Differenza intellettuale di classe: in Italia, chi è colto è troppo colto, o si coltiva in modo da esserlo, come se la cultura fosse un valore in sé, a-sociale.
Chi non è colto, invece, è davvero troppo ignorante.
E’ tutta,
In ogni umano stato, ozio la vita,
Se quell’oprar, quel procurar che a degno
Obbietto non intende, o che all’intento
Giunger mai non potria, ben si conviene
Ozioso nomar. (Giacomo Leopardi)
giovedì 7 novembre 2013
mercoledì 6 novembre 2013
Intuizione, 8
L'angoscia per il dover far fare a mio figlio i compiti di musica mi ha ora riportato alla luce un ricordo ben rimosso: l'angoscia di quando pre-adolescente mi recavo a lezione di musica senza essere riuscito a preparare bene un solo pezzo.
Provavo a suonare lo stesso ma li fallivo miseramente uno dopo l'altro. (Come reagiva la maestra? Mi consolava? Mi sgridava? Se ne fotteva?)
Non capivo perché ciò accadesse: perché il tempo non mi era stato sufficiente per studiare quei dannati pezzi (Bach, Clementi, Mozart, Czerny) che tra l'altro mi piacevano moltissimo? Erano troppo difficili? Avevo perso tempo senza accorgermene? Mi ero distratto? Non sapevo proprio suonare ed era inutile insistere?
Non v'è dubbio che la pratica della musica possa comportare molte passioni tristi.
Provavo a suonare lo stesso ma li fallivo miseramente uno dopo l'altro. (Come reagiva la maestra? Mi consolava? Mi sgridava? Se ne fotteva?)
Non capivo perché ciò accadesse: perché il tempo non mi era stato sufficiente per studiare quei dannati pezzi (Bach, Clementi, Mozart, Czerny) che tra l'altro mi piacevano moltissimo? Erano troppo difficili? Avevo perso tempo senza accorgermene? Mi ero distratto? Non sapevo proprio suonare ed era inutile insistere?
Non v'è dubbio che la pratica della musica possa comportare molte passioni tristi.
Appunti sui BES (per Doppiozero, Educazione Democratica)
- Non sono (più) un amico della filosofia cosiddetta continentale, ma da quando ho scoperto l'esistenza dei Bes ho subito pensato che si trattasse di ciò che chiamano un “dispositivo” e per di più “biopolitico”.
- Il meccanismo normativo si vorrebbe tecnicamente neutro, e tuttavia fondato su una logica valoriale (“inclusività”) che non può non essere – nel bene e nel male – ideologico.
- Inutile dire che tale dispositivo non è stato condiviso, ma imposto dall'alto, dallo stesso ministro intenzionato a trattare gli insegnanti col bastone e la carota. I BES sono perciò stati recepiti inevitabilmente come bastone.
- speciale = specifico = singolarità (Kierkegaard, Derrida, Deleuze)
- inclusione = descolarizzazione? (se tutto è incluso nulla è incluso e nulla è escluso). Questo è un punto su cui molti critici radicali della scuola capitalista dissentiranno, e doppiamente. Innanzitutto qualcuno potrebbe dire "anziché descolarizzare la società, io vorrei scolarizzarla" (Enrico M.). Altri, più sospettosamente, potrebbero dire "Tutta la scuola è un "dispositivo biopolitico". Come la chiesa, la scuola si presenta come una istituzione salvifica. Extra Scholam nulla salus. I BES corrispondono al perdono cattolico: il dispositivo che abbraccia gli esclusi, riaffermando l'universalità della salvezza - e quindi l'universale potere dell'istituzione." (Antonio V.). Quindi, chi vuole un radicale engagement dell'insegnante-intellettuale può vedere troppo poca scuola nella società; chi invece, più anarchicamente, colloca l'impegno emancipativo al di fuori delle istituzioni può vedere troppa scuola nell'attuale società. Lo scolarizzatore dovrebbe sperare che i BES scolarizzino la società, ma dato il degrado sociopolitico non si fida dell'ennesima mossa tecnocratica. Il descolarizzatore, per parte sua, non crede per principio che un dispositivo possa portare a una buona pratica, e vede nei BES un nulla agghindato in ricche viste burocratiche.
- In entrambi i casi, i BES appaiono come un dispositivo minaccioso e potenzialmente negativo.
- Non voglio per forza fare quello della "terza via", per quanto, con l'avanzare dell'età, la mediazione hegeliana intesa come dialettica negativa mai riconciliata, mi appaia come un orizzonte sempre più nobile. Ma voglio provare a guardare la cosa stessa, ossia i BES nella concreta pratica lavorativadegli insegnanti italiani, nel 2013.
- Inutile fingere che il contesto scolastico non sia gravemente degradato a casua della riforma Gelmini, ma non soltanto (c'è a mio parere un fil rouge abbastanza evidente che collega la violazione della Costituzione da parte di Luigi Berlinguer, ministro del governo Prodi, con le tre "I" berlusconiane, la riforma Gelmini ("la prima e unica dopo quella di Gentile" e la boutade dell'ex ministro tecnocratico, a metà tra gaffe e slogan liberalfascista: ''Il Paese va allenato. Dobbiamo usare un po' di bastone e un po' di carota e qualche volta dobbiamo utilizzare un po' di piu' il bastone e un po' meno la carota. In altri momenti bisogna dare piu' carote, ma mai troppe''.
- Il Ministro Profumo disse la sua infelice frase proprio mentre pareva voler imporre l'orario di 24 ore settimanali di lezione anziché le attuali 18. Ora si parla invece di ridurre a 4 gli anni di scuola superiore: un provvedimento che porterebbe alla perdita netta di quasi 40mila cattedre con un risparmio per le casse del ministero di oltre un miliardo e 300 milioni di euro all'anno. 40mila posti di lavoro in meno, praticamente un'ecatombe per la classe insegnante, che colpirebbe soprattutto gli utlimi arrivati, i precari e i giovani.
