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venerdì 21 maggio 2010

Facebook Therapy (FB&filosofia)

Secondo Freud, si sa, l'analisi è interminabile, eppure prima o poi termina (tranne che nel caso di Woody Allen) semplicemente a causa della finitezza delle nostre vite, e per ragioni pratiche, di soldi, tempo e accettabilità del raggiunto livello di analisi.

La frequentazione di Facebook presenta un'analogia con la terapia psicoanalitica: è pensabile che un giorno si smetterà di frequentarlo, quando ne saremo abbastanza appagati, e abbastanza sicuri di non potere fare nessuna nuova esperienza.
In principio si può stare su Facebook per tutta la vita, ma da un punto di vista pratico è sensato presupporre che arriverà il giorno di dire addio agli amici di FB.

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Nel passare dalle note su FB ai post di questo blog, mi rendo conto che quassù manca il pulsante "mi piace", e che questa mancanza mi fa desiderare meno di postare i miei pensieri.
Mi rendo conto che HO BISOGNO di quei piccoli feedback che mi arrivano ogni volta che posto qualcosa su FB. Mi rendo anzi conto che FB è fatta esattamente di quello, che senza quei piccoli atti di comunicazione non vivrebbe affatto.
Il punto è che sul blog non hai questi piccoli feedback del tutto non impegnativi: gli eventuali lettori potrebbero al massimo scrivere un commento, che però richiede un impegno maggiore.
Il fatto stesso che un blog si debba "andare a leggerlo" fa la differenza rispetto a FB: lì ci sono le notifiche che in maniera un po' random espongono l'utente a un flusso di eventi testuali e multimediali.
Su FB non bisogna impegnarsi per fare una scelta positiva ("vado a leggere il blog di Acotto") ma semplicmente cliccare se si vuole dare anche solo anche di sfuggita, oppure non cliccare se l'evento postato da qualche amico di FB, magari un simpatico sconosciuto, non sembra per nulla interessante.

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Nella terapia di gruppo il terapeuta interviene quando tutto rischia di esplodere, tiene le redini del gruppo, rintuzza e dà torto o ragione, mette ognuno al suo posto.
Su FB ci si può soltanto affidare al grande Altro di cui parla Lacan, l'istanza superiore sintetica che però non esiste realmente ma solo nell'Immaginario.
Litigare su FB è particolarmente impoverente perché alla fine nessun grande Altro interviene a darti alcun segno, e a lite terminata ti senti più solo di prima.

L'errore di quelli che guardano a FB come se fosse un laboratorio artistico e letterario, è dimenticare che si tratta innanzitutto di un laboratorio psicologico.

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Quando si fa una terapia di gruppo, le persone che compongono il gruppo diventano "persone fidate", se non proprio grate: sai che ci saranno sempre, o almeno per un bel po', che potrai sempre confrontarti con loro, in positivo e in negativo, attivamente o passivamente, almeno finché tu o loro non deciderete di abbandonare il gruppo e la terapia (cosa che in ogni caso avviene discutendone NEL GRUPPO).
Su FB, invece, le amicizie, alleanze e consorterie, non sono mai sicure, ma piuttosto tendono a una certa spettralità, sono evanescenti, possono scomparire di botto e da un giorno all'altro uno può avere l'impressione di essersi fino ad allora confidato con i mulini a vento.

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