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lunedì 6 dicembre 2010

Francesco Piccolo mi fai cagare

La precedente nota su Francesco Piccolo è molto vecchia: non sapevo chi fosse anche se degli amici me ne avevano parlato, e piuttosto bene.
Ora so chi è, perché sto leggendo il suo La separazione del maschio. Ora so che oltre ad essere lo sceneggiatore di quella merda di Caos calmo, questo signore è convinto che fare letteratura signifchi esibire le proprie scopate e un'esistenza di tradimenti ai danni della consorte ma soprattutto di se stesso, uomo ridotto a cazzo, una volta risolta l'esistenza materiale col lavoro cinematografico (nel libro il montaggio).
Quest'uomo si permette poi di svolgere sul Domenicale considerazioni sull'Italia contemporanea, della cui mediocre mancanza di un'etica è lui stesso un campione: un'etica non dico pubblica ma almeno condivisibile, e non quella fondata sul fottere (meglio che comandare: forse l'autore si sente figo per questo, pospone il comandare al fottere), mentire, tradire, farla franca e ancora fottere.
Non mi importa quanto bene scriva questo signore, che certamente le scuole medie le ha fatte e forse pure le superiori, e pure con un certo talento, non mi importa che successo possano riscontrare gli altri suoi libri - che immagino merdosi come La separazione del maschio - e non mi importa nemmeno il suo atteggiarsi a superuomo oltremorale sinistrorso "dobbiamo tutti morire".
Non mi importa niente di lui, triste simbolo di un'Italia moribonda e putrefatta, ignorante e compiaciuta, ricca e gradassa, violenta e meschina: terminerò il suo libro e inizierò ad aspettare l'occasione giusta per dirgli in faccia quello che penso di lui.

Francesco Piccolo, mi fai cagare.

2 commenti:

Gloria Calì ha detto...

Bah. Io sto finendo "la separazione del maschio", e non mi pare tutta 'sta tragedia. Il maschio in questione, sicuramente non un modello di consistenza, e anche la femmina coprotagonista, non meno scomposta, non solo sono tipologie reali, ma anche molto diffuse. Si tratta di un modo di gestire i rapporti, di guardare e guardarsi, di attribuire peso e valore all'esistenza. Un modo, e basta, reale e diffuso, ripeto, ma uno dei tanti. Essendo realtà, qualcuno decide di scriverci su, e io leggo come leggo tutto il resto, dalla mia posizione, che Piccolo non pretende certo di modificare. Non ha voluto creare un eroe metropolitano, tant'è che parla di "punto più basso della catena evolutiva della contemporaneità". Del resto, la produzione letteraria ( e uso questo termine non certo con una connotazione qualitatativa, ma puramente tipologica) è piena di poligamia, di tradimento, di iperattività sessuale, di perversioni. Certo, alcuni brani troppo "tecnici" potevano essere ridotti, o addirittura eliminati, e poteva anche essere adottata una scelta di sinonimi più ampia per indicare atti o particolari anatomici, giusto per evitare quel senso di ripetitività che mi ha fatto saltare passaggi interi del testo. Leggo "la separazione del maschio" come leggo tutti gli altri libri che ho incontrato, e che incontrerò: pronta a trovare per alcuni il posto che essi pretendono, per altri la via migliore per andarsene.

Deleuze ha detto...

Io invece trovo che sia letterariamente scadente perché troppo poco elaborato e troppo rinviante a una forma di vita reale, quella dei poligami della buona società dello spettacolo specialmente romana.
Il compiacimento per la propria bravura nel tradimento è giudicabile moralmente e anche psicologicamente: il protganoista del libro è un essere regressivo, da un simile prototipo umano (non importa quanto autocosciente) non ci si può aspettare che sia né un bravo profesionista, né un bravo intellettuale, né un bravo cittadino.
Sempre naturalmente che qualcuno pensi che sia ancora possibile opporsi moralmente e intellettualmente, e persino politicamente, alla merda del mondo.

Se no, leggiamoci pure Piccolo: è persino divertente...