E’ tutta, In ogni umano stato, ozio la vita, Se quell’oprar, quel procurar che a degno Obbietto non intende, o che all’intento Giunger mai non potria, ben si conviene Ozioso nomar. (Giacomo Leopardi)

martedì 25 novembre 2014

Letture obbligatorie della settimana, 3

- Kant, Critica della ragion pura (II. Dialettica trasc., Lib. II, Cap. II: L'antinomia della ragion pura)

- Hegel, Scienza della logica (Sez. II, Quantità. Cap. I, La quantità, Nota II)

- Carlo Rovelli, La realtà non è come ci appare

- C.S. Peirce, Opere (L'amore evolutivo, 6.287-317)

giovedì 20 novembre 2014

Intuizione, 33 (Micro-dio)

Il diametro della sfera dell'universo osservabile è pari a circa 93 miliardi di anni luce (un anno luce = 9461 miliardi di chilometri).

Se dio esistesse sarebbe un microbo cosmico.

mercoledì 19 novembre 2014

Interstellar: pareri seri di fisici e filosofi.

  • "Interstellar" e' un film di fantascienza estremamente classico ed estremamente solido, retto da tutti i pilastri del genere - finzione della scienza, viaggi spaziali, pianeti alieni, paradossi temporali, distopia, conflitti morali, voli mistici. Vale parecchio piu' dei soldi del biglietto. Molto apprezzati: le onde; il tesseratto (per l'idea); il mondochiuso (che pero' e' troppo piccolo di diametro). E il titolo: 'interstellare', come 'interplanetario', non lo sentivo da decenni." (Tito Magri, filosofo, Università Roma 3)

  • A me ha lasciato abbastanza indifferente, come mi accade spesso con i film dei fratelli Nolan. Da una parte sceneggiature ingegnose e lambiccate che sembrano esperimenti mentali da presentare a un convegno di metafisica, e che garantiscono il favore del pubblico intellettuale. Dall’altra, confezione audiovisiva spettacolare e impeccabile, da parco delle meraviglie, che garantisce il favore dei mangiatori di pop corn. In mezzo manca però quella cosa chiamata cinema, cioè l’arte di far vivere dei personaggi sullo schermo. I personaggi di Interstellar sono lì soltanto per illustrare teorie o concetti. Non basta prendere dei bravi attori, occorre anche dirigerli, offrirgli qualche scena interlocutoria che magari non rivela nessun segreto sulla struttura della materia, ma che ci fa sentire che i personaggi hanno una loro individualità. Anne Hathaway ha l’aria di una che si chiede tutto il tempo: ma che ci sto a fare qui? Matthew McConaughey sembra paracadutato da una puntata di True Detective, sfodera tutto il suo repertorio di espressioni tese e caricate, ma sembra al più un attore che recita bene, non un personaggio che prova qualcosa. Matt Damon è sprecato in un ruolo da caratterista. Un po’ meglio Jessica Chastain, e soprattutto Casey Affleck, ma il personaggio del figlio non ha un vero sviluppo, e alla fine il film lo perde per strada. Restando alla fantascienza degli ultimi decenni, mi pare che Contact di Zemeckis, A.I. di Spielberg e Solaris di Soderbergh, oppure più di recente Oblivion, Edge of Tomorrow e persino Benjamin Button, tocchino temi simili con una capacità di individuare i personaggi e coinvolgere gli spettatori molto superiore a quella di Interstellar. (Enrico Terrone, filosofo, Università di Torino).

