E’ tutta, In ogni umano stato, ozio la vita, Se quell’oprar, quel procurar che a degno Obbietto non intende, o che all’intento Giunger mai non potria, ben si conviene Ozioso nomar. (Giacomo Leopardi)
Visualizzazione post con etichetta Alfonso Maria Petrosino. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Alfonso Maria Petrosino. Mostra tutti i post

sabato 22 dicembre 2018

Nuovi incredibili progetti per il 2019

1) Terminare Filosofia del papà (e farlo leggere a Fofi)

2) Terminare Roman nouveau

3) La rilevanza poetica

4) Dottorato in filosofia della mente al San Raffaele

5) Libro misterioso con Alfonso Maria Petrosino e Andrea Bozzo

venerdì 28 ottobre 2011

Un sonetto di Alfonso Maria Petrosino a sostegno delle educatrici precarie minacciate dai tagli del Comune di Torino

Al centro della Piazza del Palazzo
il Conte Verde impugna lo spadone,
istigando alla privatizzazione
e a darci un taglio: era un crociato, un pazzo

che bronzeo indica la via maestra.
È di sinistra il sindaco Fassino,
ma in questo modo al massimo è mancino
e quello che fa la sua mano destra

la sua sinistra non lo sa. Tiziana,
Simona, Claudia, Laura, Deborah,
nere di lutto, guidano il presidio.

Il sindaco non scende, e si allontana
da quella parte della società.
La bara è il simbolo di un omicidio.

giovedì 19 maggio 2011

Sonetto di Alfonso Maria Petrosino per il mio trentanovesimo compleano

Stasera spegnerai le candeline
un po' con l'animo del sacrestano
che smorza i moccoli giunti alla fine
e si domanda se sia stato vano

o no quell'ardere e lo scioglimento
di tutta quella cera. Guarda bene
la luce, il raggio che si fa violento,
contemplalo: diventerà un fosfene.

Se malinconica ti sembrerà
l'immagine, in quanto evoca il destino
della precaria condizione umana,

non temere: per te l'eternità
è negli sguardi vispi di Agostino
e nel sorriso dolce di Viviana.

sabato 19 febbraio 2011

Dieci sonetti politici di Alfonso Maria Petrosino

I

Nessuno ancora dei lacché collabora
e il Cavaliere resta senza macchia
(à la Lewinsky, organica). Di gabola
in trucco ed espediente si vivacchia.

Un giorno da leone o cento a pecora?
Silvio elencò, sfogliando una rivista
e mostrando un bidè come una specola,
una discinta (già bloccata?) lista:

"Ce l'ho, ce l'ho… ma questa qui mi manca…"
Si era al Grazioli, nel 2009.
Latore dell'aneddoto? Chirac.

Dalla patata, insomma, al patatrac:
all'epoca già c'erano le prove
riflesse da una porcellana bianca.


II

Lombardi ascolta i Rolling Stones e Ruby
è: "She would never say where she came from…"
ragion per cui lui la rilascia subito.
Eppure, a ben pensarci, pure i rom

non ti direbbero da dove vengono
ma non per questo puoi mandarli via.
Sono raminghi? Vadano a ramengo!
si dice. Attenti all'etimologia!

Perché "gitano" viene da "egiziano",
l'Egitto che oggi è messo a ferro e fuoco.
Se quindi si riflette e si compara,

se tanto mi dà tanto, o almeno un poco,
gli zingari che vivono a Milano
magari sono figli di Mubarak!


III

Come Napoleone dopo Lipsia
o come Giulio Cesare in Senato
a Silvio annunciano l'Apocalypse:
è messo molto male, è circondato

e inizia a stringersi quel cerchio. Oppure,
se i suoi palazzi fossero dei bunker,
allora sì che sembrerebbe il Fuhrer:
avide donne con le dita adunche

al posto dei cannoni dell'Armata
Rossa; l'ineluttabile disfatta
ha l'unica incertezza della data.

Non tanto il Volga quanto l'Olgettina
l'hanno fregato. Chiuso in casa, patta
aperta, ormai la fine si avvicina.


