E’ tutta, In ogni umano stato, ozio la vita, Se quell’oprar, quel procurar che a degno Obbietto non intende, o che all’intento Giunger mai non potria, ben si conviene Ozioso nomar. (Giacomo Leopardi)
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martedì 19 febbraio 2019

La morte come liberazione (Intuizione 51)

Non mi era mai davvero capitato di percepire la vita come tedio ASSOLUTO, e di pensare che, data anche una certa età (46 anni), morire ora non sarebbe affatto una tragedia.
Sarebbe forse anzi un puro sollievo.
Senza credere in alcun modo a una vita dopo la morte, la morte potrebbe essere semplicemente un cambiamento radicale, l'unica possibilità che qualcosa torni ad essere possibile.

martedì 3 settembre 2013

Appunti per la Prima Lezione di Filosofia (terza liceo)

Meraviglia della filosofia/filosofia della meraviglia

"E' proprio del filosofo questo ... di essere pieno di meraviglia; né altro inizio ha il filosofare che questo" (Platone, Teeteto, 155d)

"...gli uomini hanno cominciato a filosofare, ora come in origine, a causa della meraviglia: mentre da principio restavano meravigliati di fronte alle difficoltà più semplici, in segiuto, progredendo a poco a poco, giunsero a porre problemi sempre maggiori, come i problemi riguardanti i fenomeni della luna e quelli del sole e degli astri e i problemi riguardanti l'origine dell'intero universo. Ora, chi prova un senso di dubbio e di meraviglia riconosce di non sapere ... Cosicché, se gli uomini hanno filosofato per liberarsi dall'ignoranza, è evidente che ricercano il conoscere solo al fine di sapere e non per conseguire qualche utilità pratica" (Aristotele, Metafisica, I,2,982b)


Filosofia della paura/paura della filosofia

Ma "thauma" non si dovrebbe tradurre con "meraviglia" bensì con "terrore", "paura", come ricorda Severino. Terrore di che? Be', naturalmente della fonte di tutte le paure: il divenire, la morte, il nulla.
La filosofia nasce dalla PAURA (del divenire, della morte, del nulla).


Filosofia come attività spontanea della mente, dall'adolescenza in poi

"Le nostre capacità analitiche sono spesso altamente sviluppate prima che abbiamo imparato gran che sul mondo, e intorno ai quattordici anni di età le persone cominciano a pensare per conto loro ai problemi filosofici – su quello che esiste davvero, se possiamo conoscere qualcosa, se qualcosa è veramente giusto o sbagliato, se la vita ha qualche significato, se la morte è la fine. Si è scritto per centinaia di anni su questi problemi, ma il materiale filosofico grezzo viene direttamente dal mondo, e dalla nostra relazione con esso, non dagli scritti del passato (corsivo mio, EA). Ecco perché quei problemi si ripresentano continuamente nella testa della gente che non ha letto nulla in proposito." (Thomas Nagel, Una brevissima introduzione alla filosofia)






Filosofia e mondo

"la filosofia nella sua lunga storia ha ostinatamente sebbene vanamente inseguito alcune chimere – cioè fantasticherie o illusioni – riguardanti la conoscenza, da cui è stata deviata in direzioni che le hanno impedito di comprenderne adeguatamente il carattere, e di cui ci si deve liberare se si vuole sviluppare una filosofia feconda. Le chimere della conoscenza (...) sono la verità, l’oggettività, la certezza, l’intuizione, la deduzione, il rigore, la mente. (...)
La filosofia è un’indagine sul mondo. Essa vuole affrontare grandi problemi, essenziali, nel senso della scienza, e si giustifica solo nella misura in cui lo fa. (...)
La filosofia dà una visione globale. Essa non si limita a questioni settoriali, perciò non vi può essere una filosofia solo della matematica, o della fisica, o della biologia, ecc." (C. Cellucci, Perché ancora la filosofia?)


Filosofia come negoziazione concettuale.