  • Mi è piaciuto. È coerente, e anche dove sembra più improbabile - la scena di lui "dietro" la libreria, per altro forse una citazione o scopiazzatira da un episodio di Dr Who - ci sta, a ben vedere. Soprattutto non cede mai alla tentazione di concedere "cambiamenti del passato" di qualche tipo o sdoppiamenti delle linee temporali. Insomma lui causa delle cose nel passato perché le ha causate e realizza, coerentemente, quello che è stato. (Giuliano Torrengo, filosofo, Università statale di Milano)

  • Capolavoro ovviamente, che domande mi fai (Irene Giardina, fisica, CNR)

  • Anche per me e' stupendo: la tecnologia finalmente amichevole, la grafica della singolarita' suggestiva, forse la prima rappresentazione di alcuni aspetti psicologici legati ad un realistico e coerente viaggio nel tempo; illuminante e inquietante il negazionismo a scuola nel mondo terrestre distopico; umano e quasi divertente lo sbrocco dello scienziato (Matt Damon?) sulla sua "promettente Islanda". Mi spiace solo che il figlio maschio venga completamente sfanculato, e non se ne sappia piu' nulla. (Massimiliano Sacchi, fisico, CNR)

[continua...]

sabato 8 novembre 2014

L'ideologia di un renziano piccolo piccolo a proposito della cena di autofinanziamento (spiati su Facebook)

La singolare iniziativa di Matteo permette l'incasso di 18 milioni di euro....soldi che serviranno per finanziare il PD e pagare i dipendenti...nell'era dell'autofinanziamento .....

,,,naturalmente critiche da parte di alcuni politici del PD.....Secondo costoro avvicinare gli imprenditori significa abbandonare l'idea di sinistra del partito...Infatti, si chiedono: ma, verso dove si va????.....Non sanno darsi la risposta. Occorrono investimenti e denaro in circolazione per aumentare la massa di spostamento del denaro....Se il capitale dovesse rimanere nelle banche....Chi dovrebbe investire e come e chi dovrebbe fare partire la produzione e la crescita???????...Certamente non gli operai ed i dipendenti o i pensionati......ma certamente i capitalisti, tantoi odiati.

...l'essere fuori dall'ideologia della lotta di classe basata sul concetto che il capitalista era il padrone cattivo pronto a licenziare e pronto allo sfruttamento...resta, invece, il concetto moderno che il capitalista è un lavoratore come il suo dipendente....Ha un potere diverso .....ma, con i suoi dipendenti potrà condividre la stessa finalità, quella di ottimizzare la produzione e la crescita grazie al suo capitale investitio e grazie al lavoro efficiente della sua squadra di lavoratori...Tutti devono responsabilizzarsi e tutti devono considerare la impresa come propria, l'Uno per ottenere un profitto e per reinvestire...gli Altri per avere il privilegio del posto di lavoro sicuro....Se si dovesse spezzare questo tipo di rapporto avremmo come risultato la nascita di un conflitto tra le due figure la cui conseguenza potrebbe essere, da un lato la minaccia di chiusura o di dislocazione della impresa, dall'altra l'uso dello strumento dello sciopero in difesa del posto. Pertanto, sia il posto e sia il profitto sono i due fattori determinanti e portanti della crescita. Questi due elementi devono finalizzarsi all'ottimizzazione ed all'armonico rapporto tra imprenditore e dipendente. Fuori da questa idea di società si va verso il conflitto sociale....si torna indietro...verso la vecchia società ove tutti erano contro tutti......I risultati dell'ideologia legata alla lotta di classe coi suoi strumenti di Partito e del sindacato sono storici e legati alla costruzione di una società equa e più giusta.....Oggi, tutto si è modificato; nel mondo globalizzato ci sono altre forme di rapporti e di competizione.

domenica 19 ottobre 2014

Leopardi per l'amico olandese, 1


Nel 1830 Leopardi a Firenze aveva conosciuto Fanny Ronchivecchi e se ne era segretamente innamorato. Costei, però, non lo cagava (probabilmente seppe solo più tardi dell'invaghimento del gran poeta: Ranieri comunque glielo scrive in una lettera nel 1838).
La sua amarezza potrebbe essere considerata doppia, non solo per l'impossibilità a priori, per così dire, ma per la stessa mancata confessione del suo amore. Che però ora (1834 circa) è finito: il poeta vede ancora la superiore bellezza della donna, ma non arde più per lei. Ha compreso che il suo amore, come tutti gli amori, era sostenuto da ciò che i lacaniani chiamano "il fantasma", il frame fantastico necessario alla passione. Leopardi vede sdoppiarsi la figura dell'amata, e comprende di avere amato il simulacro e non la vera donna.
La conclusione sublime (devi impararla assolutamente a memoria, forse è la più bella di tutto Leopardi) addita ormai una raggiunta condizione di felice atarassia: "Che se d'affetti / Orba la vita, e di gentili errori, / E' notte senza stelle a mezzo il verno*, / Già del fato mortale a me bastante / E conforto e vendetta è che su l'erba / Qui neghittoso** immobile giacendo, / Il mar la terra e il ciel miro e sorrido. ".


