[Nota pubblicata su Facebook mercoledì 3 febbraio 2010 alle ore 14.58]
Antropolinguista: Come si chiama quello? [indicando un coniglio che passa coniglieggiando]
Indigeno Kwyn: *Cosa intendi?* [riunendo le dita all’insù nel gesto tipico del “cosa intendi?”]
Antr.: Aha, ho capito è un *Cosa intendi?*!
Kwyn: *Ma di che parli, di quel coniglio?*
Antr.: Non posso capire quello che dici perché non dispongo ancora di un manuale per la traduzione radicale, ma interpretando l'ostensione del tuo significato-stimolo ho capito che nella tua lingua indigena quel coniglio si chiama *Cosa intendi?*
Kwyn: *Io non intendo proprio un bel nulla, sei tu che hai parlato per primo. In ogni caso quello è un coniglio, te l'ho già detto, non ne hai mai visto uno a casa tua?*
Antr.: Immagino che ora tu mi stia spiegando le proprietà che lo schema concettuale della tua tribù attribuisce ai *Cosa intendi?*…
Kwyn: *“Cosa intendi?” te l’ho chiesto io, lasciatelo dire: mi sembri proprio un pezzo di scimunito*
Antr.: Benissimo caro indigeno, ora procediamo ad associare nuove stringhe fonetiche ad altri significati-stimolo, e un po’ alla volta io ti capirò e mi farò capire. E tutto iniziando dal *Cosa intendi?*!!!
Kwyn: *Ancora? Mi hai proprio rotto col tuo “Cosa intendi?… Cosa intendi?” Se lo dici ancora una volta ti conficco quest’accetta in quella zucca vuota che ti ritrovi…*
Antr.: Ecco, l’hai detto ancora! *Cosa intendi?* E per ben due volte… Forse c’erano due conigli… Però è strano, non ho visto passare nessun coniglio adesso… Ehi, cosa stai facendo, posa quell’accetta, ti ho detto posa… Argh! No!!! Gavagai!
E’ tutta,
In ogni umano stato, ozio la vita,
Se quell’oprar, quel procurar che a degno
Obbietto non intende, o che all’intento
Giunger mai non potria, ben si conviene
Ozioso nomar. (Giacomo Leopardi)
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domenica 19 settembre 2010
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