E’ tutta, In ogni umano stato, ozio la vita, Se quell’oprar, quel procurar che a degno Obbietto non intende, o che all’intento Giunger mai non potria, ben si conviene Ozioso nomar. (Giacomo Leopardi)

mercoledì 27 giugno 2012

Vogue35 - St Vincent e David Byrne

Pubblicato su Vogue.it


Annie Erin Clark, in arte St Vincent, ha finalmente terminato il disco cui lavorava da due anni e mezzo insieme a David Byrne, l'ex leader degli archetipici Talking Heads ormai trasfigurato in vera e propria icona-pop (lo si è visto recentemente nel film di Sorrentino, This Must Be the Place, titolo tratto da una canzone dell'epico gruppo).

Il lavoro con Byrne, a quanto pare perfettamente equilibrato tra i due artisti, ha prodotto 13 canzoni scritte a quattro mani, anche se il duo non ha ancora deciso quali includere nel disco, né tantomeno il nome dell'album. Anche se la cosa non può farle che un piacere estremo ("I think I've reached the pinnacle of who I want to work with", ha detto elegantemente Annie), non c'era forse bisogno di questa santificazione per accorgersi che la Clark è una delle musiciste più interessanti che animino l'attuale scena musicale americana, e non soltanto americana.

La bella cantante, 30 anni a settembre, ha al suo attivo tre dischi (l'ultimo, in tournée adesso, è Strange Mercy), che hanno avuto gran successo di critica e di pubblico. L'impasto sonoro esaltante è piuttosto melodico e connotato da ricchi espedienti elettronici oltre che dal vezzo di piegare alle sonorità del rock alcuni stilemi del minimalismo americano di Philip Glass o John Adams. I suoi brani si basano sovente su netti contrasti strutturali, a sezioni più cool e cantabili si aggiungono scatenati intermezzi elettro-grunge.

Qualcuno potrà scorgere un po' troppo l'influenza di Björk, ma qui siamo in terra americana, lontani dai ghiacci rivoluzionari dell'Islanda, e ci si può attendere che l'imminente disco con David Byrne accentuerà ulteriormente la cifra culturale USA.



Adso da Melk

Ho letto Il nome della rosa quando avevo più o meno 14 anni (mi piacque da morire, a parte le pagine di storia e i testi interpolati in latino).

A un certo punto ripetendo il misterioso nome del suo protagonista, Adso da Melk, mi resi conto che pronunciandolo ripetutamente (adsodamelkadsodamelkadsodamelkadso), si ode quasi subito distantemente "dame 'l cazzo", un imperativo categorico che potrebbe essere un misto di italiano e non meglio precisato dialetto nordico, forse il piemontese dello scrittore.

La letteratura non conferma la mia "intuizione", e lo stesso Eco ha ricollegato il suo Adso alla figura storica del monaco Adso da Montier-en-Der.
Ma sono convinto che quel sapiente burlone non possa essersi imbattuto per caso in questo gioco fonetico. Non certo lui, che diede una tesi di laurea consistente nel calcolare il numero di occorrenze del nome Laura nelle poesie di Leopardi e del nome Silvia in quelle di Petrarca :-D

mercoledì 13 giugno 2012

Risposta su democrazia digitale e rizomaticità

Per ragioni di spazio rispondo qui all'interessante domanda di Decostruendo a proposito del rizoma deleuziano e la democrazia liquida: http://www.youtube.com/watch?v=BEWbNRM6h8w&feature=youtu.be

Giustissimo, infatti il paradosso è che per raggiungere la democrazia digitale si debba passare attraverso i partiti, che in molti oggi sembrano considerare un inutile residuato della politica del Novecento.
Eppure. Il sistema politico attuale sembra impermeabile, come se puntasse deciso a una RIDUZIONE della rappresentanza attraverso l'introduzione di metodi elettorali sempre meno motivanti (vedi l'aumento dell'astensionismo in quasi tutto l'occidente): direi che è ciò che Luhmann chiamava “riduzione di complessità”, ossia la semplificazione e omogeneizzazione del sistema politico, a scapito degli ideali di democrazia e giustiza sociale.
PERCIO' l'unica possibilità di introdurre la democrazia digitale sembrerebbe quella di avere movimento o partiti, come i Piraten, o – noi speriamo – la nostra ALBA, che introducano al proprio interno simili metodi di democrazia digitale diretta. L'idea sarebbe cioé quella di agire attraverso i partiti per iniettare la democrazia digitale nell'intero sistema politico. Gli studiosi (per esempio Anna Carola Fieschi) constatano infatti che da un iniziale dibattito sull'e-democracy (una decina di anni fa), si è rapidamente passati al ripiegamento sull'e-government, che come dice il nome è più una gestione elettronica del consenso che un metodo inclusivo di partecipazione democratica.
Il compito dei partiti che adotteranno internamente la democrazia digitale sarà dunque quello di favorire l'adozione della stessa da parte delle istituzioni.

Ma poi, in fondo, il sistema politico potrebbe divenire-rizoma? Ne dubito, perché anche se il rizoma è anti-duale, quindi a rigore né maggioritario né minoritario ma altro, un “sistema” è maggioritario per definizione, fondandosi sull'identificazione dei suoi elementi.
Scusa la rapidità della risposta, ma in queti gironi ho poco tempo.
Che ne pensi?