* l'inverno.
**neghittóso agg. [der. del lat. neglectus (v. negletto) – Negligente nei proprî doveri; quindi, inoperoso, pigro, ozioso.

 

XXIX - ASPASIA




Torna dinanzi al mio pensier talora
Il tuo sembiante, Aspasia. O fuggitivo
Per abitati lochi a me lampeggia
In altri volti; o per deserti campi,
Al dì sereno, alle tacenti stelle,
Da soave armonia quasi ridesta,
Nell'alma a sgomentarsi ancor vicina
Quella superba vision risorge.
Quanto adorata, o numi, e quale un giorno
Mia delizia ed erinni! E mai non sento
Mover profumo di fiorita piaggia,
Nè di fiori olezzar vie cittadine,
Ch'io non ti vegga ancor qual eri il giorno
Che ne' vezzosi appartamenti accolta,
Tutti odorati de' novelli fiori
Di primavera, del color vestita
Della bruna viola, a me si offerse
L'angelica tua forma, inchino il fianco
Sovra nitide pelli, e circonfusa
D'arcana voluttà; quando tu, dotta
Allettatrice, fervidi sonanti
Baci scoccavi nelle curve labbra
De' tuoi bambini, il niveo collo intanto
Porgendo, e lor di tue cagioni ignari
Con la man leggiadrissima stringevi
Al seno ascoso e desiato. Apparve
Novo ciel, nova terra, e quasi un raggio
Divino al pensier mio. Così nel fianco
Non punto inerme a viva forza impresse
Il tuo braccio lo stral, che poscia fitto
Ululando portai finch'a quel giorno
Si fu due volte ricondotto il sole.

Raggio divino al mio pensiero apparve,
Donna, la tua beltà. Simile effetto
Fan la bellezza e i musicali accordi,
Ch'alto mistero d'ignorati Elisi
Paion sovente rivelar. Vagheggia
Il piagato mortal quindi la figlia
Della sua mente, l'amorosa idea,
Che gran parte d'Olimpo in se racchiude,
Tutta al volto ai costumi alla favella,
Pari alla donna che il rapito amante
Vagheggiare ed amar confuso estima.
Or questa egli non già, ma quella, ancora
Nei corporali amplessi, inchina ed ama.
Alfin l'errore e gli scambiati oggetti
Conoscendo, s'adira; e spesso incolpa
La donna a torto. A quella eccelsa imago
Sorge di rado il femminile ingegno;
E ciò che inspira ai generosi amanti
La sua stessa beltà, donna non pensa,
Nè comprender potria. Non cape in quelle
Anguste fronti ugual concetto. E male
Al vivo sfolgorar di quegli sguardi
Spera l'uomo ingannato, e mal richiede
Sensi profondi, sconosciuti, e molto
Più che virili, in chi dell'uomo, al tutto
Da natura è minor. Che se più molli
E più tenui le membra, essa la mente
Men capace e men forte anco riceve.