Dico subito che cosa è un filosofo [...]. Un filosofo è un negoziatore concettuale. [...]
Lasciatemi subito mostrare alcune conseguenze di questo modo di vedere la filosofia. Uno: se il filosofo è un negoziatore concettuale, ne segue che la filosofia, più che una materia, è un’arte; l’arte del negoziare concetti, che richiede non solo rigore ma una buona dose di immaginazione. Questo significa, due, che non c’è un canone della filosofia nel senso in cui ci può essere un canone della fisica o della biologia, o del metodo storico. Tre: allora spiegare la filosofia significa spiegare le tecniche del negoziato sulla base di esempi [...]. Un’altra conseguenza, quattro, è che la filosofia è molto più diffusa nella società di quanto non ci si aspetti, o di quanto non dica di essere o venga rappresentata. [...]. Cinque: abbiamo una chiave di lettura semplice per molta storia della filosofia, che altro non è che la traccia lasciata da negoziati concettuali ambiziosi, svoltisi in coincidenza di cambiamenti a volte brutali: quando si comincia a capire che il corpo umano è una specie di macchina (Cartesio), quando le città si dotano di leggi autonome (Platone), quando si cerca di fermare la spirale della violenza tra comunità religiose (Locke), quando le persone scelgono di decidere da sole il proprio destino invece che conformarsi supinamente a paternali (Kant), per esempio. E questo vuol dire che, sei, innumerevoli altri negoziati non sono stati registrati con l’etichetta di ‘negoziato filosofico’, ma le loro tracce sono presenti nella società che ne è stata plasmata. Possiamo fare anche una previsione, sette: troveremo molte tracce esplicite di negoziati concettuali quando le trasformazioni sociali, economiche e scientifiche saranno particolarmente radicali. La storia della filosofia è discontinua ed eterodiretta; cambia il mondo, la filosofia serve; la filosofia accorre. Otto: risulterà che alcune cose cui incolliamo l’etichetta di filosofia sono tali solo di nome. Per finire, nono punto: la filosofia ha dei bei giorni davanti a sé, non abbiamo nessuna ragione di pensare che il futuro non ci riservi sempre nuove sorprese, che metteranno noi e chi verrà dopo di noi di fronte alla necessità di negoziare concettualmente. E sappiamo che ci sono molte persone diverse da noi, le cui idee possono essere molto distanti dalle nostre. Dobbiamo accettare questi fatti come una ricchezza e una sfida [corsivi miei, E.A.]. (R. Casati, Prima lezione di filosofia)


Si può fare una storia della filosofia?

Ma davvero non c’è un ordine interno della storia della filosofia? In fondo Hegel può soltanto venire dopo Kant. Così diranno, probabilmente, i difensori di una concezione per cui lo spirito si invera nella storia. Se però c’è una verità nell’asserzione che Hegel poteva venire solo dopo Kant, e se non si tratta del fatto banale che Hegel lesse Kant e lo commentò ma non viceversa, questo non è per un legame interno tra Hegel e Kant, ma per un legame interno tra lo sviluppo della società e della scienza all’epoca di Hegel rispetto alla società e la scienza dell’epoca di Kant [corsivo mio, EA]. I problemi di Hegel non sono più, o non solo, quelli di Kant.
Direi che c’è comunque anche un problema più profondo. Non è infatti nemmeno chiaro che possa esserci una storia unitaria della filosofia [EA] proprio data l’enorme disparità di cose che oggi potremmo etichettare come filosofiche [...]. Altre discipline hanno una storia più lineare. (R. Casati, Prima lezione di filosofia)

