Luca sul tuo traliccio
Forse a qualcuno siamo d’impiccio
Pioveva sono uscite le stelle
Le figlie dell’aria dalle voci belle
In Val Clarea eravamo in tanti
La nostra baita è la loro caserma
Lunga la notte, la lotta non si ferma
Lo schiaffo alla montagna è qui davanti
Il tuo coraggio ti porta più in alto
L’alta tensione ed il gran salto
La Regina del Rocciamelone
Dio ti salvi per sua intercessione
Il tuo sogno è realizzato
Il movimento si è risvegliato
Tutta l’ Italia sulla barricata
Al tuo capezzale si è radunata
Spunta l’alba del 5 di marzo
Intirizzito lo spirito anelo
Limpido il cielo
Brilla la neve come di quarzo
Qualcuno è un po’ titubante
Di sostenermi in questo rischio
Se il piede scivola come sul vischio
In Paradiso ti portino i Santi
Il Sole sorge su questo scempio
Non serve pianger su tanto strazio
Io sono ancora nel nostro spazio
Pronto a difendere il nostro tempio
Non pensate lor signori
Di calpestare la Valsusa
Da Bardonecchia fino alla Chiusa
A sarà dura saran furori
5 3 12 ore 9 val clarea traliccio di luca
E’ tutta,
In ogni umano stato, ozio la vita,
Se quell’oprar, quel procurar che a degno
Obbietto non intende, o che all’intento
Giunger mai non potria, ben si conviene
Ozioso nomar. (Giacomo Leopardi)
martedì 6 marzo 2012
domenica 4 marzo 2012
Al cospetto del carabiniere
Gli amici mi hanno detto di scendere dal treno a Chiomonte. Siccome al mio arrivo loro non si vedono ancora e io non ho mai visto il paese della battaglia del 3 luglio, vado a farmi quattro passi. Guardo sulla montagna la diga intorno a cui so esserci stati aspri scontri, e mi aspetto di vedere polizia ovunque, invece no.
Il paese sembra deserto, incontro un vecchio e ci scambiamo un saluto, poi torno sui miei passi. In quel momento vedo un'auto dei carabinieri che scende lentamente la stradina che io sto salendo, sento un piccolo tuffo al cuore e imposto un atteggiamento neutro, lancio un'occhiata disinteressata all'auto, tanto per non avere l'aria di guardarmi colpevolmente i piedi.
L'auto prosegue superandomi, ma rallenta e poi si ferma. Sento che fa marcia indietro risalendo nella mia direzione, io proseguo come se niente fosse ma un colpo di clacson mi richiama all'evidenza. Mentre un piccolo tremore mi percorre le ginocchia sfodero un sorriso e mi affaccio al finestrino dell'unico carabiniere alla guida del mezzo. Ci diciamo buongiorno.
- Tutto bene?
- Sì sì
- Che fa da queste parti?
- Ah, vado alla polentata
- Ma allora ha sbagliato strada
- Sì lo so, ma stanno arrivando degli amici a prendermi
- Ce l'ha un documento?
- Certamente.
- Le dispiace se faccio un controllo?
- Prego
...
- Sa perchè mi sono fermato?
- No ma immaginavo che l'avrebbe fatto
- Perché lei non mi ha guardato neanche per un attimo, mentre di solito quelli che incontro mi guardano e mi salutano
- Ah, ma io l'ho guardata per un attimo!
- Comunque lei mi sembra una brava persona
- Lo sono, o almeno mi sforzo di esserlo
- Guardi a me dispiace per la situazione
- Posso immaginarlo
- Ho anche degli amici...
- Comunque io sono superpacifista, sto anche organizzando un digiuno collettivo NoTav
- E secondo lei serve a qualcosa?
- Lo spero
- Eh
- E in ogni caso non vedo alternative
- Arrivederci
- Arrivederci e buona giornata
Il paese sembra deserto, incontro un vecchio e ci scambiamo un saluto, poi torno sui miei passi. In quel momento vedo un'auto dei carabinieri che scende lentamente la stradina che io sto salendo, sento un piccolo tuffo al cuore e imposto un atteggiamento neutro, lancio un'occhiata disinteressata all'auto, tanto per non avere l'aria di guardarmi colpevolmente i piedi.
L'auto prosegue superandomi, ma rallenta e poi si ferma. Sento che fa marcia indietro risalendo nella mia direzione, io proseguo come se niente fosse ma un colpo di clacson mi richiama all'evidenza. Mentre un piccolo tremore mi percorre le ginocchia sfodero un sorriso e mi affaccio al finestrino dell'unico carabiniere alla guida del mezzo. Ci diciamo buongiorno.
- Tutto bene?
- Sì sì
- Che fa da queste parti?
- Ah, vado alla polentata
- Ma allora ha sbagliato strada
- Sì lo so, ma stanno arrivando degli amici a prendermi
- Ce l'ha un documento?
- Certamente.
- Le dispiace se faccio un controllo?
- Prego
...
- Sa perchè mi sono fermato?
- No ma immaginavo che l'avrebbe fatto
- Perché lei non mi ha guardato neanche per un attimo, mentre di solito quelli che incontro mi guardano e mi salutano
- Ah, ma io l'ho guardata per un attimo!
- Comunque lei mi sembra una brava persona
- Lo sono, o almeno mi sforzo di esserlo
- Guardi a me dispiace per la situazione
- Posso immaginarlo
- Ho anche degli amici...
- Comunque io sono superpacifista, sto anche organizzando un digiuno collettivo NoTav
- E secondo lei serve a qualcosa?
- Lo spero
- Eh
- E in ogni caso non vedo alternative
- Arrivederci
- Arrivederci e buona giornata
sabato 3 marzo 2012
Digiuno collettivo contro la Tav
Enrico Piovesana
La protesta nonviolenta per eccellenza: un digiuno collettivo. Potrebbe essere questo il nuovo sviluppo della lotta No Tav. L’idea – avanzata da Giovanni Salio, presidente del Centro studi Sereno Regis di Torino, ed Eduardo Acotto, docente di Storia e Filosofia all’istituto superiore torinese ‘Santorre di Santarosa’ – verrà discussa nei prossimi giorni dal movimento della Valsusa. Ma ha già raccolto molte adesioni.
Professor Acotto, chi ha aderito finora alla vostra iniziativa?
Per ora abbiamo ricevuto, tra le altre già numerose, l’adesione personale del portavoce del movimento No Tav Alberto Perino, del difensore dell’acqua pubblica Ugo Mattei, dell’ecologista Guido Viale, del fisico Massimo Zucchetti, del filosofo Gianni Vattimo, del politologo Angelo D’Orsi, dello storico Brunello Mantelli, del teorico della decrescita Maurizio Pallante, del climatologo Luca Mercalli e di esponenti politici torinesi come Michele Curto di Sel e Vittorio Bertola del Movimento Cinquestelle. Probabilmente aderirà anche il pacifista siciliano, ex operaio Fiat, Turi Vaccaro.
Com’è nata questa idea?
Vogliamo mettere al servizio del movimento l’esperienza che il Sereno Regis ha nel campo della teoria e prassi della nonviolenza. Ne abbiamo già parlato con Perino, ma ovviamente la cosa andrà discussa in valle con la gente del movimento. Lunedì sera a Torino definiremo in una riunione la nostra proposta e nei giorni successivi la sottoporremo al movimento: saranno loro a decidere modalità e obiettivi di questa azione.
E quali sono gli obiettivi cui state pensando?
Certamente l’apertura di un tavolo di confronto tecnico con gli esperti tecnici del movimento No Tav, i sindaci della Valsusa e la Comunità montana locale. In questa delicata fase di contrapposte precondizioni – da una parte il governo che chiede la fine di quelle che vengono sbrigativamente chiamate “violenze”, in realtà una complessa serie di atti collettivi di resistenza passiva e attiva con diversi gradi di efficacia e aggressività, prima dell’apertura di qualsiasi discussione, dall’altra il movimento che chiede prima di tutto lo stop dei lavori del cantiere Tav – ci piacerebbe tentare una conciliazione almeno sulle condizioni per l’apertura del dialogo. Fermo restando che per noi la ragione sta dalla parte di chi vuole fermare questa gigantesca e inutile opera pubblica della discordia. Ma, ripeto, sarà l’assemblea No Tav a decidere quali saranno le nostre richieste per intterompere il digiuno collettivo.
E sulle modalità della protesta?
L’idea è quella di mettere insieme almeno un centinaio di persone che portino avanti un digiuno a staffetta pubblico, ovvero in gruppi di una decina di persone che a turni di 24, 48 o 72 ore, o anche di più per chi ne avrà la forza, si alternino, dormendoci anche, dentro un tendone che vorremmo erigere in Piazza Castello, nel cuore di Torino, davanti al palazzo della Regione Piemonte. Una sorta di presidio permanente cittadino attorno al quale tenere anche dibattiti pubblici, azioni teatrali e altre iniziative di sensibilizzazione.
Quindi appuntamento lunedì sera a Torino alla sede del Sereno Regis?
Sì, l’incontro per discutere dell’iniziativa si terrà lunedì 5 marzo alle 20:30 nella sala Gandhi della sede del Centro studi Sereno Regis di via Garibaldi 13.
Facebook: https://www.facebook.com/groups/161440997305635/
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giovedì 1 marzo 2012
MeTAVfora merdosa
Un adulto porge a un bambino un piatto di minestra pieno di merda.
Il bambino sente l'odore della merda e non vuole mangiare la minestra, allora l'adulto lo sgrida.
Il bambino si mette a piangere e butta per terra la minestra alla merda, che cade e schizza il vestito dell'adulto.
L'adulto si arrabbia e inizia a prendere a sberle il bambino, urlandogli DEVI MANGIARE LA MINESTRA, MONELLO, CATTIVO, DEVI MANGIARE LA MINESTRA! GLI ALTRI BAMBINI MANGIANO TUTTI LA MINESTRA!
Domande:
1) avrebbe l'adulto potuto convincere con le buone il bambino a mangiare la minestra alla merda?
2) è stato violento il bambino nel buttare per terra il piatto?
3) perché l'adulto ha dato al bambino la minestra, se dentro c'era la merda? Non se n'è accorto? Pensava che la minestra fosse più buona della merda in essa inzuppata? Pensava che un po' di merda non può fare troppo male? Pensava che fosse normale che il bambino mangiasse un po' di merda?
4) perché mai il bambino avrebbe dovuto mangiare la minestra con la merda dentro?
5) e tu, se potessi scegliere, vorresti essere l'adulto che schiaffeggia il bambino oppure il bambino che non mangia la merda?
Il bambino sente l'odore della merda e non vuole mangiare la minestra, allora l'adulto lo sgrida.
