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mercoledì 13 aprile 2011

Frammenti sparsi da "Diario buddhista" (2005) sulla presenza mentale

Io tendo alla purezza dell’illuminazione per staccarmi dal mondo e da me stesso. Ma come dicevo sono ancora lontanissimo dalla purezza della concentrazione mentale. Ora per esempio scrivo, e se scrivi non ti concentri mentalmente. Agli occidentali scrivere sembra una forma di concentrazione. Senza dubbio è meglio che fantasticare, però è una concentrazione molto decentrata, non ha nulla a che fare con la presenza mentale indotta dal respirare profondamente concentrando il pensiero sui cinque aggregati di cui siamo fatti : corpo percezioni sensazioni formazioni mentali e coscienza.
Tra l’altro mentre scrivo sto anche ascoltando a tutta palla Here come the warm jets di Brian Eno. Adesso so che non ho più bisogno dell’alcol per sentire l’emozione della musica o della scrittura. Non ho più bisogno di altro che del mio proprio respiro profondo e interiore, del mio sguardo concentrato sulle cose con cui sono interrelato, in fondo io stesso sono quelle cose.
Ora so che tutto è impermanente e che la natura di ogni essere è il vuoto del nirvana. Vuoto è questo attimo, vuoto è il rock di Brian Eno, vuoto sono io. E voglio esser vuoto.

***

L’avevo cercata molte volte durante l’estate, ma la presenza mentale si è fatta avanti solo oggi mentre mangiavo il gelato valsoia senza latte. Avevo appena letto qualche pagina del Dalai Lama e ho subito ritrovato quell’ambiente mentale favorevole alla calma necessaria a concentrarsi.
Uno potrebbe dire che è la concentrazione che porta la calma, ma per me funziona così, che se non sono già calmo non riesco a concentrarmi. Del resto anche per i tibetani il principio primo è la Sila, ossia il retto comportamento consistente nell’abbandonare le dieci azioni non virtuose. Raggiunta la Sila si può iniziare con la pratica buddhista vera e propria.
Qui al mare un fattore contrario alla presenza mentale è mia madre, devo pur parlarle qualche volta e poi l’interazione richiede sempre entrare in un ruolo che per me è regressivo, non riesco a stare calmo di fronte al suo nervosismo. Mia madre è una molto aggressiva, da giovane mi sembra di aver subito parecchio da lei e adesso fatico ad assorbire ancora la sua negatività. Diciamo che lei mi sconcentra e mi impedisce la presenza mentale.
Venendo qui sapevo che era un rischio, di solito litighiamo. Da quando sono diventato nonviolento è la prima vacanza che passiamo insieme: non sono riuscito a concentrarmi mentalmente, ma almeno non abbiamo nemmeno accennato a litigare. Buono!

***

Oggi finalmente sono andato a fare zazen e mi è piaciuto molto. Quando ne sono uscito mi sentivo rilassatissimo, davvero mi pareva di non appartenere al mondo irrequieto delle persone che incontravo alla Feltrinelli (mi sono precipitato a comprare lo Shobogenzo).
All’inizio una monaca ha spiegato a me e a un altro novizio come avremmo dovuto praticare zazen, seduti sul cuscino zafu con le gambe incrociate, meglio se a loto ma basta il mezzo loto, guardando il muro bianco senza afferrare nessun punto e senza chiudere gli occhi, le mani che si tengono insieme con i pollici che si toccano come quelle del Buddha, la posizione della perfetta presenza mentale. Questo mi ha rincuorato : sono sempre buddhisti e alla fine si è anche recitato un sutra in giapponese, mentre la monaca bruciava dell’incenso davanti a una bella statuina dorata del Buddha.
Poi ci hanno offerto una zuppa di riso buonissima, quindi un the che bisognava in parte versare in una bacinella come offerta (a Buddha?). Questo mi ha stupito un po’.
A tavola ogni fase aveva il suo sutra di accompagnamento, che per me erano solo belle sillabe in giapponese ma mi piacevano molto, erano ben ritmati e un po’ cupi e metallici come si vede nei film dove ci sono monaci zen. Leggendo la traduzione ho visto che sono normali sutra buddhisti:

Shiguseigan
shu jo muhen seigan do   
Bonno mujin seigan do ()
Homon muryo seigan gaku ()
Butsu do mujo seigan jo ().