- Neoliberalismo e volontà politica distruttiva della scuola pubblica: per quello che posso giudicare direttamente, la riforma dell'università abbia prodotto un incredibile esodo di giovani cervelli verso l'Europa. Penso che relativamente alla scuola, la strategia di distruzione sistematica delle risorse pubblica sia meno evidentemente vittoriosa che per l'università: il servizio offerto dalle scuole private non giustifica ancora l'investimento da parte di chi se le potrebbe permettere. I ricchi continuano a mandare i loro figli nella scuola pubblica, e continueranno a farlo ancora per un po' di tempo.
- Ma le cose cambiano rapidamente. Cominciano a essere frequenti le cosiddette classi-pollaio: 35 alunni, di cui, per semplice statistica, circa 3 DSA, 1-2 BES, 1 diversabile, 1 straniero + altri disagi socioeconomici non formalizzabili. Una classe simile, sempre per semplice statistica, viene spesso lasciata in mano a un lavoratore mediamente 55enne, sovente sull'orlo del burn out per una molteplicità di ragioni psico-socio-economiche. Senza strumenti didattici e culturali adeguati. Chi insegna la materia CLIL subisce un corso di 150 ore (magari sulla linguistica dei corpora, un argomento importante in ambito universitario: del tutto inutile per una scuola superiore); ci impongono (nel Piemonte a governo cattoleghista) un costoso test alcolimetrico ma ho delle colleghe ultracinquantenni, pur molto brave, che non sanno fare un powerpoint. (Man mano che descrivo la situazione mi sembra di scrivere un libro di fantascienza distopica. Invece è la scuola italiana del 2013: da giovane, seppur apocalittico, non la immaginavo certo così).
- BES: paradosso e ipocrisia.
- potenziale pregio: l'attenzione alla responsabilità condivisa degli insegnanti
- “resistenze”, secondo Ianes
- Io per ora non vedo resistenze attive, semmai passive e inconsce. Persino la collega di destra, nonostante in collegio docenti sbraitasse chiedendo garanzie per cui i BES non si sarebbero trasformati in un arma scassa-bocciatura, mi ha con la massima calma documentato delle critiche interessanti e costruttive sulla questione della programmazione per competenze, altra innovazione europeista gelminata alla quale si stenta ad adeguarsi per la vaghezza e la mancanza di linee guida.
- Un'opportunità: perché no? Non vedo che cosa dovrebbe trattenerci, noi insegnanti che non rinunciamo all'utopia di una rivoluzione nonviolenta da attuare giorno per giorno, dall'mpegnarci per far funzionare questo dispositivo IN MODO RIVOLUZIONARIO.
- Un rischio: come ogni rivoluzionario sa, il fallimento è sempre in agguato. Ma mentre il Titanic affonda non vedo perché dovremmo rinunciare all'abolizione di qualche ingiustizia, e non dico "piccola", perché stiamo parlando di biopolitica, ossia, pià semplicemente, delle vite degli altri. Anche se sappiamo che le scialuppe di salvataggio non basteranno per tutti, se qualcuno pretende di non far salire un ragazzo perché quella scialuppa non è adatta a lui, io insorgo con tutto me stesso e faccio di tutto per far salpare questo potenziale escluso.
- La scuola come scialuppa di salvataggio, mi rendo conto, non è un'immagine rassicurante, sembra implicare che qualcuno non si salverà affatto. Ma l'inclusione è un ideale che mi piace. Mi piace perché sembra parlare di una scuola aperta, probabile nucleo originario di una società aperta. Aperta in senso assoluto, non nel senso formale di un qualsiasi neoliberalismo popperiano (con tutto il rispetto per Popper, non per i neoliberali).
- Bisognosi di tutta la società unitevi!
lunedì 4 novembre 2013
Musica come pensiero (Scrivendo la tesi)
Se non ascolto una buona musica, il mio cervello si impalla rapidamente e rallento il ritmo.
Ascoltare musica (in realtà senza ascoltarla) mi aiuta a concentrarmi, sembra dare impulso al movimento del mio pensiero.
Potrebbe essere una caratteristica peculiare del mio cervello, ma ovviamente non lo è: e l'osservazione converge con l'interpretazione della musica come arte più metafisica (Schopenhauer).
L'impalpabilità della metafisica altro non è che la vita della menta vissuta dall'interno.
***
Quando lo stress psicofisico da scrittura è massimo (con effetto di inspiegabile stanchezza quasi morbosa) non basta più ASCOLTARE. Devo mettermi al pianoforte e leggere qualche pezzo nuovo, che so piacermi all'ascolto.
In questo caso, il n.3 della Musica Ricercata di Ligeti.
***
Il pop-rock invece è fortemente distraente. Posto che lo ascolto solo quando mi sento nel giusto mood, ma la presenza del testo, ancorché in inglese, e ancorché io per decenni non mi sia impegnato a comprendere nessun testo, tuttavia interferisce oggettivamente con la scrittura. Forse anche perché sto scrivendo in inglese.
Insomma, non posso ascoltare la colonna sonora di Until the End of the World.
***
E poi il minimalismo. L'ossessività del Glass degli anni Settanta, per esempio North Star: un perfetto sottofondo dinamico del pensiero.
***
Mozart no! Ti rilassa troppo, ti rende felice, ma tu non devi essere felice: devi PENSARE E SCRIVERE!
***
(2 dicembre)
Mi sembra incredibile ma durante i giorni del congedo mi sono SAZIATO di musica, ne ho ascoltata tantissima, in continuazione. Alla fine non ne volevo più. C'è un limite anche alle droghe.
***
(19 dicembre)
RUSH FINALE: su Spotify sto ascoltando tutti i dischi di Nico Muhly da circa 6 ore. Lo ascolterò per tutta la notte. L'ho scoperto due giorni fa e la sua musica mi sembra PERFETTA. Perfetta, è senza dubbio perfetta.
