ma in tutta la vicenda mi pareva di essermi lasciato prendere troppo dalle passioni tristi.
Che mi schifano.
E di tutte le passioni tristi mi schifano soprattutto quelle provocatemi dai dissidi innescati a proposito di letteratura.
Come ha detto giustamente Lello Voce (anche con lui, che minacciava "ceffoni" a chi aveva deriso GP, ci siamo chiariti, perché non c'era motivo per insultarsi per nulla): in fondo è solo letteratura del cazzo, no?
giovedì 13 maggio 2010
Espettorazione superstite del litigio con Gilda Policastro
Il detentore della nota della discordia, Vladimir D'Amora, ha preferito - secondo me correttamente - spegnere la nota con il suo codazzo di nostri commenti vacui e "livorosi" (GP), ovverosia velenosi "lazzi e frizzi" (EA).
Per fortuna, o no, avevo scritto in word la mia prima replica più sostanziosa.
Eccola qui:
ehm, ehm, la trama si infittisce, come direbbe Snoopy, il mio critico preferito.
A parte che le mie contraddizioni non saranno mai macroscopiche come le tue, che neghi dignità di comprensione al popolo del social network (SN) e poi dedichi tempo per rispondergli puntualmente…
Lasciami espettorare ancora un poco, che mi sento la gola gonfia.
C'è del verissimo in quel che dici, e tuttavia c'è del falso.
Premetto che hai ragione, sono forse io il più frustrato qui dentro, tuttavia non è quello il motivo per il quale non mi piace trovar citati Deleuze & Guattari (che ho studiato per svariati anni) come se fossero un indicatore di cultura. Quella cultura (all’ingrosso la postmoderna) si fonda su un certo tipo di saccente ignoranza, in particolare su un atteggiamento ostile verso il realismo scientifico, col che si finisce a sostenere le stupidaggini di Vattimo & co. (Berlusconi ha vinto perché si è abbandonato il pensiero debole).
Ho anche lasciata aperta la possibilità di non avere compreso la tua poesia, e infatti rileggendola per l’ennesima volta decido che va letta come sospettavo, ossia CONTRO Deleuze & Guattari ecc.
Ma ora ti rispondo come ti stavo rispondendo prima di riorientare la mia lettura. In modo non organico e contraddittorio, perché nessuno deve darmi un voto.
Riguardo alla tua intolleranza del nostro amichevole scambio di lazzi e frizzi rivolti a un tuo testo: capisco che sia sgradevole ma se si scrive un testo ci si espone anche a questo, e siccome il testo interrogato non risponde, fa un po’ ridere che il suo autore corra poi in suo soccorso per rispondere in vece sua, come amorevole madre di un logos scritto, figlio orfano bastardo.
Mi pare più che altro che pecchi di incomprensione psicologica verso le dinamiche comunicative dei social networks. Dire che sia frustrato chi comunica qui, parlando di arte, o di politica, o di sesso o della tua poesia, è un atteggiamento che non spiega nulla: si è frustrati quando si parla leggermente di qualcosa con "amici"? Sono frustrati i critici che non scriveranno mai come gli autori criticati? Sono frustrati quelli che inventano eventi politici come il cosiddetto Popolo Viola? Sono frustrati quelli che su Facebook conoscono i loro scrittori preferiti? Erano frustrati i leghisti, ma ora governano.
La tua risposta ai nostri espettoramenti mi fa venire in mente la posizione dei musicologi che difendono il “principio della serialità atonale”, come lo chiami tu (meglio: serialismo integrale, estensione della dodecafonia, a sua volta superamento dell’atonalità): “il pubblico non apprezza? Deve imparare ad apprezzare, la mente umana è plasmabile e l’educazione può forgiare la mente…”
La mente come tabula rasa sottende una psicologia comportamentista secondo cui la reazione segue necessariamente allo stimolo: "se offri musica dodecafonica in pasto al pubblico di merda, quello si accultura e dodecafonizza, e alla fine i quartetti di Webern saranno apprezzati dal pubblico come un tempo quelli di Haydn e Mozart". MA NON E' VERO. Questa immagine della mente, in psicologia è da tempo superata grazie a studiosi seri come Chomsky (non simpatici filosofi zuzzurelloni come Deleuze e Guattari). Il comportamentismo associazionista non può spiegare l’apprendimento linguistico e culturale, e la mente ha le sue regole naturali che sono innanzitutto di tipo cognitivo, e solo secondariamente di tipo culturale.
Su questa psicologia retriva di tipo comportamentista si fonda implicitamente gran parte della cultura umanistica contemporanea, letteraria, artistica, sociologica e anche politica.