Grazie ancora per il tuo lavoro

Istruzioni per imparare a usare Liquidfeedback

Riporto qui di seguito il link a un tutorial per l'uso di Liquidfeedback approntato su youtube da Decostruendo: http://www.youtube.com/watch?v=BEWbNRM6h8w&feature=youtu.be

Copio e incollo anche le istruzioni per testare la demo di Liquidfeedback, redatte da Diego Di Caro per ALBA Torino:



Buongiorno a tutti i democratici liquidi, In questo thread posto le istruzioni "ufficiali" per iscriversi a liquid feedback e una bozza di manuale d'uso (in fieri). Non replicate a questo messaggio, vorrei che il manuale rimanesse sempre in vista. utilizzate piuttosto il thread tutti "vogliono liquid" in questa sezione.
ECCO UN VIDEO DEL PARTITO PIRATA, DIVERSISSIMO DA NOI, CHE PERO' PUO' FAR CAPIRE IL SIGNIFICATO DI LIQUID:
http://www.youtube.com/watch?v=IipkMtxy6mc
PER ISCRIVERSI
1) Andare qui: http://dev.liquidfeedback.org/test/
in questo momento è in tedesco, cliccate in alto a sinistra sul simbolo della chiave, cliccate in alto a destra sulla bandierina inglese, adesso cliccate su registration sempre in alto e tornate alla pagina di prima tradotta. il codice di invito dovrebbe essere già scritto:lqfb
2) Cliccare su register bottone nero e seguire la procedura,
IMPOSTARE COME NOME UTENTE quelchetipare_ALBA, così ci troviamo, attenzione che richiede di impostare una password un po' lunga credo minimo 8 caratteri.
3) Vi arriva una mail con il codice da inserire per la conferma
4) potete fare il login
5) invitare altri interessati, bisogna arrivare a 100 almeno per partire.

PRIMI PASSI
Il menu in alto( striscia nera) riporta le opzioni home areas ecc, SCEGLIETE AREAS.
per questo test noi ci muoviamo sempre nell'
Area 'Finanzielle Angelegenheiten der Organisation'
purtroppo non è al momento possibile creare un area nuova.

SCHERMATA AREAS
Le barre indicano il rapporto tra iscritti diretti + i membri cha hanno delegato qualcuno (colori diversi) per occuparsi di quell'area rispetto al numero totale di iscritti in questo liquid feedback
commento: liquid feedback funziona per deleghe, io posso delegare il mio amico Pino come mio rappresentante per un'area, per più aree, per tutto, o anche per una singolo problema all'interno di un'area. Da quel momento il suo voto vale per 2, io sorveglierò il suo operato e se non mi va bene ritirerò in qualsiasi momento la delega. In italia ci vogliono 5 anni per provare a ritirare la delega ai parlamentari.

DENTRO L'AREA 'Finanzielle Angelegenheiten der Organisation
in basso si vede un elenco di argomenti (issue) sui quali sono state fatte delle proposte (initiative), talvolta alternative. In alto c'è il
pulsante become a member, se si diventa membri dell'area si viene a fare parte del quorum necessario per l'approvazione di tutte le iniziative che fanno parte dell'area. E' anche possibile entrare solo nel quorum di un determinato argomento dell'area,( questo dalla schermata argomento (issue)che vedremo dopo) Sempre in alto c'è il pulsante
create new issue crea nuovo argomento, e questo è uno dei più interessanti.
quando crei un nuovo argomento ti viene chiesto che tipo di policy vuoi adottare cioè essenzialmente quale iter legislativo proponi per questo argomento. le policy disponibili sono 4 ne prendo una ad esempio
Meinungsbild / Beschlussvorlage (potremmo tradurre con "consultazione")
Discussion: 28 days
New: ≤ 14 days
Frozen: 7 days
Voting: 14 days
Issue quorum: ≥ 1/10
Initiative quorum: ≥ 1/10
Majority: > 1/2
LEGENDA POLICIES
Ciò vuol dire:
Che la discussione durerà 28 giorni in cui il testo di legge verrà continuamente riscritto dal propositore in funzione dei suggerimenti pervenuti
Che sarà contrassegnata come "nuova" cioè messa in prima pagina per 14 giorni
Che rimarra congelata (frozen) per 7 giorni prima del voto in modo che tutti possano leggere un testo di legge definitivo,
Che le operazioni di voto dureranno 14 giorni.
Che l'iniziativa sarà messa al voto solo se avrà 1/10 dei membri dell'area come supporter ,
Che occorrerà una maggioranza del 50% + 1 dei votanti per l'approvazione..