Il mio ideale musicale è una specie di postmodernismo non manieristico, profondo, intelligente e fruibile. Nuova musica per le masse
La musica di Muhly è un flusso discreto che punta a una sperimentazione rilevante, alla pura ascoltabilità dell'oggetto musicale.
La sua dimensione strutturante sembra essere quella melodica (violino e archi), nonostante le sovrapposizioni di molti timbri. nulla sembra artefatto, nulla sembra puramente intellettuale-spirituale o puramente meccanico-naturale.
Musica universale hegeliana!
sabato 2 novembre 2013
In memoriam magistri mei dilectissimi
Scrivo di Leo per fissare i miei ricordi. Così facendo forse gli disubbidisco per l'ultima volta, perché sottraggo tempo allo studio e alla mia tesi di dottorato. Del resto lui non potrà più leggerla.
***
La prima volta che l'ho visto, non potevo sapere che Leonardo sarebbe diventato per me una figura paterna, l'unica figura paterna che mi rimanesse. Quando l'ho conosciuto aveva 55 anni: l'età che aveva mio padre quando è morto.
***
Una volta andavo a correre di domenica insieme a J. e avevo insistito perché venisse anche Leo. Volevo convincerlo della bellezza della corsa. Lui giocava a calcetto tutte le settimane, ma non andava mai a correre perché la cosa non lo attraeva per nulla. La prospettiva di venire con me e J, però, alla fine lo aveva convinto.
Io e Leo raggiungemmo il luogo della corsa ognungo con la propria auto. Prima di posteggiare gli telefonai - mancavano dieci minuti circa all'appuntamento - e lui mi disse che aveva trovato traffico e che non c'era parcheggio, perciò avrebbe tardato un po'. Ma uscendo dalla mia auto dimenticai il telefonino.
Raggiunsi J. che non aveva avuto alcun interesse particolare per coinvolgere Leo nell'impresa domenicale. Anzi, J. aveva lavorato con lui all'università, ma non si erano lasciati molto bene.
J e io iniziammo a saltellare aspettando Leo: i minuti passavano e io mi accorsi di non poter comunicare con lui perché avevo dimenticato il cellulare in macchina.
J., che aveva un appuntamento di lì a poco, iniziava a manifestare il desiderio di iniziare a correre, io ero imbarazzato e non sapevo che fare. Avrei potuto aspettare Leo, ma mi dispiaceva anche lasciare J. da solo. Aspettammo un quarto d'ora e poi partimmo per la nostra corsa, mentre mi dicevo che avremmo forse incontrato Leo al ritorno...
Il giorno dopo, in università, andai da Leo per scusarmi dell'incidente. Lui mi bloccò subito, e con una delle sue facce più serie e raggelanti mai viste mi disse: "di questa cosa non parleremo MAI PIÙ".
Perciò non ho mai saputo che cosa abbia fatto Leo una volta arrivato all'appuntamento, non vedendoci. Me lo immagino che quando realizza di essere stato abbandonato si adira e senza nemmeno fare due passi nel parco si accende una sigaretta e torna in macchina.
***
Leo tifava Inter e per almeno tre compleanni di fila ho cercato di regalargli "Interismo, leninismo" (Manifestolibri). Ma ogni volta mi sono mosso all'ultimo momento e non l'ho mai trovato in libreria. E non ho mai compiuto il semplice gesto di ordinarlo.
Ci tenevo a regalargli quel libro, ma forse avevo paura che a lui non piacesse e che me lo criticasse spietatamente come faceva spesso, anche con certe mie trovate che a me sembravano buone, mentre per lui erano evidenti stronzate.
***
Leonardo leggeva molti libri. Un paio di anni fa disse che stava terminando l'Orlando furioso. Io mi stupii e lo invidiai molto, perché da giovane ho letto d'un fiato la Gerusalemme Liberata, ma l'Orlando mai.
***
Una sera siamo andati insieme alla festa di un centro sociale anarchico: i partecipanti portavano da bere, si mettevano le bevande in frigo e poi ci si serviva del proprio.
Il frigo stava dietro un bancone e alcuni visitatori che non avevano ben chiara la modalità auto-organizzata di fare festa chiedevano da bere a chi stava vicino al bancone. In questo modo, Leo servì alcuni ragazzi di birre e cocktails. Un tizio volle lasciargli dei soldi per il centro sociale: evidentemente aveva preso Leo per uno dei padroni di casa e lui si era comportato come tale, servendo tutti e infilando dentro al frigorifero i soldi non richiesti.
***
Questa è una delle mail piene di humour che inviava sempre a tutto il Dipartimento: "Sono felice per il nostro laureando, ma non comprendo bene questo flusso di messaggi. A me pare che sia IBM research a dover essere onorata di aver un nostro laureato presso di loro, piuttosto che viceversa. Questo, se non altro, perchè la ricerca che si fa in Dip non ha nulla da invidiare a quella di IBM (a parte la quantità di soldi). Leonardo
***
Questa è una delle mail piene di humour che inviava sempre a tutto il Dipartimento: "Sono felice per il nostro laureando, ma non comprendo bene questo flusso di messaggi. A me pare che sia IBM research a dover essere onorata di aver un nostro laureato presso di loro, piuttosto che viceversa. Questo, se non altro, perchè la ricerca che si fa in Dip non ha nulla da invidiare a quella di IBM (a parte la quantità di soldi). Leonardo
***
L'ultima volta che ho parlato della mia tesi con Leo e' stato un mese e mezzo fa. Gli ho detto che stavo aggiungendo vari paragrafi man mano che mi venivano in mente questioni connesse al topic, ma che il rischio era di divagare troppo. "Si' - mi disse - ormai ho capito come funziona la tua mente".
