E’ tutta, In ogni umano stato, ozio la vita, Se quell’oprar, quel procurar che a degno Obbietto non intende, o che all’intento Giunger mai non potria, ben si conviene Ozioso nomar. (Giacomo Leopardi)
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mercoledì 21 gennaio 2015

Roman nouveau, 4

Dopo la morte di mio padre la filosofia non mi interessava più, o peggio mi appariva inutile e stupida. Non riuscivo più a studiare. Supponevo però che fosse in qualche modo ancora la mia strada, non tanto perché io mi sentissi particolarmente intelligente o portato per il lavoro intellettuale (i miei risultati universitari non erano stati mediocri ma nemmeno eccellenti: mancava sempre qualcosa perché i professori vedessero in me una promessa anziché semplicemente un giovane in gamba), quanto perché abbandonarla avrebbe voluto dire inventarsi un’altra vita. Non mi sentivo proprio di inventarmi un'altra vita, dopo la morte di mio padre.
A dire il vero i concetti filosofici continuavano a piacermi, come dovrebbero piacere a tutti quelli che studiano filosofia. Studiandoli e comprendendoli mi pareva di essere forte, quando li capivo, mi pareva di essere potente, di partecipare al concetto splendido che stavo leggendo e comprendendo.

mercoledì 21 maggio 2014

Roman nouveau, Ω

Sono tornato in Italia perché c'era il concorso per l'insegnamento. L'ho vinto a settembre e a gennaio ho iniziato a insegnare. Dopo un anno in provincia di Cuneo ho scelto di venire a Torino, dove sono nato. Del resto la metà dei miei amici a Parigi era torinese. Parigi ospita una grande colonia italiana e un torinese benestante possiede almeno un appartamento a Parigi. Talvolta due.
A Parigi avevo conosciuto parecchi torinesi benestanti di sinistra. Erano benestanti perché abitavano a Parigi, ed erano di sinistra perché le mie frequentazioni mi portavano naturalmente lì. E poi la borghesia torinese è prevalentemente di sinistra, perché Torino era la città del PCI della FIAT. Di tutti i torinesi che ho conosciuto a Parigi, quelli che sono rimasti lì sono i più benestanti, come la mia amica Alfonsina. Mortacci, sono contento per loro. Io invece sono tornato in Italia.

Ho 42 anni, ma dal punto di vista della conoscenza filosofica gli anni sono circa 21. Nel senso: se a 21 anni avessi saputo ciò che so adesso, e avessi pensato come penso adesso, forse avrei potuto essere considerato "bravo".
Insegno al liceo, filosofia e storia. La storia la insegno solo perché sono obbligato, e la filosofia non riesco ancora a insegnarla come vorrei.