Le piccole percezioni leibniziane possono corrispondere al modo in cui esperiamo i microeventi istantanei quotidiani di cui è composta la nostra vita.
In musica, la superficie sonora è composta di note non essenziali, che nell’analisi strutturale proposta da Schlenker e analisi simili (Jackendoff & Lerdahl) vengono selezionate per trovare lo scheletro del brano musicale.
La nostra ricerca del senso della vita somiglia all’analisi strutturale della musica, ma il godimento della vita stessa non può che somigliare alla percezione minuta di ogni singola onda del nostro mare.
E’ tutta,
In ogni umano stato, ozio la vita,
Se quell’oprar, quel procurar che a degno
Obbietto non intende, o che all’intento
Giunger mai non potria, ben si conviene
Ozioso nomar. (Giacomo Leopardi)
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giovedì 16 gennaio 2025
domenica 10 febbraio 2019
Se ascolto Arisa, Mi sento bene (Sanremo 2019)
So
che molti non saranno d'accordo ma penso che la canzone sanremese di
Arisa, Mi sento bene, sia quella più significativa e degna di
nota.
Tutti,
a destra e a sinistra (per motivi ovviamente opposti), concordano che
viviamo in un'epoca di passioni tristi per
dirla con Spinoza e lo psicoanalista Benasayag:
un'epoca dove trionfa l'atomizzazione della società e la
depressione, nemmeno sublimata in spleen. Una depressione spesso
travasata in pratiche esistenziali autodistruttive e
preoccupantemente individualistiche (e sessiste), come quelle cantate
dai rapper, tra i quali anche Achille Lauro di cui tanto si è
parlato per il suo inno alla Rolls Royce (automobile di lusso o droga
sintetica, o tutt'e due?).
La
canzone di Arisa, cantante alla quale nessuno nega evidenti doti
canore e musicali, ha un titolo e un testo alquanto banali, che ha
provocato il giudizio negativo di molti.
Io
voglio difenderla.
La
musica della canzone è interessante, tripartita com'è in un'intro e
una chiusa melense da musical disneyano, e in un corpo centrale
concitato dal ritmo serrato esaltante, con una linea melodica fatta
di guizzi verso l'acuto e rotonde ricadute alla partenza. Un esperto
mi ha suggerito che lo stacco tra primo e secondo tempo potrebbe
addirittura ricordare il David Bowie di Station to Station,
e in ogni caso, mi pare musicalmente figa, degno di Elio e le
storie tese o di un buon musical.
Il
testo della canzone propone una specie di visione zen adatta ai
nostri tempi, forse più femminile che maschile: rinunciare a pensare
troppo alla nostra finitudine, al passato, ai desideri
irraggiungibili, e aderire alla realtà può far sentire bene.
È
un messaggio ambiguo: se appare superficialmente banale è in realtà
ben difficile da praticarsi. D'altra parte, sul piano politico
rischia di essere quietista e reazionario, un rischio insito in
generale nelle filosofie orientali, che insegnano appunto a votarsi
all'adesione a ciò che è, più che la progettazione di ciò che
potrebbe essere e ancora non è (compito che in Occidente la
filosofia si è caricata sulle spalle da Marx e la sinistra hegeliana
in poi).
Da
una prospettiva pop-zen, Arisa indica una via individualmente
percorribile per staccarsi dalle passioni tristi: guardare una serie
alla tv, fa stare bene (per qualcuno fa persino pensare), fare l'amore fa stare bene, sentirsi belle perché
qualcuno ci desidera fa stare bene, ecc.
Questo
“stare bene” mi colpisce perché è ambiguo: da un lato sembra
indicare una rinuncia a qualcosa di più elevato o di più complesso,
dall'altro sembra un obiettivo difficile da raggiungere, nonostante
la sua apparente facilità (“quasi elementare e semplice”).
Le
premesse filosofiche non sono tra le meno serie: abbandonare il
desiderio di eternità (“basta non pensarci più e vivere”)
proprio di una buona metà della filosofia occidentale e di quasi
tutta la filosofia orientale); abbandonare la ricerca del senso
del transeunte (“chiedersi che senso ha, è inutile, se un
giorno tutto questo finirà”).
La
natura contradditoria e tragica della realtà è esplicitamente
definita “questo assurdo controsenso”: una visione
schopenhaueriana della realtà che non dispiacerebbe forse a
Houellebecq.
Il
messaggio pratico di Arisa, il suo “tetrafarmaco”, sembra essere
il non pensare al passato (“cosa ne sarà dei pomeriggi al fiume da
bambina, degli occhi di mia madre, quando questo tempo finirà? Se
non ci penso più mi sento bene”).
Tra i mali di vivere su cui fare epoché, come gli antichi stoici, Arisa annovera giustamente la vecchiaia (“non aver paura d'invecchiare”, una frase che potrebbe essere di Battiato). Nel buddhismo ci sono anche malattia e morte, ma a una canzone di Sanremo non possiamo chiedere troppo.