***
Quando un mese fa ho visto Leo per l'ultima volta al matrimonio di A., lui disse a Viviana: la prossima volta che ci vediamo in chiesa potrebbe essere quella buona
***
Davanti alla camera
ardente facemmo un po' di conversazione con la dolcissima
figlia di Leo. Non sapevamo se lui avesse lasciato indicazioni per la
sua sepoltura e lei disse che quando l'argomento saltava fuori Leo
rispondeva che potevano fare come volevano, non era affar suo:
“quando siamo morti siamo solo carne per i vermi”.
Il suo humour poteva
essere anche molto nero, come in questo caso, ma Leo non era mai
cinico, tutto quello che diceva per ridere lo diceva con un sorriso
autentico che testimoniava quanto fosse forte in lui la vis comica
(tanto quanto la vis polemica).
Penso che non sia vero
che dopo la morte non ci sia niente: ci sono i cari superstiti, il
loro ricordo vivo e molteplice è una forma di vita del defunto, una
forma molto simile alla verità, al senso della vita estinta (solo)
fisicamente. L'anima esiste nelle tracce, e perciò non è mai individuale.
***
Pensavo ormai di conoscerlo da un'infinità di tempo, da sempre, come un parente più grande. E invece ora che è morto mi accorgo che lo conoscevo soltanto da 6 anni.
Ezra Pound dixit, 1
[...]
Here did they rites, Perimedes and Eurylochus,
And drawing sword from my hip
I dug the ell-square pitkin*,
Poured we libations unto each the dead,
First mead and then sweet wine, water mixed with white flour
Then prayed I many a prayer to the sickly death's-heads,
As set in Ithaca, sterile bulls of the best
For sacrifice, heaping the pyre with goods,
A sheep to Tiresias only, black and a bell-sheep
Dark blood flowed in the fosse,
Souls out of Erebus, cadaverous dead, of brides
Of youths and of the old who had borne much,
Souls stained with recent tears, girls tender,
Men many, mauled with bronze lance heads,
Battle spoil, bearing yet dreory arms,
These many crowded about me, with shouting,
Pallor upon me, cried to my men for more beasts,
Slaughtered the herds, sheep slam of bronze,
Poured ointment, cried to the gods,
To Pluto the strong, and praised Proserpine.,
Unsheathed the narrow sword,
I sat to keep off the impetuous impotent dead,
Till I should hear Tiresias
[...]
(Cantos, I)
* Stupidi lettori che non apprezzano: "All the characteristic early pathologies are there in this later piece - the pointless inversions - 'poured we', the invented archaisms - 'the ell-square pitkin', the invented words which add no extra meaning or force to what they evidently mean - 'swart', and words which have not been used outside 'poetry' in English for generations - 'unto'. This is what makes Pound a case for diagnosis rather than a poet for understanding or appraisal."
Onorare i Morti ascoltando musica a palla
A mio padre i musical americani piacevano moltissimo: quando li facevano vedere in televisione lui se li riguardava sempre tutti. La consideravo una sua idiosincrasia, ma doveva essere piuttosto condivisa dalle persone della sua età e della sua estrazione sociale piccoloborghese.
I suoi preferiti erano quelli con Fred Astaire, forse il suo eroe spettacolare insieme a Frank Sinatra. Aveva una vera venerazione per Gershwin, in particolare I got Rhythm (lui non era molto portato per la musica, nonostante qualche tentativo giovanile. Del resto da bambino si era rotto l'anulare destro e il dito gli era rimasto rigido, povero papà, da bambino mi sono fatto mostrare la rigidità di quel dito un'infinità volte).
I suoi preferiti erano quelli con Fred Astaire, forse il suo eroe spettacolare insieme a Frank Sinatra. Aveva una vera venerazione per Gershwin, in particolare I got Rhythm (lui non era molto portato per la musica, nonostante qualche tentativo giovanile. Del resto da bambino si era rotto l'anulare destro e il dito gli era rimasto rigido, povero papà, da bambino mi sono fatto mostrare la rigidità di quel dito un'infinità volte).
Gli piaceva anche molto West Side Story di Leo Bernstein.
Oggi non vado al cimitero, dove non c'è un cazzo da ascoltare: per ricordare il mio papà morto. Me ne sto a casa e mi ascolto a tutto volume West Side Story e Un americano a Parigi.
Se alzo molto il volume magari si sente pure aldilà.
PS: forse è la sua passione americanista che mi ha reso facile appassionarmi alla speculare passione di Woody Allen per i musical e i "vecchi film".
Se alzo molto il volume magari si sente pure aldilà.
PS: forse è la sua passione americanista che mi ha reso facile appassionarmi alla speculare passione di Woody Allen per i musical e i "vecchi film".
Segreti che non devono andare perduti come lacrime nella pioggia, 1
Da piccolo, e ancora oggi per il ramo friulano della mia famiglia (e per i parenti e gli amici dei miei parenti), il mio soprannome era DIDI.
Pochissimi orami mi chiamano così, ed è forsa ora che io inizi a domandarmi dov'è scomparso quel bambino dal nome così carino.
Pochissimi orami mi chiamano così, ed è forsa ora che io inizi a domandarmi dov'è scomparso quel bambino dal nome così carino.
Emanuele Severino dixit, 1
"Eterno ogni nostro sentimento e pensiero, ogni forma e sfumatura del mondo, ogni gesto degli uomini. E anche tutto ciò che appare in ogni giorno e in ogni istante: il primo fuoco acceso dall'uomo, il pianto di Gesù appena nato, l'oscillare della lampada davanti agli occhi di Galileo, Hiroshima viva ed il suo cadavere. Eterni ogni speranza ed ogni istante del mondo, con tutti i contenuti che stanno nell'istante, eterna la coscienza che vede le cose e la loro eternità e vede la follia della persuasione che le cose escano dal niente e vi ritornino - la follia che domina il mondo. Eterna anche questa follia; e il suo esser già da sempre oltrepassata nella verità e nella gioia".