Il bambino si mette a piangere e butta per terra la minestra alla merda, che cade e schizza il vestito dell'adulto.
L'adulto si arrabbia e inizia a prendere a sberle il bambino, urlandogli DEVI MANGIARE LA MINESTRA, MONELLO, CATTIVO, DEVI MANGIARE LA MINESTRA! GLI ALTRI BAMBINI MANGIANO TUTTI LA MINESTRA!
Domande:
1) avrebbe l'adulto potuto convincere con le buone il bambino a mangiare la minestra alla merda?
2) è stato violento il bambino nel buttare per terra il piatto?
3) perché l'adulto ha dato al bambino la minestra, se dentro c'era la merda? Non se n'è accorto? Pensava che la minestra fosse più buona della merda in essa inzuppata? Pensava che un po' di merda non può fare troppo male? Pensava che fosse normale che il bambino mangiasse un po' di merda?
4) perché mai il bambino avrebbe dovuto mangiare la minestra con la merda dentro?
5) e tu, se potessi scegliere, vorresti essere l'adulto che schiaffeggia il bambino oppure il bambino che non mangia la merda?
martedì 28 febbraio 2012
"Tutto un caos, tutto un inferno, tutto la morte" (Lettera di Sole ai compagni anarchici, dopo il sucidio di Baleno)
- «Compagni
Noi abbiamo lottato sempre contro queste imposizioni e' per questo che siamo finiti in galera.
La galera e' un posto di tortura fisica e psichica, qua non si dispone di assolutamente niente, non si può decidere a che ora alzarsi, che cosa mangiare, con chi parlare, chi incontrare, a che ora vedere il sole. Per tutto bisogna fare una "domandina", anche per leggere un libro. Rumore di chiavi, di cancelli che si aprono e si chiudono, voci che non dicono niente, voci che fanno eco in questi corridoi freddi, scarpe di gomma per non fare rumore ed essere spiati nei momenti meno pensati, la luce di una pila che alla sera controlla il tuo sonno, posta controllata, parole vietate.
Tutto un caos, tutto un inferno, tutto la morte.
Così ti ammazzano tutti i giorni, piano piano per farti sentire più dolore, invece Edo ha voluto finire subito con questo male infernale. Almeno lui si e' permesso di avere un ultimo gesto di minima liberà, di decidere lui quando finirla con questa tortura.
Intanto mi castigano e mi mettono in isolamento, questo non solo vuol dire non vedere nessuno, questo vuol dire non essere informata di niente, non avere nulla neanche una coperta, hanno paura che io mi uccida, secondo loro il mio e' un isolamento cautelare, lo fanno per "salvaguardarmi" e così deresponsabilizzarsi se anche io decido di finire con questa tortura. Non mi lasciano piangere in pace, non mi lasciano avere un ultimo incontro con il mio Baleno.
Ho per 24 ore al giorno, un'agente di custodia a non più di 5 metri di distanza.
Dopo quello che e' successo sono venuti i politici dei Verdi a farmi le condoglianze e per tranquillizzarmi non hanno avuto idea migliore che dirmi: "adesso sicuramente tutto si risolverà più in fretta, dopo l'accaduto tutti staranno dietro al processo con maggiore attenzione, magari ti daranno anche gli arresti domiciliari". Dopo questo discorso io ero senza parole, stupita, però ho potuto rispondere se c'è bisogno della morte di una persona per commuovere un pezzo di merda, in questo caso il giudice.
Insisto, in carcere hanno ammazzato altre persone e oggi hanno ucciso Edo, questi terroristi che hanno la licenza di ammazzare.
Io cercherò la forza da qualche parte, non lo so, sinceramente non ho più voglia, però devo continuare, lo farò per la mia dignità e in nome di Edo.
L'unica cosa che mi tranquillizza sapere e' che Edo non soffre più. Protesto, protesto con tanta rabbia e dolore.
Sole
P.S. Se mettermi in carcere vuol dire castigare una persona, mi hanno già castigata con la morte o meglio con l'assassinio di Edo. Oggi ho iniziato lo sciopero della fame, chiedendo la mia libertà e la distruzione di tutta l'istituzione carceraria. La condanna la pagherò tutti i giorni della mia vita.»
La lettera di Sole è tratta da http://ita.anarchopedia.org/Sole,_Baleno_e_Pelissero#Il_suicidio_di_Soledad
il libro di Tobia Imperato su Sole e Baleno: http://piemonte.indymedia.org/attachments/nov2009/le_scarpe_dei_suicidi2.pdf
domenica 19 febbraio 2012
Qualche commento a "Non è l'inferno", di Emma Marrone
Ho... dato la vita e il sangue per il mio paese [dichiarazione di patriottismo: porta bene ma non sempre fa vincere, come sa il giovane Savoia ballerino]
e mi ritrovo a non tirare a fine mese, [forse qualcosa non ha funzionato nel meccanismo pensionistico dell'esercito]
in mano a Dio le sue preghiere [dichiarazione di religiosità: per quanto ribelle e tormentata piace sempre alla cultura nazionalpopolare]
Ho... giurato fede mentre diventavo padre [un classico dell'eroismo militare: partire in missione mentre la moglie partorisce, così, per guadagnare bene e metter via da parte i soldi, e se ci si fa ammazzare c'è la pensione]
due guerre senza garanzia di ritornare, [qui si comprende che il protagonista è un ex militare, figura sempre amata nel paese che ha inventato i soldati di ventura. Interessante il concetto di "guerra con garanzia di ritornare"]
solo medaglie per l'onore
Se qualcuno sente queste semplici parole, [cosa probabile dato che questo business riesce incredibilmente a mettere insieme milioni di abbrutiti davanti allao schermo]
parlo per tutte quelle povere persone che
ancora credono nel bene... [evidente allusione al nichilismo che si è impadronito delle coscienze] Se tu hai coscienza [appunto] guidi e credi nel paese [la canzone era stata scritta per Berlusconi, ma l'appello va bene anche diretto a Monti. Da escludere l'interpretazione "guidi l'automobile e credi nel paese"]
dimmi cosa devo fare per pagarmi da mangiare,
per pagarmi dove stare,
dimmi che cosa devo fare [leggi: dato che il lavoro è ormai un'opzione lussuosa, in quale programma televisivo devo comparire per tirare su un po' di ricotta?]
No, questo no, non è l'inferno, [anche se ci somiglia: si chiama Italia]
ma non comprendo com'è possibile [o "come sia", nel caso che tu stia scrivendo in italiano]
pensare che sia più facile morire [sottintendi: "piuttosto che ammazzare o farsi ammazzare in missione". La canzone è un velato invito ad arruolarsi volontari e partire in Afghanistan]
No, non lo pretendo ma ho ancora il sogno
che tu [leggi sempre: Berlusconi, prima ma Monti va bene uguale] mi ascolti e non rimangano parole
Ho... pensato a questo invito non per compassione [chiaramente nessuno potrebbe compatire qualcuno che dica simili stronzate senza pudore]
ma per guardarla in faccia e
farle assaporare un po' di vino e un poco da mangiare [come si usa al paese mio]
Se sapesse che fatica ho fatto per parlare con mio figlio [non voleva allontanarsi dalla playstation, inoltre non capisce l'italiano]
che a 30 anni teme il sogno di sposarsi [con quella cicciona in tanga di sua moglie e poi dover comprare i mobili all'Ikea]
e la natura di diventare padre [stranamente, i bambini nascono anche senza un gran lavoro]
Se sapesse [Sua Eccellenza? Presidente? Silvio? Mario?] quanto è difficile il pensiero [adesso non esageriamo con le parole]
che per un giorno di lavoro
c'è chi ha più diritti [i soliti imboscati del sindacato comunista] di chi ha creduto [come noi berlusconiani e fascisti]
nel paese del futuro
No, questo no, non è l'inferno, [ma come già detto è l'Italia del default]
ma non comprendo com'è possibile [il congiuntivo è un sogno anch'esso]
pensare che sia più facile morire
No, non lo pretendo ma ho ancora il sogno
che tu mi ascolti e non rimangano parole,
Non rimangono parole...
Pensare che sia più facile morire
Io no, non lo pretendo
ma ho ancora il sogno
che non rimangano parole
Non rimangano parole
Non rimangano parole
[e qui finalmente le parole sono davvero finite, vedi che qualche nostro sogno può ancora realizzarsi]
e mi ritrovo a non tirare a fine mese, [forse qualcosa non ha funzionato nel meccanismo pensionistico dell'esercito]
in mano a Dio le sue preghiere [dichiarazione di religiosità: per quanto ribelle e tormentata piace sempre alla cultura nazionalpopolare]
Ho... giurato fede mentre diventavo padre [un classico dell'eroismo militare: partire in missione mentre la moglie partorisce, così, per guadagnare bene e metter via da parte i soldi, e se ci si fa ammazzare c'è la pensione]
due guerre senza garanzia di ritornare, [qui si comprende che il protagonista è un ex militare, figura sempre amata nel paese che ha inventato i soldati di ventura. Interessante il concetto di "guerra con garanzia di ritornare"]
solo medaglie per l'onore
Se qualcuno sente queste semplici parole, [cosa probabile dato che questo business riesce incredibilmente a mettere insieme milioni di abbrutiti davanti allao schermo]
parlo per tutte quelle povere persone che
ancora credono nel bene... [evidente allusione al nichilismo che si è impadronito delle coscienze] Se tu hai coscienza [appunto] guidi e credi nel paese [la canzone era stata scritta per Berlusconi, ma l'appello va bene anche diretto a Monti. Da escludere l'interpretazione "guidi l'automobile e credi nel paese"]
dimmi cosa devo fare per pagarmi da mangiare,
per pagarmi dove stare,
dimmi che cosa devo fare [leggi: dato che il lavoro è ormai un'opzione lussuosa, in quale programma televisivo devo comparire per tirare su un po' di ricotta?]
