E’ tutta, In ogni umano stato, ozio la vita, Se quell’oprar, quel procurar che a degno Obbietto non intende, o che all’intento Giunger mai non potria, ben si conviene Ozioso nomar. (Giacomo Leopardi)
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giovedì 11 luglio 2019

Con uno schianto (Intuizione 53)

In un capitolo di "Life examined" che mi aveva colpito per la sua evidente falsità pur nell'argomentazione brillante, Robert Nozick sostiene che dopo la Shoah la specie umana non abbia più un valore intrinseco: potrebbe estinguersi senza che il valore complessivo dell'universo ne venisse sminuito. 
Io penso invece che nei pochi decenni che ci separano dall'apocalisse il “general intellect” raggiungerà vette tali da costituire oggettivamente un valore in sé, una forma di sublime insieme dinamico-matematico mai realizzata prima nell'universo, e di tale potenza da rischiare di poter influenzare l'universo stesso. 
Ma questo giungerà troppo tardi, e la nostra estinzione, a differenza di quello che fingeva di pensare Nozick, costituirà una vera e propria tragedia universale.

martedì 15 gennaio 2019

Il più bel Lied mai composto: Beim schalfengehen (R. Strauss su testo di H. Hesse)

BEIM SCHLAFENGEHENANDANDO A DORMIRE
Nun der Tag mich müd gemacht.
Soll mein sehnliches Verlangen
Freundlich die gestirnte Nacht
Wie ein müdes Kind empfangen.
Ora il giorno mi ha spossato
ed allora il mio ardente desiderio
è di accogliere con gioia la notte stellata,
come un fanciullo affaticato.
Hände, lasst von allem Tun,
Stirn, vergiss du alles Denken,
Alle meine Sinne nun
Wollen sich in Schlummer senken.
Mani mie, giacete inoperose,
mente mia, dimentica ogni pensiero,
tutti i miei pensieri ora
bramano soltanto abbandonarsi al sopore.
Und die Seele, unbewacht,
Will in freien Flügeln schweben,
Um im Zauberkreis der Nacht
Tief und tausendfach zu leben.
E la mia anima indifesa
vuoi librarsi alta nell'aria
per vivere profondamente e sotto mille aspetti
nel cerchio magico della notte.

martedì 13 giugno 2017

Pixies, Un'onda di mutilazione (Wave of mutilation)

Basta resistere, ecco il mio addio
Guido l'auto nell'oceano
Penserai che io sia morto, invece navigo lontano
Su un'onda di mutilazione
Un'onda di mutilazione
Un'onda
Un'onda

Ho baciato le sirene, cavalcavo El Nino
Camminavo sulla sabbia insieme ai crostacei
Ho trovato la strada per Mariana
Su un'onda di mutilazione
Un'onda di mutilazione
Un'onda di mutilazione
Un'ondaUn'onda
Un'onda di mutilazione
Un'onda di mutilazione
Un'onda di mutilazione
Un'ondaUn'onda



Cease to resist, giving my goodbye
Drive my car into the ocean
You'll think I'm dead, but I sail away
On a wave of mutilation
A wave of mutilation
Wave of mutilation
Wave
Wave

I've kissed mermaids, rode the El Nino
Walked the sand with the crustaceans
Could find my way to Mariana
On a wave of mutilation
Wave of mutilation
Wave of mutilation
Wave
Wave
Wave of mutilation
Wave of mutilation
Wave of mutilation
Wave
Wave

venerdì 24 settembre 2010

Cecilia Bartoli, Domina

Questa sera ho assistito al concerto strepitoso della Bartoli, Sacrificium, col repertorio di musiche della Scuola dei Castrati.
Superato l'iniziale inorridimento al pensiero della castrazione (vedi i contorcimenti di Woody Allen all'udire la parola, in Bananas), mi sono trovato a udire musiche assolutamente soavi.
La Bartoli è notoriamente una virtuosa, come io non ne avevo mai sentite: se avete in mente il concetto di "virtuosismo", ecco, lei lo esemplifica PERFETTAMENTE.
In certe arie la sua voce spaziava per scrosci sonori di cui potevi quasi vedere l'onda il periodo e la frequenza, sentivi la sua voce roteare nello spazio e colmare la distanza tra la sua bocca e te, per accarezzarti suadente, calda e brillante, o per schiaffeggiarti scherzosamente a suon di gorgheggi.
In certi brani ti pareva di vedere il paesaggio arcadico descritto nel testo del Metastasio o immaginavi l'intera storia di certi personaggi mitologici di cui udivi appena quattro versi. L'inevitabile ellissi testuale diveniva oltremodo allusiva.
Il pubblico in visibilio non capiva più nulla, scattavano applausi tra un tempo e l'altro dei concerti strumentali, splendidamente eseguiti dal Giardino Armonico, intermezzi tra le arie.
Scattavano persino applausi quando la Bartoli e l'orchestra tacevano improvvisamente, con un effetto comico implicito ma forte (il pubblico rideva come un bambino collettivo).
In effetti non ho mai visto un pubblico classico più rilassato di questo.
E nemmeno ho mai visto un pubblico più entusiasta: si sono spellati le mani in applausi, credo di aver visto schizzare il sangue per lo sfregamento delle palme abrase delle mani.

La Bartoli ha cambiato quattro costumi maschili, con ampi mantelli colorati.
Solo alla fine aveva una specie di strascico di raso rosso, che nel secondo bis - strappato con il solito dolore di mani - si completava con due pennacchi rossi piumati: sul finire dell'ultimo pezzo se li è strappati di dosso e ne ha scherzosamente lanciato uno sul leggìo del direttore, avviandosi fuori dal palco.

Di tutto questo, dico grazie ad Alfonso Maria Petrosino, che mi ha offerto questa esperienza notevole. Tu, Alfonso, ne avresti certo ricavato poesia migliore di questa stanca mia entusiasta cronachetta...

Qui un exemplum