Ne sono arciconvinto ed ecco perché mi provoca sconforto trovare citati D&G e la musica seriale, luminosi esempi di un pensiero di sinistra errato impotente e sconfitto, come il marxismo, vetero- neo- e post-.
[ma ora ammetto di avere forse frainteso, forse la pensi anche tu in maniera simile, e connoti negativamente D&G]
Che ti interessi poco o punto sapere che c’è gente che viene a conoscere alcuni tuoi testi e interventi proprio grazie al SN, non fa alcuna differenza (ormai funziona così, non ci puoi fare niente) e semmai denota una tua posizione un po’ arroccata, come se “il mondo vero” della cultura fosse quello in cui vivi tu e tutti gli altri poveretti incapaci di pensiero organico coerente e lineare vivessero nel mondo della favola. In un’epoca in cui si legge poco e si capisce ancor meno, la tua è una posizione difficile da sostenere: se il SN fa circolare rappresentazioni collettive, bisogna fare i conti con queste rappresentazioni collettive.
Sul SN regna l’anarchia, dici tu, e io dico: evviva l’anarchia se l’alternativa è l’accademia così com’è stata finora, un’accademia che mi pare tu difenda col coltello tra i denti, senza accennare a spiegare perché dovrebbe essere cosa difendibile da tutti e non soltanto da chi ne ha fatto la propria ragione di vita (intellettuale).
Per fortuna, o no, avevo scritto in word la mia prima replica più sostanziosa.
Eccola qui:
ehm, ehm, la trama si infittisce, come direbbe Snoopy, il mio critico preferito.
A parte che le mie contraddizioni non saranno mai macroscopiche come le tue, che neghi dignità di comprensione al popolo del social network (SN) e poi dedichi tempo per rispondergli puntualmente…
Lasciami espettorare ancora un poco, che mi sento la gola gonfia.
C'è del verissimo in quel che dici, e tuttavia c'è del falso.
Premetto che hai ragione, sono forse io il più frustrato qui dentro, tuttavia non è quello il motivo per il quale non mi piace trovar citati Deleuze & Guattari (che ho studiato per svariati anni) come se fossero un indicatore di cultura. Quella cultura (all’ingrosso la postmoderna) si fonda su un certo tipo di saccente ignoranza, in particolare su un atteggiamento ostile verso il realismo scientifico, col che si finisce a sostenere le stupidaggini di Vattimo & co. (Berlusconi ha vinto perché si è abbandonato il pensiero debole).
Ho anche lasciata aperta la possibilità di non avere compreso la tua poesia, e infatti rileggendola per l’ennesima volta decido che va letta come sospettavo, ossia CONTRO Deleuze & Guattari ecc.
Ma ora ti rispondo come ti stavo rispondendo prima di riorientare la mia lettura. In modo non organico e contraddittorio, perché nessuno deve darmi un voto.
Riguardo alla tua intolleranza del nostro amichevole scambio di lazzi e frizzi rivolti a un tuo testo: capisco che sia sgradevole ma se si scrive un testo ci si espone anche a questo, e siccome il testo interrogato non risponde, fa un po’ ridere che il suo autore corra poi in suo soccorso per rispondere in vece sua, come amorevole madre di un logos scritto, figlio orfano bastardo.
Mi pare più che altro che pecchi di incomprensione psicologica verso le dinamiche comunicative dei social networks. Dire che sia frustrato chi comunica qui, parlando di arte, o di politica, o di sesso o della tua poesia, è un atteggiamento che non spiega nulla: si è frustrati quando si parla leggermente di qualcosa con "amici"? Sono frustrati i critici che non scriveranno mai come gli autori criticati? Sono frustrati quelli che inventano eventi politici come il cosiddetto Popolo Viola? Sono frustrati quelli che su Facebook conoscono i loro scrittori preferiti? Erano frustrati i leghisti, ma ora governano.
La tua risposta ai nostri espettoramenti mi fa venire in mente la posizione dei musicologi che difendono il “principio della serialità atonale”, come lo chiami tu (meglio: serialismo integrale, estensione della dodecafonia, a sua volta superamento dell’atonalità): “il pubblico non apprezza? Deve imparare ad apprezzare, la mente umana è plasmabile e l’educazione può forgiare la mente…”
La mente come tabula rasa sottende una psicologia comportamentista secondo cui la reazione segue necessariamente allo stimolo: "se offri musica dodecafonica in pasto al pubblico di merda, quello si accultura e dodecafonizza, e alla fine i quartetti di Webern saranno apprezzati dal pubblico come un tempo quelli di Haydn e Mozart". MA NON E' VERO. Questa immagine della mente, in psicologia è da tempo superata grazie a studiosi seri come Chomsky (non simpatici filosofi zuzzurelloni come Deleuze e Guattari). Il comportamentismo associazionista non può spiegare l’apprendimento linguistico e culturale, e la mente ha le sue regole naturali che sono innanzitutto di tipo cognitivo, e solo secondariamente di tipo culturale.
