E’ tutta, In ogni umano stato, ozio la vita, Se quell’oprar, quel procurar che a degno Obbietto non intende, o che all’intento Giunger mai non potria, ben si conviene Ozioso nomar. (Giacomo Leopardi)
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sabato 22 dicembre 2018

Nuovi incredibili progetti per il 2019

1) Terminare Filosofia del papà (e farlo leggere a Fofi)

2) Terminare Roman nouveau

3) La rilevanza poetica

4) Dottorato in filosofia della mente al San Raffaele

5) Libro misterioso con Alfonso Maria Petrosino e Andrea Bozzo

martedì 3 marzo 2015

Progetti 2015


1) La rilevanza cinematografica (con enrico Terrone).

2) Contro l'idealismo di Diego Fusaro.

3) Badiou, Lacan, Recalcati e il nuovo realismo 

4) Il senso di "senso".

Tracce:

  • il senso-indicibile, nel Tractatus;
  • la partizione di Hjelmslev (espressione/contenuto);
  • l'evoluzione di "senso" dall'estetica alla logica e alla linguistica (Ferraris?);
  • il senso nell'Enciclopedia di Hegel;
  • il senso nella embodiedcognition
  • Sperber, Per una teoria del simbolismo: "nel linguaggio ordinario, ogni oggetto della conoscenza ha per forza un senso"
5) La cognizione storica

venerdì 20 dicembre 2013

Adulti che parlano come bambini (Intuizione 21)

Quando parlano con un bambino piccolo, a molti adulti viene spontaneo parlargli in bambinese.
Viene spontaneo pensare di dover risparmiare al bambino lo sforzo di intuire il significato della parola, di fare inferenze alla base della normale comprensione linguistica propria della nostra specie. Cone se lo sforzo mentale fosse di per sé nocivo (lo è se non corrisponde a un'adeguata informazione).
Sforzarsi di non cedere alla tentazione regressiva non può che essere salutare. Per il bambino e per l'adulto.

martedì 19 aprile 2011

Toward a formalization of musical relevance: EuroCogsci 2011 (abstract)


This study is a tentative essay of formalization of the concept of Musical Relevance. Even if it is conceived in the framework of computationalism, until now Sperber and Wilson’s Relevance Theory has no implementation. Moreover it has never been applied to the case of musical thinking.Our claim is that the application to music of the concept of Cognitive Relevance would permit to partially explain hearers’ behavior and composers’ choices. An efficient implementation could also give a support to the compositional decisions. The investigation of the plausibility of a computational model of Musical Relevance could contribute to the formulation of a general theory of musical cognition.We suggest to unify Relevance Theory with Generative Theory of Tonal Music, in order to formulate an algorithm for the calculation of Musical Relevance, approximating a model of relevance-guided musical reasoning (understanding/creating). Finally we analyze some aesthetical consequences of applying Relevance Theory to music.
Keywords: Generative Theory of Tonal Music; Tonal Pitch Space; tonal tension; musical effect; Relevance Theory;  processing effort.

martedì 8 marzo 2011

Dispacci di memoria involontaria, 4. Letture interrotte

Durante il primo anno di liceo classico, quindi il terzo anno di superiori, ebbi la mia prima fortissima crisi di ipocondria, di cui non parlerò perché non mi sento in grado di farlo (non mi sono nemmeno mai trovato nella condizione di parlarne allo psicanalista, quando andavo dallo psicanalista).
Più o meno all'uscita da questa crisi, iniziai a non terminare i libri che iniziavo a leggere.
Non ricordo come fu, che cosa avvenne, quali pensieri formulai, se ne formulai, ma so che a un certo punto mi cadde il vincolo creduto di dover leggere un libro fino in fondo.
Non che abbandonassi i libri che avevo iniziato: soltanto ne iniziavo degli altri, ripromettendomi di continuare anche i precedenti, senza vedere l'impossibilità materiale di terminare tutte le letture iniziate.

