E’ tutta, In ogni umano stato, ozio la vita, Se quell’oprar, quel procurar che a degno Obbietto non intende, o che all’intento Giunger mai non potria, ben si conviene Ozioso nomar. (Giacomo Leopardi)
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martedì 19 novembre 2013

Intuizione, 12 (Infanzia e rivoluzione)

Fino a qualche anno fa non mi dispiaceva l'idea di morire su una barricata, combattendo contro un golpe fascista.
Da quando ho un figlio, invece, penso spesso con ansia che se il sistema sociale italiano crollasse, se si creasse una situazione rivoluzionaria a rischio di violenta repressione poliziesco-militare e conseguente restaurazione tecnodittatoriale, la mia unica preoccupazione sarebbe Agostino, mio figlio. Come metterlo in salvo? Come preservarlo dalla violenza?
Come tollerare che un bambino sia esposto al male degli uomini adulti? Lo so, sembra che tolleriamo quotidianamente che ciò avvenga, ma io credo che in realtà non lo tolleriamo affatto, chi più chi meno siamo tutti pronti a ribellarci fino alla morte per difendere un qualsiasi bambino, un qualsiasi debole, un qualsiasi oppresso: sono immagini sostanziali di noi stessi, della nostra stessa precarietà e finitezza. Gli atti di eroismo di persone comuni si spiegano così, con l'istinto altruistico e l'amorosa cooperazione che nella nostra terribile specie convivono accanto ai peggiori istinti egoistici e distruttivi.

Ho pensato a come potevano vivere i genitori nei primi giorni di una dittatura come quella cilena. Che cosa pensavano le mamme e i papà mentre i feroci assassini fascisti cominciavano a sterminare sistematicamente i cileni democratici?
Ho improvvisamente intuito che non potevano pensare ad altro che ai loro bambini, la cui vita era cognitivamente protetta - fino al momento del disastro reale - dall'angoscia della guerra e della morte. Probabilmente prima di essere catturati e annientati, molti cileni giocavano coi loro bambini esattamente come prima, si sforzavano di farlo, per non turbare la meccanica e biologica calma irrequieta della quotidianità infantile.

Ha ragione Deleuze, i bambini sono la pura immanenza e il loro essere mondano è in qualche senso perfetto.
Ora so che se cominciasse la rivoluzione io dovrei guardare dentro la sfera del mondo del mio bambino per trarne luce e quiete.
Fino all'ultimo istante.

venerdì 12 aprile 2013

Il bombarolo cucina benissimo

Ho cercato un bar ignoto vicino alla scuola: trovato, era deserto.
Il disco di De Gregori in sottofondo mi ha fatto intuire che il gestore non fosse un fascista. Leggendo il Manifesto durante il pranzo, sentivo un crescente cenno di commozione per avere scovato uno dei rari luoghi in cui l'idea comunista - come direbbe Badiou - sembrasse trovare ancora soggetti fedeli.
Alla fine del pranzo ho chiacchierato un po'. Il compagno cuoco è disperato e incazzato per una vita "sprecata", in lavoro sforzi ideali soldi, e si dice pronto a mettere le bombe perché le cose cambino. Quando i due anziani esodati si sono suicidati alcuni giorni or sono, la madre gli ha telefonato per raccomandargli di non compiere gesti inconsulti.
Ho provato a dirgli che con le bombe ci hanno già provato senza ottenere grandi risultati (non sono stato a sottilizzare sul fatto che le bombe italiane sono fasciste o mafiose).

Ho deciso che tornerò sempre a pranzare da costui per convincerlo a non cedere alla rabbia. Tra l'altro sua moglie cucina benissimo.

venerdì 2 novembre 2012

Comunicato stampa del Partito Pirata Italiano, solidarietà alla residenza universitaria occupata Verdi