La policy più "pesante" delle risulta essere "Änderung von Satzung oder Geschäftsordnung"( Modifica degli statuti o regole di procedura) che dura 48 giorni di disussione e ha un quorum del 20%.
Commento: si vede subito che la piattaforma consente l'uso di tatticismi di vario genere, ad esempio sul quorum. Mi sa che é inevitabile in democrazia, qua almeno é tutto trasparente.
Altro commento: il quorum del 10% per essere messa al voto è piuttosto pesante, ciò è molto bello perchè crea un bel muro per proposte poco sentite, il sistema è stato ottimizzato sulla base dell'esperienza :D
per vedere le policy disponibili dopo aver premuto il pulsante create new issue crea nuovo argomento vi trovate Information about the available policies cliccate e interpretate le varie voci secondo la LEGENDA POLICIES qui sopra
avete scelto una discussion policy?
1)scrivete il titolo dell'iniziativa di legge nel riquadro "Title of initiative", mettete sempre la parola ALBA nel titolo

2)questo è molto importante: scegliete la "discussion url" cioè un'indirizzo interenet di una pagina di questo forum oppure di una pagina su facebook o se volete l'indirizzo di un luogo fisico dove la gente potrà dibattere l'iniziativa in modo completo, se non sapete cosa mettere mettete questo: viewforum.php?f=2 provvederò io a creare uno spazio per l'iniziativa visibile in quella pagina

3)nel riquadro draft (bozza) scrivete la vostra "bozza di legge" consiglio di:
a) inserire sempre la discussion url all'interno della bozza
b) inserire sempre dei link all'interno della bozza, per documentare la vostra proposta e favorire la comprensione del vostro punto di vista
Commenti: Liquid feedback non è uno spazio di discussione, è uno spazio di scrittura e di votazione, per questo le "discussion url" sono altrove. Ciò è molto positivo perchè:
1 permette di svolgere le discussioni di fronte ad un pubblico e coinvolgere nuova gente (immaginate su Facebook!)
2 permette di ridurre all'essenziale il processo di decisione, se non sei d'accordo con una proposta fa la tua, non perdiamo tempo! e vedremo quanto seguito ha... quindi state asciutti nelle proposte e nelle proposte di emendamento, devono essere testi di legge eventualmente inserite un link ad un vostro post argomentativo
P.S accetto aiuto nella scrittura del manuale, fatene un pezzetto se volete


Ultima modifica di diego di caro il sab giu 09, 2012 6:43 pm, modificato 3 volte in totale.

venerdì 1 giugno 2012

St Vincent - Marrow (my italian translation)

Il muscolo si connette all'osso
e l'osso all'ira e al midollo
vorrei avere mente delicata e uno scheletro di acciaio

La bocca si connette ai denti
e i denti all'amore e alle maledizioni
amore, puoi raggiungere l'apice che richiede oliaggio e fissità

AIUTO
aiutami aiutami
AIUTO
aiutami aiutami

Il muscolo si connette all'osso
e l'osso all'ira e al midollo
vorrei avere mente delicata e uno scheletro di ferro
perciò fingo che non vi siano dieci tendini legati alle mie dieci dita

AIUTO
aiutami aiutami
se lo vuoi potremmo andare da qualche altra parte

AIUTO
aiutami aiutami

Platone parla al'assessora all'urbanistica di Torino, Ilda Curti

"Tu lodi uomini che hanno offerto agli Ateniesi banchetti servendo loro quello che desideravano. E allora dicono che essi hanno fatto grande la città, perché non si accorgono che essa è gonfia e infetta a causa di quei vecchi politici. Senza affatto preoccuparsi di saggezza e di giustizia hanno riempito la città di porti, di arsenali, di mura, di tributi dei sudditi, e di altre simili banalità. ma quando li colpirà l'attacco di questa malattia, daranno la colpa ai consiglieri di adesso, e continueranno a lodare Temistocle e Cimone e Pericle - loro, che sono le cause dei mali. Se la prenderanno forse anche con te, se non stai in guardia, e col mio compagno Alcibiade, quando perderanno anche gli antichi possedimenti oltre agli acquisti recenti, anche se voi non siete colpevoli dei mali, benché forse corresponsabili"

[Gorgia 518e-519b]

mercoledì 23 maggio 2012

Jacques Derrida a proposito di Giovanni Falcone

...il giudice Falcone è la figura di un giusto che, in nome della giustizia, ha sfidato il contesto, lo stato delle forze. L'esigenza di giustizia porta a sfidare il contesto, per trasformarlo, ma assumendo il rischio dell'incommensurabilità tra la sfida e lo stato delle forze; è il rischio assoluto. Falcone ha testimoniato per la giustizia a rischio della vita, e tenendo conto del contesto (lo conosceva meglio di chiunque altro); ma a un certo punto non ha ceduto alla dissuasione che poteva venirgli dal lato contestuale, non ha abdicato davanti all'esigenza di giustizia. Ciò che chiamo "giustizia", che non è il diritto, è un rapporto con l'incondizionato che, una volta preso in considerazione l'insieme delle condizioni date, testimonia di ciò che non si lascia chiudere in un contesto. Ovviamente, in questo rapporto con l'incondizionato, con la giustizia, ne va della vita e della morte. La giustizia non è il diritto; però è ciò che prova a produrre un nuovo diritto. E per produrlo bisogna tener conto del contesto e poi, a un certo punto, trasformarlo radicalmente.

JD, Parigi, 16 luglio 1993

martedì 15 maggio 2012

Cose che ho imparato nel mio 40esimo anno

Cerchi di stare a galla in fiume in piena rapido e limaccioso. Ovunque intorno a te galleggiano detriti grandi e piccoli, alcuni devi schivarli perché non ti feriscano, ad altri cerchi di aggrapparti, ma non tutti ti sorreggono e spesso devi lasciarli andare perché non ti facciano affondare di più. Le rive sono lontanissime, e man mano che scendi a valle si allontanano sempre di più: all'orizzonte intravvedi la foce del fiume, e senti il rombo sovrumano di un infinito oceano nero nel quale il tuo viaggio finirà senza scampo.
Così, più o meno, è la Vita.