La filosofia futura, Milano, 1989, pag. 280
venerdì 1 novembre 2013
Aldo Capitini dixit, 1
"Tutti gli esseri che mai furono e che sono, morti e viventi,
costituiscono una compresenza che s'accresce dei nati, che è tenuta
insieme ed unificata dalla produzione dei valori"
LA COMPRESENZA DEI MORTI E DEI VIVENTI, Il Saggiatore, Milano 1966
LA COMPRESENZA DEI MORTI E DEI VIVENTI, Il Saggiatore, Milano 1966
martedì 29 ottobre 2013
Diego Marconi: la comprensione della comprensione del linguaggio naturale. Un ricordo di Leonardo Lesmo (per Sistemi intelligenti)
Leonardo
Lesmo, collaboratore di "Sistemi Intelligenti" e amico
personale di molti di noi, ci ha lasciato lo scorso ottobre dopo una
malattia che, secondo il suo stile, sembrava prendere più che altro
come una seccatura. Lesmo era stato uno dei pionieri
dell'intelligenza artificiale in Italia, soprattutto nell'area
dell'elaborazione del linguaggio naturale in cui è stato una figura
di grande rilievo. Anche quando l'intelligenza artificiale ha smesso
di essere di moda Lesmo non ha mai cessato di crederci e di
considerare l'elaborazione del linguaggio una sua parte centrale. Era
fortemente interessato alla teoria del linguaggio (sia alla
linguistica che alle proposte più "cognitive") e diffidava
delle soluzioni puramente statistiche, ma al tempo stesso non
concepiva che la teoria non andasse insieme a una solida
implementazione: era, in altre parole, uno scienziato cognitivo
classico, pieno di curiosità culturali ad ampio raggio e sempre
interessato a collaborare con linguisti, psicologi e filosofi,
polemico e cooperativo, disposto a imparare da altre discipline ma
fermo nella rivendicazione della specificità del lavoro
computazionale. Non ha avuto il tempo di rendere disponibile alla
comunità nazionale il molto software elaborato nell'area
dell'analisi del linguaggio, ma il suo treebank a dipendenze -Turin
University Treebank- è stato il nucleo del treebank nazionale (ora
acquisito anche da Google). Ci lascia l'esempio di una ricerca di
rara continuità, perseguita attraverso le più varie committenze,
con collaboratori diversi e diversi apporti teorici ma
inflessibilmente orientata ad un solo obiettivo, la comprensione
della comprensione del linguaggio naturale.
Diego Marconi
Diego Marconi
domenica 27 ottobre 2013
Intuizione, 7 (La rabbia del padre)
Quando da bambino vedevo mio padre arrabbiarsi mi dispiaceva perché coglievo la sua rabbia come un segno di debolezza.
Perciò ho deciso di non mostrarmi mai arrabbiato con mio figlio: voglio apparirgli sempre forte.
Perciò ho deciso di non mostrarmi mai arrabbiato con mio figlio: voglio apparirgli sempre forte.
mercoledì 23 ottobre 2013
Intuizione, 6
Forse perché da bambino mi consolavo con l'amicizia dei giocattoli, ora le cose mi rattristano. L'attaccamento per le cose mi avvilisce.
Vedere nel mio bambino un fugace entusiasmo acceso da una qualsiasi merce mi contraria e suscita compassione, al pensiero che quella gioia, voluta dall'industria, è fasulla e comunque finirà prestissimo.
Vedere nel mio bambino un fugace entusiasmo acceso da una qualsiasi merce mi contraria e suscita compassione, al pensiero che quella gioia, voluta dall'industria, è fasulla e comunque finirà prestissimo.
lunedì 21 ottobre 2013
Intuizione, 5
Oggi ho improvvisamente capito il significato della formula che tante volte ho ripetuto da bambino:
Ma di' soltanto una parola
d'amore e io sarò salvato.
Ma di' soltanto una parola
d'amore e io sarò salvato.
domenica 20 ottobre 2013
La filosofia spiegata ai miei amici, 1: Epicuro
Epicuro era molto simpatico. Non sono tanti i filosofi simpatici, oppure sono simpatici in un senso strano, magari per certe battute come quella di Scheler beccato in un bordello dal suo rettore.
No, Epicuro era proprio una persona simpatica.
Della sua vita mi ha sempre colpito che pur non avendo lui figli (il sesso è un piacere eccesivo) gli piacessero molto i bambini. Da giovane era anche stato maestro (come Wittgenstein, che però sarà un maestro disastroso e nell'insegnamento elementare cercherà una via di fuga dalla filosofia: Epicuro invece da maestro diventò filosofo dopo essersi appassionato alla filosofia di Democrito).
Nella sua scuola-comunità ce n'erano tanti, di bambini figli dei suoi discepoli, e me lo immagino a intrattenerli simpaticamente come un nonno di tutti.
No, Epicuro era proprio una persona simpatica.
Della sua vita mi ha sempre colpito che pur non avendo lui figli (il sesso è un piacere eccesivo) gli piacessero molto i bambini. Da giovane era anche stato maestro (come Wittgenstein, che però sarà un maestro disastroso e nell'insegnamento elementare cercherà una via di fuga dalla filosofia: Epicuro invece da maestro diventò filosofo dopo essersi appassionato alla filosofia di Democrito).
Nella sua scuola-comunità ce n'erano tanti, di bambini figli dei suoi discepoli, e me lo immagino a intrattenerli simpaticamente come un nonno di tutti.
- Te lo ricordi quel vecchietto che ti insegnava le cose e ti dava delle noci buone?
- Sì papà, ma ero molto piccolo: chi era?
- Si chiamava Epicuro, era un gran filosofo, il nostro maestro di vita. Grazie a lui siamo felici.
Già perché la simpatia di Epicuro si basa anche sul suo messaggio filosofico, che ti riassumo nel modo più semplice: non avere paura, puoi essere felice.