IV

E se anche fosse? Intendo, e se anche fosse
stata parente di Mubarak? Bè?
Perché trattarla meglio, o peggio? Resta
questo problema che nessuno osa

discutere: si tratta di una cosa
che al nostro popolo non entra in testa
(e includo con il popolo anche me).
La Rubyconda avrà le gote rosse

ma non mi sembra che provi vergogna.
Ma lasciamo che i giudici lavorino.
Elvio Zornitta fu messo alla gogna

ingiustamente. Fu arrestato Riina.
Ci sono medici che fanno errori
ma non abolirei la medicina.


V

Non sono un dealer e non sono un broker,
non so a che cosa serva l'IMF,
ma se il mercato somigliasse al poker
allora quello di Marchionne è un bluff.

Che a Mirafiori non investirà
lui lo ha deciso già, ma non lo esplicita;
divide gli operai sul voto ma
intanto commissiona una pubblicità.

Sono gli spot a garantire introiti:
al Superbowl quello costoso e lauto
in cui dice Eminem: "That's what we do."

Per tenere bellissima Detroit ho
il sospetto terribile che di auto
a Torino non ne faranno più.


VI

Sul muro di Bologna l'Aretino
ha fatto proprio un bel ragionamento.
In questo caso servirà? Persino
io che non ho memoria mi rammento

la storia della povera Virginia,
nobildonna ridotta a mezzobusto,
storia che più di un giornalista minia
con dei dettagli di cattivo gusto.

Be', questa storia cosa ci rivela?
Valuta i personaggi di contorno.
E' un action movie o una telenovela?

Interpreta o produce Berlusconi?
E chi censurerà le scene porno?
Qualcuno annuncerà buone visioni?


VII

Chiamarlo Codice Penale è giusto:
lui stesso, credo, in tempi non sospetti,
aveva detto di essere, in effetti,
l'imperatore Giustiniano e un busto

si era per questo fatto fare ad hoc
(eh no, quest'ultima è una balla mia).
Il Tribunale di Milano avvia
contro di lui qualche processo choc

per l'opinione pubblica del mondo,
per scoprire se sia stato lubrico
con delle minorenni, e se è concusso.

Ai giudici l'ardua sentenza. In fondo
è meglio un giudice che il bolscevico
che giustiziò l'imperatore russo.


VIII

Il surgelato non sarebbe male
se quando viene surgelato è fresco.
Ma in questo caso (cibo e commensale)
io non vorrei averli nel mio desco.

Non so perché si votino persone
che hanno il bisogno urgente di un'analisi.
Seduti sopra a comode poltrone
fermi determinano la paralisi.

Tra gli alisei impetuosi va la nave
del capitano Findus e alza spruzzi
di onde schiumose e non è mai in bonaccia.

E pesca i nostri governanti, brave
persone con lo sguardo di merluzzi
che tutto perdono, ma non la faccia.


IX

E' vero, approvo e sottoscrivo in pieno:
anch'io avrei senz'altro preferito
che la sinistra, tetra o arcobaleno,
vincesse grazie al voto e non col rito

abbreviato; che fosse la politica,
non la prostituzione minorile,
ad incastrarlo. La sinistra litiga,
si suddivide in centomila file

come formiche ubriache e intanto il giudice
grazie a precise indagini compone
il retroscena delle feste sudicie.

Pensando al mio paese mi intristisco.
Ma non fa niente; in fondo anche Al Capone
lo presero perché evadeva il fisco.


X

La sua reputazione è lesa... fa
continue gaffes... offende i cittadini
e i leader europei... la volontà
di strumentalizzare ai propri fini,

personalissimi, le istituzioni...
la sua politica internazionale
è velleitaria.... Insomma, Berlusconi
ha fatto tanto per l'Italia, male.

Così l'America ci lega a sé
e fa favori che riscuoterà.
La lista di quei cablogrammi è lunga

e da quei cables se ne deduce che
non è più Silvio a farlo a Ruby ma
l'America all'Italia il bunga bunga.

giovedì 9 dicembre 2010

Alfonso Petrosino e la rivoluzione di Acotto

Edoardo dice che per l'anno prossimo,
un anno, e avremo finalmente la
rivoluzione; o, meglio, ci sarà.
Come se fosse una stagione e fossimo

foglie che cadono dagli alberi anzi
foglie che spuntano tra i rami. La
visione opposta, a questo punto, tra
le due stagioni è roba da romanzi

e in quanto tale interessante, ma
più suscettibile di ramanzine
che di dibattiti e dibattimenti.

