http://www.ariberti.it/il-natale/classica-natale
E’ tutta,
In ogni umano stato, ozio la vita,
Se quell’oprar, quel procurar che a degno
Obbietto non intende, o che all’intento
Giunger mai non potria, ben si conviene
Ozioso nomar. (Giacomo Leopardi)
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domenica 22 dicembre 2013
Utile lista di Natale
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mercoledì 21 dicembre 2011
Ritratti natalizi di amici di Facebook, 2
Irada è la donna più misteriosa che ci sia su Facebook.
Comprendere ciò che scrive Irada mi è impossibile, e credo sia impossibile per chiunque non possieda il codice segreto. Io non lo possiedo, questo codice, quindi non la capisco mai.
"Mai" non è un'iperbole: sono sicuro di avere capito un paio di sue frasi qualche anno fa, ma sulla lunga distanza la mia incomprensione si avvicina asintoticamente allo zero.
Irada è una scienziata (pazza?), ma ha studiato filosofia e letteratura, credo. Forse ha fatto una tesi su Artaud.
Si occupa anche di musica: apparentemente costruisce innovativi strumenti musicali.
Prende parte a convegni di cui non comprendo nemmeno il titolo, sulla comunicazione, l'impresa, le neuroscienze e cose così.
Mescola psicologia matematica arte, con nonchalance.
Si occupa di ibridi pericolosi.
Non so dove abiti, ma forse ha lavorato alle Seychelles.
Credo che il suo nome venga dall'Oriente, ma non so da dove (e l'Oriente è grande).
Talvolta sospetto che Irada non esista.
Se non esistesse dovrebbero inventarla (anche perché è bellissima).
Comprendere ciò che scrive Irada mi è impossibile, e credo sia impossibile per chiunque non possieda il codice segreto. Io non lo possiedo, questo codice, quindi non la capisco mai.
"Mai" non è un'iperbole: sono sicuro di avere capito un paio di sue frasi qualche anno fa, ma sulla lunga distanza la mia incomprensione si avvicina asintoticamente allo zero.
Irada è una scienziata (pazza?), ma ha studiato filosofia e letteratura, credo. Forse ha fatto una tesi su Artaud.
Si occupa anche di musica: apparentemente costruisce innovativi strumenti musicali.
Prende parte a convegni di cui non comprendo nemmeno il titolo, sulla comunicazione, l'impresa, le neuroscienze e cose così.
Mescola psicologia matematica arte, con nonchalance.
Si occupa di ibridi pericolosi.
Non so dove abiti, ma forse ha lavorato alle Seychelles.
Credo che il suo nome venga dall'Oriente, ma non so da dove (e l'Oriente è grande).
Talvolta sospetto che Irada non esista.
Se non esistesse dovrebbero inventarla (anche perché è bellissima).
Ritratti natalizi di amici di Facebook, 1
Jacopo è un giovane intelligente e colto:
all'università studia filosofia e poi musica e poi arte e poi di nuovo filosofia
(le facoltà scientifiche non le ha ancora provate):
cambia sovente, e fa bene, perché le gabbie non fanno per lui.
Se c'è una cosa che Jacopo detesta è la grettezza culturale.
E' un anarchico individualista e un esteta,
cose entrambe che di solito mi fanno incazzare,
ma non in lui: le porta con grazia e non potrebbe essere diverso.
Jacopo è gentile e violento, discute con chiunque e non insulta nessuno,
anche se talvolta si arrabbia o rattrista per certe reazioni ai suoi ragionamenti. Che facili non sono.
Se vuoi incontrarlo cercalo di notte: lui non dorme come noi.
Jacopo è vittima entusiasta della filosofia continentale,
ma io spero ancora di liberarlo dal giogo metafisico.
Un giorno forse ci riuscirò.
sabato 25 dicembre 2010
Benvenuti nel deserto del Natale (improponibile per Vogue.it...)
A dare retta al filosofo Oswald Spengler, si direbbe che il tramonto dell’Occidente sia iniziato più di un secolo fa, anche se non se ne vede ancora la fine.
In epoche di crisi come la nostra, i simboli a lungo lasciati vivere indisturbati diventano simboli scottanti, all’incrocio di terreni di battaglie ideologiche (si pensi al crocefisso in aula).
Babbo Natale è uno di questi simboli, apparentemente innocui, segnali di epoche storiche appena trascorse, eppure irrecuperabili: la sua sorte sembra essere definitivamente segnata.
In Nightmare before Christmas Tim Burton riservava a Santa Klaus (“Babbo Nachele”) una divertentissima serie di crudeltà: a causa di un equivoco veniva rapito e torturato prima di essere quasi ucciso da alcuni abitanti del regno di Halloween che avevano mal interpretato la volontà del suo sovrano, Jack Skeletron.
Il capolavoro di Burton inscena diverse inquietudini proprie dell’immaginario natalizio: non in tutti i mondi si può capire il messaggio di gioia e bontà di cui è latore Babbo Natale. Se si abita un mondo orripilante (come quello di cui il mondo di Halloween è un’iperbole) il messaggio sarà inevitabilmente distorto e impregnato dell’orrore noto.
In una società che fatica ad andare avanti, per non dire peggio, chi può ancora provare una gioia autentica di fronte a un simbolo fasullo come Babbo Natale? (La leggenda metropolitana secondo cui il Santa Klaus a noi noto sarebbe un’invenzione della Coca Cola è falsa, ma significativa).
A fronte di persone il cui tenore di vita non è tale da permettere grandi sprechi nemmeno sotto le feste, a meno di indebitarsi, ci sono numerose altre persone che vorrebbero proteggere il loro mondo dorato, e continuare a far credere ai loro bambini che Babbo Natale esiste e porta i doni ai bimbi buoni.
Purtroppo Babbo Natale non esiste, come ben sapevano le generazioni italiane precedenti il dominio del consumismo. E dopo una breve parentesi legata alla volontà di felicità della generazione del boom economico, di cui la Generazione X è figlia, ora questo è più evidente che mai: nessuna finzione edificante è possibile, e di fronte ai bambini si estende quello che, con un prestito da Matrix, lo psicoanalista e filosofo sloveno Slavoj Zizek chiama il deserto del reale.
Benvenuti nel deserto del Natale.
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