E’ tutta, In ogni umano stato, ozio la vita, Se quell’oprar, quel procurar che a degno Obbietto non intende, o che all’intento Giunger mai non potria, ben si conviene Ozioso nomar. (Giacomo Leopardi)
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giovedì 7 marzo 2019

Diario in caso di morte, 1

Ho di nuovo molto timore della morte


Qualche mese fa, dopo un pranzo con bagna cauda, mi è venuta la tachicardia forte: mi sono svegliato di notte all’improvviso con il cuore che batteva all’impazzata e ho pensato che stesse per venirmi un infarto.
Mi era già successo in passato, e avevo fatto gli esami del caso, ma una sensazione così sgradevole non mi pareva di averla mai provata. E soprattutto il cuore non si fermava più, non smetteva più di battere velocissimo. 


Sono passati tre mesi e continuo a non stare molto bene: spesso mentre sto facendo lezione, sento qualcosa dentro di me come un rischio di implosione, mi pare di perdere l’equilibrio e le gambe non sembrano salde, così, senza parere, mi siedo mentre sto parlando, continuando a parlare come se niente fosse, o almeno spero che nessuno dei miei allievi si accorga di niente. Non sembrano accorgersi di niente.
So che si potrebbe pensare a qualcosa come delle crisi di panico, ma non penso proprio che sia il mio caso perché tutto ha avuto inizio con uno scompenso fisico.
Una condotta razionale mi porterebbe naturalmente a consultare un dottore ma io: 1) prima di consultare un dottore faccio le mie ipotesi diagnostiche e mi somministro le cure: in questo caso ho tolto fin dall’inizio dei disturbi vino, caffè e, tè; 2) ho paura che il dottore mi prescriverebbe degli esami del sangue, e quella per me è una prova superiore persino al trapano del dentista: rende la vita indegna di essere vissuta.

...

Ho deciso di ricominciare a praticare la presenza mentale: sento di dover rinunciare a ogni trascendenza, a ogni progettualità, a ogni desiderio.
Devo raggiungere l’immanenza apatica: se sopravviverò sarò più forte, se morirò sarò stato coerente.



venerdì 17 febbraio 2017

Paul Simon, Il lupo mannaro (Stranger to stranger, 2016). Mia traduzione (in progress).



https://www.youtube.com/watch?v=uBtXYoYiSdM&feature=youtu.be

Il tizio di Milwaukee condusse una vita dignitosa
Visse dignitosamente, ebbe una moglie dignitosa
Lei lo uccise. Ah, quel coltello da sushi!
Ora si compreranno un aldilà dignitoso

Il lupo mannaro sta arrivando

Il fatto è che molti necrologi sono dei resoconti eterogenei
La vita è una lotteria, un sacco di gente perde
E i vincitori, che sogghignano coi loro occhi color-dei-soldi
Mangiano tutto e ordinano le patatine extra

Il lupo mannaro sta arrivando (patatine extra)
Il lupo mannaro sta arrivando. Il lupo mannaro sta arrivando, il lupo mannaro sta arrivando, sì, Il lupo mannaro sta arrivando

La sento ululare, ringhiare sulle colline
Il lupo mannaro sta arrivando, Bill

Ignoranza e arroganza, un dibattito nazionale
Metti la lotta a Las Vegas, c'è uno sbarramento da un miliardo
di dollari: tv a pagamento, dovrebbero essere abbastanza in buona salute
Le produzioni usuali, e tutto va ai ricchi

Eppure, il lupo mannaro sta arrivando
Eh, Il lupo mannaro sta arrivando

Non mi sto lamentando, anzi, è proprio il contrario, amico mio.
So che sta piovendo, ma stiamo arrivando alla fine
Del mondo, della menzogna e dello spionaggio
Oh, non mi conosci?
OK, anch'io non ti conosco  

Il lupo mannaro sta arrivando. Il lupo mannaro sta arrivando
Il lupo mannaro sta arrivando e il Il lupo mannaro sta arrivando
Anche il lupo mannaro sta arrivando



***

Milwaukee man led a fairly decent life
Made a fairly decent living, had a fairly decent wife
She killed him. Ah, sushi knife
Now they're shopping for a fairly decent afterlife

