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mercoledì 13 giugno 2012

Risposta su democrazia digitale e rizomaticità

Per ragioni di spazio rispondo qui all'interessante domanda di Decostruendo a proposito del rizoma deleuziano e la democrazia liquida: http://www.youtube.com/watch?v=BEWbNRM6h8w&feature=youtu.be

Giustissimo, infatti il paradosso è che per raggiungere la democrazia digitale si debba passare attraverso i partiti, che in molti oggi sembrano considerare un inutile residuato della politica del Novecento.
Eppure. Il sistema politico attuale sembra impermeabile, come se puntasse deciso a una RIDUZIONE della rappresentanza attraverso l'introduzione di metodi elettorali sempre meno motivanti (vedi l'aumento dell'astensionismo in quasi tutto l'occidente): direi che è ciò che Luhmann chiamava “riduzione di complessità”, ossia la semplificazione e omogeneizzazione del sistema politico, a scapito degli ideali di democrazia e giustiza sociale.
PERCIO' l'unica possibilità di introdurre la democrazia digitale sembrerebbe quella di avere movimento o partiti, come i Piraten, o – noi speriamo – la nostra ALBA, che introducano al proprio interno simili metodi di democrazia digitale diretta. L'idea sarebbe cioé quella di agire attraverso i partiti per iniettare la democrazia digitale nell'intero sistema politico. Gli studiosi (per esempio Anna Carola Fieschi) constatano infatti che da un iniziale dibattito sull'e-democracy (una decina di anni fa), si è rapidamente passati al ripiegamento sull'e-government, che come dice il nome è più una gestione elettronica del consenso che un metodo inclusivo di partecipazione democratica.
Il compito dei partiti che adotteranno internamente la democrazia digitale sarà dunque quello di favorire l'adozione della stessa da parte delle istituzioni.

Ma poi, in fondo, il sistema politico potrebbe divenire-rizoma? Ne dubito, perché anche se il rizoma è anti-duale, quindi a rigore né maggioritario né minoritario ma altro, un “sistema” è maggioritario per definizione, fondandosi sull'identificazione dei suoi elementi.
Scusa la rapidità della risposta, ma in queti gironi ho poco tempo.
Che ne pensi?

Grazie ancora per il tuo lavoro

5 commenti:

Gilles Deleuze ha detto...
Questo commento è stato eliminato dall'autore.
Gilles Deleuze ha detto...

"L'idea sarebbe cioé quella di agire attraverso i partiti per iniettare la democrazia digitale nell'intero sistema politico"
E se "il sistema politico" non fosse riducibile al raggio d'azione dei partiti, ma comprendesse (come ricordano Reich, Foucault, Deleuze...) ogni dispositivo di potere?
Allora non solo inserirsi nel sistema partitico sarebbe difficile, ma sarebbe anche riduttivo.
Non intendo dire che è inutile fare cambiamenti politici (interno del sistema) senza i cambiamenti sociali (intesi come Grund, fondamento esterno dei mutamenti politici, che li trascende), ma che superando questa distinzione ci si accorge che Wikipedia, nel suo ambito, è entrata in competizione con i soggetti preesistenti (le enciclopedie private) combattendoli su un altro piano (non fuori: non ha aperto una nuova enciclopedia, ha proposto a tutti un nuovo modo di farla insieme) proprio tramite la sua apertura a tutti gli utenti (tutti possono scrivere, tutti possono correggere); io mi chiedo se è possibile in ambito politico, combattendo i soggetti pre-esistenti con un wiki-legislativo.
D'altronde, se tutti gli italiani attivi scrivessero proposte sullo stesso sito, collaborando in singoli incontri/concatenamenti post-ideologici, la cosa potrebbe essere ignorata?
Hai ragione ad affermare che il rizoma non può diventare IL sistema, ma forse proprio per questo le possibilità rizomatiche dell'e-democracy dovrebbero esprimersi liberamente in un continuo divenire che, al massimo, potrebbe diventare uno sfondo caotico (che ispira, che resiste, che convince a rivoluzionare) dello spettacolo politico: non sostituirlo (la creazione collettiva va ad una velocità troppo veloce per essere seguita dalla politica).
Insomma, credo proprio che il concetto di rizoma non sia politicamente paralizzante come qualcuno lo descrive, ma sia fonte di infinite creazioni reali, veloci e desoggettivanti.
Ah, comunque sono sempre io quello che ti ha inviato dei pezzi rap su facebook prima che tu mi contattassi!

