Non è che io non conoscessi la regola, ma in qualche modo mi era sfuggita. Così, quando feci leggere un mio testo a un compagno di classe bravo, non so perché e non ricordo che testo fosse (una versione in classe?), lui mi punzecchiò: "be' però QUAL'È con l'apostrofo si trova soltanto nei dépliant pubblicitari che ricevo a casa mia".
Lui abitava a Cervere, un paesino fuori Bra, come a dire: testi del cazzo.
La vergogna che quelle parole mi provocarono mi si incise indelebilmente nell'anima, e non sbagliai mai più.
Ora, ho sempre dei sensi di colpa quando faccio delle traduzioni. Ma in un testo di un importantissimo filosofo italiano pubblicato dalla casa editrice per cui ho tradotto, ho appena visto un QUAL'È, con l'apostrofo...
Vecchio compagno di liceo, che cosa ne diresti tu, mio Auctor della norma ortografica?
E’ tutta,
In ogni umano stato, ozio la vita,
Se quell’oprar, quel procurar che a degno
Obbietto non intende, o che all’intento
Giunger mai non potria, ben si conviene
Ozioso nomar. (Giacomo Leopardi)
domenica 2 marzo 2014
lunedì 10 febbraio 2014
Depressione, musica, postmodernismo, creazione
Questo doveva essere un post sulla depressione meteoropatica. Invece si è trasformato nell'ampliamento di una vecchia bozza, scritta a dicembre mentre terminavo la mia tesi di dottorato. Vi stavo spiegando la mia attrazione per la musica di Nico Muhly, che ho recentemente scoperto. Ne parlo subito dopo.
Il punto importante è che anziché scrivere sulla depressione ho cominciato ad ascoltare la musica di Muhly e da lì mi sono spostato su Alva Noto e i suoni elettronici mi hanno fatto passare l'accenno di depressione.
I suoni elettronici sono un oggetto musicale estremamente interessante, e ancora misterioso: dagli anni '50 sappiamo produrre onde sonore assenti "in natura", eppure, che io sappia, non esiste ancora una teoria musicologica e/o cognitiva capace di spiegare l'effetto che tali suoni hanno su di noi. Poiché essi si accompagnano sempre ai vecchi parametri musicali, probabilmente un'indagine sperimentale accurata scoprirebbe che ciò conta sono sempre i cari vecchi ritmo, velocità, registro, ecc.
Per il timbro, come noto, non c'è una teoria cognitiva in grado di spiegarne l'effetto, ma soltanto dei tentativi parziali.
E ora veniamo a Muhly. Il post è in via di scrittura, come tutto ciò che scrivo, del resto
Il punto importante è che anziché scrivere sulla depressione ho cominciato ad ascoltare la musica di Muhly e da lì mi sono spostato su Alva Noto e i suoni elettronici mi hanno fatto passare l'accenno di depressione.
I suoni elettronici sono un oggetto musicale estremamente interessante, e ancora misterioso: dagli anni '50 sappiamo produrre onde sonore assenti "in natura", eppure, che io sappia, non esiste ancora una teoria musicologica e/o cognitiva capace di spiegare l'effetto che tali suoni hanno su di noi. Poiché essi si accompagnano sempre ai vecchi parametri musicali, probabilmente un'indagine sperimentale accurata scoprirebbe che ciò conta sono sempre i cari vecchi ritmo, velocità, registro, ecc.
Per il timbro, come noto, non c'è una teoria cognitiva in grado di spiegarne l'effetto, ma soltanto dei tentativi parziali.
E ora veniamo a Muhly. Il post è in via di scrittura, come tutto ciò che scrivo, del resto
***
Il mio ideale musicale è una specie di postmodernismo non manieristico, colto intelligente e fruibile, musica per le masse (come le vorrei io).
La musica di Mhuly è un flusso discreto che punta a una sperimentazione perfattamente rilevante, alla pura ascoltabilità dell'oggetto musicale.
La dimensione strutturante sembra essere quella melodica (violino e archi), nonostante le sovrapposizioni di molti timbri.
Consideriamo Drones, due dischi composti a partire da un medesimo materiale abbastanza semplice, nella versione per pianoforte e archi (Drones and piano) e nela versione per violino solo (Drones and violin).
La violenza avanguardistica sembra assente, quasi si trattasse di una via d'uscita dal Novecento. La sua musica sembra sempre molto "naturale", come se non perdesse di vista mai l'ascoltatore (è questo un desideratum del musicologo Fred Lerdahl). Una metamorfosi continua e logica, e tuttavia sempre vivente, nuova e imprevedibile.