The werewolf is coming

The fact is most obits are mixed reviews
Life is a lottery, a lotta people lose
And the winners, the grinners with money-colored eyes
Eat all the nuggets, then they order extra fries

The werewolf is coming. (Extra fries)
The werewolf is coming. The werewolf's coming, the werewolf's coming, yes, the werewolf is coming

I hear her howling, prowling on the hills
The werewolf's coming, Bill

Ignorance and arrogance, a national debate
Put the fight in Vegas, that's a billion dollar gate
Revenues: pay per views, it should be pretty healthy
The usual productions, and it all goes to the wealthy

Still, the werewolf's coming
Eh, the werewolf's coming

I'm not complaining, just the opposite my friend
I know it's raining, but we're coming to the end
Of the world, of the lyin' and the spyin' through
Oh, you don't know me?
OK, I don't know you, too

The werewolf's coming. Werewolf's coming up
The werewolf's coming, and the The werewolf's coming
The werewolf is coming, too

I hear her howling, prowling on the hills
The werewolf's coming Bill

You better stock up on water, canned goods off the shelves
And loot some for the old folks who can't loot for themselves
The doorbell's ringing, could be the elves
But it's probably the werewolf. It's quarter to twelve
And when it's midnight, and the wolf bites

It's a full moon, she really got the appetite
The werewolf's coming
(The werewolf, the werewolf)
The werewolf's coming
(The werewolf, the werewolf)

mercoledì 21 gennaio 2015

Roman nouveau, 4

Dopo la morte di mio padre la filosofia non mi interessava più, o peggio mi appariva inutile e stupida. Non riuscivo più a studiare. Supponevo però che fosse in qualche modo ancora la mia strada, non tanto perché io mi sentissi particolarmente intelligente o portato per il lavoro intellettuale (i miei risultati universitari non erano stati mediocri ma nemmeno eccellenti: mancava sempre qualcosa perché i professori vedessero in me una promessa anziché semplicemente un giovane in gamba), quanto perché abbandonarla avrebbe voluto dire inventarsi un’altra vita. Non mi sentivo proprio di inventarmi un'altra vita, dopo la morte di mio padre.
A dire il vero i concetti filosofici continuavano a piacermi, come dovrebbero piacere a tutti quelli che studiano filosofia. Studiandoli e comprendendoli mi pareva di essere forte, quando li capivo, mi pareva di essere potente, di partecipare al concetto splendido che stavo leggendo e comprendendo.

martedì 3 settembre 2013

Appunti per la Prima Lezione di Filosofia (terza liceo)

Meraviglia della filosofia/filosofia della meraviglia

"E' proprio del filosofo questo ... di essere pieno di meraviglia; né altro inizio ha il filosofare che questo" (Platone, Teeteto, 155d)

"...gli uomini hanno cominciato a filosofare, ora come in origine, a causa della meraviglia: mentre da principio restavano meravigliati di fronte alle difficoltà più semplici, in segiuto, progredendo a poco a poco, giunsero a porre problemi sempre maggiori, come i problemi riguardanti i fenomeni della luna e quelli del sole e degli astri e i problemi riguardanti l'origine dell'intero universo. Ora, chi prova un senso di dubbio e di meraviglia riconosce di non sapere ... Cosicché, se gli uomini hanno filosofato per liberarsi dall'ignoranza, è evidente che ricercano il conoscere solo al fine di sapere e non per conseguire qualche utilità pratica" (Aristotele, Metafisica, I,2,982b)


Filosofia della paura/paura della filosofia

Ma "thauma" non si dovrebbe tradurre con "meraviglia" bensì con "terrore", "paura", come ricorda Severino. Terrore di che? Be', naturalmente della fonte di tutte le paure: il divenire, la morte, il nulla.
La filosofia nasce dalla PAURA (del divenire, della morte, del nulla).