No, questo no, non è l'inferno, [anche se ci somiglia: si chiama Italia]
ma non comprendo com'è possibile [o "come sia", nel caso che tu stia scrivendo in italiano]
pensare che sia più facile morire [sottintendi: "piuttosto che ammazzare o farsi ammazzare in missione". La canzone è un velato invito ad arruolarsi volontari e partire in Afghanistan]
No, non lo pretendo ma ho ancora il sogno
che tu [leggi sempre: Berlusconi, prima ma Monti va bene uguale] mi ascolti e non rimangano parole
Ho... pensato a questo invito non per compassione [chiaramente nessuno potrebbe compatire qualcuno che dica simili stronzate senza pudore]
ma per guardarla in faccia e
farle assaporare un po' di vino e un poco da mangiare [come si usa al paese mio]
Se sapesse che fatica ho fatto per parlare con mio figlio [non voleva allontanarsi dalla playstation, inoltre non capisce l'italiano]
che a 30 anni teme il sogno di sposarsi [con quella cicciona in tanga di sua moglie e poi dover comprare i mobili all'Ikea]
e la natura di diventare padre [stranamente, i bambini nascono anche senza un gran lavoro]
Se sapesse [Sua Eccellenza? Presidente? Silvio? Mario?] quanto è difficile il pensiero [adesso non esageriamo con le parole]
che per un giorno di lavoro
c'è chi ha più diritti [i soliti imboscati del sindacato comunista] di chi ha creduto [come noi berlusconiani e fascisti]
nel paese del futuro
No, questo no, non è l'inferno, [ma come già detto è l'Italia del default]
ma non comprendo com'è possibile [il congiuntivo è un sogno anch'esso]
pensare che sia più facile morire
No, non lo pretendo ma ho ancora il sogno
che tu mi ascolti e non rimangano parole,
Non rimangono parole...
Pensare che sia più facile morire
Io no, non lo pretendo
ma ho ancora il sogno
che non rimangano parole
Non rimangano parole
Non rimangano parole
[e qui finalmente le parole sono davvero finite, vedi che qualche nostro sogno può ancora realizzarsi]
venerdì 17 febbraio 2012
Semplice
Invecchiare è avere disponibili sempre meno possiblità fisiche e mentali.
Quando non c'è più nessuna possibilità, ecco la morte.
Quando non c'è più nessuna possibilità, ecco la morte.
venerdì 3 febbraio 2012
Una lettera di Pietro Salizzoni sulle scritte NoTav a Torino
pubblicata da Pietro Salizzoni il giorno mercoledì 1 febbraio 2012 alle ore 10.43
Cari cittadini torinesi indignati per le scritte NOTAV durante la manifestazione di sabato,
Cari cittadini torinesi indignati per le scritte NOTAV durante la manifestazione di sabato,
io penso che voi abbiate perfettamente ragione.
Scrivendolo mi sento un po’ a disagio, come capita quando si afferma un’ovvietà. Sento pero’ il bisogno di ribadirlo, poiché a quella manifestazione avrei potuto partecipare anche io, non fossi rimasto a casa mia a Lyon. Di certo avrei provato imbarazzo nell’essere additato ad imbrattatore di muri e una notevole frustrazione le vedere le mie e di altre ragioni adombrate dai gesti di pochi esagitati.
Io avrei partecipato alla manifestazione perché sono fermamente contrario alla realizzazione della Torino-Lyon. Lo sono in qualità di cittadino italiano, di ingegnere e di pendolare su quella tratta. La mia contrarietà non é legata a pulsioni rivoluzionarie anti-sistema, logiche localistiche, antiprogressismo, luddismo modernista o sindromi nimby... ma all’imporsi di due problemi, quello del debito pubblico e della sua generazione e del consumo di risorse energetiche e ambientali. Sono problemi impellenti che impongono la necessità di politiche responsabili in grado di fronteggiarli, ottimizzando il rapporto tra spese e benefici attesi.
In questa prospettiva la Torino-Lyon, e gran parte della rete AV/AC italiana, é un esempio lampante di scelte incuranti di questi principi, finalizzate a dopare la crescita creando debito. É un’opera dall’indimostrata utilità, volta al consumo di consistenti risorse economiche ed energetiche per indurre benefici ignoti ai piu’ (tra gli addetti ai lavori). Nell’affermare questo riprendo semplicemente le conclusioni del Conseil des Ponts et Chaussées, un’autorevole istituzione di controllo dell’amministrazione francese dall’indiscussa indipendenza (il documento é in rete, Rapport d’audit sur les grand projets d’infrastructures de tranport N°2002-0190-01). Essendo chiamata a valutare il progetto, una decina di anni fa, la commissione ha concluso come segue:
(Pag 60) “[...] gli studi socio-economici condotti sono lontani dal dimostrare l’interesse di questo progetto per la collettività. A questo proposito, la commissione constata innanzitutto che gli studi condotti da Alpetunnel (i proponenti, oggi la Lyon Turin Ferroviaire, ndr) si fondano su un metodo opinabile: le ipotesi sull’evoluzione del traffico merci sono particolarmente ottimiste, [....]. In ogni caso, anche in questo quadro metodologico non corretto, gli indicatori di interesse socio-economico sono risultati negativi, a causa delle ingenti risorse finanziarie richieste alla realizzazione del progetto.”
Un analogo parere é stato pubblicato ieri, sulle pagine del sole24, che riprende un ennesimo studio del politecnico di Milano (http://www.ilsole24ore.com/art/economia/2012-01-31/promossa-solo-milanoroma-064241.shtml?uuid=AaI0IskE).
Entrambe le valutazione dicono, in modo forbito, che questa é un’opera inutile, e che é motivata da domande di traffico truccate (il bon-ton dei documenti ufficiali impone la formula “troppo ottimistiche”). Sono trucchi che hanno un’unica giustificazione: trovare un pretesto per costruire, dirottando sulle imprese di pochi (banche e galassia dei costruttori, ma non solo) le risorse della collettività.
Questo avviene perché fare debito (di tutti) realizzando opere pubbliche inutili, e per le quali non si avrà oneri gestionali, é il modo più semplice ed efficace per fare soldi. Sono imprese per le quali non c’é concorrenza internazionale, senza limiti di tempo impellenti per terminare i lavori, e che non necessitano di alcun investimento in ricerca e sviluppo, poiché si basano fondamentalmente su tre attività: movimentare terra, fare cemento e dedicarsi a intense campagne di lobbying.
Per avere un riscontro di tutto cio’ basta guardare a quanto già successo per la AV/AC Torino-Milano, senza aspettare che si riproduca tra Torino e Lyon. Doveva costare 1,2 Miliardi (secondo standard europei) e ne é costata 8: ne mancano all’appello quasi 7, spesi non si sa come, che ne fanno la linea senza gallerie più cara al mondo (a chilometro). Detiene anche un altro record, in quanto linea AV/AC più sottoutilizzata al mondo: 18 treni al giorno su una linea concepita per 300 (si veda l’articolo del sole24ore), e soprattutto nessun treno merci. In sintesi: costosa e inutile.
Per questi motivi avrei manifestato, pensando che siano ragioni condivisibili dai più, se su questi argomenti fosse fatta un’informazione completa e corretta. E penso che in futuro sarebbe davvero un peccato abbandonare queste ragioni al dominio dei soli imbrattatori di muri, lasciando degenerare un dibattito e trovarsi di fronte a dilemmi analoghi a quello cantato anni addietro da De Gregori:
“Tu da che parte stai? Stai dalla parte di chi ruba nei supermercati? O di chi li ha costruiti.... rubando?”
Pietro Salizzoni
Maître de Conferences
Ecole Centrale de Lyon
Scrivendolo mi sento un po’ a disagio, come capita quando si afferma un’ovvietà. Sento pero’ il bisogno di ribadirlo, poiché a quella manifestazione avrei potuto partecipare anche io, non fossi rimasto a casa mia a Lyon. Di certo avrei provato imbarazzo nell’essere additato ad imbrattatore di muri e una notevole frustrazione le vedere le mie e di altre ragioni adombrate dai gesti di pochi esagitati.
Io avrei partecipato alla manifestazione perché sono fermamente contrario alla realizzazione della Torino-Lyon. Lo sono in qualità di cittadino italiano, di ingegnere e di pendolare su quella tratta. La mia contrarietà non é legata a pulsioni rivoluzionarie anti-sistema, logiche localistiche, antiprogressismo, luddismo modernista o sindromi nimby... ma all’imporsi di due problemi, quello del debito pubblico e della sua generazione e del consumo di risorse energetiche e ambientali. Sono problemi impellenti che impongono la necessità di politiche responsabili in grado di fronteggiarli, ottimizzando il rapporto tra spese e benefici attesi.
In questa prospettiva la Torino-Lyon, e gran parte della rete AV/AC italiana, é un esempio lampante di scelte incuranti di questi principi, finalizzate a dopare la crescita creando debito. É un’opera dall’indimostrata utilità, volta al consumo di consistenti risorse economiche ed energetiche per indurre benefici ignoti ai piu’ (tra gli addetti ai lavori). Nell’affermare questo riprendo semplicemente le conclusioni del Conseil des Ponts et Chaussées, un’autorevole istituzione di controllo dell’amministrazione francese dall’indiscussa indipendenza (il documento é in rete, Rapport d’audit sur les grand projets d’infrastructures de tranport N°2002-0190-01). Essendo chiamata a valutare il progetto, una decina di anni fa, la commissione ha concluso come segue:
(Pag 60) “[...] gli studi socio-economici condotti sono lontani dal dimostrare l’interesse di questo progetto per la collettività. A questo proposito, la commissione constata innanzitutto che gli studi condotti da Alpetunnel (i proponenti, oggi la Lyon Turin Ferroviaire, ndr) si fondano su un metodo opinabile: le ipotesi sull’evoluzione del traffico merci sono particolarmente ottimiste, [....]. In ogni caso, anche in questo quadro metodologico non corretto, gli indicatori di interesse socio-economico sono risultati negativi, a causa delle ingenti risorse finanziarie richieste alla realizzazione del progetto.”
Un analogo parere é stato pubblicato ieri, sulle pagine del sole24, che riprende un ennesimo studio del politecnico di Milano (http://www.ilsole24ore.com/art/economia/2012-01-31/promossa-solo-milanoroma-064241.shtml?uuid=AaI0IskE).
Entrambe le valutazione dicono, in modo forbito, che questa é un’opera inutile, e che é motivata da domande di traffico truccate (il bon-ton dei documenti ufficiali impone la formula “troppo ottimistiche”). Sono trucchi che hanno un’unica giustificazione: trovare un pretesto per costruire, dirottando sulle imprese di pochi (banche e galassia dei costruttori, ma non solo) le risorse della collettività.
Questo avviene perché fare debito (di tutti) realizzando opere pubbliche inutili, e per le quali non si avrà oneri gestionali, é il modo più semplice ed efficace per fare soldi. Sono imprese per le quali non c’é concorrenza internazionale, senza limiti di tempo impellenti per terminare i lavori, e che non necessitano di alcun investimento in ricerca e sviluppo, poiché si basano fondamentalmente su tre attività: movimentare terra, fare cemento e dedicarsi a intense campagne di lobbying.
Per avere un riscontro di tutto cio’ basta guardare a quanto già successo per la AV/AC Torino-Milano, senza aspettare che si riproduca tra Torino e Lyon. Doveva costare 1,2 Miliardi (secondo standard europei) e ne é costata 8: ne mancano all’appello quasi 7, spesi non si sa come, che ne fanno la linea senza gallerie più cara al mondo (a chilometro). Detiene anche un altro record, in quanto linea AV/AC più sottoutilizzata al mondo: 18 treni al giorno su una linea concepita per 300 (si veda l’articolo del sole24ore), e soprattutto nessun treno merci. In sintesi: costosa e inutile.
