Enrico Piovesana
La
protesta nonviolenta per eccellenza: un digiuno collettivo. Potrebbe
essere questo il nuovo sviluppo della lotta No Tav. L’idea – avanzata da
Giovanni Salio, presidente del Centro studi Sereno Regis
di Torino, ed Eduardo Acotto, docente di Storia e Filosofia
all’istituto superiore torinese ‘Santorre di Santarosa’ – verrà discussa
nei prossimi giorni dal movimento della Valsusa. Ma ha già raccolto
molte adesioni.
Professor Acotto, chi ha aderito finora alla vostra iniziativa?
Per
ora abbiamo ricevuto, tra le altre già numerose, l’adesione personale
del portavoce del movimento No Tav Alberto Perino, del difensore
dell’acqua pubblica Ugo Mattei, dell’ecologista Guido Viale, del fisico
Massimo Zucchetti, del filosofo Gianni Vattimo, del politologo Angelo
D’Orsi, dello storico Brunello Mantelli, del teorico della decrescita
Maurizio Pallante, del climatologo Luca Mercalli e di esponenti politici
torinesi come Michele Curto di Sel e Vittorio Bertola del Movimento
Cinquestelle. Probabilmente aderirà anche il pacifista siciliano, ex
operaio Fiat,
Turi Vaccaro.
Com’è nata questa idea?
Vogliamo
mettere al servizio del movimento l’esperienza che il Sereno Regis ha
nel campo della teoria e prassi della nonviolenza. Ne abbiamo già
parlato con Perino, ma ovviamente la cosa andrà discussa in valle con la
gente del movimento. Lunedì sera a Torino definiremo in una riunione la
nostra proposta e nei giorni successivi la sottoporremo al movimento:
saranno loro a decidere modalità e obiettivi di questa azione.
E quali sono gli obiettivi cui state pensando?
Certamente l’apertura di un tavolo di confronto tecnico con gli esperti
tecnici del movimento No Tav, i sindaci della Valsusa e la Comunità
montana locale. In questa delicata fase di contrapposte precondizioni –
da una parte il governo che chiede la fine di quelle che vengono
sbrigativamente chiamate “violenze”, in realtà una complessa serie di
atti collettivi di resistenza passiva e attiva con diversi gradi di
efficacia e aggressività, prima dell’apertura di qualsiasi
discussione, dall’altra il movimento che chiede prima di tutto lo stop
dei lavori del cantiere Tav – ci piacerebbe tentare una conciliazione
almeno sulle condizioni per l’apertura del dialogo. Fermo restando che
per noi la ragione sta dalla parte di chi vuole fermare questa
gigantesca e inutile opera pubblica della discordia. Ma, ripeto, sarà
l’assemblea No Tav a decidere quali saranno le nostre richieste per
intterompere il digiuno collettivo.
E sulle modalità della protesta?
L’idea è quella di mettere insieme almeno un centinaio di persone che
portino avanti un digiuno a staffetta pubblico, ovvero in gruppi di una
decina di persone che a turni di 24, 48 o 72 ore, o anche di più per chi
ne avrà la forza, si alternino, dormendoci anche, dentro un tendone che
vorremmo erigere in Piazza Castello, nel cuore di Torino, davanti al
palazzo della Regione Piemonte. Una sorta di presidio permanente
cittadino attorno al quale tenere anche dibattiti pubblici, azioni
teatrali e altre iniziative di sensibilizzazione.
Quindi appuntamento lunedì sera a Torino alla sede del Sereno Regis?
Sì, l’incontro per discutere dell’iniziativa si terrà lunedì 5 marzo
alle 20:30 nella sala Gandhi della sede del Centro studi Sereno Regis di
via Garibaldi 13.
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