I quattro voti
Per numerosi che siano gli esseri, io faccio voto di salvarli tutti.
Per numerose che siano le passioni, io faccio voto di vincerle tutte.
Per numerosi che siano i dharma, io faccio voto di acquisirli tutti.
Per perfetta che sia la Via del Buddha, io faccio voto di realizzarla.

Comunque mi è subito venuta voglia di imparare il giapponese, devo dirlo alla mia amica giapponese. 
Alla fine mi sono associato al dojo e ho comprato un vecchio numero di Dharma, la rivista che me li ha fatti scoprire : avevo visto che c’era un dossier su Heidegger e il buddhismo, un argomento che ho già iniziato a studiare e che mi interessa molto. 
Prima di andare lì ho fatto però la cazzata di prendere un caffè e durante zazen quando sentivo il mio stomaco gorgogliare mi maledicevo, poi però mi ricordavo che bisogna accogliere tutto quello che avviene, e che «zazen abbraccia tutto». 
Ci tornerò ogni sabato e mi darà forza e tranquilllità. Altro che gruppo psicanalitico e sentimenti aggressivi! 

*** 

Sto continuando a leggere Ikeda, il capo della Soka Gakkai, ma mi sembra proprio scemo. Si dilunga a spiegare che il Sutra del Loto nella sua “essenza distillata” si riduce al Nam Myoho Renge Kyo, mentre la versione “estesa” constava di 28 capitoli. Va bene lo spirito zen, ma qui si sconfina nella magia di un abracadabra. 
Ho cercato di convincere L. a venire a zazen e mollare la Soka Gakkai, ma lei ha detto che non li molla «neanche se la uccidono». Beh, meglio quello di niente, l’ho già detto, però bisogna che ci vada anch’io a suscitargli un po’ di dubbi...





3 commenti:

Anonimo ha detto...

e se ti dicessi che realizzare il vuoto non è che l'inizio? e che fuggire dal samsara non serve a nulla? che è l'ego da cui scappi che lo desidera cosi' tanto? se ti dicessi che la realizzazione del vuoto serve a vivere e non a morire? se ti dicessi infine che la musica di brian eno... per quanto vuota.... è? cosa risponderesti? la realta' come illusione è passata di moda... la realta' è...l'illusione è il viverla cercando di fuggire..

Deleuze ha detto...
Questo commento è stato eliminato dall'autore.
Deleuze ha detto...

Beh, caro anonimo, se davvero tu mi dicessi queste cose non mi sconvolgeresti molto, perché oggi io non scriverei più paarole come quelle del mio vecchio Diario Buddhista.
Devi tener presente che quando scrivevo il Diario ero all'inizio di tante cose, per esempio non avevo ancora scoperto i testi di Krishnamurti che mi ha cambiato qualcosa e mi ha liberato dal bisogno delle tecniche; inoltre facevo una terapia psicoanalitica che mi pareva inconciliabile col buddhismo, e volevo scrivere di questa inconciliabilità. Quindi volevo scrivere. Quindi questi testi sono chiaramente una produzione di una volontà di potenza.
Io però non contrapporrei la realtà e l'illusione, perché qualsiasi dualismo ricnoduce a un campo di forze lontano dal vuoto.
Credo che nello zen si impara che samsara e nirvana sono compresenti, non c'è cambiamento radicale di stato dall'uno all'altro, ma semmai di sguardo.
(Per me lo zen è la differenza che abolisce tutte le differenze.)

Quello che a me pare importante è cogliere la natura di vuoto dell'essere e dei fenomeni, il che significa: il loro divenire, la loro impermanenza, la loro non-sostanzialità.

PS: parli poi di moda, ma di quella davvero non mi importa nulla e credo che indagare i paradigmi storici non porti mai vicino alla verità. La storia è pura esteriorità.