Martedì, 30 ottobre 2012, le forze dell'ordine hanno sgomberato la residenza universitaria Verdi di Torino, occupata da gennaio scorso dagli studenti dell'Università in protesta ai tagli al diritto allo studio della Regione Piemonte, in seguito ai quali ottomila studenti aventi diritto sono rimasti senza borsa di studio. L'assemblea online del partito pirata italiano ha precedentemente approvato quanto segue, (risoluzione 996 del 26 giugno 2012:
"Il PP-IT approva e sostiene ogni azione di riappropriazione e autogestione di aree e spazi urbani o rurali, sottratti alla speculazione, da destinarsi a finalità abitativa per quanti, italiani e migranti, non possano accedere al diritto alla casa in tutte le sue forme o a percorsi con finalità socio-culturali, nel rispetto dei Diritti fondamentali, destinati all'intera cittadinanza senza alcuna distinzione."
Sulla base di questo principio, il PP italiano considera l'occupazione della residenza Verdi di Torino un esempio ideale di riappropriazione e riorganizzazione di spazi a fine sociale, avendo la residenza ospitato in questi mesi numerosi studenti iscritti all'Università di Torino e privati della borsa di studio che gli sarebbe spettata di diritto. Il PP vuole ricordare le numerose attività culturali promosse dal comitato di occupazione, quali l'apertura di una libreria-baratto di testi universitari ,di una palestra, di una ciclo officina, l'organizzazione di rassegne cinematografiche e le infinite attività rese servizio del vicino ateneo. Attività talvolta non citate dai mezzi di informazione che hanno erroneamente dipinto gli occupanti come un gruppo di “clandestini sudamericani”, lontani dal mondo universitario. Niente di più falso: alla residenza Verdi è sempre stata privilegiata, di fronte ad un pressante numero di richieste dovute all'emergenza abitativa di una Torino capitale degli sfratti, la vocazione originaria del luogo. In questo momento sono privati del diritto allo studio studenti modello, stranieri e italiani, che dormono nell'atrio dell'università, come è stato largamente riconosciuto dagli organi di stampa. A questo riguardo il PP esprime perplessità per la contraddizioni diffuse dai media nazionali, così come sgomento per la violenza con cui le proteste sono state represse da parte delle forze di polizia. Il il PP esprime tutta la propria solidarietà agli studenti sgomberati e appoggia future esperienze di laboratorio sociale finalizzate a tutelare diritti fondamentali garantiti dalla stessa Costituzione italiana, quale il diritto allo studio, oggi messi in grave pericolo dall'attuale crisi economica e sociale.
Questo documento è stato approvato democraticamente dall'Assemblea Permanente del Partito Pirata.

venerdì 28 ottobre 2011

Un sonetto di Alfonso Maria Petrosino a sostegno delle educatrici precarie minacciate dai tagli del Comune di Torino

Al centro della Piazza del Palazzo
il Conte Verde impugna lo spadone,
istigando alla privatizzazione
e a darci un taglio: era un crociato, un pazzo

che bronzeo indica la via maestra.
È di sinistra il sindaco Fassino,
ma in questo modo al massimo è mancino
e quello che fa la sua mano destra

la sua sinistra non lo sa. Tiziana,
Simona, Claudia, Laura, Deborah,
nere di lutto, guidano il presidio.

Il sindaco non scende, e si allontana
da quella parte della società.
La bara è il simbolo di un omicidio.

sabato 25 dicembre 2010

Benvenuti nel deserto del Natale (improponibile per Vogue.it...)