Per questi motivi avrei manifestato, pensando che siano ragioni condivisibili dai più, se su questi argomenti fosse fatta un’informazione completa e corretta. E penso che in futuro sarebbe davvero un peccato abbandonare queste ragioni al dominio dei soli imbrattatori di muri, lasciando degenerare un dibattito e trovarsi di fronte a dilemmi analoghi a quello cantato anni addietro da De Gregori:
“Tu da che parte stai? Stai dalla parte di chi ruba nei supermercati? O di chi li ha costruiti.... rubando?”
Pietro Salizzoni
Maître de Conferences
Ecole Centrale de Lyon
lunedì 30 gennaio 2012
Idee di epitaffi per la mia lapide, 1
"Almeno questa volta sono riuscito a portare a termine qualcosa"
domenica 29 gennaio 2012
Una lettera di Totò al futuro presidente Scalfaro, che non volle battersi in duello (1950)
«
Ho appreso dai giornali che Ella ha respinto la sfida a duello
inviataLe dal padre della signora Toussan, in seguito agli incidenti a
Lei noti.
La motivazione del rifiuto di battersi da Lei adottata, cioè quella dei princìpi cristiani, ammetterà che è speciosa e infondata.
Il sentimento cristiano, prima di essere da Lei invocato per sottrarsi a un dovere che è patrimonio comune di tutti i gentiluomini, avrebbe dovuto impedire a Lei e ai Suoi Amici di fare apprezzamenti sulla persona di una Signora rispettabilissima.
Abusi del genere comportano l'obbligo di assumerne le conseguenze, specialmente per uomini responsabili, i quali hanno la discutibile prerogativa di essere segnalati all'attenzione pubblica, per ogni loro atto.
Non si pretende da Lei , dopo il rifiuto di battersi, una maggiore sensibilità, ma si ha il diritto di esigere che in incidenti del genere, le persone alle quali il sentimento della responsabilità morale e cavalleresca è ignoto, abbiano almeno il pudore di sottrarsi al giudizio degli uomini, ai quali questi sentimenti e il coraggio civile dicono ancora qualcosa.
principe Antonio Focas Flavio Comneno De Curtis »
(Avanti!, 23 novembre 1950)
La motivazione del rifiuto di battersi da Lei adottata, cioè quella dei princìpi cristiani, ammetterà che è speciosa e infondata.
Il sentimento cristiano, prima di essere da Lei invocato per sottrarsi a un dovere che è patrimonio comune di tutti i gentiluomini, avrebbe dovuto impedire a Lei e ai Suoi Amici di fare apprezzamenti sulla persona di una Signora rispettabilissima.
Abusi del genere comportano l'obbligo di assumerne le conseguenze, specialmente per uomini responsabili, i quali hanno la discutibile prerogativa di essere segnalati all'attenzione pubblica, per ogni loro atto.
Non si pretende da Lei , dopo il rifiuto di battersi, una maggiore sensibilità, ma si ha il diritto di esigere che in incidenti del genere, le persone alle quali il sentimento della responsabilità morale e cavalleresca è ignoto, abbiano almeno il pudore di sottrarsi al giudizio degli uomini, ai quali questi sentimenti e il coraggio civile dicono ancora qualcosa.
principe Antonio Focas Flavio Comneno De Curtis »
(Avanti!, 23 novembre 1950)
venerdì 27 gennaio 2012
giovedì 26 gennaio 2012
Il nobile Michel Martone vi ha detto che costui era sfigato
Amici, italiani, prestatemi orecchio: io vengo per compatire quel mio
compagno di università che si è laureato dopo i 28 anni, non per
lodarlo. Il male che gli uomini compiono sopravvive al loro corso di
studi, il bene è spesso sepolto con il loro pezzo di carta.
Così
sia per quel figlio d'operai o piccoloborghesi che impiegò anni per diventare dottore.
Il nobile Martone vi ha detto che costui era sfigato: se così
fosse, sarebbe una grave colpa e gravemente il laureato fuori corso ne
ha pagato le conseguenze, rimanendo a lungo disoccupato, sottopagato,
sfruttato, umiliato e sbeffeggiato, e dovendo infine rassegnarsi a ripulire le latrine di un ospedale oppure emigrare.
Qui, con il permesso di Martone e
degli altri - perché Martone è un uomo figo e potente, e tutti gli altri, tutti
sono uomini fighi e potenti - sono venuto a parlare al funerale del laureato fuori corso.
Era mio amico, leale e giusto con me, ma Martone dice che
era sfigato e Martone è un uomo figo. Lo studente fuori corso ha portato molti soldi al
Ministero dell'Università, ma questi sono stati tolti ai forzieri dello
stato dai professori universitari assenteisti e incapaci: era questa la colpa del
laureato fuori corso? Quando gli studenti poveri hanno pianto, il
laureato fuori corso ha pianto: la sfiga dovrebbe essere fatta di
più egoistica stoffa. Eppure Martone dice che costui era sfigato e Martone è
uomo figo. Siete tutti testimoni che alla festa di San Precario
per tre volte gli ho chiesto di affrettarsi a laurearsi, e lui per tre
volte ha rifiutato: era questo il tipico atteggiamento da sfigati di chi pur vivendo a casa con i genitori e non avendo avuto particolari problemi si laurea comodamente dopo i 28 anni?
Eppure Martone dice che era sfigato e certamente egli è uomo figo.
Io non parlo per disapprovare ciò che ha detto Martone, ma sono qui
per dire ciò che so. Un tempo incoraggiavate tutti il laureato fuori corso e non senza motivo, ora cosa vi trattiene dal piangerlo?
Era lo studente più nobile fra tutti
costoro: tutti gli studenti in corso hanno fatto ciò che hanno fatto
per invidia del grande ritardatario. Egli solo si unì a loro con
onestà e per il bene proprio e di tutti. Il suo corso di studi era nobile e gli esami da lui scelti così equilibrati che l'Università potrebbe ergersi e
annunciare a tutto il mondo 'questo era uno studente universitario!
(Exeunt)
martedì 24 gennaio 2012
Raul Montanari, finale di L'uomo che aveva paura di morire (How to disappear completely, Narradiohead)
Un giorno si svegliò a un’ora del mattino presto e si sentì felice. Non era un sentimento comune, per lui.
Non aprì nemmeno gli occhi. Aveva le labbra secche e faticava a deglutire, ma non ci fece caso. Ripensò a quello che aveva fatto. Ci ripensò addentrandosi con prudenza fra i ricordi degli ultimi due anni, e nessuna trappola scattò.
Era solo con se stesso, non c’era nessun accesso aperto al tempo. Steso sul letto, isolato dal mondo, sentiva di essere al centro esatto dell’arena in cui si combatteva la battaglia contro la morte, ed era orgoglioso di sé. Stava lottando come nessuno prima di lui aveva mai fatto, pensò. Forse qualcuno avrebbe saputo cosa era successo in quella stanza e l’avrebbe imitato. Forse un giorno tutti gli uomini si sarebbero salvati, ma di questo non gli importava, ora.
Il senso di felicità si inclinò, si allargò in una diffusa tenerezza per sé stesso, come un’acqua calda e tranquilla. Respiro dopo respiro, battito dopo battito, cullato da suoni senza tempo, dalla musica del corpo.
Dalla sua piccola eternità, l’uomo sorrise.
Il mondo si chiuse gentilmente su di lui, avvolgendolo, e fu tutto.
lunedì 16 gennaio 2012
Racconto d'inverno (resoconto narrativo dell'incontro tra l'Assessora all'istruzione di Torino e i genitori)
L'atmosfera era già molto tesa quando
l'assessora entrò nella stanza.
...
venerdì 13 gennaio 2012
mercoledì 11 gennaio 2012
TEMA SU RINO GAETANO (1998)
Svegliandoti
al mattino dopo una serata di moderata ma faticosa baldoria, ti potrà
una volta accadere di accorgerti che la musica di Rino Gaetano sia
stranamente compatibile con i tuoi umori, anzi quasi ad essi destinata.
Da
dove mai proviene l'insospettata facoltà di blandire le tue viscere
intorcicate dai bagordi alcolici? Per quale motivo compete a quei testi e
a quelle melodie apparentemente banali di farti vibrare di una
contentezza che ti sentiresti disposto a pagare un prezzo non irrisorio? Vediamo nel dettaglio.
E cantava le canzone che sentiva sempre allu mare
è la nostra canzone preferita dell’Autore. Volentieri ne avremmo
riportato il testo, ma purtroppo non ci è disponibile, pazienza.
I
personaggi sono, nell'ordine: un emigrante che parte via mare, portando
"le provviste e pacchi di riviste"; un mercenario "con un figlio da
sfamare ed un nemico a cui sparare"; un produttore "con un film da
girare ed un'azienda da salvare".
I
tre sono accomunati dal nome della misteriosa Bice, che rispettivamente appare come:
(1) ritratta in una fotografia in possesso dell'emigrante, "bella come
un'attrice"; (2) amata dal mercenario (o meglio: l'uomo d'arme vorrebbe
amarla ancora); (3) ipostatizzata dal produttore come paradigma estetico dell'attrice che egli va cercando oltremare.
I personaggi, imbarcati forse, presumibilmente, sulla stessa nave, cantavano le canzone (si ponga attenzione la variante meridonalistica del plurale) che sentivano sempre allu mare.
Ma
chi è Bice? Chi sono costoro? Penseremmo a una certa qual
distanza temporale fra i tre: il soldato di ventura richiama alla mente
il medioevo; l'emigrante e il produttore richiamano per canto loro un
periodo storico abbastanza indeterminato che potrebbe estendersi
dall'inizio del secolo scorso fino al dopoguerra.
Il trapasso inavvertito da un personaggio all'altro ricorda inequivocabilmente Les fleurs bleues
di Raymond Queneau (ignoriamo se Gaetano conoscesse il testo di
Queneau, ma propendiamo per il sì): si tratta dello stesso individuo
situato immaginosamente in tre diversi mondi possibili, oppure siamo qui
di fronte a personaggi diversi e totalmente indipendenti? Noi
sospettiamo che sotto le spoglie dell'emigrante ecc..., protagonisti
della bellissima canzone del cantante calabrese, si riveli una stessa
essenza umana stereotipizzata, per non dire universale: l'Uomo
Innamorato Alle Prese Con Le Insostenibili Condizioni Di Vita Della Società Capitalista.