***

Quando partecipi a un'assemblea politica, non importa se sei tra "compagni" e presunti amici, ma il gioco è: chi segna più punti vince.

***

L'anarchismo è una vera e propria utopia, perché nelle situazioni pratiche le persone non si responsabilizzano, ma aspettano e preferiscono essere comandate.

[to be continued]

martedì 6 marzo 2012

Alta velocità nell'isola di Pasqua


SUR LA VIOLENCE AVEC UN NON PREALABLE

Mia discussione dell'articolo di Fabio Agostini pubblicato in Bruno Besana & Oliver John Feltham (Eds). Écrits autour de la pensée d’Alain Badiou. Paris, FR: L'Harmattan.


Nous commençons par la fin (et n’irons pas jusqu’au début), car la dernière partie de la belle intervention de Fabio Agostini retient toute notre attention. La reconstruction faite par Agostini de la logique-métaphysique récursive badiousienne est puissante et complètement convaincante : il nous semble qu’elle nous permette de mieux comprendre bien des points qui restaient quelque peu obscurs à l’intérieur du discours clos de Badiou.
Mais comme parfois on reste prisonnier (tels la mouche wittgensteinienne dans la bouteille) du système philosophique que l’on s’acharne à commenter, dans notre cas au contraire y a-t-il peut-être une possible ligne de fuite du bâtiment philosophique badiousien (dans notre intervention nous l’avons comparé à une pyramide sens dessous-dessus).
Le point d’ouverture est justement dans la fin de l’intervention d’Agostini. Il déclare la nécessité d’étudier, à l’intérieur de la philosophie de Badiou – mais pas seulement – la question de la violence. Nous sommes bien d’accord : la violence est certes un thème central de la philosophie, et d’ailleurs, à la différence de son contraire, elle a déjà été beaucoup traitée.
Nous voyons d’ailleurs ici un indice d’une décision philosophique préalable et silencieuse chez Agostini, qui évidement pense à un genre précis de pensée philosophique de la violence. On pourrait d’ailleurs soutenir que la vraie question philosophique c’est plutôt la nonviolence.1
La pensée de Badiou n’y est pas pour rien dans le thème de la violence, et Agostini nous sollicite à nous exprimer là-dessus. Pour que ce ne soit pas une simple juxtaposition de goût philosophique ( moi, violence – toi, nonviolence) il faut bien qu’en philosophie il y ait la possibilité de communiquer. Possibilité exclue et pourtant bien pratiquée par Gilles Deleuze (dont Agostini est un grand connaisseur), qui à notre sens est l’un des plus grands communicateurs philosophiques du XX e siècle. En dépit de l’excommunication deleuzienne (on nous pardonnera le jeu de mots) sans doute pleine de sens dans son contexte historique et discursif, la communication est sans doute LA possibilité par excellence de la philosophie et des sciences humaines. A quoi bon philosopher si ce n’est pour communiquer avec d’autres êtres, des êtres normalement humains mais pas forcément ?

[continua]

Poesia scritta da Turi Vaccaro sul traliccio.

Luca sul tuo traliccio
Forse a qualcuno siamo d’impiccio
Pioveva sono uscite le stelle
Le figlie dell’aria dalle voci belle

In Val Clarea eravamo in tanti
La nostra baita è la loro caserma
Lunga la notte, la lotta non si ferma
Lo schiaffo alla montagna è qui davanti

Il tuo coraggio ti porta più in alto
L’alta tensione ed il gran salto
La Regina del Rocciamelone
Dio ti salvi per sua intercessione

Il tuo sogno è realizzato
Il movimento si è risvegliato
Tutta l’ Italia sulla barricata
Al tuo capezzale si è radunata

Spunta l’alba del 5 di marzo
Intirizzito lo spirito anelo
Limpido il cielo
Brilla la neve come di quarzo

Qualcuno è un po’ titubante
Di sostenermi in questo rischio
Se il piede scivola come sul vischio
In Paradiso ti portino i Santi

Il Sole sorge su questo scempio
Non serve pianger su tanto strazio
Io sono ancora nel nostro spazio
Pronto a difendere il nostro tempio

Non pensate lor signori
Di calpestare la Valsusa
Da Bardonecchia fino alla Chiusa
A sarà dura saran furori