Nè tu finor giammai quel che tu stessa
Inspirasti alcun tempo al mio pensiero,
Potesti, Aspasia, immaginar. Non sai
Che smisurato amor, che affanni intensi,
Che indicibili moti e che deliri
Movesti in me; nè verrà tempo alcuno
Che tu l'intenda. In simil guisa ignora
Esecutor di musici concenti
Quel ch'ei con mano o con la voce adopra
In chi l'ascolta. Or quell'Aspasia è morta
Che tanto amai. Giace per sempre, oggetto
Della mia vita un dì: se non se quanto,
Pur come cara larva, ad ora ad ora
Tornar costuma e disparir. Tu vivi,
Bella non solo ancor, ma bella tanto,
Al parer mio, che tutte l'altre avanzi.
Pur quell'ardor che da te nacque è spento:
Perch'io te non amai, ma quella Diva
Che già vita, or sepolcro, ha nel mio core.
Quella adorai gran tempo; e sì mi piacque
Sua celeste beltà, ch'io, per insino
Già dal principio conoscente e chiaro
Dell'esser tuo, dell'arti e delle frodi,
Pur ne' tuoi contemplando i suoi begli occhi,
Cupido ti seguii finch'ella visse,
Ingannato non già, ma dal piacere
Di quella dolce somiglianza, un lungo
Servaggio ed aspro a tollerar condotto.

Or ti vanta, che il puoi. Narra che sola
Sei del tuo sesso a cui piegar sostenni
L'altero capo, a cui spontaneo porsi
L'indomito mio cor. Narra che prima,
E spero ultima certo, il ciglio mio
Supplichevol vedesti, a te dinanzi
Me timido, tremante (ardo in ridirlo
Di sdegno e di rossor), me di me privo,
Ogni tua voglia, ogni parola, ogni atto
Spiar sommessamente, a' tuoi superbi
Fastidi impallidir, brillare in volto
Ad un segno cortese, ad ogni sguardo
Mutar forma e color. Cadde l'incanto,
E spezzato con esso, a terra sparso
Il giogo: onde m'allegro. E sebben pieni
Di tedio, alfin dopo il servire e dopo
Un lungo vaneggiar, contento abbraccio
Senno con libertà. Che se d'affetti
Orba la vita, e di gentili errori,
E' notte senza stelle a mezzo il verno,
Già del fato mortale a me bastante
E conforto e vendetta è che su l'erba
Qui neghittoso immobile giacendo,
Il mar la terra e il ciel miro e sorrido.

sabato 18 ottobre 2014

Materialismo/realismo vs Idealismo/postmodernismo, 1

"Idealism, the ontological stance according to which the world is a product of our minds, went from being a deeply conservative position to become the norm in many academic departments and critical journals: cultural anthropologists came to believe that defending the rights of indigenous people implied adopting linguistic idealism and the epistemological relativism that goes with it; microsociologists correctly denounced the concept of a harmonious society espoused by their functionalist predecessors, but only to embrace an idealist phenomenology; and many academic departments, particularly those that attach the label “studies” to their name, completely forgot about material life and concentrated instead on textual hermeneutics. To make things worse this conservative turn was concealed under several layers of radical chic, making it appealing to students and even activists pursuing a more progressive agenda."

Manuel DeLanda, Deleuze: history and science, p.29

domenica 12 ottobre 2014

Stupidi rimpianti del passato, 1

Anche se mi trovavo in una situazione difficile, con Badiou ho sbagliato tutto: sono stato troppo duro nel giudicarlo come filosofo e come professore, e gli ho attribuito colpe intellettuali che non aveva.
Vorrei tornare indietro e ricominciare a studiare insieme a lui.

mercoledì 8 ottobre 2014

Sull'amore, 1

Il loro amore finì perché volevano entrambi vivere in pace. Ma avevano concetti diversi di pace.

domenica 14 settembre 2014

Letture obbligatorie della settimana, 2

Gian Luigi Vaccarino, Introduzione a Dalla scienza all'utopia, di Claudio Napoleoni.