In
questo orizzonte di lettura, con un salto teorico a livello
extratestuale, la stessa morte in motocicletta [in realtà in automobile, n.d.r.] dell'autore non andrebbe
più considerata come un incidente insensato, bensì come coerente mossa
esiziale di rivolta. Rivolta, of course, d'afflato planetario
epocale, che non potrebbe assolutamente confondersi con
un’individualistica quanto sterile ribellione, del tipo del quale si
vedono ormai troppe occorrenze in questi tempi di disordine sociale e di
sempre periclitante coscienza dei fondamentali diritti umani. In
questo senso, non esitiamo a rintracciare nella figura e nell’opera di
Rino Gaetano un modello di pensiero e di comportamento validissimo per i
tempi a venire, che non esiteremmo a chiamare il Paradigma Gaetano.
Nota:
A lungo si è ignorato che il famoso scrittore Edoardo Acotto scoprì la
canzone del maestro Gaetano qui analizzata, in una sera di primavera del
1998, in occasione di una festa a casa delle sorelle Bracciolino
(un'arpa svettava nel centro della stanza dove si teneva la festa). In quell'occasione Acotto, che in seguito si sarebbe brevemente fidanzato con Ada Bracciolino, fu come folgorato da E cantava le canzone, specialmente per la decisiva componente ritmica della canzone. Fu
un'epifania, un momento privilegiato del quale Edoardo non capì mai il
senso, ma che lasciò tracce indelebili e facilmente riconoscibili nella
sua successiva produzione artistica e letteraria. Era
quella la prima uscita pubblica di Acotto dopo l'improvvisa morte del
padre: per l'occasione, aveva brandito le forbici e si era
tagliato da solo i capelli, guardandosi allo specchio. Aveva imparato la
possibilità di quel gesto - a metà tra autoconservazione e
autodistruzione - dall'amico Marco Cartelli, il quale a sua volta aveva perso il padre quando aveva diciotto anni.
martedì 10 gennaio 2012
Florilegio impopolare e anti-demagogico a cura della redazione di Carmilla [http://www.carmillaonline.com/]
Parole di Massimo Mantellini, Antonio Moresco, Carlo Lucarelli, Adriano Prosperi, Wu Ming, Massimo Roccaforte, Girolamo De Michele, Michela Murgia, Antonio Pennacchi, Evelina Santangelo, Luca, Alain Badiou.
http://www.carmillaonline.com/archives/2010/09/003608.html
"[...] L’Einaudi non è Berlusconi, perché quest’ultimo passa, mentre l’Einaudi resterà. Resterà il catalogo, per dirla con Valter Binaghi, “poeticamente più sovversivo del mondo”. Resterà quel soggetto, quella voce nel dibattito culturale e civile.Quindi [...] bisogna TENER DURO, “resistere un minuto più del padrone”. Bisogna lottare dentro, per salvaguardare i margini e gli spazi di autonomia rispetto alla proprietà, per riequilibrare con mosse “buone” ogni concessione o cedimento, ogni eventuale “scivolone”. Date un’occhiata al catalogo e vedrete quali e quante sono le mosse “buone”. Abbiate un po’ di pazienza e vedrete, quest’autunno, alcune uscite strategicamente fondamentali..."
o
Marco Pasquini Ma gli intellettuali devono aspettarsi di essere compresi dal popolo?
o
Francesco Falco aspettiamo il primo genna einaudiano, mentre ora si viaggia su quello minimumfaxiano...
oEva Carriego 'Popolo' sta diventando un termine tipicamente berlusconiano: che tempi. Ho letto quasi tutto l'articolo, bay-passando i passaggi per me più noiosi, e lo condivido. Francamente, ho pensato fin da subito che si trattasse di questione di lana caprina.
oGiuseppe Genna Pennacchi strepitoso.
oEva Carriego 'contraddizioni in seno alla borghesia' è notevole: è un personaggio, a volte troppo.
oMarco Parlato @Eva Carriego: ormai gli scippi lessicali di berlusconi non si contano più. Non possiamo più usare popolo, libertà, ironia, moralità e tanti altri senza provare un senso di ribrezzo.
oBruna Caffa Noto il fatto che nelle parole di Vito Mancuso c’è la manifestazione di un gesto che non pretende dagli altri la stessa conclusione a cui lui è arrivato, ovvero il suo allontanamento dalla Mondadori per incompatibilità col suo modo di sentirsi all’interno dell’azienda, Noto al contrario in quelle degli altri la critica nei suoi confronti e la pretesa di sapere come si deve unicamente agire
oMarco Pasquini Mio padre che faceva l'operaio alla FIAT negli anni settanta, era un collaborazionista o un operaio proletario?
oEva Carriego Secondo una scuola di pensiero, un operaio collaborazionista.
oMarco Pasquini Mumble... e quale sarebbe questa scuola?
oGiuseppe Genna Bruna, tu noti quanto appare, che non è quanto è. Io conosco quello che Pennacchi chiama 'il teologo', più di un decennio fa lavorai assieme a lui: credimi, siamo nel regno delle apparenze.
oRoberto Vignoli Sottoscrivo parola per parola i due editoriali di Mancuso su Repubblica, il resto è solo arrampicarsi sugli specchi per difendere scelte indifendibili
oEva Carriego Quella che dice che se sei uno scrittore e non abbandoni Mondadori e/o satelliti, indipendentemente da ciò che scrivi e da quanto fai fatturare all'azienda, te ne freghi dell'etica, della politica e della religione (a volte) rimanendo a busta paga del padrone.
oGiuseppe Genna
Ecco, Marco - la questione sarà annosa ma è proprio questa.
Siccome la società capitalista è crudele, perché non ce ne andiamo tutti? Siamo delle merde ciniche che voltano la faccia davanti alle stragi rumorose o siloenziose compiute in nome... del nostro calorifero?Mostra tutto
oMarco Pasquini @Roberto: penso che il discorso sia un po' più complesso. Ci sono alternative? E quali?
oMarco Pasquini @Giuseppe: qualcuno diceva che ribellarsi da soli è anarchia, ribellarsi in un gruppo organizzato è rivoluzione. L'alternativa semplicemente non esiste.
oRosella Postorino grazie, giuseppe, di avermi taggata.
oBruna Caffa Allora che si rimanga tutti ovunque e sempre con l'illusione che tutto cambi. Non è mai successo
oEva Carriego Scusa, Marco Pasquini, ho dimenticato il riferimento nella risposta.
oMarco Pasquini @Bruna: no, però non è con uno slogan che si cambiano le cose. Problemi complessi hanno soluzioni complesse.
oEmanuela Patti
Scrivere per Einaudi non essendo berlusconiani, scrivere per un giornale di destra se si è intellettuali di sinistra. Quella che negli ultimi mesi in particolare è diventata la popolarissima questione del riconoscimento non è sicuramente se...condaria, ma liquidarla oggi con il boicottaggio - lasciamo perdere le inutili mobilitazioni di "soli click" dei leoni di facebook (la mattina…), puri videogiochi di intrattenimento, è più che mai inefficace in un paese in cui il berlusconismo è talmente endemico che delimitare il dentro e il fuori è quasi impossibile.
Espatriare o restare? Questo dilemma non riguarda solo gli scrittori e le case editrici, ma tutti i settori (un esempio tra tutti, l’università). Non è più vantaggioso come una volta espatriare. Restare è la scelta più difficile, ma è anche l’unica che può avere un senso (aggiungo, etico) se si prende seriamente in considerazione la domanda “qual è il reale problema?” Riguardo al problema del riconoscimento il reale problema per gli scrittori è come essere impopolari (se il 'popolo' è quello che è nel 2010 in Italia ed ha interiorizzato il berlusconismo), non tanto decidendo di espatriare, ma con la scrittura stessa. Il coraggio di essere impopolari nella scrittura per rispondere appunto alla domanda (che ciascuno scrittore risponde a modo suo, reperendo il suo punto reale sul quale non recedere) qual è il reale problema?
oBruna Caffa Non è uno slogan, è una provocazione che non nasce dal nulla. La soluzione di problemi complessi non sta nel rimandarli o nel delegare altri a risolversi in un' azione perché sicuramente è tutto più semplice
oBruna Caffa Ma quale impopolarità se poi tutto produce profitto e viene riassorbito nel sistema, comprese le persone. Letteratura di frontiera, ma per chi? se per ogni situazione si dice che il problema è complesso e sono sempre gli altri a dover fare scelte di posizione concrete
oEdoardo Acotto
ma perché poi gli scrittori dovrebbero essere più militanti e più coerenti di qualsiasi antiberlusconiano non scrittore?
Non credo che tutti i dipietrini o i grillini o persino i comunisti evitino con accuratezza militante di comprare le mer...ci berlusconiane, che sono moltissime come sappiamo.
Perché mai lo scrittore, a meno di avere alternative significative, dovrebbe suicidarsi rinunciando a pubblicare per grandi case editrici? Parafrasando direi che scriptor sine publico imago mortis, con l'eccezione di Pessoa o forse appunto no.
Ci fosse una vera censura capirei, ma per ora mi pare che i casi siano pochi (un Belpoliti e un Saramago) e non generalizzabili.
L'autocensura, poi, è un rischio: ma qui il discorso si sposta sull'onestà intellettuale dello scrittore.Mostra tutto
oEdoardo Acotto E vogliamo porre la questione del rapporto degli intellettuali con il DENARO? Eludere la questione è ipocrita.
(Un giovane scrittore che tematizza la questione spesso in modo interessante è Gianluigi Ricuperati.)
oAlba Donati ma gli intellettuali non hanno perso una bella occasione per dimostrare che le annose discussioni su 'intellettuali e potere' sono questioni complesse e reali? a me continua a convincermi molto mancuso, per l'impostazione del problema innanzitutto. Il paragone con l'operaio collaborazionista non regge. Il rapporto editore-scrittore si basa sulla libertà (e sull'identità), quello tra operaio e padrone è un rapporto di costrizione
oGiuliana Bi
Provo a muovermi su un terreno neutro, per liberarmi dai miei pregiudizi su Berlusconi e Mancuso.
Facciamo finta che … io sia un bravissimo architetto dotato di grande talento e abbia partorito un’idea, un progetto. Sono certa della qualità... e della bontà del mio progetto.
L’unico in grado di realizzarlo é un costruttore corrotto, potente. Grazie al suo potere e ai suoi denari può “condizionare” la politica. Ottenere i permessi necessari, utilizzare mezzi illeciti e denaro sporco, insomma un criminale.
So che le sue finalità sono diverse dalle mie. A lui non interessa la parte ideale del mio progetto, lui è disposto a realizzare il progetto solo perché ha ben calcolato il vantaggio che ne ricaverà. Aumenterà il suo potere e il suo patrimonio e quindi il suo potere e il suo patrimonio e io contribuirò nella sua scalata.