Filosofia come attività spontanea della mente, dall'adolescenza in poi

"Le nostre capacità analitiche sono spesso altamente sviluppate prima che abbiamo imparato gran che sul mondo, e intorno ai quattordici anni di età le persone cominciano a pensare per conto loro ai problemi filosofici – su quello che esiste davvero, se possiamo conoscere qualcosa, se qualcosa è veramente giusto o sbagliato, se la vita ha qualche significato, se la morte è la fine. Si è scritto per centinaia di anni su questi problemi, ma il materiale filosofico grezzo viene direttamente dal mondo, e dalla nostra relazione con esso, non dagli scritti del passato (corsivo mio, EA). Ecco perché quei problemi si ripresentano continuamente nella testa della gente che non ha letto nulla in proposito." (Thomas Nagel, Una brevissima introduzione alla filosofia)






Filosofia e mondo

"la filosofia nella sua lunga storia ha ostinatamente sebbene vanamente inseguito alcune chimere – cioè fantasticherie o illusioni – riguardanti la conoscenza, da cui è stata deviata in direzioni che le hanno impedito di comprenderne adeguatamente il carattere, e di cui ci si deve liberare se si vuole sviluppare una filosofia feconda. Le chimere della conoscenza (...) sono la verità, l’oggettività, la certezza, l’intuizione, la deduzione, il rigore, la mente. (...)
La filosofia è un’indagine sul mondo. Essa vuole affrontare grandi problemi, essenziali, nel senso della scienza, e si giustifica solo nella misura in cui lo fa. (...)
La filosofia dà una visione globale. Essa non si limita a questioni settoriali, perciò non vi può essere una filosofia solo della matematica, o della fisica, o della biologia, ecc." (C. Cellucci, Perché ancora la filosofia?)


Filosofia come negoziazione concettuale.

Dico subito che cosa è un filosofo [...]. Un filosofo è un negoziatore concettuale. [...]
Lasciatemi subito mostrare alcune conseguenze di questo modo di vedere la filosofia. Uno: se il filosofo è un negoziatore concettuale, ne segue che la filosofia, più che una materia, è un’arte; l’arte del negoziare concetti, che richiede non solo rigore ma una buona dose di immaginazione. Questo significa, due, che non c’è un canone della filosofia nel senso in cui ci può essere un canone della fisica o della biologia, o del metodo storico. Tre: allora spiegare la filosofia significa spiegare le tecniche del negoziato sulla base di esempi [...]. Un’altra conseguenza, quattro, è che la filosofia è molto più diffusa nella società di quanto non ci si aspetti, o di quanto non dica di essere o venga rappresentata. [...]. Cinque: abbiamo una chiave di lettura semplice per molta storia della filosofia, che altro non è che la traccia lasciata da negoziati concettuali ambiziosi, svoltisi in coincidenza di cambiamenti a volte brutali: quando si comincia a capire che il corpo umano è una specie di macchina (Cartesio), quando le città si dotano di leggi autonome (Platone), quando si cerca di fermare la spirale della violenza tra comunità religiose (Locke), quando le persone scelgono di decidere da sole il proprio destino invece che conformarsi supinamente a paternali (Kant), per esempio. E questo vuol dire che, sei, innumerevoli altri negoziati non sono stati registrati con l’etichetta di ‘negoziato filosofico’, ma le loro tracce sono presenti nella società che ne è stata plasmata. Possiamo fare anche una previsione, sette: troveremo molte tracce esplicite di negoziati concettuali quando le trasformazioni sociali, economiche e scientifiche saranno particolarmente radicali. La storia della filosofia è discontinua ed eterodiretta; cambia il mondo, la filosofia serve; la filosofia accorre. Otto: risulterà che alcune cose cui incolliamo l’etichetta di filosofia sono tali solo di nome. Per finire, nono punto: la filosofia ha dei bei giorni davanti a sé, non abbiamo nessuna ragione di pensare che il futuro non ci riservi sempre nuove sorprese, che metteranno noi e chi verrà dopo di noi di fronte alla necessità di negoziare concettualmente. E sappiamo che ci sono molte persone diverse da noi, le cui idee possono essere molto distanti dalle nostre. Dobbiamo accettare questi fatti come una ricchezza e una sfida [corsivi miei, E.A.]. (R. Casati, Prima lezione di filosofia)


Si può fare una storia della filosofia?