Tra i mali di vivere su cui fare epoché, come gli antichi stoici, Arisa annovera giustamente la vecchiaia (“non aver paura d'invecchiare”, una frase che potrebbe essere di Battiato). Nel buddhismo ci sono anche malattia e morte, ma a una canzone di Sanremo non possiamo chiedere troppo.
Se
facciamo un confronto con la canzone vincitrice di qualche anno fa,
Occidentalis karma, capiamo che per noi occidentali la filosofia
orientale ha due possibilità entrambe spettacolarizzabili: la sua
superficializzazione postmoderna e pop, da Battiato a Francesco
Gabbani, oppure la sua interiorizzazione dagli esiti imprevedibili, da
Schopenhauer a Noah Yuval Harari, e Arisa.
Se
contrapponessimo le due possibilità come Heidegger faceva per
l'autenticità e l'inautenticità, ricadremmo in un eroico dualismo
della scelta, poco probabile ai giorni nostri.
Lasciarci
trasportare dalla canzone di Arisa potrebbe suggerirci come trovare
nella nostra quotidianità per lo più alienata qualche isola di
tranquillità, se non proprio l'oceano di silenzio invocato dal
maestro Battiato.
“E
più non penso e più mi sento bene.”
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mercoledì 22 agosto 2018
Struttura desiderabile del quotidiano (Intuizione 49)
Sarebbe bello avere ogni giorno la possibilità di correggere i proprio errori (sic!) e migliorarsi.
martedì 12 dicembre 2017
Eserghi (Nouveau roman nouveau)
(...) una vita si svolge a spirali; ripassa sempre per gli stessi punti ma a livelli diversi d’integrazione e di complessità (Sartre, Questioni di metodo 85)
"Ho raggiunto il mio ideale terreno, perché con un impiego e una donna si ha tutto in questo mondo" (Hegel).
Una vita può benissimo essere al contempo vacua e breve. I giorni scorrono miseramente, senza lasciare traccia né ricordo; e poi, di colpo, si arrestano (Houellebecq, EDL 47)
Tra l'altro, poi, essendo un mortale la cui presenza nel mondo è abbastanza inutile, ha ben poca importanza il mio modo d’agire. (Tristram Shandy, p.29)
mercoledì 18 novembre 2015
Preghiera ai vivi per perdonarli di essere vivi, di Charlotte Delbo
Prière aux vivants pour leur pardonner d’être vivants
Vous qui passez
bien habillés de tous vos muscles
un vêtement qui vous va bien
qui vous va mal
qui vous va à peu près
vous qui passez
animés d’une vie tumultueuse aux artères
et bien collée au squelette
d’un pas alerte sportif lourdaud
rieurs renfrognés, vous êtes beaux
si quelconques
si quelconquement tout le monde
tellement beaux d’être quelconques
diversement
avec cette vie qui vous empêche
de sentir votre buste qui suit la jambe
votre main au chapeau
votre main sur le coeur...
la rotule qui roule doucement au genou
comment vous pardonner d’être vivants...
Vous qui passez
bien habillés de tous vos muscles
comment vous pardonner
ils sont morts tous
Vous passez et vous buvez aux terrasses
vous êtes heureux elle vous aime
mauvaise humeur souci d’argent
comment comment
vous pardonner d’être vivants
comment comment
vous ferez-vous pardonner
par ceux-là qui sont morts
pour que vous passiez
bien habillés de tous vos muscles...
que vous buviez aux terrasses
que vous soyez plus jeunes chaque printemps
je vous en supplie
faites quelque chose
apprenez un pas
une danse
quelque chose qui vous justifie
qui vous donne le droit
d’être habillé de votre peau de votre poil
apprenez à marcher et à rire,
parce que ce serait trop bête
à la fin
que tant soient morts
et que vous viviez
sans rien faire de votre vie.
Vous qui passez
bien habillés de tous vos muscles
un vêtement qui vous va bien
qui vous va mal
qui vous va à peu près
vous qui passez
animés d’une vie tumultueuse aux artères
et bien collée au squelette
d’un pas alerte sportif lourdaud
rieurs renfrognés, vous êtes beaux
si quelconques
si quelconquement tout le monde
tellement beaux d’être quelconques
diversement
avec cette vie qui vous empêche
de sentir votre buste qui suit la jambe
votre main au chapeau
votre main sur le coeur...
la rotule qui roule doucement au genou
comment vous pardonner d’être vivants...
Vous qui passez
bien habillés de tous vos muscles
comment vous pardonner
ils sont morts tous
Vous passez et vous buvez aux terrasses
vous êtes heureux elle vous aime
mauvaise humeur souci d’argent
comment comment
vous pardonner d’être vivants
comment comment
vous ferez-vous pardonner
par ceux-là qui sont morts
pour que vous passiez
bien habillés de tous vos muscles...
que vous buviez aux terrasses
que vous soyez plus jeunes chaque printemps
je vous en supplie
faites quelque chose
apprenez un pas
une danse
quelque chose qui vous justifie
qui vous donne le droit
d’être habillé de votre peau de votre poil
apprenez à marcher et à rire,
parce que ce serait trop bête
à la fin
que tant soient morts
et que vous viviez
sans rien faire de votre vie.