E noi? Saremo in grado noi? Chissà.
Perché si parla tanto, ma alla fine
un anno è una questione di momenti.

(Alfonso Maria Petrosino)

venerdì 24 settembre 2010

Cecilia Bartoli, Domina

Questa sera ho assistito al concerto strepitoso della Bartoli, Sacrificium, col repertorio di musiche della Scuola dei Castrati.
Superato l'iniziale inorridimento al pensiero della castrazione (vedi i contorcimenti di Woody Allen all'udire la parola, in Bananas), mi sono trovato a udire musiche assolutamente soavi.
La Bartoli è notoriamente una virtuosa, come io non ne avevo mai sentite: se avete in mente il concetto di "virtuosismo", ecco, lei lo esemplifica PERFETTAMENTE.
In certe arie la sua voce spaziava per scrosci sonori di cui potevi quasi vedere l'onda il periodo e la frequenza, sentivi la sua voce roteare nello spazio e colmare la distanza tra la sua bocca e te, per accarezzarti suadente, calda e brillante, o per schiaffeggiarti scherzosamente a suon di gorgheggi.
In certi brani ti pareva di vedere il paesaggio arcadico descritto nel testo del Metastasio o immaginavi l'intera storia di certi personaggi mitologici di cui udivi appena quattro versi. L'inevitabile ellissi testuale diveniva oltremodo allusiva.
Il pubblico in visibilio non capiva più nulla, scattavano applausi tra un tempo e l'altro dei concerti strumentali, splendidamente eseguiti dal Giardino Armonico, intermezzi tra le arie.
Scattavano persino applausi quando la Bartoli e l'orchestra tacevano improvvisamente, con un effetto comico implicito ma forte (il pubblico rideva come un bambino collettivo).
In effetti non ho mai visto un pubblico classico più rilassato di questo.
E nemmeno ho mai visto un pubblico più entusiasta: si sono spellati le mani in applausi, credo di aver visto schizzare il sangue per lo sfregamento delle palme abrase delle mani.

La Bartoli ha cambiato quattro costumi maschili, con ampi mantelli colorati.
Solo alla fine aveva una specie di strascico di raso rosso, che nel secondo bis - strappato con il solito dolore di mani - si completava con due pennacchi rossi piumati: sul finire dell'ultimo pezzo se li è strappati di dosso e ne ha scherzosamente lanciato uno sul leggìo del direttore, avviandosi fuori dal palco.

Di tutto questo, dico grazie ad Alfonso Maria Petrosino, che mi ha offerto questa esperienza notevole. Tu, Alfonso, ne avresti certo ricavato poesia migliore di questa stanca mia entusiasta cronachetta...

Qui un exemplum

sabato 18 settembre 2010

Due poesie per me di Alfonso Maria Petrosino

1.
@cotto

Ehi dico a te, Edoardo Acotto, euh! tss!
non so se sai chi siamo noi (chi?).
Tu sei lo sguattero di Guattari
e Guattari varrà mezzo Deleuze,

il quale, è lui a dirlo, ha “beaucoup bu”
e non si riferisce all’acqua fresca.
È meglio la filosofia tedesca
della francese e valgono di più

le caute verità di Gadamer
di quelle di uno che scatarra e incanta
come una viola che accompagni un fado.

Per quanto invece, ahimé, riguarda me
ok, mi piace mettermi a 90,
ma tu filosofeggi al quinto grado.


2.

Al diavolo i filosofi: Platone
ha dato e detto tutto già, perfino
contraddicendosi. Qualcuno pone
una domanda a Socrate e "Sì, sì... no"

di solito risponde quel cialtrone
portando i giovani nel suo casino.
Neanche i moderni sono O.K.: Bacone
mi piace solo se c'è un egg vicino.

e di Descartes e altri rescogitanti
io francamente me ne frego e fotto,
nanetti sotto ai piedi dei giganti.

Il solo e l'unico che non mi ha rotto
e che potrei trattare con i guanti
è lo stanchissimo Edoardo Acotto

Alfonso Maria Petrosino