A dare retta al filosofo Oswald Spengler, si direbbe che il tramonto dell’Occidente sia iniziato più di un secolo fa, anche se non se ne vede ancora la fine.
In epoche di crisi come la nostra, i simboli a lungo lasciati vivere indisturbati diventano simboli scottanti, all’incrocio di terreni di battaglie ideologiche (si pensi al crocefisso in aula).
Babbo Natale è uno di questi simboli, apparentemente innocui, segnali di epoche storiche appena trascorse, eppure irrecuperabili: la sua sorte sembra essere definitivamente segnata.
In Nightmare before Christmas Tim Burton riservava a Santa Klaus (“Babbo Nachele”) una divertentissima serie di crudeltà: a causa di un equivoco veniva rapito e torturato prima di essere quasi ucciso da alcuni abitanti del regno di Halloween che avevano mal interpretato la volontà del suo sovrano, Jack Skeletron.
Il capolavoro di Burton inscena diverse inquietudini proprie dell’immaginario natalizio: non in tutti i mondi si può capire il messaggio di gioia e bontà di cui è latore Babbo Natale. Se si abita un mondo orripilante (come quello di cui il mondo di Halloween è un’iperbole) il messaggio sarà inevitabilmente distorto e impregnato dell’orrore noto.
In una società che fatica ad andare avanti, per non dire peggio, chi può ancora provare una gioia autentica di fronte a un simbolo fasullo come Babbo Natale? (La leggenda metropolitana secondo cui il Santa Klaus a noi noto sarebbe un’invenzione della Coca Cola è falsa, ma significativa).
A fronte di persone il cui tenore di vita non è tale da permettere grandi sprechi nemmeno sotto le feste, a meno di indebitarsi, ci sono numerose altre persone che vorrebbero proteggere il loro mondo dorato, e continuare a far credere ai loro bambini che Babbo Natale esiste e porta i doni ai bimbi buoni.
Purtroppo Babbo Natale non esiste, come ben sapevano le generazioni italiane precedenti il dominio del consumismo. E dopo una breve parentesi legata alla volontà di felicità della generazione del boom economico, di cui la Generazione X è figlia, ora questo è più evidente che mai: nessuna finzione edificante è possibile, e di fronte ai bambini si estende quello che, con un prestito da Matrix, lo psicoanalista e filosofo sloveno Slavoj Zizek chiama il deserto del reale.
Benvenuti nel deserto del Natale.

lunedì 20 settembre 2010

Espettorazioni dell'Ombra (AGGIORNAMENTO)

Alcuni pensieri su intellettuali, critici e letteratura ispiratimi da un litigio con Gilda Policastro (che rivendicò il copyright di "espettorazioni": glielo concedo volentieri, è suo).

Espettorazioni dell'Ombra, 6
In un paese dove la gente diviene attivamente analfabeta, il godimento intellettuale produttivo di pensieri sensi e testi è come un film di perle proiettato su schermi per porci miopi

***

Espettorazioni dell'Ombra, 1
pubblicata da Edoardo Acotto il giorno venerdì 14 maggio 2010 alle ore 23.39

I concetti di frustrazione e invidia usati in modo esplicativo sono propri della psicologia spontanea piccolo borghese e in particolare di quella degli intellettuali umanisti separati dalla società, da essi chiamata "pubblico".

Espettorazioni dell'Ombra, 2
pubblicata da Edoardo Acotto il giorno venerdì 14 maggio 2010 alle ore 23.38

In una società che poco legge e quasi nulla comprende, la funzione del critico letterario è paragonabile a quella dell'igienista nel lebbrosario: le sue prescrizioni immaginarie si volatilizzano rapidamente tra i miasmi del reale.

Espettorazioni dell'Ombra, 3
pubblicata da Edoardo Acotto il giorno venerdì 14 maggio 2010 alle ore 23.52

In una società che ignora la poesia per sopraggiunto analfabetismo poetico-politico, la funzione del poeta è paragonabile a quella di un istituto creditizio di un paese in bancarotta: mentre i più sopravvivono a stento, o muoiono d'inedia, esso erogherà prestiti ai benestanti affinché difendano e perpetuino la loro agiata forma di vita.

Espettorazioni dell'Ombra, 4

pubblicata da Edoardo Acotto il giorno martedì 18 maggio 2010 alle ore 15.25

Alla maestà dei letterati italiani non dà fastidio esser lesi dalle critiche ma piuttosto che gliele porga qualcuno che nella Repubblica delle Lettere non conta un benemerito cazzo di nulla.

Espettorazioni dell'Ombra, 5
pubblicata da Edoardo Acotto il giorno martedì 18 maggio 2010 alle ore 21.54

Nell'epoca del capitalismo rovinante, il critico letterario che si lamenta della bassa qualità dei libri editi, distribuiti, letti e premiati, ha qualche tratto in comune con il generale di un esercito destinato alla sconfitta che si duole perché i suoi soldati non vanno lietamente a morire sul fronte.
In entrambi i casi, la spiegazione ha a che fare con la morte e la natura delle cose.