Ma davvero non c’è un ordine interno della storia della filosofia? In fondo Hegel può soltanto venire dopo Kant. Così diranno, probabilmente, i difensori di una concezione per cui lo spirito si invera nella storia. Se però c’è una verità nell’asserzione che Hegel poteva venire solo dopo Kant, e se non si tratta del fatto banale che Hegel lesse Kant e lo commentò ma non viceversa, questo non è per un legame interno tra Hegel e Kant, ma per un legame interno tra lo sviluppo della società e della scienza all’epoca di Hegel rispetto alla società e la scienza dell’epoca di Kant [corsivo mio, EA]. I problemi di Hegel non sono più, o non solo, quelli di Kant.
Direi che c’è comunque anche un problema più profondo. Non è infatti nemmeno chiaro che possa esserci una storia unitaria della filosofia [EA] proprio data l’enorme disparità di cose che oggi potremmo etichettare come filosofiche [...]. Altre discipline hanno una storia più lineare. (R. Casati, Prima lezione di filosofia)

domenica 4 marzo 2012

Al cospetto del carabiniere

Gli amici mi hanno detto di scendere dal treno a Chiomonte. Siccome al mio arrivo loro non si vedono ancora e io non ho mai visto il paese della battaglia del 3 luglio, vado a farmi quattro passi. Guardo sulla montagna la diga intorno a cui so esserci stati aspri scontri, e mi aspetto di vedere polizia ovunque, invece no.
Il paese sembra deserto, incontro un vecchio e ci scambiamo un saluto, poi torno sui miei passi. In quel momento vedo un'auto dei carabinieri che scende lentamente la stradina che io sto salendo, sento un piccolo tuffo al cuore e imposto un atteggiamento neutro, lancio un'occhiata disinteressata all'auto, tanto per non avere l'aria di guardarmi colpevolmente i piedi.
L'auto prosegue superandomi, ma rallenta e poi si ferma. Sento che fa marcia indietro risalendo nella mia direzione, io proseguo come se niente fosse ma un colpo di clacson mi richiama all'evidenza. Mentre un piccolo tremore mi percorre le ginocchia sfodero un sorriso e mi affaccio al finestrino dell'unico carabiniere alla guida del mezzo. Ci diciamo buongiorno.
- Tutto bene?
- Sì sì
- Che fa da queste parti?
- Ah, vado alla polentata
- Ma allora ha sbagliato strada
- Sì lo so, ma stanno arrivando degli amici a prendermi
- Ce l'ha un documento?
- Certamente.
- Le dispiace se faccio un controllo?
- Prego
...
- Sa perchè mi sono fermato?
- No ma immaginavo che l'avrebbe fatto
- Perché lei non mi ha guardato neanche per un attimo, mentre di solito quelli che incontro mi guardano e mi salutano
- Ah, ma io l'ho guardata per un attimo!
- Comunque lei mi sembra una brava persona
- Lo sono, o almeno mi sforzo di esserlo
- Guardi a me dispiace per la situazione
- Posso immaginarlo
- Ho anche degli amici...
- Comunque io sono superpacifista, sto anche organizzando un digiuno collettivo NoTav
- E secondo lei serve a qualcosa?
- Lo spero
- Eh
- E in ogni caso non vedo alternative
- Arrivederci
- Arrivederci e buona giornata

martedì 24 gennaio 2012

Raul Montanari, finale di L'uomo che aveva paura di morire (How to disappear completely, Narradiohead)



...
Un giorno si svegliò a un’ora del mattino presto e si sentì felice. Non era un sentimento comune, per lui.
Non aprì nemmeno gli occhi. Aveva le labbra secche e faticava a deglutire, ma non ci fece caso. Ripensò a quello che aveva fatto. Ci ripensò addentrandosi con prudenza fra i ricordi degli ultimi due anni, e nessuna trappola scattò.
Era solo con se stesso, non c’era nessun accesso aperto al tempo. Steso sul letto, isolato dal mondo, sentiva di essere al centro esatto dell’arena in cui si combatteva la battaglia contro la morte, ed era orgoglioso di sé. Stava lottando come nessuno prima di lui aveva mai fatto, pensò. Forse qualcuno avrebbe saputo cosa era successo in quella stanza e l’avrebbe imitato. Forse un giorno tutti gli uomini si sarebbero salvati, ma di questo non gli importava, ora.
Il senso di felicità si inclinò, si allargò in una diffusa tenerezza per sé stesso, come un’acqua calda e tranquilla. Respiro dopo respiro, battito dopo battito, cullato da suoni senza tempo, dalla musica del corpo.
Dalla sua piccola eternità, l’uomo sorrise.
Il mondo si chiuse gentilmente su di lui, avvolgendolo, e fu tutto.