Ora mi chiedo se un un artista, uno scrittore, un intellettuale non ponendosi un problema etico, accettando il male minore è in buona fede dicendosi e sostenendo che la sua opera é nell’interesse e nel bene comune e deve essere accessibile a tutti. Il fine giustifica i mezzi?
O in realtà l'ego ci mette lo zampino?
Mostra tutto
oGiuseppe Genna
Come si desume dallo streaming di interventi su Carmilla, io non sono intervenuto, nemmeno nella discussione tra i redattori, via mail. Mi basta semplicemente dire che militare è mettere le mani nel fango e che con Giulio Einaudi io mi sare...i sentito personalmente a disagio, sebbene non come con Silvio Berlusconi. Ma col cavolo che mollo un luogo senza presidiarlo, facendone il "Libero" dell'editoria. Alba, la questione è davvero più complessa: per esempio, tutta la generazione di poeti è scomparsa, è scomparsa la poesia in Italia. Dimmi poi se il rapporto non è di costrizione, ma di edenica libertà, quando uno è necessitato alla creazione, impalando la sua vita sul valore umanistico assoluto che la creazione permette di irradiare.
Dissento completamente da quello che dice Roberto Vignoli, il quale mi offende, essendo io un autore che pubblica per Einaudi e sentendomi dare dell'arrampicatore sugli specchi, cosa che proprio non sono. Qui finisce quanto ho da dire sulla "annosa" questione, che per me non lo è, mentre che lo sia determina a mio giudizio uno stato di arretrata analisi politica da parte di una società - o forse dell'assenza proprio della politica.Mostra tutto
oPaolo Melissi la gabanelli lavora per la rai. quindi? una questione affrontata tempestosamente con l'illuminato daniele card. sepe
oEva Carriego
'Il rapporto editore-scrittore si basa sulla libertà (e sull'identità), quello tra operaio e padrone è un rapporto di costrizione.'
Gli scrittori mangiano come e più degli operai, la libertà non è esclusiva dello scrittore, il rapporto iden...tità sarebbe auspicabile ma non è di questo mondo. O, forse, neanche auspicabile: l'ordine determinato da autori che scrivono solo per editori della loro parte politica mi mette a disagio, in natura vince il disordine. Non sottovaluterei nemmeno il fatto che opere strepitosamente belle sono uscite da penne di autori affamati e pieni di debiti. Il bisogno è una spinta potentissima, e romantica, anche.Mostra tutto
oAlba Donati gius l'annosa questione non è annosa nemmeno per me, ma su questo argomento (che mi ha fatto pensare molto e parlare poco, tanto che è la prima cosa che 'esterno') ci sarebbe da confrontarsi sul serio e spero che lo faremo prima o poi anche sotto un albero di Largo Marinai d'Italia, fb è un pò costrittivo per questo tipo di approfondimento
oEmanuela Patti @Edoardo Acotto: "ma perché poi gli scrittori dovrebbero essere più militanti e più coerenti di qualsiasi antiberlusconiano non scrittore?" io proverei a darmi una risposta a prescindere dalle categorie.
oRoberto Vignoli
Caro Giuseppe ovviamente non mi riferivo a te, il problema principale sono quelle macchine da bestseller chiamate Augias, Scalfari, Saviano, Rossanda e compagnia che pontificano ed editorialeggiano un giorno sì e l'altro pure sul conflitto ...d'interessi e contro Berlusconi e poi continuano ad arricchirlo. E' una questione innanzitutto di coerenza tra parole e comportamenti. In secondo luogo tutti questi autori sono in una posizione di forza tale che potrebbero permettersi gesti politici e simbolici come farà Mancuso con il suo addio, senza rimetterci, anzi. Altre grandi case editrici sono pronte a fargli contratti persino migliori, e non mi si dica che Rizzoli, Feltrinelli o le controllate del gruppo Mauri Spagnol non offrono altrettanta potenza promozionale e distribuitiva. Molto diverso è invece per tutti gli altri autori che non hanno questa posizione di forza, dai wu ming a genna e a tanti altri, per i quali, come ha scritto anche mancuso è comprensibile che prima si pensi a "vivere e poi a filosofare". Ma quello che trovo inaccettabile nei vostri ragionamenti è lo spudorato rivendicare la scelta di restare negando il problema o sostenendo di poter comunque influire e modificare le cose dall'interno. Se tutti coloro che hanno ancora un minimo di coscienza politica e sociale rinunciano a lavorare per una editoria e per una informazione realmente indipendente il berlusconismo, di destra, centro, sinistra, ha davvero vinto, e gli spazi liberi verranno sempre più prosciugati. E lo dico con amarezza, da persona che nella propria vita ci ha provato, pagando prezzi altissimi, e rinunciando quasi a tutto, a fare editoria indipendente, ed ora pur di lavorare, deve vendere l'anima a un altro grande editore di sx certo non con meno difetti di mondadori o einaudi... ma, ripeto, Saviano e altri big, diversamente da quasi noi tutti, sono invece nelle condizioni per poter mettere in pratica ciò che proclamano. La differenza è tutta qui.Mostra tutto
oEdoardo Acotto
@Giuseppe: "con Giulio Einaudi io mi sare...i sentito personalmente a disagio, sebbene non come con Silvio Berlusconi"
Ho un aneddotto su Rodari, proveniente da un suo diretto conoscente: un amico lo vide coi polsini lisi e gli domandò se a...vesse problemi. Lui rispose che ogni volta che andava da Einaudi a chiedere di pagarlo, quello gli rispondeva: Gianni, con gli amici non si parla di denaro!Mostra tutto
oEdoardo Acotto
APPLAUSI: "...mentre che lo sia determina a mio giudizio uno stato di arretrata analisi politica da parte di una società - o forse dell'assenza proprio della politica."
Mancuso fa bene ad andarsene, se vuole e può, anche perché da un cattoli...co chiedo un po' più di coerenza, giusto per alzare la media dei suoi correligionari.
Ma che gli ipocriti perbenisti di sinistra contino fino a 100 e pensino a quello che hanno fatto LORO CONTRO BERLUSCONI negli ultimi 20 anni prima di indicare negli scrittori il capro espiatorio di turno.
(E basta con la stupida malafede: il lavoro intellettuale non è un privilegio da rentiers!)
oEdoardo Acotto
Facciamo un altro esempio, secondo me calzante perché viviamo il Secondo Ventennio italiano: notoriamente Gentile per la Treccani ricorreva alla collaborazione di vari intellettuali antifascisti, tra cui Aldo Capitini.
Se il paragone regge, ...costoro avrebbero dovuto rinunciare, per non essere tacciati di collaborazionismo. E all'epoca qualcuno avrebbe potuto rimproverarli di non preparare alcun futuro.
Invece essi l'hanno preparato ed è stato indubitabilmente migliore.
I francesi ci hanno insegnato a pensare al futuro anteriore: un giorno Berlusconi non ci sarà più, e SARA' STATO GIUSTO non autodistruggersi come autori...
o
Edoardo Acotto
@Emanuela io la risposta me la do eccome, ed è la seguente.
che non si vuole ammettere che la differenza tra lavoro manuale e intellettuale si sta progressivamente abolendo con la proletarizzazione del secondo (così come sta scomparendo la ...piccola borghesia che si proletarizza vieppiù).
Perciò che si ipostatizzi la posizione dello Scrittore trasformandolo in Capro, è un facile modo per alleggerirsi del proprio senso di colpa per essere impotenti di fronte a Berlusconi, e più in generale di fronte al Capitale.
L'attacco agli scrittori "collaborazionisti", insomma, mi pare il tipico stupido gesto piccolo borghese di chi si sente affogare nella rivoluzione fascista e vuol credere che la colpa non sia anche sua.
Ciò detto, mi pare anche di scorgere una differenza tra chi fa dell'etica l'oggetto esplicito del proprio lavoro intellettuale e chi invece tematizza altri oggetti culturali: Mancuso sarebbe incoerente a non andarsene, ma per un antiberlusconiano che scriva di sport, la contradddizione mi parrebbe assai minore, e via graduando a seconda del CONTENUTO ETICO del lavoro di ognuno.
Il criterio della coerenza per me non è tra l'armonia tra antiberlusconismo e datore di lavoro, bensì tra parole e azioni: se in un libro Einaudi io scrivessi "non bisogna pubblicare per Einaudi" allora la contraddizione performativa sarebbe lampante e le conseguenze un fecondo campo di battaglia.
PS: le categorie pensate non sono merda, a differenza di quelle stereotipiche, bensì uno dei sacri frutti del lavoro analitico di filosofi scrittori e intellettuali.
PS2: mi sono appena dato un'idea: ora propongo a Einaudi un libro intitolato "Non pubblicare per Einaudi" :-D
Parole di Massimo Mantellini, Antonio Moresco, Carlo Lucarelli, Adriano Prosperi, Wu Ming, Massimo Roccaforte, Girolamo De Michele, Michela Murgia, Antonio Pennacchi, Evelina Santangelo, Luca, Alain Badiou.
http://www.carmillaonline.com/archives/2010/09/003608.html
"[...] L’Einaudi non è Berlusconi, perché quest’ultimo passa, mentre l’Einaudi resterà. Resterà il catalogo, per dirla con Valter Binaghi, “poeticamente più sovversivo del mondo”. Resterà quel soggetto, quella voce nel dibattito culturale e civile.Quindi [...] bisogna TENER DURO, “resistere un minuto più del padrone”. Bisogna lottare dentro, per salvaguardare i margini e gli spazi di autonomia rispetto alla proprietà, per riequilibrare con mosse “buone” ogni concessione o cedimento, ogni eventuale “scivolone”. Date un’occhiata al catalogo e vedrete quali e quante sono le mosse “buone”. Abbiate un po’ di pazienza e vedrete, quest’autunno, alcune uscite strategicamente fondamentali..."
o
Marco Pasquini Ma gli intellettuali devono aspettarsi di essere compresi dal popolo?
o
Francesco Falco aspettiamo il primo genna einaudiano, mentre ora si viaggia su quello minimumfaxiano...
oEva Carriego 'Popolo' sta diventando un termine tipicamente berlusconiano: che tempi. Ho letto quasi tutto l'articolo, bay-passando i passaggi per me più noiosi, e lo condivido. Francamente, ho pensato fin da subito che si trattasse di questione di lana caprina.
oGiuseppe Genna Pennacchi strepitoso.
oEva Carriego 'contraddizioni in seno alla borghesia' è notevole: è un personaggio, a volte troppo.
oMarco Parlato @Eva Carriego: ormai gli scippi lessicali di berlusconi non si contano più. Non possiamo più usare popolo, libertà, ironia, moralità e tanti altri senza provare un senso di ribrezzo.
oBruna Caffa Noto il fatto che nelle parole di Vito Mancuso c’è la manifestazione di un gesto che non pretende dagli altri la stessa conclusione a cui lui è arrivato, ovvero il suo allontanamento dalla Mondadori per incompatibilità col suo modo di sentirsi all’interno dell’azienda, Noto al contrario in quelle degli altri la critica nei suoi confronti e la pretesa di sapere come si deve unicamente agire
oMarco Pasquini Mio padre che faceva l'operaio alla FIAT negli anni settanta, era un collaborazionista o un operaio proletario?
oEva Carriego Secondo una scuola di pensiero, un operaio collaborazionista.
oMarco Pasquini Mumble... e quale sarebbe questa scuola?
oGiuseppe Genna Bruna, tu noti quanto appare, che non è quanto è. Io conosco quello che Pennacchi chiama 'il teologo', più di un decennio fa lavorai assieme a lui: credimi, siamo nel regno delle apparenze.
oRoberto Vignoli Sottoscrivo parola per parola i due editoriali di Mancuso su Repubblica, il resto è solo arrampicarsi sugli specchi per difendere scelte indifendibili
oEva Carriego Quella che dice che se sei uno scrittore e non abbandoni Mondadori e/o satelliti, indipendentemente da ciò che scrivi e da quanto fai fatturare all'azienda, te ne freghi dell'etica, della politica e della religione (a volte) rimanendo a busta paga del padrone.
oGiuseppe Genna
Ecco, Marco - la questione sarà annosa ma è proprio questa.
