E’ tutta, In ogni umano stato, ozio la vita, Se quell’oprar, quel procurar che a degno Obbietto non intende, o che all’intento Giunger mai non potria, ben si conviene Ozioso nomar. (Giacomo Leopardi)
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venerdì 22 aprile 2011

Diario della presenza mentale, 5: l'assenza mentale

C'è poco da fare, quando non parte non parte. La presenza mentale non mi si accende a comando. Ecco perché tendo a sovrapporle il concetto cristiano di grazia, o quello postmoderno di Evento.
Da alcuni giorni sono assente, un automa, un robot, una vittima della pianificazione del mio tempo fatta dalla società e dalle incombenze famigliari festive. Dato che vorrei essere lontano mille miglia mi sveglio già incazzato, anche se non ne sono perfettamente consapevole, mi pare che tutto il mio tempo sia rubato via dagli altri, non riesco a fare niente, non riesco a leggere, a pensare, a scrivere.
Non riesco nemmeno a fare presenza mentale.
So che la possibilità è lì ma non riesco a innescare il dispositivo: ci provo per un frammento di istante ma poi non funziona e mollo subito.
A parlarne mi torna il respiro giusto per un secondo, poi non so se funzionerà.

No, poi non funziona, mi disperdo a pensare le connessioni tra post e vecchi testi.

***

In questi frangenti ho l'impressione che per fare meditazione ci vorrebbe la libertà assoluta, quella dei mistici e degli asceti. Tutti gli altri sono condannati alla dispersione della mente, e a quello stato inautentico di esistenza che lo stupido Heidegger chiamava chiacchiera curiosità ed equivoco. So che non è così, ma quando non mi sento in armonia, come diceva più o meno il poeta, mi incazzo con me stesso e con tutti.

***

Ora che mi ricordo, però, qualche giorno fa ho avuto l'insonnia: è da allora che la presenza mentale è svanita.
Tra pochi giorni forse dovrebbe tornare tutto normale, purché nel frattempo io non mi arrotoli sempre più nella psicofisica della passioni tristi.
Sto veleggiando verso un umore depressivo...

mercoledì 2 marzo 2011

Depressione

Mi sta tornando. E' una cosa fisica. Mi sveglio stanco al mattino. Ho la pressione bassa. Forse ho il ferro basso. Devo prendere il potassio, devo prendere il magnesio.
Forse ho l'allergia, devo prendere il ribes nigrum.
Forse sono depresso perché è andata male l'esperienza politica, abbiamo litigato e ci siamo divisi.
Forse sono depresso perché nella mia vita manca qualcosa.
Forse sono depresso perché sento che il dottorato è una via di fuga, il mio posto è a scuola.
Forse sono depresso perché so che non scriverò mai un libro.
Forse sono depresso perché tutti i miei amici scrivono un sacco di cose belle e sanno tutto quello che vogliono sapere, mentre io non riesco mai a sapere quello che vorrei sapere per davvero.
Hanno tutti le risposte pronte: io per un po' trovo delle risposte, poi me le dimentico.
Mi sveglio un mattino e mi domando: che cosa stavo pensando ieri?
Già, che cosa stavo pensando ieri? Pensavo? O credevo di pensare? Dipende tutto da che cosa significa pensare.
Già, che cosa significa pensare?

Ma forse sono solo depresso perché non danzo. E' bello danzare, in definitiva si riduce ad ascoltare musica così così e muoversi in maniera ritmica un po' buffa, ma libera energie positive.
Quando danzavo ero contento, ma ora non danzo più.
Certo, ora ho un figlio, non posso mica danzare a mio piacimento. Ora sono vecchio.

Forse sono depresso perchè non guardo più tanti film. A me piaceva guardare tanti film d'autore o anche di cassetta. Da ragazzo non capivo il cinema, capivo solo la musica contemporanea. Poi ho letto i libri di Deleuze sul cinema e ho inziato a capire e ad adorare.
Bastava cambiare il punto di vista e considerare che il cinema è l'effetto di una forma di pensiero.
Pensando al cinema mi sento già meno depresso.
Certo, oltre a guardare vorrei leggere libri sul cinema ma non ne ho il tempo.
Questo mi deprime un po', ma c'è di peggio

Poi un mattino ti svegli e stai già meglio.
Forse non eri depresso ma debilitato dall'antibiotico. Forse eri solo stanco, Forse avevi un principio di influenza. Forse eri scontento delle ultime cose che avevi scritto. Forse non avevi voglia di scrivere le cose che ti sei impegnato a scrivere. Forse non sapevi più perché dovevi scrivere tutte quelle cose.
Le cose che si scrivono sono dei testi. Spesso confondi testi e cose, scrittura e azioni, vita e pensiero, attuale e virtuale.
Ma non è colpa mia: sono loro che si scambiano continuamente, nella mia testa e non soltanto.

(5 luglio 2013)
forse sono depresso perché non leggo ciò che vorrei leggere
forse sono depresso perché non voglio leggere ciò che leggo
forse sono depresso perché non leggo
forse sono depresso perché non voglio
forse non sono nemmeno depresso