D. Harvey, Afterthoughts on Piketty’s Capital

D. Fusaro, Il futuro è nostro


(Per scuola)

Carlo Rovelli, Anassimandro

Hobsbawm, Il secolo breve

Alain Badiou, La Repubblica di Platone

lunedì 8 settembre 2014

Diario della presenza mentale, 8

Sembra che il mio cervello sia diventato incapace di concentrazione. Sento già i corvi: "te lo avevamo detto, è tutta colpa di Facebook, passi troppo tempo a cazzeggiare e non fai quello che devi fare".
Non è così semplice, cari amici corvi. Non è che non faccio y perché faccio x. So che y sarebbe preferibile ma faccio comunque x. Si chiama akrasìa, o debolezza della volontà e Davidson la definisce così:

Un agente agisce in modo incontinente nel compiere x se e solo se:
(a) l’agente compie x intenzionalmente;
(b) l’agente crede che ci sia un’azione alternativa a lui aperta;
(c) l’agente giudica che, tutto considerato, sarebbe meglio fare y anziché x

Presenza mentale. Ho bisogno di presenza mentale. Dicevo: "ho capito che potevo ricominciare. E ho ricominciato. Con calma. Senza pretendere. Senza sperare. Senza volere". Errore: una volta che l'idea della presenza mentale è presente, bisogna usare la volontà per praticarla. La mia volontà deve anzi lottare duramente contro l'inerzia della mente per riuscire a concentrarsi nella propria autopresenza.
So che la mia coscienza può cambiare di qualità attraverso la presenza mentale, anche se non l'ho mai sperimentata per tempi lunghi. Ormai penso di dovermelo imporre volontariamente.

Intuizione, 31

Da quando non c'è più l'Ipad mio figlio gioca per ore le battaglie dei robot spaziali volanti, come me quand'ero lui.

domenica 7 settembre 2014

Letture obbligatorie della settimana, 1

D. Dennett, L'evoluzione della libertà

E. Margulis, On repeat


(Per scuola)

Hobsbawm, Il secolo breve

Aristotele, Metafisica

N. Vassallo, Teoria della conoscenza

lunedì 1 settembre 2014

Roman nouveau, 1.1.1

Mi recai alla Normale al mattino presto e mi feci dire a che ora ci sarebbe stata la proclamazione dei vincitori, poi andai ad aspettare in un caffé vicino. Prolungai la colazione fino al momento che mi parve opportuno per avvicinarmi a quel tempio del sapere scolastico, nel quale avrei trovato la mia divinità vivente: Alain Badiou, un allievo di Althusser, uno che da giovane contestava Deleuze e parlava con Lacan!

Entrai alla Normale d Rue d'Ulm, facendomi strada tra ragazzi e ragazze eccitatissimi, dato che essere ammessi là dentro significa vedere il proprio destino pesantemente mutato. Chiesi di Badiou, e qualcuno mi disse che lo avrei trovato nel cortile. Non sapevo che faccia avesse, non l'avevo mai visto prima (sui suoi libri non c'erano fotografie), ma vidi un uomo di mezza età attorniato da ragazzi e qualche adulto e capii che si trattava di lui. Mi avvicinai e aspettai che finisse di parlare con gli astanti adoranti.

- E' lei il signor Badiou?
- Assolutamente.
Questo "assolutamente" mi parve brillantissimo (e allora non sapevo ancora che per quel filosofo un oggetto qualsiasi può essere più o meno se stesso).
- Buongiorno, io sono lo studente italiano che l'ha cercata per l'iscrizione al D.E.A. Le ho telefonato molte volte ma non l'ho mai trovata...
- Ah sì.

- Ecco, mi scusi se la disturbo oggi, qui, ma siccome devo sapere con certezza se lei acconsente alla mia iscrizione o no, sono venuto a disturbarla qui, mi scusi ma non potevo fare diversamente.
- Ma non c'è nessun problema, lei può iscriversi al D.E.A.
- Ma... sotto la sua direzione?
- Sotto la mia direzione!
Gli feci firmare il foglio che mi avevano dato a Paris8, e per tenerglielo fermo lo appoggiai sul tetto di una macchina parcheggiata nel cortile: era rovente e mi bruciai la mano ma sopportai stoicamente il dolore per non mettere a rischio la preziosissima firma.
Poi me ne andai un po' stordito. Questo semplice incontro di origine burocratica mi sembrava allora un evento quasi impensabile, qualcosa infinitamente superiore alla mia identità. Mi pareva di subire una splendida metamorfosi, come se la mia penosa persona iniziasse un processo di accrescimento glorioso. Mi sentivo circonfuso dalla luce del destino. O come si potrebbe più appropriatamente dire: mi sentivo preso in una procedura di fedeltà a quell'Evento che per me Badiou rappresentava necessariamente.
 