Siccome la società capitalista è crudele, perché non ce ne andiamo tutti? Siamo delle merde ciniche che voltano la faccia davanti alle stragi rumorose o siloenziose compiute in nome... del nostro calorifero?Mostra tutto
oMarco Pasquini @Roberto: penso che il discorso sia un po' più complesso. Ci sono alternative? E quali?
oMarco Pasquini @Giuseppe: qualcuno diceva che ribellarsi da soli è anarchia, ribellarsi in un gruppo organizzato è rivoluzione. L'alternativa semplicemente non esiste.
oRosella Postorino grazie, giuseppe, di avermi taggata.
oBruna Caffa Allora che si rimanga tutti ovunque e sempre con l'illusione che tutto cambi. Non è mai successo
oEva Carriego Scusa, Marco Pasquini, ho dimenticato il riferimento nella risposta.
oMarco Pasquini @Bruna: no, però non è con uno slogan che si cambiano le cose. Problemi complessi hanno soluzioni complesse.
oEmanuela Patti
Scrivere per Einaudi non essendo berlusconiani, scrivere per un giornale di destra se si è intellettuali di sinistra. Quella che negli ultimi mesi in particolare è diventata la popolarissima questione del riconoscimento non è sicuramente se...condaria, ma liquidarla oggi con il boicottaggio - lasciamo perdere le inutili mobilitazioni di "soli click" dei leoni di facebook (la mattina…), puri videogiochi di intrattenimento, è più che mai inefficace in un paese in cui il berlusconismo è talmente endemico che delimitare il dentro e il fuori è quasi impossibile.
Espatriare o restare? Questo dilemma non riguarda solo gli scrittori e le case editrici, ma tutti i settori (un esempio tra tutti, l’università). Non è più vantaggioso come una volta espatriare. Restare è la scelta più difficile, ma è anche l’unica che può avere un senso (aggiungo, etico) se si prende seriamente in considerazione la domanda “qual è il reale problema?” Riguardo al problema del riconoscimento il reale problema per gli scrittori è come essere impopolari (se il 'popolo' è quello che è nel 2010 in Italia ed ha interiorizzato il berlusconismo), non tanto decidendo di espatriare, ma con la scrittura stessa. Il coraggio di essere impopolari nella scrittura per rispondere appunto alla domanda (che ciascuno scrittore risponde a modo suo, reperendo il suo punto reale sul quale non recedere) qual è il reale problema?
oBruna Caffa Non è uno slogan, è una provocazione che non nasce dal nulla. La soluzione di problemi complessi non sta nel rimandarli o nel delegare altri a risolversi in un' azione perché sicuramente è tutto più semplice
oBruna Caffa Ma quale impopolarità se poi tutto produce profitto e viene riassorbito nel sistema, comprese le persone. Letteratura di frontiera, ma per chi? se per ogni situazione si dice che il problema è complesso e sono sempre gli altri a dover fare scelte di posizione concrete
oEdoardo Acotto
ma perché poi gli scrittori dovrebbero essere più militanti e più coerenti di qualsiasi antiberlusconiano non scrittore?
Non credo che tutti i dipietrini o i grillini o persino i comunisti evitino con accuratezza militante di comprare le mer...ci berlusconiane, che sono moltissime come sappiamo.
Perché mai lo scrittore, a meno di avere alternative significative, dovrebbe suicidarsi rinunciando a pubblicare per grandi case editrici? Parafrasando direi che scriptor sine publico imago mortis, con l'eccezione di Pessoa o forse appunto no.
Ci fosse una vera censura capirei, ma per ora mi pare che i casi siano pochi (un Belpoliti e un Saramago) e non generalizzabili.
L'autocensura, poi, è un rischio: ma qui il discorso si sposta sull'onestà intellettuale dello scrittore.Mostra tutto
oEdoardo Acotto E vogliamo porre la questione del rapporto degli intellettuali con il DENARO? Eludere la questione è ipocrita.
(Un giovane scrittore che tematizza la questione spesso in modo interessante è Gianluigi Ricuperati.)
oAlba Donati ma gli intellettuali non hanno perso una bella occasione per dimostrare che le annose discussioni su 'intellettuali e potere' sono questioni complesse e reali? a me continua a convincermi molto mancuso, per l'impostazione del problema innanzitutto. Il paragone con l'operaio collaborazionista non regge. Il rapporto editore-scrittore si basa sulla libertà (e sull'identità), quello tra operaio e padrone è un rapporto di costrizione
oGiuliana Bi
Provo a muovermi su un terreno neutro, per liberarmi dai miei pregiudizi su Berlusconi e Mancuso.
Facciamo finta che … io sia un bravissimo architetto dotato di grande talento e abbia partorito un’idea, un progetto. Sono certa della qualità... e della bontà del mio progetto.
L’unico in grado di realizzarlo é un costruttore corrotto, potente. Grazie al suo potere e ai suoi denari può “condizionare” la politica. Ottenere i permessi necessari, utilizzare mezzi illeciti e denaro sporco, insomma un criminale.
So che le sue finalità sono diverse dalle mie. A lui non interessa la parte ideale del mio progetto, lui è disposto a realizzare il progetto solo perché ha ben calcolato il vantaggio che ne ricaverà. Aumenterà il suo potere e il suo patrimonio e quindi il suo potere e il suo patrimonio e io contribuirò nella sua scalata.
Ora mi chiedo se un un artista, uno scrittore, un intellettuale non ponendosi un problema etico, accettando il male minore è in buona fede dicendosi e sostenendo che la sua opera é nell’interesse e nel bene comune e deve essere accessibile a tutti. Il fine giustifica i mezzi?
O in realtà l'ego ci mette lo zampino?
Mostra tutto
oGiuseppe Genna
Come si desume dallo streaming di interventi su Carmilla, io non sono intervenuto, nemmeno nella discussione tra i redattori, via mail. Mi basta semplicemente dire che militare è mettere le mani nel fango e che con Giulio Einaudi io mi sare...i sentito personalmente a disagio, sebbene non come con Silvio Berlusconi. Ma col cavolo che mollo un luogo senza presidiarlo, facendone il "Libero" dell'editoria. Alba, la questione è davvero più complessa: per esempio, tutta la generazione di poeti è scomparsa, è scomparsa la poesia in Italia. Dimmi poi se il rapporto non è di costrizione, ma di edenica libertà, quando uno è necessitato alla creazione, impalando la sua vita sul valore umanistico assoluto che la creazione permette di irradiare.
Dissento completamente da quello che dice Roberto Vignoli, il quale mi offende, essendo io un autore che pubblica per Einaudi e sentendomi dare dell'arrampicatore sugli specchi, cosa che proprio non sono. Qui finisce quanto ho da dire sulla "annosa" questione, che per me non lo è, mentre che lo sia determina a mio giudizio uno stato di arretrata analisi politica da parte di una società - o forse dell'assenza proprio della politica.Mostra tutto
oPaolo Melissi la gabanelli lavora per la rai. quindi? una questione affrontata tempestosamente con l'illuminato daniele card. sepe
oEva Carriego
'Il rapporto editore-scrittore si basa sulla libertà (e sull'identità), quello tra operaio e padrone è un rapporto di costrizione.'
Gli scrittori mangiano come e più degli operai, la libertà non è esclusiva dello scrittore, il rapporto iden...tità sarebbe auspicabile ma non è di questo mondo. O, forse, neanche auspicabile: l'ordine determinato da autori che scrivono solo per editori della loro parte politica mi mette a disagio, in natura vince il disordine. Non sottovaluterei nemmeno il fatto che opere strepitosamente belle sono uscite da penne di autori affamati e pieni di debiti. Il bisogno è una spinta potentissima, e romantica, anche.Mostra tutto
oAlba Donati gius l'annosa questione non è annosa nemmeno per me, ma su questo argomento (che mi ha fatto pensare molto e parlare poco, tanto che è la prima cosa che 'esterno') ci sarebbe da confrontarsi sul serio e spero che lo faremo prima o poi anche sotto un albero di Largo Marinai d'Italia, fb è un pò costrittivo per questo tipo di approfondimento
oEmanuela Patti @Edoardo Acotto: "ma perché poi gli scrittori dovrebbero essere più militanti e più coerenti di qualsiasi antiberlusconiano non scrittore?" io proverei a darmi una risposta a prescindere dalle categorie.