Sembra quasi che io stia parlando della Musica in generale, ed infatti è così: Muhly mi pare essere un ottimo paradigma di ciò che può l'umanità alle prese coi suoni, dentro e fuori dalle determinazioni sociali e culturali.
Se un marziano scendesse sulla Terra e chiedesse di fargli incontrare un musicista vivente, cercherei sicuramente di mandarlo da Muhly.
[Aggiungere: l'atto creativo secondo Deleuze]
[Aggiungere: l'atto creativo secondo Deleuze]
sabato 8 febbraio 2014
Intuizione, 27. Scrivere e morire.
Per chi come me sente inconsciamente che finitudine = morte, scrivere rappresenta una sfida per la sopravvivenza. Scrivere un testo e licenziarlo è come ucciderlo, e morire con esso.
Forse per questo motivo, per me scrivere significa tergiversare: immaginare il testo e poi rimandarlo, scriverne, delle parti, riscriverle, ricominciare dall'inizio, trascrivere cose che poi non verranno mai integrate nella versione finale, il tutto per creare un serbatoio di potenzialità che a partire da un certo momento mi appaia come inesauribile. Infinito.
A quel punto sono tranquillo: il passaggio all'atto della potenza è scongiurato, so che il testo finale non sarà mai altro che un'attualizzazione tra le infinite possibili, di sicuro non la migliore, probabilmente una versione più o meno soddisfacente ma la cui limitatezza sarà comandata dalla contingenza della situazione e della scadenza temporale.
Se, da una parte, è un modo per giustificarmi ai miei stessi occhi per il risultato imperfetto, dall'altra parte è anche un modo per mantenere un segreto contatto con quel testo, fondato sulla speranza: non ti ho abbandonato, caro testo, lo so che tu sei migliore di come appari, non preoccuparti, tornerò da te, ti riprenderò e amplierò, staremo di nuovo insieme, mostrerò altri aspetti della tua natura infinita.
Gli scrittori, probabilmente, hanno un rapporto migliore del mio con la finitezza e la morte. Sono più coraggiosi, o più disperati.
lunedì 27 gennaio 2014
Mia famigerata intervista inedita a Houellebecq, mai integralmente trascritta...
Michel Thomas, alias Michel Houellebecq, è stato per anni
considerato uno scrittore scandaloso, politicamente scorretto,
addirittura un portavoce del fascismo europeo (come disse un Baricco
straordinariamente abbagliato). La carta e il Territorio è il
suo ultimo romanzo e per molti versi appare come un commiato
dall’intensità della precedente scrittura, spesso quasi
insopportabile per temi e passioni tristi. Houellebecq sembra ora
avere raggiunto una specie di atarassia artistica, se non
esistenziale (anche se vedendolo da vicino emana un gran senso di
quiete).
Houellebecq è diventato celebre per gli effetti speciali a base
di molto sesso, trattato in maniera quasi pornografica, ma i suoi
libri sono intrisi di cultura filosofica: e per essere un
intellettuale francese dell'epoca d'oro della postmodernità lo
scrittore ha un punto di vista decisamente poco simpatetico verso la
produzione filosofica dei suoi connazionali.
D: L'ho sempre considerata come uno dei più filosofici tra i grandi
scrittori contemporanei, ma so che lei ha detto cose molto aggressive
contro la filosofia occidentale... non ha proprio nessuna stima per
la filosofia contemporanea, in particolare quella francese dei
Deleuze, Foucault, Derrida ecc.?
R: No. Diciamo che c'è un décalage, o meglio una divergenza che si
è prodotta tra la filosofia e la scienza e che invalida il discorso
filosofico. O meglio: non lo invalida ma lo posiziona nel campo della
letteratura. Deleuze è piuttosto un buon poeta, a tratti, Derrida è
un poeta di merda. È vero che ho una certa simpatia per Deleuze, ma
piuttosto per una specie di dimensione di sogno che apporta, una
dimensione onirica. Ma non posso prenderlo sul serio. Ci sono ancora
dei filosofi francesi seri, ma il problema è che mi sento un po'
superato sul piano intellettuale. Non solo francesi, d'altronde.
D: Intende i filosofi analitici?
R: Sì i filosofi analitici, ma oltre un certo punto non arrivo, è
troppo complicato. Per esempio, il teorema di Goedel l'ho capito una
volta, ma penso che non saprei più fare la dimostrazione. Per me
però è lì che si situa l'aspetto serio della filosofia, una specie
di corrente di pensiero derivata dal positivismo logico[1].
Carnap salvava Heidegger come poeta lirico, e direi a giusto titolo:
leggendo Heidegger si prova un'emozione realmente poetica.