5 3 12 ore 9 val clarea traliccio di luca

domenica 4 marzo 2012

Al cospetto del carabiniere

Gli amici mi hanno detto di scendere dal treno a Chiomonte. Siccome al mio arrivo loro non si vedono ancora e io non ho mai visto il paese della battaglia del 3 luglio, vado a farmi quattro passi. Guardo sulla montagna la diga intorno a cui so esserci stati aspri scontri, e mi aspetto di vedere polizia ovunque, invece no.
Il paese sembra deserto, incontro un vecchio e ci scambiamo un saluto, poi torno sui miei passi. In quel momento vedo un'auto dei carabinieri che scende lentamente la stradina che io sto salendo, sento un piccolo tuffo al cuore e imposto un atteggiamento neutro, lancio un'occhiata disinteressata all'auto, tanto per non avere l'aria di guardarmi colpevolmente i piedi.
L'auto prosegue superandomi, ma rallenta e poi si ferma. Sento che fa marcia indietro risalendo nella mia direzione, io proseguo come se niente fosse ma un colpo di clacson mi richiama all'evidenza. Mentre un piccolo tremore mi percorre le ginocchia sfodero un sorriso e mi affaccio al finestrino dell'unico carabiniere alla guida del mezzo. Ci diciamo buongiorno.
- Tutto bene?
- Sì sì
- Che fa da queste parti?
- Ah, vado alla polentata
- Ma allora ha sbagliato strada
- Sì lo so, ma stanno arrivando degli amici a prendermi
- Ce l'ha un documento?
- Certamente.
- Le dispiace se faccio un controllo?
- Prego
...
- Sa perchè mi sono fermato?
- No ma immaginavo che l'avrebbe fatto
- Perché lei non mi ha guardato neanche per un attimo, mentre di solito quelli che incontro mi guardano e mi salutano
- Ah, ma io l'ho guardata per un attimo!
- Comunque lei mi sembra una brava persona
- Lo sono, o almeno mi sforzo di esserlo
- Guardi a me dispiace per la situazione
- Posso immaginarlo
- Ho anche degli amici...
- Comunque io sono superpacifista, sto anche organizzando un digiuno collettivo NoTav
- E secondo lei serve a qualcosa?
- Lo spero
- Eh
- E in ogni caso non vedo alternative
- Arrivederci
- Arrivederci e buona giornata

sabato 3 marzo 2012

Digiuno collettivo contro la Tav

Enrico Piovesana
La protesta nonviolenta per eccellenza: un digiuno collettivo. Potrebbe essere questo il nuovo sviluppo della lotta No Tav. L’idea – avanzata da Giovanni Salio, presidente del Centro studi Sereno Regis di Torino, ed Eduardo Acotto, docente di Storia e Filosofia all’istituto superiore torinese ‘Santorre di Santarosa’ – verrà discussa nei prossimi giorni dal movimento della Valsusa. Ma ha già raccolto molte adesioni.
 
Professor Acotto, chi ha aderito finora alla vostra iniziativa?
Per ora abbiamo ricevuto, tra le altre già numerose, l’adesione personale del portavoce del movimento No Tav Alberto Perino, del difensore dell’acqua pubblica Ugo Mattei, dell’ecologista Guido Viale, del fisico Massimo Zucchetti, del filosofo Gianni Vattimo, del politologo Angelo D’Orsi, dello storico Brunello Mantelli, del teorico della decrescita Maurizio Pallante, del climatologo Luca Mercalli e di esponenti politici torinesi come Michele Curto di Sel e Vittorio Bertola del Movimento Cinquestelle. Probabilmente aderirà anche il pacifista siciliano, ex operaio Fiat, Turi Vaccaro.
Com’è nata questa idea?
Vogliamo mettere al servizio del movimento l’esperienza che il Sereno Regis ha nel campo della teoria e prassi della nonviolenza. Ne abbiamo già parlato con Perino, ma ovviamente la cosa andrà discussa in valle con la gente del movimento. Lunedì sera a Torino definiremo in una riunione la nostra proposta e nei giorni successivi la sottoporremo al movimento: saranno loro a decidere modalità e obiettivi di questa azione.
E quali sono gli obiettivi cui state pensando?
Certamente l’apertura di un tavolo di confronto tecnico con gli esperti tecnici del movimento No Tav, i sindaci della Valsusa e la Comunità montana locale. In questa delicata fase di contrapposte precondizioni – da una parte il governo che chiede la fine di quelle che vengono sbrigativamente chiamate “violenze”, in realtà una complessa serie di atti collettivi di resistenza passiva e attiva con diversi gradi di efficacia e aggressività, prima dell’apertura di qualsiasi discussione, dall’altra il movimento che chiede prima di tutto lo stop dei lavori del cantiere Tav – ci piacerebbe tentare una conciliazione almeno sulle condizioni per l’apertura del dialogo. Fermo restando che per noi la ragione sta dalla parte di chi vuole fermare questa gigantesca e inutile opera pubblica della discordia. Ma, ripeto, sarà l’assemblea No Tav a decidere quali saranno le nostre richieste per intterompere il digiuno collettivo.
E sulle modalità della protesta?
L’idea è quella di mettere insieme almeno un centinaio di persone che portino avanti un digiuno a staffetta pubblico, ovvero in gruppi di una decina di persone che a turni di 24, 48 o 72 ore, o anche di più per chi ne avrà la forza, si alternino, dormendoci anche, dentro un tendone che vorremmo erigere in Piazza Castello, nel cuore di Torino, davanti al palazzo della Regione Piemonte. Una sorta di presidio permanente cittadino attorno al quale tenere anche dibattiti pubblici, azioni teatrali e altre iniziative di sensibilizzazione.
Quindi appuntamento lunedì sera a Torino alla sede del Sereno Regis?
Sì, l’incontro per discutere dell’iniziativa si terrà lunedì 5 marzo alle 20:30 nella sala Gandhi della sede del Centro studi Sereno Regis di via Garibaldi 13.