Già perché la simpatia di Epicuro si basa anche sul suo messaggio filosofico, che ti riassumo nel modo più semplice: non avere paura, puoi essere felice.
(...)
Ancora sulla guerra sociale che ha luogo in Italia
Mentre i compagni del movimento stanno per svegliarsi nelle loro tende a Porta Pia ("Occupy Porta Pia" è di per sé un'immagine situazionista piena di allegria rivoluzionaria), riprendo il discorsetto che avevo iniziato dopo i fatti di Roma del 15 ottobre 2011.
Anche questa volta ci sono stati scontri di piazza, ma non sono stati "drammatici": la stampa borghese ha stentato a trovare i toni ridicolmente epici che di solito riserva a simili manifestazioni popolari di antagonismo sociale, e i professionisti della mistificazione scritta hanno dovuto ripiegare sull'elogio della geniale strategia militare adottata dalla polizia (ci si può ovviamente domandare come mai questa geniale strategia non sia stata adottata già nel 2011).
Un governo di larghe intese non ha lo spazio di manovra di un governo monocolore: nel 2011 l'ultimo governo Berlusconi voleva inscenare la violenza dell'antagonismo, oggi invece bisognava gestirlo.
Ecco l'altra faccia della trasformazione della politica in amministrazione: amministrare il dissenso è meglio che indurlo ad autorappresentarsi in forme esplosive.
Si potrebbe dire che gli scontri del 2011 fermarono per due anni il movimento dei cosiddetti "indignati" (un nome che è stato abbandonato, tranne che dai giornalisti, affetti notoriamente da una certa povertà cognitiva): ma è molto più probabile che in due anni il movimento si sia invece rafforzato interiormente. Molti di coloro che erano scesi in piazza con i palloncini colorati, sono tornati ieri in piazza, ma questa volta sapevano che a fronteggiarsi non ci sono soltanto i bellicosi e i poliziotti, come in uno spettacolare "wargame": nella piazza romana si fronteggiano l'avanguardia (proletaria, ovviamente) della società sfruttata e il braccio armato del potere repressivo, strumento della borghesia mafiosa e fascista, di destra e di sinistra.
La coscienza che ormai lo scontro sia inevitabile, e difficilmente assorbibile per via parlamentare (è appena il caso di notare la totale assenza del Movimento 5 stelle dalla piazza), mi sembra ben segnalata dal fatto che a sinistra, questa volta, non ci sono stati molti cori sdegnati per gli scontri. Tranne, i giornalisti di regime, of course.
Ecco l'altra faccia della trasformazione della politica in amministrazione: amministrare il dissenso è meglio che indurlo ad autorappresentarsi in forme esplosive.
Si potrebbe dire che gli scontri del 2011 fermarono per due anni il movimento dei cosiddetti "indignati" (un nome che è stato abbandonato, tranne che dai giornalisti, affetti notoriamente da una certa povertà cognitiva): ma è molto più probabile che in due anni il movimento si sia invece rafforzato interiormente. Molti di coloro che erano scesi in piazza con i palloncini colorati, sono tornati ieri in piazza, ma questa volta sapevano che a fronteggiarsi non ci sono soltanto i bellicosi e i poliziotti, come in uno spettacolare "wargame": nella piazza romana si fronteggiano l'avanguardia (proletaria, ovviamente) della società sfruttata e il braccio armato del potere repressivo, strumento della borghesia mafiosa e fascista, di destra e di sinistra.
La coscienza che ormai lo scontro sia inevitabile, e difficilmente assorbibile per via parlamentare (è appena il caso di notare la totale assenza del Movimento 5 stelle dalla piazza), mi sembra ben segnalata dal fatto che a sinistra, questa volta, non ci sono stati molti cori sdegnati per gli scontri. Tranne, i giornalisti di regime, of course.
Nel 2011 me l'ero presa con un critico letterario neomarxista che si compiaceva "di dichiarare "gente di merda" i bellicosi: di merda perché pensano di merda, anzi non pensano, perché non hanno una prospettiva politica."
A distanza di due anni, non si hanno notizie di alcuna prospettiva politica sostenibile da questo intellettuale e dai suoi coleghi, esponenti della piccola borghesia progressista.
La piccola borghesia progressista risulta in effetti annientata dalle scelte politiche bipartisan. Le grandi coalizioni tra Berlusconi e suoi presunti avversari hanno finalmente portato alla luce la contraddizione fondamentale dell'antiberlusconismo: quello di essere, da un punto di vista reale, cioé materialista, sociale ed economico, soltanto l'altra faccia del berlusconismo, quella "pulita" (e nemmeno troppo pulita, se si guarda, per un facile esempio, l'intreccio affaristico-poliziesco montato dal PD in Val di Susa).
Il marxista indignato oggi non ha più voce, e come lui i pochi illusi che nel 2011 speravano nella prossima caduta di Berlusconi e in un possibile governo "di sinistra".
Le larghe intese hanno dimostrato che un governo "di sinistra" è impossibile (Deleuze l'ha detto negli anni Settanta).
Quelli che erano detti "pensare di merda" e quindi non-pensanti, privi di prospettiva politica, si sono rivelati gli unici dotati di un pensiero politico capace di maturare in prassi collettiva organizzata, attraverso e contro le contraddizioni dei governi di una borghesia fortemente in crisi (forse la sua ultima).
La piccola borghesia progressista risulta in effetti annientata dalle scelte politiche bipartisan. Le grandi coalizioni tra Berlusconi e suoi presunti avversari hanno finalmente portato alla luce la contraddizione fondamentale dell'antiberlusconismo: quello di essere, da un punto di vista reale, cioé materialista, sociale ed economico, soltanto l'altra faccia del berlusconismo, quella "pulita" (e nemmeno troppo pulita, se si guarda, per un facile esempio, l'intreccio affaristico-poliziesco montato dal PD in Val di Susa).