D: Heidegger le piace?
R: Sì mi piace, ma è la pretesa di essere filosofo che mi
infastidisce un po'. "Romanzo" non si potrebbe dire
propriamente, ma come poema Essere e tempo andrebbe bene!
D: Si è parlato molto del suo rapporto con l’Islam e i raheliani,
ma si è parlato un po' meno del suo rapporto con il buddhismo: lei
ha scritto che considerava il buddhismo come una possibilità, mentre
adesso il buddhismo le sembra inoperante, perché anche la
mancanza di desiderio è triste.
R: Beh, intanto il buddismo intellettualmente non è minacciato,
grazie alla celebre risposta di Buddha sui problemi metafisici, più
o meno: non si era interessato ai problemi metafisici perché non
erano interessanti. È una risposta assai insolente ma che salva...
Dunque exit la questione metafisica. Devo riconoscere che non
ho voglia che il desiderio si spenga in me, il che… non è molto
buddhista...
D: Ho l’impressione che nel suo ultimo romanzo, e forse anche in La
possibilità di un'isola, lei faccia meno resistenza al concetto
di individuo.
R: Diciamo che è un concetto molto sopravvalutato: per dirla
grossolanamente le persone sono molto più simili tra loro di quanto
non si immaginino... è un concetto che va relativizzato. Gli uomini
differiscono tra loro un po' più dei cani – per prendere degli
animali che conosco bene – ma non molto di più, ecco. La mia è
piuttosto un'incitazione a una valutazione oggettiva
dell'individualità.
D: È noto che lei non ha grandi simpatie per la psicoanalisi, e data
la sua formazione scientifica ci si potrebbe aspettare che lei fosse
più interessato alla psicologia scientifica[2]
e alle neuroscienze cognitive. Tuttavia ho l’impressione che per
descrivere gli esseri umani lei faccia ricorso al suo sguardo
riflessivo, come nella tradizione dei moralisti francesi. Come dice
Chomsky: la letteratura insegnerà sempre più sull'animo umano di
quanto non potrà fare la filosofia...
R: Be', lui si impegna un po' alla leggera, il “sempre” è
discutibile, però sì, al momento attuale è quella [la posizione]
che funziona meglio. Le neuroscienze fanno qualche progresso, ma che
io sappia non c’è ancora un concetto chiaro di che cos’è la
coscienza, il sapere è molto lacunoso. È vero d’altronde che la
psicoanalisi è stata un tentativo di teorizzare a partire da niente,
a partire da intuizioni vaghe, e quindi di introdurre dei concetti
sfocati, l’inconscio, il super-Io, ecc., insomma: un tentativo di
teorizzazione prematuro. E all’ora attuale siamo ancora PRIMA della
possibilità di una teorizzazione su basi solide. Ma dire che sarà
così “per sempre” è esagerato, comunque.
D: Da qualche parte lei ha detto che scrive con il desiderio di
venire contraddetto...
R: Ho l'impressione di avere scritto certe cose forse con quello
spirito, ma sicuramente non tutte...
D: Era a proposito della società contemporanea, per dire che quando
lei la descrive così negativamente non è perché si compiaccia di
quell’immagine, ma piuttosto con la speranza di venire
contraddetto. Allora secondo me contraddirla vorrebbe dire scrivere
ottimi romanzi che parlassero di individui e coppie felici, società
equilibrate. Sul piano filosofico ci sarebbe davvero bisogno del
buddhismo per cercare di contraddirla. Però mi sembra che il suo
ultimo romanzo vada un po’ in questa direzione, perché Jasselin,
(il personaggio di) Houellebecq e Jed non ha avuto “una vita
malvagia”. Quindi – la domanda è questa: una vita e un’opera
felici sono possibili?
MH: ...mmm... (ci pensa qualche istante). Be’ si può dir di sì, e
in più per tre vie differenti: una, lavoro soddisfacente, pensione,
coppia; l’altra, solitudine e lavoro puro; la terza un po’ di
lavoro, cane, campagna... Quindi tre vie distinte che sembrano tutte
e tre felici…
Per citare Schopenhauer, che è il pessimista per eccellenza, lui
dice alla fine del suo diario: "in fondo non me la sono cavata
così male". Non è l'estasi ma è un po' così.
EA: forse questo ha qualcosa a che fare col buddhismo, con Epicuro?
Non è la
MH: sì sì... (lunga pausa) sì sì… No, Epicuro non è niente
male...
EA: Forse il suo rapporto con i bambini si potrebbe comparare al suo
rapporto con i figli...
MH: Conosco male la sua vita, ma il suo argomento contro la morte è
il migliore?