Facebook: https://www.facebook.com/groups/161440997305635/

giovedì 1 marzo 2012

MeTAVfora merdosa

Un adulto porge a un bambino un piatto di minestra pieno di merda.
Il bambino sente l'odore della merda e non vuole mangiare la minestra, allora l'adulto lo sgrida.
Il bambino si mette a piangere e butta per terra la minestra alla merda, che cade e schizza il vestito dell'adulto.
L'adulto si arrabbia e inizia a prendere a sberle il bambino, urlandogli DEVI MANGIARE LA MINESTRA, MONELLO, CATTIVO, DEVI MANGIARE LA MINESTRA! GLI ALTRI BAMBINI MANGIANO TUTTI LA MINESTRA!

Domande:
1) avrebbe l'adulto potuto convincere con le buone il bambino a mangiare la minestra alla merda?
2) è stato violento il bambino nel buttare per terra il piatto?
3) perché l'adulto ha dato al bambino la minestra, se dentro c'era la merda? Non se n'è accorto? Pensava che la minestra fosse più buona della merda in essa inzuppata? Pensava che un po' di merda non può fare troppo male? Pensava che fosse normale che il bambino mangiasse un po' di merda?
4) perché mai il bambino avrebbe dovuto mangiare la minestra con la merda dentro?
5) e tu, se potessi scegliere, vorresti essere l'adulto che schiaffeggia il bambino oppure il bambino che non mangia la merda?

martedì 28 febbraio 2012

"Tutto un caos, tutto un inferno, tutto la morte" (Lettera di Sole ai compagni anarchici, dopo il sucidio di Baleno)

«Compagni
la rabbia mi domina in questo momento. Io ho sempre pensato che ognuno è responsabile di quello che fa, però questa volta ci sono dei colpevoli e voglio dire a voce molto alta chi sono stati quelli che hanno ucciso Edo: lo Stato, i giudici, i magistrati, il giornalismo, il T.A.V., la Polizia, il carcere, tutte le leggi, le regole e tutta quella società serva che accetta questo sistema.
Noi abbiamo lottato sempre contro queste imposizioni e' per questo che siamo finiti in galera.
La galera e' un posto di tortura fisica e psichica, qua non si dispone di assolutamente niente, non si può decidere a che ora alzarsi, che cosa mangiare, con chi parlare, chi incontrare, a che ora vedere il sole. Per tutto bisogna fare una "domandina", anche per leggere un libro. Rumore di chiavi, di cancelli che si aprono e si chiudono, voci che non dicono niente, voci che fanno eco in questi corridoi freddi, scarpe di gomma per non fare rumore ed essere spiati nei momenti meno pensati, la luce di una pila che alla sera controlla il tuo sonno, posta controllata, parole vietate.
Tutto un caos, tutto un inferno, tutto la morte.
Così ti ammazzano tutti i giorni, piano piano per farti sentire più dolore, invece Edo ha voluto finire subito con questo male infernale. Almeno lui si e' permesso di avere un ultimo gesto di minima liberà, di decidere lui quando finirla con questa tortura.
Intanto mi castigano e mi mettono in isolamento, questo non solo vuol dire non vedere nessuno, questo vuol dire non essere informata di niente, non avere nulla neanche una coperta, hanno paura che io mi uccida, secondo loro il mio e' un isolamento cautelare, lo fanno per "salvaguardarmi" e così deresponsabilizzarsi se anche io decido di finire con questa tortura. Non mi lasciano piangere in pace, non mi lasciano avere un ultimo incontro con il mio Baleno.
Ho per 24 ore al giorno, un'agente di custodia a non più di 5 metri di distanza.
Dopo quello che e' successo sono venuti i politici dei Verdi a farmi le condoglianze e per tranquillizzarmi non hanno avuto idea migliore che dirmi: "adesso sicuramente tutto si risolverà più in fretta, dopo l'accaduto tutti staranno dietro al processo con maggiore attenzione, magari ti daranno anche gli arresti domiciliari". Dopo questo discorso io ero senza parole, stupita, però ho potuto rispondere se c'è bisogno della morte di una persona per commuovere un pezzo di merda, in questo caso il giudice.
Insisto, in carcere hanno ammazzato altre persone e oggi hanno ucciso Edo, questi terroristi che hanno la licenza di ammazzare.
Io cercherò la forza da qualche parte, non lo so, sinceramente non ho più voglia, però devo continuare, lo farò per la mia dignità e in nome di Edo.
L'unica cosa che mi tranquillizza sapere e' che Edo non soffre più. Protesto, protesto con tanta rabbia e dolore.

Sole

P.S. Se mettermi in carcere vuol dire castigare una persona, mi hanno già castigata con la morte o meglio con l'assassinio di Edo. Oggi ho iniziato lo sciopero della fame, chiedendo la mia libertà e la distruzione di tutta l'istituzione carceraria. La condanna la pagherò tutti i giorni della mia vita.»