Su questa psicologia retriva di tipo comportamentista si fonda implicitamente gran parte della cultura umanistica contemporanea, letteraria, artistica, sociologica e anche politica.
Ne sono arciconvinto ed ecco perché mi provoca sconforto trovare citati D&G e la musica seriale, luminosi esempi di un pensiero di sinistra errato impotente e sconfitto, come il marxismo, vetero- neo- e post-.
[ma ora ammetto di avere forse frainteso, forse la pensi anche tu in maniera simile, e connoti negativamente D&G]
Che ti interessi poco o punto sapere che c’è gente che viene a conoscere alcuni tuoi testi e interventi proprio grazie al SN, non fa alcuna differenza (ormai funziona così, non ci puoi fare niente) e semmai denota una tua posizione un po’ arroccata, come se “il mondo vero” della cultura fosse quello in cui vivi tu e tutti gli altri poveretti incapaci di pensiero organico coerente e lineare vivessero nel mondo della favola. In un’epoca in cui si legge poco e si capisce ancor meno, la tua è una posizione difficile da sostenere: se il SN fa circolare rappresentazioni collettive, bisogna fare i conti con queste rappresentazioni collettive.
Sul SN regna l’anarchia, dici tu, e io dico: evviva l’anarchia se l’alternativa è l’accademia così com’è stata finora, un’accademia che mi pare tu difenda col coltello tra i denti, senza accennare a spiegare perché dovrebbe essere cosa difendibile da tutti e non soltanto da chi ne ha fatto la propria ragione di vita (intellettuale).
mercoledì 12 maggio 2010
Litigi virtuali tra persone reali
[Contesto: serata un po' stanca, Agostino si è addormentato presto. Potrei leggere un po' ,mentre Viviana prepara la sua lezione per domani. Invece avevo in mente di riassumere quanto successo oggi]
La giornata odierna su Fb è stata funestata da un assurdo web-litigio con Gilda Policastro, giovane critica e poetessa.
Un amico comune aveva postato una sua poesia e io, insieme ad altri abbiamo scritto un po' grevemente che non ci piaceva e perché.
Poi è arrivato un tizio sconosciuto che ci ha mandati a cagare dandoci dei "becero-fascisti". Io l'ho rabbonito, poi, oggi è comparsa Gilda sulla scena.
Ci ha (giustamente?) insultati tutti quanti quanti eravamo, abbiamo risposto e la cosa è proseguita finché lei non è giunta a minacciare Manuela di denunciarla per stalking.
Cose assurde, reazioni sopra le righe, eppure m'ha funestato la giornata.
UNo potrebbe fregarsene, di Gilda Policastro e simili battibecchi, ma io ci sono sempre cascato nei litigi virtuali.
Borgogno, il mio psicoterapeuta, se andassi ancora da lui mi direbbe sicuramente che avrei di meglio da fare che perdere il mio tempo così, e avrebbe ben ragione.
Dovrei quindi riuscire a spiegare perché passo così tanto tempo su Fb. Ma di questo scriverò in un altro post, perché se scrivessi con questa stanchezza addosso il mio umore peggiorerebbe senz'altro
La giornata odierna su Fb è stata funestata da un assurdo web-litigio con Gilda Policastro, giovane critica e poetessa.
Un amico comune aveva postato una sua poesia e io, insieme ad altri abbiamo scritto un po' grevemente che non ci piaceva e perché.
Poi è arrivato un tizio sconosciuto che ci ha mandati a cagare dandoci dei "becero-fascisti". Io l'ho rabbonito, poi, oggi è comparsa Gilda sulla scena.
Ci ha (giustamente?) insultati tutti quanti quanti eravamo, abbiamo risposto e la cosa è proseguita finché lei non è giunta a minacciare Manuela di denunciarla per stalking.
Cose assurde, reazioni sopra le righe, eppure m'ha funestato la giornata.
UNo potrebbe fregarsene, di Gilda Policastro e simili battibecchi, ma io ci sono sempre cascato nei litigi virtuali.
Borgogno, il mio psicoterapeuta, se andassi ancora da lui mi direbbe sicuramente che avrei di meglio da fare che perdere il mio tempo così, e avrebbe ben ragione.
Dovrei quindi riuscire a spiegare perché passo così tanto tempo su Fb. Ma di questo scriverò in un altro post, perché se scrivessi con questa stanchezza addosso il mio umore peggiorerebbe senz'altro
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