EA: secondo me non funziona, e mi sembra rientrare bene in ciò che
lei dice sulla filosofia occidentale, ossia che sarebbe un
addestramento ...
MH: ma a rigore non è un argomento contro la morte, il fatto che non
ci sia contatto reale...
D: quando rappresenta la morte di MH quando Jed vede lefotografie dei
pezzi di cadavere, non è un po' come se lei cercasse di vedere la
sua propria morte, ma come se ciò rimanesse radicalemtne
impossibile? Io almeno ho avuto questa impressione...
R: [ci pensa un istante] No, non ha nulla a che vedere con la morte,
ma piuttosto con il dolore. Quando si vede qualcuno fatto a pezzi la
prima reazione che si ha è sentire male, non di avere paura, è un
misto di scoramento e di sofferenza... Ma, passiamo all’arte,
magari, che è anche una questione interessante?
EA: sì certo. Lei sembra ammirare le opere d'arte di Jed ma per
nulla il mondo dell'arte contemporanea... riguardo alla questione
della valutazione delle opere di Jed citando Wittg lei scrive che non
ha alcun senso: c'è qui un elemento di critica al mondo mercantile
dell'arte contemporanea?
MH: Non è nemmeno una critica, non ha proprio nessun senso, non dico
strettamente nulla più di quello che ho scritto: non ha
semplicemente senso, non bisogna cercarlo. Per esempio il prezzo di
questo libro ha un senso, si può calcolare facilmente, si può
fissare il prezzo di questo libro. Il prezzo di un’opera non ha
nessun senso, è interamente legato al desiderio delle persone di
possederla.
… Seguono domanda-risposta su
musica contemporanea; sul successo di un artista...
mercoledì 22 gennaio 2014
Intuizione, 26 (Qualità e quantità)
Hegel (Engels), Nietzsche-Deleuze...
Oggi ho capito che è un'opposizione illusoria, ma fondamentale per il pensiero. Perché?
(Intuizione ricorrente ma per ora sfuggita)
[ah sì ora ricordo: c'entra la mia definizione dello Zen]
Oggi ho capito che è un'opposizione illusoria, ma fondamentale per il pensiero. Perché?
(Intuizione ricorrente ma per ora sfuggita)
[ah sì ora ricordo: c'entra la mia definizione dello Zen]
giovedì 16 gennaio 2014
Intuizione, 25 (Surfing USA - L'ereditarietà del futile)
Ascolto Surfing USA solo perché mio padre lo ascoltava.
Ma ascoltandolo lo faccio ascoltare ad Agostino, che magari lo ascolterà quando sarò vecchio, o morto.
L'ereditarietà del futile.
PS: Philippe Ridet in suo tweet mi ricorda indirettamente che è stato lui a farmi ascoltare questa canzone a Roma, alcuni anno or sono. Per me era musica insulsa di mio padre, Philippe mi argomentò la loro grandezza e cominciai ad ascoltare Pet Sounds. Ma poi rimossi l'apporto di Philippe...
Ma ascoltandolo lo faccio ascoltare ad Agostino, che magari lo ascolterà quando sarò vecchio, o morto.
L'ereditarietà del futile.
PS: Philippe Ridet in suo tweet mi ricorda indirettamente che è stato lui a farmi ascoltare questa canzone a Roma, alcuni anno or sono. Per me era musica insulsa di mio padre, Philippe mi argomentò la loro grandezza e cominciai ad ascoltare Pet Sounds. Ma poi rimossi l'apporto di Philippe...
martedì 7 gennaio 2014
Segreti che non devono andare perduti come lacrime nella pioggia, 3
Da bimbo, una volta la mamma del mio amico mi diede per merenda pane e cioccolata: io mangiai prima tutto il pane, per poter mangiare poi tutta la cioccolata da sola.
Le lamentazioni dei vecchi (intuizione 24)
Comincio a sospettare che i vecchi si divertano ad essere vecchi, e che si lamentino per non farsi scoprire dai giovani.
giovedì 2 gennaio 2014
Piccola borghesia (Intuizione 23)
La piccola borghesia è la classe planetaria dominante. Quantitativamente e culturalmente. Il problema non è dunque appartenervi o no ma come uscirne indirizzando le produzioni del proprio cervello verso la negazione dell'essere piccoloborghese (che non può essere un épater les [petits] bourgeois).
(PS: problema simile a quello di Deleuze: trovare una via d'uscita filosofica dalla filosofia.)
sabato 28 dicembre 2013
Progetti di ricerca 2014
1) La rilevanza cinematografica (con enrico Terrone).