La lettera di Sole è tratta da http://ita.anarchopedia.org/Sole,_Baleno_e_Pelissero#Il_suicidio_di_Soledad

il libro di Tobia Imperato su Sole e Baleno: http://piemonte.indymedia.org/attachments/nov2009/le_scarpe_dei_suicidi2.pdf


domenica 19 febbraio 2012

Qualche commento a "Non è l'inferno", di Emma Marrone

Ho... dato la vita e il sangue per il mio paese [dichiarazione di patriottismo: porta bene ma non sempre fa vincere, come sa il giovane Savoia ballerino]
e mi ritrovo a non tirare a fine mese, [forse qualcosa non ha funzionato nel meccanismo pensionistico dell'esercito]
in mano a Dio le sue preghiere [dichiarazione di religiosità: per quanto ribelle e tormentata piace sempre alla cultura nazionalpopolare]
Ho... giurato fede mentre diventavo padre [un classico dell'eroismo militare: partire in missione mentre la moglie partorisce, così, per guadagnare bene e metter via da parte i soldi, e se ci si fa ammazzare c'è la pensione]
due guerre senza garanzia di ritornare, [qui si comprende che il protagonista è un ex militare, figura sempre amata nel paese che ha inventato i soldati di ventura. Interessante il concetto di "guerra con garanzia di ritornare"]
solo medaglie per l'onore
Se qualcuno sente queste semplici parole, [cosa probabile dato che questo business riesce incredibilmente a mettere insieme milioni di abbrutiti davanti allao schermo]
parlo per tutte quelle povere persone che
ancora credono nel bene... [evidente allusione al nichilismo che si è impadronito delle coscienze] Se tu hai coscienza [appunto] guidi e credi nel paese [la canzone era stata scritta per Berlusconi, ma l'appello va bene anche diretto a Monti. Da escludere l'interpretazione "guidi l'automobile e credi nel paese"]
dimmi cosa devo fare per pagarmi da mangiare,
per pagarmi dove stare,
dimmi che cosa devo fare [leggi: dato che il lavoro è ormai un'opzione lussuosa, in quale programma televisivo devo comparire per tirare su un po' di ricotta?]
No, questo no, non è l'inferno, [anche se ci somiglia: si chiama Italia]
ma non comprendo com'è possibile [o "come sia", nel caso che tu stia scrivendo in italiano]
pensare che sia più facile morire [sottintendi: "piuttosto che ammazzare o farsi ammazzare in missione". La canzone è un velato invito ad arruolarsi volontari e partire in Afghanistan]
No, non lo pretendo ma ho ancora il sogno
che tu [leggi sempre: Berlusconi, prima ma Monti va bene uguale] mi ascolti e non rimangano parole
Ho... pensato a questo invito non per compassione [chiaramente nessuno potrebbe compatire qualcuno che dica simili stronzate senza pudore]
ma per guardarla in faccia e
farle assaporare un po' di vino e un poco da mangiare [come si usa al paese mio]
Se sapesse che fatica ho fatto per parlare con mio figlio [non voleva allontanarsi dalla playstation, inoltre non capisce l'italiano]
che a 30 anni teme il sogno di sposarsi [con quella cicciona in tanga di sua moglie e poi dover comprare i mobili all'Ikea]
e la natura di diventare padre [stranamente, i bambini nascono anche senza un gran lavoro]
Se sapesse [Sua Eccellenza? Presidente? Silvio? Mario?] quanto è difficile il pensiero [adesso non esageriamo con le parole]
che per un giorno di lavoro
c'è chi ha più diritti [i soliti imboscati del sindacato comunista] di chi ha creduto [come noi berlusconiani e fascisti]
nel paese del futuro
No, questo no, non è l'inferno, [ma come già detto è l'Italia del default]
ma non comprendo com'è possibile [il congiuntivo è un sogno anch'esso]
pensare che sia più facile morire
No, non lo pretendo ma ho ancora il sogno
che tu mi ascolti e non rimangano parole,
Non rimangono parole...
Pensare che sia più facile morire
Io no, non lo pretendo
ma ho ancora il sogno
che non rimangano parole
Non rimangano parole
Non rimangano parole

[e qui finalmente le parole sono davvero finite, vedi che qualche nostro sogno può ancora realizzarsi]

venerdì 17 febbraio 2012

Semplice

Invecchiare è avere disponibili sempre meno possiblità fisiche e mentali.
Quando non c'è più nessuna possibilità, ecco la morte.

venerdì 3 febbraio 2012

Una lettera di Pietro Salizzoni sulle scritte NoTav a Torino

pubblicata da Pietro Salizzoni il giorno mercoledì 1 febbraio 2012 alle ore 10.43

Cari cittadini torinesi indignati per le scritte NOTAV durante la manifestazione di sabato,
io penso che voi abbiate perfettamente ragione.
Scrivendolo mi sento un po’ a disagio, come capita quando si afferma un’ovvietà. Sento pero’ il bisogno di ribadirlo, poiché a quella manifestazione avrei potuto partecipare anche io, non fossi rimasto a casa mia a Lyon. Di certo avrei provato imbarazzo nell’essere additato ad imbrattatore di muri e una notevole frustrazione le vedere le mie e di altre ragioni adombrate dai gesti di pochi esagitati.

Io avrei partecipato alla manifestazione perché sono fermamente contrario alla realizzazione della Torino-Lyon. Lo sono in qualità di cittadino italiano, di ingegnere  e di pendolare su quella tratta. La mia contrarietà non é legata a pulsioni rivoluzionarie anti-sistema, logiche localistiche, antiprogressismo, luddismo modernista  o sindromi nimby... ma all’imporsi di due problemi, quello del debito pubblico e della sua generazione e del consumo di risorse energetiche e ambientali. Sono problemi impellenti che impongono la necessità di politiche responsabili in grado di fronteggiarli, ottimizzando il rapporto tra spese e benefici attesi.