Per andare a Parigi e incontrare Badiou avevo chiesto ospitalità a un'amica di mio padre. Era una psicoanalista che avevo conosciuto anni prima in Italia. Quella sera, dopo avere incontrato Badiou, ero elettrizzato e durante la cena non mi trattenni dal parlarne. Raccontai che Badiou era un seguace di Lacan ma diceva di non avere mai fatto un'analisi; anzi in un suo testo si definiva "inanalizzato". Il compagno di Margaret, anche lui psicoanalista, disse che questa era una fortuna: aveva ancora la possibilità di farlo. Umorismo da strizzacervelli. Il mio leggero risentimento per quell'affermazione - di presunta superiorità dell'analizzato sul non analizzato - trovò vendetta quando Margaret si dichiarò "abbastanza lacaniana".
- Tu lacaniana? - disse il suo compagno stupito - non me lo avevi mai detto!
- Be' dai, in Francia siamo un po' tutti lacaniani., disse lei in modo poco convincente.
Andai a dormire soddisfatto, avevo seminato la giusta zizzania. Lacaniani, tzé.

Roman nouveau, 3

Il risultato di questo processo, che si avvicina sempre più al completo fallimento della lotta difensiva iniziale, è un Io straordinariamente limitato, e costretto a cercare nei sintomi i propri soddisfacimenti. (Sigmund Freud)

Che senso ha la vita di una persona? È una domanda assurda, spesso non ce la poniamo che troppo tardi, quando questa persona non c’è più, o quando quasi già non la ricordiamo. Viviamo il flusso dell'esistenza e ci barcameniamo tra gli eventi e le cose che compongono la nostra quotidianità: rifacciamo il letto, cuciniamo la pappa per il bambino, suoniamo il piano, leggiamo qualche pagina di un libro noioso, eccetera. E poi, zac, a un certo punto quando meno ce l'aspettiamo succede qualcosa. Qualcosa di terribile che ci fa cambiare prospettiva su tutto. Qualcosa che ci lascia senza fiato, distrutti, schiacciati, esausti e sporchi, dimentichi di tutto quello che prima era l’orizzonte della nostra speranza. 
La morte giunge nelle nostre vite e è sempre un uragano contro il quale nessun allarme vale. Fluttuiamo ignari in una vastità terribile. Siamo fuscelli nell’oceano, strappati da un albero di cui non ricordiamo nulla. O come dice Freud: noi non siamo padroni a casa nostra. (D'accordo, ma vorremmo almeno capire perché l'affitto è tanto caro.)

Quando mio padre è morto ho subito sentito l'esigenza di trasformare la sua morte in narrazione. A quel tempo non sapevo che è un'esigenza del nostro cervello, la narrazione.

domenica 31 agosto 2014

Intuizione, 30

Tuo figlio di cinque anni si sveglia al mattino e ti passa davanti senza rispondere al tuo saluto, stropicciandosi gli occhi per raggiungere la mamma ancora nel lettone.
Pensi a quando lui sarà grande, e tu vecchio, e non succederà più nulla del genere: un attimo di eternità pura è passato davanti ai tuoi occhi.

mercoledì 20 agosto 2014

Due frammenti da un sogno su Alessandro

"Dove terminano i pensieri comincia il mare".

