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domenica 2 luglio 2017

Il Primo Incidente (Roman nouveau, 21)


- Allò?
- Sì pronto, buongiorno, vorrei parlare con Edoardo Acotto.
- Sono io, chi parla?
- Buongiorno, sono il signor Verduzzo, chiamo dalla Quodvultdeus.
- Ah, sì, la Quodvultdeus, buongiorno, mi dica.
- La Quodvultdeus, ovviamente, era la bella casa editrice alla quale io avevo proposto, per il tramite di Agamben, la mia traduzione di Deleuze. La clameur de l'être, di Badiou.
- Volevo dirle che abbiamo ricevuto la sua lettera, nella quale dice di aver parlato con il professor Agamben, e di avere anche iniziato la traduzione di Deleuze. La clameur de l'être, di Alain Badiou...
- Esatto, Agamben mi ha detto di riferirmi direttamente a lui e così ho fatto.
- Ecco, insomma, il punto è proprio questo: volevo dirle che noi non abbiamo ancora deciso se tradurre quel libro.
- Ah. Cioè? Ma come? Agamben mi ha detto...
- Sì, guardi, in effetti Agamben non lavora da noi. Non so se glielo ha detto. Noi in casa editrice lo vediamo ogni tanto, passa qualche volta a trovarci, è un nostro consulente. Ma non è lui che decide...
- Be', ok, sì, certo, capisco... Tuttavia, per come mi aveva parlato lui, pensavo che voi vreste dovuto essere senz’altro d'accordo per tradurre Deleuze. La clameur de l'être...
- Sì, ne abbiamo parlato, in effetti. Ma, come le dicevo, dobbiamo ancora decidere tutto.
- Capisco. Quindi... non ha senso che io continui a tradurre il libro?
- Ecco, no. Volevo dirle proprio questo: mi dispiace che ci sia stato questo fraintendimento. Rimaniamo in contatto, ci penseremo, ed eventualmente ci faremo vivi noi.






Capii sui due piedi di essere stato un imbecille a fidarmi di quell'Agamben, ma soprattutto di aver pensato che per diventare traduttori si potessero fare le mosse stupide e inutili che avevo fatto io.

Coglione.

La notizia della traduzione mancata mi depresse assai, costringendomi a iniziare la revisione dei miei piani. Non bastava abitare a Parigi e studiare con il filosofo famoso, per diventare suo traduttore e ricavarsi così un piccolo ruolo nel panorama della filosofia accademica. Il mio progetto era fin dall'inizio un progetto stupido e vigliacco. Sentendomi inadeguato a diventare un vero studioso pensavo di poter diventare un bravo traduttore di filosofia.
Meglio primi in Spagna che secondi a Roma, ma per diventare primi in Spagna non erano comunque ammessi trucchi.