(Charlotte Delbo)
mercoledì 26 novembre 2014
giovedì 5 settembre 2013
Intuizione, 3
Man mano che ti ci avvicini, immaginare la vecchiaia diventa facile.
Leggerai con crescente rapidità e stupore i capolavori mai letti in precedenza.
Leggerai con crescente rapidità e stupore i capolavori mai letti in precedenza.
domenica 26 maggio 2013
Intuizione
Vecchiaia: è quando il tuo destino immaginato inizia a sembrarti quasi completamente determinato, chiuso, finito.
lunedì 28 marzo 2011
E' così, la vita
Un'anziana signora dall'aspetto brillante ma non borghese oggi mi ha fermato per parlare con Agostino: un po' mi inquietava, mi faceva pensare alla mia vecchiaia, ma un po' ero anche fiero che una vecchia volesse parlare al mio infante.
Lo guardava con un'intensità che mi pareva amore, ne ero rapito. Lui nicchiava e la ignorava, perciò ho cercato di sopperire io alla mancata soddisfazione della vecchia, rispondendo alle domande che rivolgeva ad Agostino.
E' così, la vita
Lo guardava con un'intensità che mi pareva amore, ne ero rapito. Lui nicchiava e la ignorava, perciò ho cercato di sopperire io alla mancata soddisfazione della vecchia, rispondendo alle domande che rivolgeva ad Agostino.
E' così, la vita
martedì 11 maggio 2010
Il compleanno di mio figlio
Oggi è il primo compleanno di mio figlio. Non mi sono ancora abituato, ad avere un figlio, alle volte ci penso e mi sembra incredibile. Io, ho un figlio? Io che fino a qualche anno fa non pensavo di poter mai raggiungere una forma di vita all'incirca "normale"?
Che cosa è successo nel mezzo? Ho fatto la mia psicoterapia col Borgogno, poi ho incontrato Viviana, ci siamo innamorati e fidanzati, poi lei mi ha convinto ad avere Agostino.
Come ha fatto a convincermi, considerato che sono abbastanza sicuro che vivere sia un male inutile?
Di fatto, il buddhismo mi è servito nel senso contrario a quello che mi aspettavo: a un certo punto – tentando di trovare un argomento che mi autorizzasse a diventare padre – ho pensato che mio figlio avrebbe potuto un giorno migliorare il karma collettivo più di quanto non avrei potuto fare io senza di lui. Questo non è affatto improbabile.
In un certo senso ho scommesso sul mio fallimento e sul suo successo. Avrei potuto fare il contrario, puntare su me stesso e temere che un figlio mi desse dispiaceri, ma ero già convinto di non poter più diventare un santo buddhista (a differenza di qualche anno fa).
Rimane la possibilità che io abbia compiuto un doppio errore... ossia che né io né mio figlio miglioreremo di un’unghia il karma collettivo. Ma mi risulta difficile crederlo, semplicemente perché mi accade spesso di vedere negli altri una specie di gratitudine nei miei confronti (per esempio nei miei allievi). E se io posso dare qualcosa agli altri, io che ho le forze limitatissime e sono l’Accidioso, allora Agostino che invece sarà forte e robusto e non dovrà rimediare alle malefatte dei suoi genitori, Agostino potrà fare moltissimo per il mondo futuro.
Ci voglio credere.
Buon compleanno scimmiottino.
Che cosa è successo nel mezzo? Ho fatto la mia psicoterapia col Borgogno, poi ho incontrato Viviana, ci siamo innamorati e fidanzati, poi lei mi ha convinto ad avere Agostino.
Come ha fatto a convincermi, considerato che sono abbastanza sicuro che vivere sia un male inutile?
Di fatto, il buddhismo mi è servito nel senso contrario a quello che mi aspettavo: a un certo punto – tentando di trovare un argomento che mi autorizzasse a diventare padre – ho pensato che mio figlio avrebbe potuto un giorno migliorare il karma collettivo più di quanto non avrei potuto fare io senza di lui. Questo non è affatto improbabile.
In un certo senso ho scommesso sul mio fallimento e sul suo successo. Avrei potuto fare il contrario, puntare su me stesso e temere che un figlio mi desse dispiaceri, ma ero già convinto di non poter più diventare un santo buddhista (a differenza di qualche anno fa).
Rimane la possibilità che io abbia compiuto un doppio errore... ossia che né io né mio figlio miglioreremo di un’unghia il karma collettivo. Ma mi risulta difficile crederlo, semplicemente perché mi accade spesso di vedere negli altri una specie di gratitudine nei miei confronti (per esempio nei miei allievi). E se io posso dare qualcosa agli altri, io che ho le forze limitatissime e sono l’Accidioso, allora Agostino che invece sarà forte e robusto e non dovrà rimediare alle malefatte dei suoi genitori, Agostino potrà fare moltissimo per il mondo futuro.
Ci voglio credere.
Buon compleanno scimmiottino.
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