sabato 23 marzo 2013

Ancora sulle ineffettuali categorie destra/sinistra

vedi perché non ci capiamo, caro amico intellettuale di sinistra? Tu dici che non capisci come io possa sostenere che l'opposizione destra/sinistra sia stata neutralizzata e inizi a farmi un elenco di cose di sinistra, come essere NoTav ecc. poi però voti per un partito alleato col partito più proTav che ci sia, che quindi secondo la tua definizione dovrebbe essere di destra anche se si dice di sinistra, mentre il M5s risulterebbe automaticamente di sinistra, e sostanzialmente mi dici che voti a destra perché vuoi spostare a sinistra il Partito di Destra...
Poi - contraddicendomi - io ti dico che il pareggio di bilancio in Costituzione è di destra e tu mi dici che anche Hollande lo ha difeso, come se questo bastasse a decidere che cosa è di destra e che cosa di sinistra. Come se per definire l'arte dicessimo che è ciò che fanno gli artisti (ammesso e non concesso che Hollande sia "di sinistra").
Ma allora non è meglio fare come dico io, coltivare una propria distinzione antropologica tra destra e sinistra con valore euristico, e parlare piuttosto delle azioni concrete lasciando perdere i discorsi ineffettuali su destra/sinistra?
Che poi non mi pare che nella prospettiva biopolitica ci sia molto spazio per questa consunta dicotomia, storicamente determinata e assolutamente non elevabile a categoria antropologica universale (Pericle era di sinistra? Platone di destra? Kant? Stalin? Gorbacev? L'omofobia di Che Guevara? Clinton? Craxi? Renzi?).

***

Aggiornamento 7 dicembre 2013 (il giorno prima della vittoria alle primarie di Matteo Renzi e della definitiva sconfitta della fallimentare "sinistra" PD bersaniana).
Dopo la morte di Costanzo Preve ho scoperto la sua vasta opera, di cui mi riprometto di leggere il più possibile.
Qui Preve spiega la sua posizione su destra/sinistra: http://www.kelebekler.com/occ/prevedxsx.htm

venerdì 1 giugno 2012

Platone parla al'assessora all'urbanistica di Torino, Ilda Curti

"Tu lodi uomini che hanno offerto agli Ateniesi banchetti servendo loro quello che desideravano. E allora dicono che essi hanno fatto grande la città, perché non si accorgono che essa è gonfia e infetta a causa di quei vecchi politici. Senza affatto preoccuparsi di saggezza e di giustizia hanno riempito la città di porti, di arsenali, di mura, di tributi dei sudditi, e di altre simili banalità. ma quando li colpirà l'attacco di questa malattia, daranno la colpa ai consiglieri di adesso, e continueranno a lodare Temistocle e Cimone e Pericle - loro, che sono le cause dei mali. Se la prenderanno forse anche con te, se non stai in guardia, e col mio compagno Alcibiade, quando perderanno anche gli antichi possedimenti oltre agli acquisti recenti, anche se voi non siete colpevoli dei mali, benché forse corresponsabili"

[Gorgia 518e-519b]

sabato 18 settembre 2010

Due poesie per me di Alfonso Maria Petrosino

1.
@cotto

Ehi dico a te, Edoardo Acotto, euh! tss!
non so se sai chi siamo noi (chi?).
Tu sei lo sguattero di Guattari
e Guattari varrà mezzo Deleuze,

il quale, è lui a dirlo, ha “beaucoup bu”
e non si riferisce all’acqua fresca.
È meglio la filosofia tedesca
della francese e valgono di più

le caute verità di Gadamer
di quelle di uno che scatarra e incanta
come una viola che accompagni un fado.

Per quanto invece, ahimé, riguarda me
ok, mi piace mettermi a 90,
ma tu filosofeggi al quinto grado.


2.

Al diavolo i filosofi: Platone
ha dato e detto tutto già, perfino
contraddicendosi. Qualcuno pone
una domanda a Socrate e "Sì, sì... no"

di solito risponde quel cialtrone
portando i giovani nel suo casino.
Neanche i moderni sono O.K.: Bacone
mi piace solo se c'è un egg vicino.

e di Descartes e altri rescogitanti
io francamente me ne frego e fotto,
nanetti sotto ai piedi dei giganti.

Il solo e l'unico che non mi ha rotto
e che potrei trattare con i guanti
è lo stanchissimo Edoardo Acotto

Alfonso Maria Petrosino