E’ tutta, In ogni umano stato, ozio la vita, Se quell’oprar, quel procurar che a degno Obbietto non intende, o che all’intento Giunger mai non potria, ben si conviene Ozioso nomar. (Giacomo Leopardi)
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sabato 9 marzo 2013

Fiaba africana, allegoria italiana

Il grillo e il rospo

Se vuoi essere davvero amico di qualcuno, impara ad accettarne i difetti oltre che le qualità.
Il Grillo e il Rospo sembravano buoni amici. Erano sempre insieme. Però non avevano mai cenato l'uno a casa dell'altro. Un giorno il Rospo disse al Grillo: “Caro amico, domani vieni a cena a casa mia. Io e mia moglie prepareremo un pasto speciale. Lo mangeremo insieme."
Il giorno dopo il Grillo arrivò a casa del Rospo. Prima di sedersi a tavola, il Rospo si lavò le zampe e chiese al Grillo di fare lo stesso. Il Grillo si lavò le zampe ed emise un suono acuto.
"Amico Grillo, non puoi smettere di fare quel rumore? Non riesco a mangiare" disse il Rospo.
Il Grillo cercò di mangiare senza sfregare le zampe, ma gli era impossibile. Ogni volta che emetteva un suono, il Rospo si lamentava e gli chiedeva di star zitto. Il Grillo si arrabbiò talmente tanto, che non riuscì a mangiare. Alla fine disse al Rospo: “Ti invito a cena a casa mia domani".
Il giorno dopo il Rospo arrivò alla casa del Grillo. Appena la cena fu pronta, il Grillo si lavò le zampe e chiese al Rospo di fare lo stesso. Il Rospo lo fece e poi saltò fino al cibo.
Faresti meglio a lavarti di nuovo”, disse il Grillo. “Tutto quel saltare ti ha sporcato le zampe.”.
Il Rospo tornò saltellando al secchio con l'acqua, si lavò di nuovo, saltellò verso il tavolo e stava per prendere un pezzo di cibo da uno dei piatti quando il Grillo lo fermò e gli disse: “Per favore, non mettere le zampe sporche nel cibo. Vai a lavartele di nuovo”.
Il Rospo era furioso. “Tu non vuoi che mangi con te!” urlò. “Sai benissimo che uso le zampe per muovermi. Non posso farci niente se si sporcano un po' tra il secchio e la tavola.”.
Il Grillo rispose: “Sei tu quello che ha cominciato, ieri. Sai che non posso sfregare le mie zampe senza emettere un suono."
Da quel giorno non furono più amici.

http://www.expatclic.com/index.php?option=com_content&view=article&id=2160:fiabe-dalla-nigeria&catid=39:i-nostri-articoli-pratici

lunedì 24 gennaio 2011

L’Italia è una città


L’Italia è una città, non lo sapevi?
L’Italia non è uno Stato e non lo è mai stata.
L’Italia è una città che è fatta di città più piccole e sconosciute, alcune molto belle.
Le città hanno borgate che son fatte di quartieri e sti quartieri hanno isolati con dentro altri isolati, i palazzi e le case, che al tramonto risuonano di grida di donne e panni fruscianti, o silenzi gravi e paurosi come a Napoli in via Monte di Dio.
L’Italia è una città di città di borgate di quartieri di palazzi di case, e nelle case ci sono le famiglie che sono fatte di famiglie mescolate ad altre famiglie, a volte sovrapposte, segrete, orribili, mostruose.
In ogni famiglia di ogni casa di ogni quartiere di ogni città ci sono gli italiani, non persone ma individui di individui, hanno l’anima scomposta in tante parti che nessuna è intera.
L’Italia è una città fatta di parti di individui vivi morti e inesistenti, che non hanno mai fatto un Uno.
L’Italia è un puttanaio di frattali, un paesaggio ricorsivo, un tessuto sgretolato, una tela di Penelope che di giorno si cuce per lacerarsi la notte, un passo avanti due passi indietro, avanti, su avanti, e poi hop hop indietro ancora.
L’Italia è una città perduta di perduta gente.