2) Il senso di "senso" (c'è molta confusione sotto il cielo filosofico).
2) Il senso di "senso" (c'è molta confusione sotto il cielo filosofico).
Tracce:
il senso-indicibile, nel Tractatus;
la partizione di Hjelmslev (espressione/contenuto);
l'evoluzione di "senso" dall'estetica alla logica e alla linguistica (Ferraris?);
il senso nell'Enciclopedia di Hegel;
il senso nella teoria dell'enazione;
senso e non-senso in Deleuze (Logique du sens e Différence et répétition);
il senso incorporeo nella logica stoica.
Sperber, Per una teoria del simbolismo: "nel linguaggio ordinario, ogni oggetto della conoscenza ha per forza un senso"
Sperber, Per una teoria del simbolismo: "nel linguaggio ordinario, ogni oggetto della conoscenza ha per forza un senso"
3) Logica e teoria della rilevanza
4) Urbanismo e cognizione (con Angela Nasso)
5) L'errore di Descartes e la cognizione emotiva.
Tracce: Scheler: «l’abisso che Descartes ha scavato fra anima e corpo è stato colmato da un’unità della vita divenuta tangibile. Naturalmente il fatto che quando un cane vede un pezzo di carne il suo stomaco inizi a secernere determinati succhi gastrici, risulta, dal punto di vista di Descartes, un miracolo assoluto: egli infatti elimina dalla sfera psichica il complesso della vita pulsionale e affettiva e tenta inoltre una spiegazione puramente chimico-fisica delle manifestazioni vitali anche relativamente alle loro leggi strutturali. […] Che cosa direbbe però Descartes se gli si facesse vedere l’esperimento di Heyder, secondo cui la semplice suggestione del mangiare un cibo sortisce gli stessi effetti che si verificano a proposito di un mangiare effettivo? Qui emerge l’errore, l’errore fondamentale di Descartes: l’aver misconosciuto completamente il sistema pulsionale nell’uomo e nell’animale. È solo tale sistema che costituisce la mediazione e l’unità fra ogni autentico movimento vitale e il contenuto della coscienza» (Max Scheler, La posizione dell'uomo nel cosmo, cit., pp. 163-164).
6) La rilevanza documentale (sulla teoria di Ferraris)
Tracce: Scheler: «l’abisso che Descartes ha scavato fra anima e corpo è stato colmato da un’unità della vita divenuta tangibile. Naturalmente il fatto che quando un cane vede un pezzo di carne il suo stomaco inizi a secernere determinati succhi gastrici, risulta, dal punto di vista di Descartes, un miracolo assoluto: egli infatti elimina dalla sfera psichica il complesso della vita pulsionale e affettiva e tenta inoltre una spiegazione puramente chimico-fisica delle manifestazioni vitali anche relativamente alle loro leggi strutturali. […] Che cosa direbbe però Descartes se gli si facesse vedere l’esperimento di Heyder, secondo cui la semplice suggestione del mangiare un cibo sortisce gli stessi effetti che si verificano a proposito di un mangiare effettivo? Qui emerge l’errore, l’errore fondamentale di Descartes: l’aver misconosciuto completamente il sistema pulsionale nell’uomo e nell’animale. È solo tale sistema che costituisce la mediazione e l’unità fra ogni autentico movimento vitale e il contenuto della coscienza» (Max Scheler, La posizione dell'uomo nel cosmo, cit., pp. 163-164).
6) La rilevanza documentale (sulla teoria di Ferraris)
Film famosi visti da Agostino
La vita è meravigliosa
"Quello lì ha sposato una ragazza, poi ha perso i soldi ma tutti glieli hanno regalati così è diventato ricco"
"Quello lì ha sposato una ragazza, poi ha perso i soldi ma tutti glieli hanno regalati così è diventato ricco"
Intuizione, 22 (La stupidità)
La stupidità, deleuzianamente
intesa come condizione fondamentale del pensiero che non pensa se non
forzato (meccanicamente, quindi, e non per uno spiritualistico
richiamo heideggeriano), è perfettamente fotografata nella Relevance
Theory di Sperber e Wilson. Uno stimolo non è pensabile se il suo effetto non giustifica lo sforzo richiesto.
Per uno stupido (= pigro), uno stimolo non
gratificante non è degno di essere pensato. Ecco spiegato Canale 5, Drive in, il Gabibbo.
Fondazione cognitiva della violenza
politica per la costruzione di un'umanità cooperativa.
(Al contrario, nell'educazione domina
la forza della curiosità infantile: confutazione della pedagogia
nera.)
| F. Zourabichvili, Deleuze, une philosophie de l'événement, p.24 |
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