Il marxista indignato oggi non ha più voce, e come lui i pochi illusi che nel 2011 speravano nella prossima caduta di Berlusconi e in un possibile governo "di sinistra".
Le larghe intese hanno dimostrato che un governo "di sinistra" è impossibile (Deleuze l'ha detto negli anni Settanta).
Quelli che erano detti "pensare di merda" e quindi non-pensanti, privi di prospettiva politica, si sono rivelati gli unici dotati di un pensiero politico capace di maturare in prassi collettiva organizzata, attraverso e contro le contraddizioni dei governi di una borghesia fortemente in crisi (forse la sua ultima).
venerdì 18 ottobre 2013
Quel che è giusto è giusto (Odifreddi NON è un negazionista)
Per
me Odifreddi può andare all'inferno, come tutti quelli che scrivono su Repubblica.
Ciononostante non ha detto che le camere a gas sono un' "opinione" nel
senso platonico di "credenza infondata e falsa", ma che LUI ne ha
soltanto una mera opinione, cioé non ne ha una credenza vera e
giustificata. Cioé che LUI non ne sa niente, non si è mai interessato
della questione. Evidentemente non ha mai letto nulla dell'abbondante letteratura sulla Shoah,
non ha nemmeno guardato i film di Lanzmann ecc. QUINDI può essere
accusato di noncuranza, menefreghismo, ignoranza, forse anche di
antisemitismo inconscio, ma NON di antisemitismo e negazionismo
oggettivo.
Odifreddi ha detto di adeguarsi "all'opinione comune": cioè una media, un'opinione di tutti e di nessuno, la rappresentazione di una rappresentazione, una mera convenzione.
Odifreddi ha detto di adeguarsi "all'opinione comune": cioè una media, un'opinione di tutti e di nessuno, la rappresentazione di una rappresentazione, una mera convenzione.
Da
un punto di vista realista NON ESISTE nulla come l'Opinione Comune, così
come non esiste nulla come IL SIGNIFICATO di una parola (Chomsky, e molti altri).
L'Opinione Comune, per esempio, non sa nulla delle responsabilità individuali di Hitler e degli altri gerarchi relativamente alla Shoah, al punto che "i tedeschi" diventano responsabili in solido (come forse sono, eccettuati i 12mila soldati impiccati perché non hanno ubbidito ad ordini crudeli [Lo ricorda Levi ne I sommersi e i salvati]).
L'Opinione Comune, per esempio, non sa nulla delle responsabilità individuali di Hitler e degli altri gerarchi relativamente alla Shoah, al punto che "i tedeschi" diventano responsabili in solido (come forse sono, eccettuati i 12mila soldati impiccati perché non hanno ubbidito ad ordini crudeli [Lo ricorda Levi ne I sommersi e i salvati]).
Riguardo
al fatto che l'Opinione Comune POSSA essere sbagliata, in quanto "opinione", in un senso o nell'altro cito il dato
secondo cui da studi recenti emerge che le vittime della Shoah
sarebbero 20 milioni e non 6-7 come si dice di solito.Ergo, per vedersi riconoscere un minimo
di esistenza ed essere guardata con un po' di rispetto, l'Opinione Comune dovrebbe adeguarsi in fretta alla nuova stima di
vittime. Diversamente, se gli studi si attestassero come veritieri, potrebbe essere legittimamente ritenuta un'opinione falsa almeno in parte, e su un punto di non secondaria importanza (il numero delle vittime).
***
PS: negazionista no, ma egomaniaco e un po' rimbambito sicuramente sì, come si appalesa grazie a questa puttanata della Zanzara: http://www.giornalettismo.com/archives/1172709/papa-francesco-telefona-a-odifreddi-no-non-e-vero/
martedì 15 ottobre 2013
Dicono di me, 4
Qualcuno mi dice vulcanico, ma io, che comunque mi voglio abbastanza bene, mi penso semplicemente come un po' eclettico (ma non troppo).
Alle elementari per ben tre volte la maestra mi fece piangere dandomi il voto: PASTICCIONE.
Un professore del liceo disse a mia madre: "ha tante idee ma ben confuse".
Alle elementari per ben tre volte la maestra mi fece piangere dandomi il voto: PASTICCIONE.
Un professore del liceo disse a mia madre: "ha tante idee ma ben confuse".
venerdì 4 ottobre 2013
Intuizione, 4
Non sono mai stato a un funerale insieme a mio padre, e non l'ho mai visto piangere per la morte di qualcuno.
lunedì 23 settembre 2013
Commovente richiesta di direzione di tesi via email
Cher Monsieur,
J'ai, durant cette année suivi le master recherche Lophiss (Logique Philosophie, Histoire et Sociologie des Sciences) à Paris VII – cohabilité E. N. S., Polytechnique -, avec messieurs X et Y. J'ai validé mon année et il ne me reste que la soutenance de mon mémoire de M2 en début septembre. Dans les modules formant le noyau de ma spécialité, j'ai eu de bonnes notes : 17 en introduction à la philosophie de la connaissance et 18 en philosophie des mathématiques. Mon mémoire de master (intitulé "L'être de l'événement. Conséquences de l'axiome d'anti-fondation d'Aczel sur les théories de l'être et de l'événement chez Alain Badiou", vous le trouverez ci-joint) sur les conséquences des nouvelles percées en théorie des ensembles (les travaux d'Aczel) sur la philosophie de Badiou, en particulier sur sa théorie de l'événement. Les hyper-ensembles d'Aczel pourraient réaliser un modèle de l'événement deleuzien en ceci qu'il est constitutif de l'être et ne se définit pas en tant que singularité subvertissant l'être ( ce qui est le cas dans la théorie de Badiou, l'événement étant transgression de l'axiome de fondation). J'ai obtenu mon diplôme avec mention bien.