Edoardo Acotto ha detto...

i pezzi rap me li sono persi!

Sì la mia idea sarebbe quella di costringere il sistema sociopolitico alla democrazia digitale, semplicemente in maniera concorrenziale (i partiti che non avranno la DD perderanno le elzioni).

Ammettiamo pure l'ipotesi biopolitica, o semplicemente la visione marxista del "tutto è politico": i partiti sarebbero soltanto dei catalizzatori di politica, cioé non i luoghi esclusivi dell'azione politica ma luoghi privilegiati.
Combattere i partiti esistenti si può attualmente fare soltanto con altri partiti o movimenti, non importa la distinzione, ma comunque qualcuno che acceda alla sfera della rappresentazione politica, al parlamento, perch diversamente il parlamento può bellamente ignorare la voce popolare, come ha fatto negli ultimi decenni.
Riguardo al caos, credo che sia questione di visione: per me il caos è effettivo, le istituzioni sono rallentamenti parziali e momentanei del caos. Altri invece (i liberisti alla Hayek) percepiscono la realtà sociale come un tutto più o meno ordinato, guerre e ingiustizie incluse. Naturalmente parlare di società in termini avalutativi è difficile, io almeno non ho mai avuto l'ambizione di farlo, perché non credo a una scienza sociale fredda e razionale (in questo senso do ancora importanza alle ideologie).

Gilles Deleuze ha detto...

Io non credo che (cito) "Combattere i partiti esistenti si può attualmente fare soltanto con altri partiti o movimenti".
Ci sono anche altri modi, ad esempio: se nessuno li votasse più?
Non perderebbero di senso tutti i partiti, anche quelli più democratici?
E questo potrebbe succedere in modo costruttivo solo se la democrazia digitale si sviluppasse apartiticamente, come alternativa ad ogni delega (e quindi persino LiquidFeedback è troppo delegante per questa utopia!), rubando ai partiti tutti i loro votanti.
Ora, molti mi rispondono: "è utopia pura: LA GENTE vuol votare i partiti"
LA GENTE, però, cambia: 10 anni fa si compravano enciclopedie, e nessuno avrebbe ritenuto credibile un'enciclopedia senza enciclopedisti, fondata sulla partecipazione pubblica diretta.
Bisognava creare Wikipedia, per renderla possibile: e se in politica fosse lo stesso?
In generale, credo che nessuno possa dar leggi assolute su cosa può fare la gente, possiamo solo proporre, sperare e interagire: anche per questo ti ringrazio ancora per l'attenzione e le risposte cordiali.
Se vuoi sentire il mio rap in filosofese: http://www.youtube.com/watch?v=KV_DIgcOCAQ
Ciao.

Edoardo Acotto ha detto...

Sì, credo anch'io che la tua posizione sia un po' utopistica: la politica dell'esodo non mi sembra (auto)organizzabile in modo politico, tale cioé da portare a un cambiamento effettivo del sistema.
Tu chiedi: "se tutti gli italiani attivi scrivessero proposte sullo stesso sito, collaborando in singoli incontri/concatenamenti post-ideologici, la cosa potrebbe essere ignorata?" La mia risposta è sì, certo, il potere è per sua essenza dittatoriale, se non c'è opposizione concreta il potere viaggia sui suoi binari senza problema alcuno.
E poi, soprattutto: quanti sono secondo te gli italiani "attivi"? Secondo me molto pochi, una minoranza della minoranza...