Ricordo che un giorno in classe, prima della ginnastica (avevo indosso la felpa che usavo per l'ora di ginnastica) mentre il mio professore preferito (greco e latino, marxista, comunista del PCI, ora in SEL, presente su Facebook ma mai interloquente) stava divagando su non so cosa, pensai che fosse il momento giusto per dichiarare alla classe intera il mio problema con la lettura.
Cogliendo un attimo di pausa nelle sue parole mi agganciai come se vi fosse un qualche appiglio e dissi in maniera udibile da tutta la classe che io leggevo numerosi libri contemporaneamente senza mai finirli.
Ricordo lo sguardo obliquo del professore che subito scivolò altrove per cancellare l'ipotesi di una mia successiva presa di parola. E nessuno tra i miei compagni disse niente: ero stato così poco rilevante che nessuno aveva nemmeno ascoltato quello che avevo detto.

Più tardi, all'università, scoprii il concetto di Semiosi Infinita, di Peirce, e capii che era esattamente quella l'immagine del pensiero che più si addiceva a me: un segno ha un oggetto e un interpretante che può a sua volta farsi oggetto di un altro segno e un altro interpretante e così via all'infinito. E Peirce aggiunge che talvolta si torna a un segno precedente, e che tutto il processo è interrotto soltanto dalla morte.

Ancora adesso faccio così, e raramente termino un libro iniziato.
Non ne soffro, perché rimuovo il pensiero del semplice fatto: io non termino mai quasi nessun libro.

Questa cosa la so da quando ho quindici anni circa, e ci penso spesso, ma è la prima volta che riesco a scriverla - in età adulta.

Kairòs

giovedì 7 ottobre 2010

Citati e la rilevanza

I manuali di pragmatica insegnano che se in una lettera di raccomandazione per un posto all'università un professore universitario scrive a proposito del suo raccomandato: "ha un'ottima callilgrafia e arriva sempre puntuale alle lezioni", il raccomandante sta violando la regola griceana della Rilevanza. In pratica, il raccomandante sta dicendo con un'implicatura (un dire implicito) di non avere reali motivi per raccomandare il raccomandando.

In un trafiletto di Pietro Citati sul Sole 24 Ore a proposito del libro di memorie di Mario Pirani, Citati scrive più o meno così: "Apprezzo il Pirani giornalista perché non è fanatico ed è informato".
Che Pirani non sia fanatico, lo concedo violentieri, può essere un motivo per apprezzarlo come giornalista, e magari persino come persona; francamente però, che un giornalista sia informato, ancorché nulla al giorno d'oggi possa più darsi per scontato, non mi pare motivo sufficiente di stima da parte di Citati, e non solo.
Come minimo pretenderei che un giornalista informasse anche me, e molto bene.
Se nell'opinione di Citati il Pirani giornalista riesca ad informare, oltre ad essere informato lui stesso, rimarrà purtroppo per sempre misterioso.

mercoledì 4 agosto 2010

La moda è un’epidemia (Vogue5)

Pubblicato su Vogue.it

La moda sembra sfuggire a un concetto definitivo capace di coglierne tutte le sfaccettature, nonostante filosofi, semiologi e scrittori abbiano provato a definirla. Le forme della moda si trasmettono come un contagio: ecco un’ipotesi per spiegarne la logica.

L’ “epidemiologia delle rappresentazioni” di Dan Sperber, antropologo francese allievo di Lévi-Strauss, può forse fornire una chiave di lettura per spiegare in modo semplice ed elegante i mutamenti della moda.
Secondo Sperber, tutte le rappresentazioni mentali individuali e collettive - idee e forme sociali - si comunicano e trasformano seguendo un principio di ottimalità: la mente umana preferisce rivolgersi a ciò che esibisce il rapporto migliore tra sforzo necessario per l’elaborazione ed effetto provocato. In altre parole, preferiamo le cose più rilevanti, quelle che nel contesto delle nostre idee richiedono il minimo sforzo di comprensione e il massimo effetto informativo o estetico.
Se questo è vero, l’arbitrio della moda può sembrare un po’ meno casuale di quanto spesso non si creda. Anche una moda quanto mai eccentrica seguirà il principio di rilevanza: le sue forme vestimentarie tenderanno a essere le migliori in termini di difficoltà di comprensione a partire da un insieme di dati contestuali (la moda precedente, il gruppo sociale ecc.) ed effetto estetico perseguito.
Dato un certo contesto, dunque, a parità di effetto estetico è più rilevante l’abito più semplice da comprendere; viceversa, a parità di comprensibilità è più rilevante l’abito che produce l’effetto cognitivo più notevole.
Volete dunque essere stilisti di gran voga? Ottimizzate la rilevanza dei vostri abiti!