La questione sollevata in questi giorni, "solo l'Occidente conosce la storia", somiglia a quella che si discuteva anni fa: la filosofia è solo occidentale? I filosofi di sinistra hanno speso tante belle parole decostruttive per dimostrare che la pretesa eurocentrica è violenta, ma si sono ben guardati dal fare l'unica cosa che a mio parere avrebbe un vero valore dimostrativo, ossia studiare le filosofie non occidentali.
O meglio, qualcuno l'ha fatto, ma non si sono veramente creati dei percorsi trasversali come credo sarebbe stato possibile, oltre che auspicabile.
Uno dei pochi esempi che mi vengono in mente, a parte i due sinologi francesi, François Jullien e François Cheng (che comunque rimangono fortemente legati all'orizzonte della filosofia continentale e della cultura umanistica), è quello di Graham Priest.
Priest, da filosofo e logico, indaga da parecchi anni le logiche non occidentali, come l'antica logica buddhista, in un confronto illuminante con le, "occidentalissime", logiche non classiche. In questo modo Priest tocca e mostra l'universale della cultura umana planetaria, molto più che con affermazioni di principio ma prive di contenuto empirico, quali possono essere considerate quelle della filosofia decostruttiva anti-eurocentrica.
Un po' come Marx (a cui Priest ha dedicato parecchi testi, anche proprio in connessione con il buddhismo) che è fuoriuscito dalla filosofia, rinnovandola, praticando l'economia anziché semplicemente affermare la necessità di abbandonare l'idealismo filosofico.
Priest mostra concretamente l'universale del pensiero umano anziché limitarsi a celebrare programmaticamente le particolarità culturali, singolari, com'è nelle corde della filosofia postmoderna, derivata non tanto da Derrida quanto da Foucault.
In fondo le stesse affermazioni di Galli della Loggia & co. sulla storia come appannaggio dell'Occidente sono frutto del culturalismo, in questo caso di destra.
E’ tutta,
In ogni umano stato, ozio la vita,
Se quell’oprar, quel procurar che a degno
Obbietto non intende, o che all’intento
Giunger mai non potria, ben si conviene
Ozioso nomar. (Giacomo Leopardi)
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sabato 15 marzo 2025
Come uscire dall'eurocentrismo culturale
lunedì 9 dicembre 2013
Intuizione, 17 (Il sonno della democrazia genera mostri)
L'anarco-nazionalismo!
Grazie Preve, non sei morto invano, da solo non ci sarei mai arrivato...
PS: significativamente, è il mio primo post con tag "nazione" e "anticapitalismo"
Grazie Preve, non sei morto invano, da solo non ci sarei mai arrivato...
PS: significativamente, è il mio primo post con tag "nazione" e "anticapitalismo"
lunedì 25 novembre 2013
In morte di Costanzo Preve
Di lui so troppo poco per poter dire qualcosa di sensato (anche se una mia idea ce l'ho). Di sicuro ciò che avevo letto di lui sul Manifesto vent'anni fa, e cioè della sua militanza nel Campo Antimperialista, me lo aveva immediatamente allontanato. Ma ciò che il Manifesto omise di dirmi, giovane neomarxistucolo piccolo borghese qual ero, è che Preve è un filosofo sicuramente interessante, di enorme erudizione e dalla produzione imponente. E tanto mi sarebbe bastato per non ignorarlo per vent'anni, fino alla sua scomparsa.
Riservandomi di leggere il più possibile nei prossimi tempi, mi limito per ora a pubblicare i link degli unici (per ora) due suoi libri che ho trovato online.
- Il tempo della ricerca. Saggio sul moderno, il post-moderno e la fine della storia: http://en.bookfi.org/book/1513164
- Ideologia italiana. Saggio sulla storia delle idee marxiste in Italia: http://en.bookfi.org/book/1513163
Qui si trovano diversi articoli: http://www.kelebekler.com/occ/prevearticoli.htm
***
Recepisco il suggerimento di Marcello Teofilatto e linko l'Elogio della filosofia ebook gratuito della casa editrice Petite Plaisance.
Riservandomi di leggere il più possibile nei prossimi tempi, mi limito per ora a pubblicare i link degli unici (per ora) due suoi libri che ho trovato online.
- Il tempo della ricerca. Saggio sul moderno, il post-moderno e la fine della storia: http://en.bookfi.org/book/1513164
- Ideologia italiana. Saggio sulla storia delle idee marxiste in Italia: http://en.bookfi.org/book/1513163
Qui si trovano diversi articoli: http://www.kelebekler.com/occ/prevearticoli.htm
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Recepisco il suggerimento di Marcello Teofilatto e linko l'Elogio della filosofia ebook gratuito della casa editrice Petite Plaisance.
martedì 11 giugno 2013
Appunti sull'esaurimento del possibile
"Non ci limiteremo ai digiuni come Danilo Dolci.
Sono passati i tempi dei bivacchi coi morti o dei digiuni.
Se non nei fatti, almeno nelle intenzioni, è l’ora della violenza.
Della violenza, aggiungo, senza speranza, arida, impaziente.
Ci hanno deluso tutti: chi ha torto e chi ha ragione."
(Pasolini, A Panagulis)
Proprio ieri leggevo un testo di Zourabichvili, il defunto (suicida) genero di Nancy, su Deleuze e la politica: l'esaurimento del possibile, la figura dell'Esausto di Beckett, come prospettiva politica non assimilabile alla distinzione destra/sinistra.