oRoberto Vignoli
Caro Giuseppe ovviamente non mi riferivo a te, il problema principale sono quelle macchine da bestseller chiamate Augias, Scalfari, Saviano, Rossanda e compagnia che pontificano ed editorialeggiano un giorno sì e l'altro pure sul conflitto ...d'interessi e contro Berlusconi e poi continuano ad arricchirlo. E' una questione innanzitutto di coerenza tra parole e comportamenti. In secondo luogo tutti questi autori sono in una posizione di forza tale che potrebbero permettersi gesti politici e simbolici come farà Mancuso con il suo addio, senza rimetterci, anzi. Altre grandi case editrici sono pronte a fargli contratti persino migliori, e non mi si dica che Rizzoli, Feltrinelli o le controllate del gruppo Mauri Spagnol non offrono altrettanta potenza promozionale e distribuitiva. Molto diverso è invece per tutti gli altri autori che non hanno questa posizione di forza, dai wu ming a genna e a tanti altri, per i quali, come ha scritto anche mancuso è comprensibile che prima si pensi a "vivere e poi a filosofare". Ma quello che trovo inaccettabile nei vostri ragionamenti è lo spudorato rivendicare la scelta di restare negando il problema o sostenendo di poter comunque influire e modificare le cose dall'interno. Se tutti coloro che hanno ancora un minimo di coscienza politica e sociale rinunciano a lavorare per una editoria e per una informazione realmente indipendente il berlusconismo, di destra, centro, sinistra, ha davvero vinto, e gli spazi liberi verranno sempre più prosciugati. E lo dico con amarezza, da persona che nella propria vita ci ha provato, pagando prezzi altissimi, e rinunciando quasi a tutto, a fare editoria indipendente, ed ora pur di lavorare, deve vendere l'anima a un altro grande editore di sx certo non con meno difetti di mondadori o einaudi... ma, ripeto, Saviano e altri big, diversamente da quasi noi tutti, sono invece nelle condizioni per poter mettere in pratica ciò che proclamano. La differenza è tutta qui.Mostra tutto
oEdoardo Acotto
@Giuseppe: "con Giulio Einaudi io mi sare...i sentito personalmente a disagio, sebbene non come con Silvio Berlusconi"
Ho un aneddotto su Rodari, proveniente da un suo diretto conoscente: un amico lo vide coi polsini lisi e gli domandò se a...vesse problemi. Lui rispose che ogni volta che andava da Einaudi a chiedere di pagarlo, quello gli rispondeva: Gianni, con gli amici non si parla di denaro!Mostra tutto
oEdoardo Acotto
APPLAUSI: "...mentre che lo sia determina a mio giudizio uno stato di arretrata analisi politica da parte di una società - o forse dell'assenza proprio della politica."
Mancuso fa bene ad andarsene, se vuole e può, anche perché da un cattoli...co chiedo un po' più di coerenza, giusto per alzare la media dei suoi correligionari.
Ma che gli ipocriti perbenisti di sinistra contino fino a 100 e pensino a quello che hanno fatto LORO CONTRO BERLUSCONI negli ultimi 20 anni prima di indicare negli scrittori il capro espiatorio di turno.
(E basta con la stupida malafede: il lavoro intellettuale non è un privilegio da rentiers!)
oEdoardo Acotto
Facciamo un altro esempio, secondo me calzante perché viviamo il Secondo Ventennio italiano: notoriamente Gentile per la Treccani ricorreva alla collaborazione di vari intellettuali antifascisti, tra cui Aldo Capitini.
Se il paragone regge, ...costoro avrebbero dovuto rinunciare, per non essere tacciati di collaborazionismo. E all'epoca qualcuno avrebbe potuto rimproverarli di non preparare alcun futuro.
Invece essi l'hanno preparato ed è stato indubitabilmente migliore.
I francesi ci hanno insegnato a pensare al futuro anteriore: un giorno Berlusconi non ci sarà più, e SARA' STATO GIUSTO non autodistruggersi come autori...
o
Edoardo Acotto
@Emanuela io la risposta me la do eccome, ed è la seguente.
che non si vuole ammettere che la differenza tra lavoro manuale e intellettuale si sta progressivamente abolendo con la proletarizzazione del secondo (così come sta scomparendo la ...piccola borghesia che si proletarizza vieppiù).
Perciò che si ipostatizzi la posizione dello Scrittore trasformandolo in Capro, è un facile modo per alleggerirsi del proprio senso di colpa per essere impotenti di fronte a Berlusconi, e più in generale di fronte al Capitale.
L'attacco agli scrittori "collaborazionisti", insomma, mi pare il tipico stupido gesto piccolo borghese di chi si sente affogare nella rivoluzione fascista e vuol credere che la colpa non sia anche sua.
Ciò detto, mi pare anche di scorgere una differenza tra chi fa dell'etica l'oggetto esplicito del proprio lavoro intellettuale e chi invece tematizza altri oggetti culturali: Mancuso sarebbe incoerente a non andarsene, ma per un antiberlusconiano che scriva di sport, la contradddizione mi parrebbe assai minore, e via graduando a seconda del CONTENUTO ETICO del lavoro di ognuno.
Il criterio della coerenza per me non è tra l'armonia tra antiberlusconismo e datore di lavoro, bensì tra parole e azioni: se in un libro Einaudi io scrivessi "non bisogna pubblicare per Einaudi" allora la contraddizione performativa sarebbe lampante e le conseguenze un fecondo campo di battaglia.
PS: le categorie pensate non sono merda, a differenza di quelle stereotipiche, bensì uno dei sacri frutti del lavoro analitico di filosofi scrittori e intellettuali.
PS2: mi sono appena dato un'idea: ora propongo a Einaudi un libro intitolato "Non pubblicare per Einaudi" :-D
Comédie zodiacale 4. Ariete (2006)
La personalità è infatti la
sola cosa che desidera ‘possedere’ e di cui non è mai sicuro,
dato che non può mai essere ‘finita’. [p.27]
Le persone nate sotto il segno
dell’Ariete sono molto seduttive, mi spingo a dire che l’Ariete
vive per sedurre, simile in questo un po’ allo Scorpione, ma con
minore riservatezza e forse maggiore fragilità.
Per questa continua
autorealizzazione autocreativa, l’Ariete, riguardo al suo rapporto
con la verità, lascia alquanto a desiderare. Non voglio affatto
stigmatizzare le persone dell’Ariete però bisogna affermare con
nettezza che esse non
sanno cosa sia la verità.
Gli Arieti sono spontaneamente postmoderni, relativisti privi di una
solida fede nella verità oggettiva e comunicabile. Il pensiero
debole, una corrente filosofica italiana degli anni ‘80, affermava
(già qui il paradosso) l’impossibilità di stabilire un metodo
intersoggettivo di accertamento della verità. Finiva così per
sostenere che nulla esiste oltre al testo e (tesi nietzscheana) che
non ci sono fatti ma solo interpretazioni. Tutte cose confutabili e
da confutarsi se non si vuol favorire la crescente relativistica
poltiglia di cervelli dementi che si chiama Occidente.
D’altra parte è vero che
l’attitudine relativistica nei confronti della verità ha dominato
per qualche decennio le università europee, ma ora si sta
fortunatamente estinguendo sotto i colpi delle scienze cognitive. Ma
l’Ariete questi discorsi non vuol nemmeno sentirli, e preferisce
immaginarsi creativo, artefice, poeta. Come dice Rudhyar :
è assorbito dall’atto di
creare, non dalle sue creazioni, ed è per questo che ha bisogno di
sentire dietro di sé, spinto alla creazione, sempre più Forza,
sempre più Amore. (p.27)
Se vale l’associazione del
relativismo d’artista con l’Ariete, allora possiamo dire che il
Postmoderno stava interamente sotto il segno dell’Ariete (le
verità bisogna crearle,
diceva Deleuze). Il tramonto di questo orizzonte speculativo tanto
inconcludente significherà l’affermarsi di un nuovo stile di
pensiero, più sensato, universale, costruttivo. Uno stile di
pensiero probabilmente più sotto l’influsso del segno dello
Scorpione, contemperato dal Toro che ha già avuto il suo periodo
d’oro con l’Empirismo logico (Russell,
Carnap,
Wittgenstein).
Dicono di me, 2
"Sei puro e vestito come l'elettrone nel cristallo, nudo e sconsiderato come l'elettrone nel vuoto"
Fabrizio Illuminati
Fabrizio Illuminati
venerdì 6 gennaio 2012
Addio alle armi. E alla vita
Di Hemingway avevo letto soltanto alcuni racconti sulla Guerra di Spagna, belli ma non eccezionali (specie dopo aver letto La breve estate dell'anarchia, di Enzensberger, e Omaggio alla Catalogna di Orwell).
Così, la lettura di Addio alle armi è stata per me un'entusiasmante scoperta (e infatti l'ho terminato in 6 giorni, che per me, lettore lentissimo, è un certo record, a prescindere dalle vacanze e dalla piccola mole del libro).
La vicenda si svolge durante la Prima Guerra Mondiale: il protagonista - alter ego di Hemingway, di cui riproduce alcuni tratti biografici - è un giovane (diciottenne?) americano arruolatosi nell'esercito italiano come ausiliare medico. Il maggiore Henry comanda tre ambulanze, e si trova al fronte durante un'azione in cui viene gravemente ferito a un ginocchio, e successivamente vi si ritrova nel momento della disfatta di Caporetto.
La prima parte del libro mostra un protagonista stranamente a suo agio nel contesto della guerra: si comprende che la sua condizione di straniero non lo ha troppo alienato dal tipico cameratismo maschile dei soldati, ha un caro amico medico con cui divide una stanza a Gorizia, vicino al fronte, a mensa partecipa agli scherzi collettivi ai danni del cappellano militare e si comprende insomma che il suo italiano è buono al punto da permettergli un'immersione completa nell'esercito italiano.
Incontra un'infermiera scozzese, Catherine, che trova bella e matta, e con cui inizia una relazione, interrotta e poi subito rinforzata dal suo ferimento: riesce miracolosamente a farsi assegnare all'ospedale americano di Milano nel quale viene contemporaneamente trasferita anche la bella infermiera insieme a una collega.
[to be continued]
Così, la lettura di Addio alle armi è stata per me un'entusiasmante scoperta (e infatti l'ho terminato in 6 giorni, che per me, lettore lentissimo, è un certo record, a prescindere dalle vacanze e dalla piccola mole del libro).
La vicenda si svolge durante la Prima Guerra Mondiale: il protagonista - alter ego di Hemingway, di cui riproduce alcuni tratti biografici - è un giovane (diciottenne?) americano arruolatosi nell'esercito italiano come ausiliare medico. Il maggiore Henry comanda tre ambulanze, e si trova al fronte durante un'azione in cui viene gravemente ferito a un ginocchio, e successivamente vi si ritrova nel momento della disfatta di Caporetto.
La prima parte del libro mostra un protagonista stranamente a suo agio nel contesto della guerra: si comprende che la sua condizione di straniero non lo ha troppo alienato dal tipico cameratismo maschile dei soldati, ha un caro amico medico con cui divide una stanza a Gorizia, vicino al fronte, a mensa partecipa agli scherzi collettivi ai danni del cappellano militare e si comprende insomma che il suo italiano è buono al punto da permettergli un'immersione completa nell'esercito italiano.
Incontra un'infermiera scozzese, Catherine, che trova bella e matta, e con cui inizia una relazione, interrotta e poi subito rinforzata dal suo ferimento: riesce miracolosamente a farsi assegnare all'ospedale americano di Milano nel quale viene contemporaneamente trasferita anche la bella infermiera insieme a una collega.
[to be continued]
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