In questa prospettiva la Torino-Lyon, e  gran parte della rete AV/AC italiana, é un esempio lampante di scelte incuranti di questi principi, finalizzate a dopare la crescita creando debito.  É un’opera dall’indimostrata utilità,  volta al consumo di consistenti risorse economiche ed energetiche per indurre  benefici ignoti ai piu’ (tra gli addetti ai lavori). Nell’affermare questo riprendo semplicemente le conclusioni del Conseil des Ponts et Chaussées, un’autorevole istituzione di controllo dell’amministrazione francese dall’indiscussa indipendenza (il documento é in rete, Rapport d’audit sur les grand projets d’infrastructures de tranport  N°2002-0190-01). Essendo chiamata a valutare il progetto, una decina di anni fa, la commissione  ha concluso come segue:

(Pag 60)  “[...]  gli studi socio-economici condotti sono lontani dal dimostrare l’interesse di questo progetto per la collettività. A questo proposito, la commissione constata innanzitutto che gli studi condotti da Alpetunnel (i proponenti, oggi la Lyon Turin Ferroviaire, ndr) si fondano su un metodo opinabile: le ipotesi sull’evoluzione del traffico merci sono particolarmente ottimiste, [....]. In ogni caso, anche in questo quadro metodologico non corretto, gli indicatori di interesse socio-economico sono risultati negativi, a causa delle ingenti risorse finanziarie richieste alla realizzazione del progetto.”

Un analogo parere é stato pubblicato ieri, sulle pagine del sole24, che riprende un ennesimo studio del politecnico di Milano (http://www.ilsole24ore.com/art/economia/2012-01-31/promossa-solo-milanoroma-064241.shtml?uuid=AaI0IskE).
Entrambe le valutazione dicono, in modo forbito, che questa é un’opera inutile, e che é motivata da domande di traffico truccate (il bon-ton dei documenti ufficiali impone la formula “troppo ottimistiche”). Sono trucchi che hanno un’unica giustificazione: trovare un pretesto per costruire, dirottando sulle imprese di pochi (banche e galassia dei costruttori, ma non solo) le risorse della collettività.

Questo avviene perché fare debito (di tutti) realizzando opere pubbliche inutili, e per le quali non si avrà oneri gestionali, é il modo più semplice ed efficace per fare soldi. Sono imprese per le quali non c’é concorrenza internazionale, senza limiti di tempo impellenti per terminare i lavori, e che non necessitano di alcun investimento  in ricerca e sviluppo, poiché  si basano fondamentalmente su tre attività: movimentare terra, fare cemento e dedicarsi a intense campagne di lobbying.

Per avere un riscontro di tutto cio’ basta guardare a quanto già  successo per la AV/AC Torino-Milano, senza aspettare che si riproduca tra Torino e Lyon. Doveva costare 1,2 Miliardi (secondo standard europei) e ne é costata 8: ne mancano all’appello quasi 7, spesi non si sa come, che ne fanno la linea senza gallerie più cara al mondo (a chilometro). Detiene anche un altro record, in quanto linea AV/AC  più sottoutilizzata al mondo: 18 treni al giorno su una linea concepita per 300 (si veda l’articolo del sole24ore), e soprattutto nessun treno merci. In sintesi: costosa e inutile.

Per questi motivi avrei manifestato, pensando che siano ragioni condivisibili dai più, se su questi argomenti fosse fatta un’informazione completa e corretta.  E penso che in futuro sarebbe davvero un peccato abbandonare queste ragioni  al dominio dei soli imbrattatori di muri, lasciando degenerare un dibattito e trovarsi di fronte a dilemmi analoghi a quello cantato anni addietro da De Gregori:

“Tu da che parte stai? Stai dalla parte di chi ruba nei supermercati? O di chi li ha costruiti.... rubando?”

Pietro Salizzoni
Maître de Conferences
Ecole Centrale de Lyon

domenica 29 gennaio 2012

Una lettera di Totò al futuro presidente Scalfaro, che non volle battersi in duello (1950)

« Ho appreso dai giornali che Ella ha respinto la sfida a duello inviataLe dal padre della signora Toussan, in seguito agli incidenti a Lei noti.
La motivazione del rifiuto di battersi da Lei adottata, cioè quella dei princìpi cristiani, ammetterà che è speciosa e infondata.
Il sentimento cristiano, prima di essere da Lei invocato per sottrarsi a un dovere che è patrimonio comune di tutti i gentiluomini, avrebbe dovuto impedire a Lei e ai Suoi Amici di fare apprezzamenti sulla persona di una Signora rispettabilissima.
Abusi del genere comportano l'obbligo di assumerne le conseguenze, specialmente per uomini responsabili, i quali hanno la discutibile prerogativa di essere segnalati all'attenzione pubblica, per ogni loro atto.
Non si pretende da Lei , dopo il rifiuto di battersi, una maggiore sensibilità, ma si ha il diritto di esigere che in incidenti del genere, le persone alle quali il sentimento della responsabilità morale e cavalleresca è ignoto, abbiano almeno il pudore di sottrarsi al giudizio degli uomini, ai quali questi sentimenti e il coraggio civile dicono ancora qualcosa.
principe Antonio Focas Flavio Comneno De Curtis »

(Avanti!, 23 novembre 1950)