Ormai, dopo aver fatto il mio digiuno e avere aridamente creduto nella nonviolenza, mi sento anch'io così. Esausto di politica.
"On ne tombe pourtant pas dans l'indifférencié, ou dans la fameuse unité des contradictoires, et l'on n'est pas passif : on s'active, mais à rien. On était fatigué de quelque chose, mais épuisé, de rien" (Deleuze, L'épuisé, p.59)
Postilla 25 giugno
L'épuisement può anche manifestarsi come depressione, dalla quale si esce focalizzandosi su ciò che importa: il senso.
Oggi ho ricordato che la mia unica esperienza di azione nonviolenta, il "digiuno NoTav" Ascoltateli!, mi ha lasciato una grande frustrazione per la totale mancanza di ascolto da parte delle istituzioni, oltre che un grande affaticamento per lo sforzo organizzativo a cui mi sono dedicato senza risparmiarmi (ho poi impiegato mesi per riprenderemi).
Quell'esperienza è stata fondamentale per farmi comprendere che è un grave errore affidarsi alla nonviolenza come se fosse uno strumento.
Sono passati i tempi dei bivacchi coi morti o dei digiuni.
Se non nei fatti, almeno nelle intenzioni, è l’ora della violenza.
Della violenza, aggiungo, senza speranza, arida, impaziente.
Ci hanno deluso tutti: chi ha torto e chi ha ragione."
(Pasolini, A Panagulis)
Proprio ieri leggevo un testo di Zourabichvili, il defunto (suicida) genero di Nancy, su Deleuze e la politica: l'esaurimento del possibile, la figura dell'Esausto di Beckett, come prospettiva politica non assimilabile alla distinzione destra/sinistra.
Ormai, dopo aver fatto il mio digiuno e avere aridamente creduto nella nonviolenza, mi sento anch'io così. Esausto di politica.
"On ne tombe pourtant pas dans l'indifférencié, ou dans la fameuse unité des contradictoires, et l'on n'est pas passif : on s'active, mais à rien. On était fatigué de quelque chose, mais épuisé, de rien" (Deleuze, L'épuisé, p.59)
Postilla 25 giugno
L'épuisement può anche manifestarsi come depressione, dalla quale si esce focalizzandosi su ciò che importa: il senso.
Oggi ho ricordato che la mia unica esperienza di azione nonviolenta, il "digiuno NoTav" Ascoltateli!, mi ha lasciato una grande frustrazione per la totale mancanza di ascolto da parte delle istituzioni, oltre che un grande affaticamento per lo sforzo organizzativo a cui mi sono dedicato senza risparmiarmi (ho poi impiegato mesi per riprenderemi).
Quell'esperienza è stata fondamentale per farmi comprendere che è un grave errore affidarsi alla nonviolenza come se fosse uno strumento.
sabato 23 marzo 2013
Ancora sulle ineffettuali categorie destra/sinistra
vedi perché non ci capiamo, caro amico intellettuale di sinistra? Tu dici che non capisci come io possa sostenere che l'opposizione destra/sinistra sia stata neutralizzata e inizi a farmi un elenco di cose di sinistra, come essere NoTav ecc. poi però voti per un partito alleato col partito più proTav che ci sia, che quindi secondo la tua definizione dovrebbe essere di destra anche se si dice di sinistra, mentre il M5s risulterebbe automaticamente di sinistra, e sostanzialmente mi dici che voti a destra perché vuoi spostare a sinistra il Partito di Destra...
Poi - contraddicendomi - io ti dico che il pareggio di bilancio in Costituzione è di destra e tu mi dici che anche Hollande lo ha difeso, come se questo bastasse a decidere che cosa è di destra e che cosa di sinistra. Come se per definire l'arte dicessimo che è ciò che fanno gli artisti (ammesso e non concesso che Hollande sia "di sinistra").
Ma allora non è meglio fare come dico io, coltivare una propria distinzione antropologica tra destra e sinistra con valore euristico, e parlare piuttosto delle azioni concrete lasciando perdere i discorsi ineffettuali su destra/sinistra?
Che poi non mi pare che nella prospettiva biopolitica ci sia molto spazio per questa consunta dicotomia, storicamente determinata e assolutamente non elevabile a categoria antropologica universale (Pericle era di sinistra? Platone di destra? Kant? Stalin? Gorbacev? L'omofobia di Che Guevara? Clinton? Craxi? Renzi?).
***
Aggiornamento 7 dicembre 2013 (il giorno prima della vittoria alle primarie di Matteo Renzi e della definitiva sconfitta della fallimentare "sinistra" PD bersaniana).
Dopo la morte di Costanzo Preve ho scoperto la sua vasta opera, di cui mi riprometto di leggere il più possibile.
Qui Preve spiega la sua posizione su destra/sinistra: http://www.kelebekler.com/occ/prevedxsx.htm
***
Aggiornamento 7 dicembre 2013 (il giorno prima della vittoria alle primarie di Matteo Renzi e della definitiva sconfitta della fallimentare "sinistra" PD bersaniana).
Dopo la morte di Costanzo Preve ho scoperto la sua vasta opera, di cui mi riprometto di leggere il più possibile.
Qui Preve spiega la sua posizione su destra/sinistra: http://www.kelebekler.com/occ/prevedxsx.htm
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