Votre domaine de recherche me pousse à vous écrire aujourd’hui pour solliciter que vous soyez le directeur de thèse. En effet, le sujet que je souhaite traiter s'origine dans la thèse centrale de l'ontologie badiousienne, à savoir l'identité entre mathématiques (en particulier la théorie des ensembles) et l'ontologie (étude de l'être en tant qu'être).
La problématique en question s'articule autour de la question du multiple entre axiomatique et ontologie J'ai commencé la rédaction d'une "pré-thèse" (que vous trouverez ci-jointe, au sujet du multiple entre axiomatique et ontologie à travers les philosophies de Badiou et de Deleuze). En très peu de mots, j'ai cherché à tisser une conjonction de "vérité ontologique" avec "sens axiomatique", en me basant sur l'axiomatique standard de la théorie des ensembles, pierre angulaire de l'ontologie des multiples (développée par Badiou dans "L'être et l'événement"). Ces "noces" assureraient, à mon sens, l'élimination du "dialogue de sourds" entre les "systèmes" badiousien et deleuzien, ouvrant ainsi la voie à la conjuration de l'Un, latent d'une manière ou d'une autre dans les deux entreprises. Ainsi, mon but fondamental consiste à défaire toute subsomption sous une unité, en "court-circuitant" Badiou à Deleuze. La corrélation entre langage axiomatique rhizomatisé (l'impact de Deleuze) et univers ensembliste des multiplicités pures (Badiou) ruinerait la persistance de l'Un dans les deux entreprises en question.
Voilà en très peu de mots ce que je peux en dire. Vous trouverez ci-joint, en plus du projet en question, un résumé des axes fondamentaux qui régissent la démarche que j'ai suivi dans son élaboration. Je reste bien entendu à votre disposition pour toute information complémentaire sur le sujet, soit par mail, soit par téléphone.
Par ailleurs, je souhaiterais que vous m'orientiez vers d'éventuels canaux de financement de la thèse en question. Je ne vous cache pas l'importance d'un tel facteur, étant donné que je suis dans l'impossibilité -financière- de poursuivre trois années de doctorat en l'absence de moyens - même partiels - susceptibles d'assurer le bon déroulement des recherches que j'espère mener dans des conditions favorables.
En vous remerciant par avance de votre bienveillance et de votre patience à me lire, je vous prie d’agréer, cher Monsieur, l'expression de mes très distinguées salutations.
J'ai, durant cette année suivi le master recherche Lophiss (Logique Philosophie, Histoire et Sociologie des Sciences) à Paris VII – cohabilité E. N. S., Polytechnique -, avec messieurs X et Y. J'ai validé mon année et il ne me reste que la soutenance de mon mémoire de M2 en début septembre. Dans les modules formant le noyau de ma spécialité, j'ai eu de bonnes notes : 17 en introduction à la philosophie de la connaissance et 18 en philosophie des mathématiques. Mon mémoire de master (intitulé "L'être de l'événement. Conséquences de l'axiome d'anti-fondation d'Aczel sur les théories de l'être et de l'événement chez Alain Badiou", vous le trouverez ci-joint) sur les conséquences des nouvelles percées en théorie des ensembles (les travaux d'Aczel) sur la philosophie de Badiou, en particulier sur sa théorie de l'événement. Les hyper-ensembles d'Aczel pourraient réaliser un modèle de l'événement deleuzien en ceci qu'il est constitutif de l'être et ne se définit pas en tant que singularité subvertissant l'être ( ce qui est le cas dans la théorie de Badiou, l'événement étant transgression de l'axiome de fondation). J'ai obtenu mon diplôme avec mention bien.
Votre domaine de recherche me pousse à vous écrire aujourd’hui pour solliciter que vous soyez le directeur de thèse. En effet, le sujet que je souhaite traiter s'origine dans la thèse centrale de l'ontologie badiousienne, à savoir l'identité entre mathématiques (en particulier la théorie des ensembles) et l'ontologie (étude de l'être en tant qu'être).
La problématique en question s'articule autour de la question du multiple entre axiomatique et ontologie J'ai commencé la rédaction d'une "pré-thèse" (que vous trouverez ci-jointe, au sujet du multiple entre axiomatique et ontologie à travers les philosophies de Badiou et de Deleuze). En très peu de mots, j'ai cherché à tisser une conjonction de "vérité ontologique" avec "sens axiomatique", en me basant sur l'axiomatique standard de la théorie des ensembles, pierre angulaire de l'ontologie des multiples (développée par Badiou dans "L'être et l'événement"). Ces "noces" assureraient, à mon sens, l'élimination du "dialogue de sourds" entre les "systèmes" badiousien et deleuzien, ouvrant ainsi la voie à la conjuration de l'Un, latent d'une manière ou d'une autre dans les deux entreprises. Ainsi, mon but fondamental consiste à défaire toute subsomption sous une unité, en "court-circuitant" Badiou à Deleuze. La corrélation entre langage axiomatique rhizomatisé (l'impact de Deleuze) et univers ensembliste des multiplicités pures (Badiou) ruinerait la persistance de l'Un dans les deux entreprises en question.
Voilà en très peu de mots ce que je peux en dire. Vous trouverez ci-joint, en plus du projet en question, un résumé des axes fondamentaux qui régissent la démarche que j'ai suivi dans son élaboration. Je reste bien entendu à votre disposition pour toute information complémentaire sur le sujet, soit par mail, soit par téléphone.
Par ailleurs, je souhaiterais que vous m'orientiez vers d'éventuels canaux de financement de la thèse en question. Je ne vous cache pas l'importance d'un tel facteur, étant donné que je suis dans l'impossibilité -financière- de poursuivre trois années de doctorat en l'absence de moyens - même partiels - susceptibles d'assurer le bon déroulement des recherches que j'espère mener dans des conditions favorables.
En vous remerciant par avance de votre bienveillance et de votre patience à me lire, je vous prie d’agréer, cher Monsieur, l'expression de mes très distinguées salutations.
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