"Non sono pronto per portare a termine l'impresa, ma per iniziarla".

domenica 17 agosto 2014

giovedì 14 agosto 2014

Ci deve essere in me un alieno (racconto del 1998)

Ci deve essere in me un alieno, da qualche tempo, entrato in me chissà come e chissà perché. È questa l'unica spiegazione per le stranezze che da un po' rilevo nel mio comportamento. Per esempio chi ha estratto l'aspirapolvere dall'armadio per montarne il manico al contrario? Non mi riconosco più: quand'è iniziato tutto ciò? Ho perso il conto di me stesso, e sì che tengo un diario apposta per capire le mie evoluzioni spirituali. Invece ora rileggendo il diario non mi capisco, sembra che non mi riguardi, come fosse stato scritto da un altro anche se ricordo le frasi scritte e gli eventi riferiti.
Chissà come sarà questo alieno, come nei film, verdastro e tentacolare oppure piuttosto un gentile omino azzurrognolo? E come sarà entrato in me? Per quali vie fisiche o psichiche? Alla lunga mi farà del male oppure tutto è stato calcolato da un'equipe scientifica marziana affinché io viva bene per far da corpo a lui?
È vero che oggi ho pensato un'altra cosa, senza l'alieno, cioè ho pensato che forse sono vittima di un'illusione fin dalla nascita, per cui io non sono io ma tutto il resto. "Io" sarebbe l'unica cosa che non sono realmente: un incantesimo benefico (per non farmi impazzire) mi ha illuso fin dall'origine. Sarei il mondo, e ciò che mi sono abituato a chiamare "io" non sarebbe altro che il suo contrario, il punto di irrealtà, il non-io. Ma questa spiegazione mi convince di meno. L'ipotesi dell'alieno è più feconda. Tra l'altro spiegherebbe bene perché oggi io osservassi con stupore, come per la prima volta, il viso di mia madre in mezzo al mare, mentre le davo lezioni di nuoto. Quel viso non lo avevo mai visto così, e ciò sarebbe impossibile se io fossi ancora Edoardo e non il suo replicante ultracorpo.

martedì 12 agosto 2014

Roman nouveau, Paris 8

Strana sensazione

La prima volta che misi piede a Paris 8 ebbi una sensazione mai conosciuta prima. Io che ero vissuto sempre nella provincia italiana ebbi la percezione diretta di essere parte di una minoranza etnica: era luglio e non c'erano molti studenti, ma a una prima occhiata quelli che erano lì erano tutti arabi o africani. Non mi ero mai trovato in mezzo a tanta gente con la pelle di un colore così più scuro della mia e mi sentii immediatamente fuori posto.
Cercavo la segreteria del dipartimento di filosofia e trovai una stanzetta affollata di persone che con l'ufficio non c'entravano nulla. Ancora non sapevo che quella di filosofia a Paris 8 era una "segreteria collettiva", in cui tutti i presenti rispondevano alle domande di chiunque, se sapevano farlo. Nessuna autorità, nessuna gerarchia: si potrebbe dire che il segretario fosse solo una singolarità della moltitudine. In realtà era un tipo scazzatissimo, ma questo l'ho capito più tardi.
Chiesi del segretario e mi dissero che era via, nessuno sapeva se e quando sarebbe tornato. Dato che era la mia ultima occasione per farmi firmare da Badiou le carte vidimate dalla segreteria, necessarie per poter iniziare l'anno universitario a settembre, provai l'angoscia di vedermi a un passo dalla meta e poi fregato, come per l'Erasmus con Derrida.

Vagando a caso per i corridoi qualcuno mi additò per miracolo il segretario di filosofia, che passava di lì proprio in quel momento: era un signore coi capelli rossi e un nomignolo che mi sembrava arabo e invece era berbero. Aveva un aspetto hippy: barba lunga e incolta, berretto maghrebino, parecchi anelli vistosi e soprattutto un'aria di strafottente importanza che nel corso degli anni mi diede sempre più fastidio. Mi disse che ormai erano cominciate le vacanze e che Badiou potevo trovarlo soltanto alla proclamazione dei vincitori del concorso per l'ingresso all'Ecole Normale Supérieure, in Rue d'Ulm. Decisi pertanto di andare a cercarlo lì, all'Ecole Normale Supérieure, in Rue d'Ulm. Nonostante l'angoscia di rischiare il fallimento della mia impresa, ero anche invogliato dal desiderio di vedere la mitica grande école nella quale avevano prima studiato e poi insegnato i più importanti filosofi francesi del XX secolo.